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Non Siamo Malati (di Leonardo) Stampa
Racconti
Scritto da sberla54   
Martedì 25 Ottobre 2011 04:55
Dominique Strauss Kahn
Non Siamo Malati (di Leonardo)

http://leonardo.blogspot.com/2011/05/non-siamo-malati.html

Leonardo

Chi e' tuo fratello.

"Allora, come l'hai trovato tuo fratello?"
"Peloso".

...

"Uh, si', comincia a mettere qualche pelo sotto il naso, e' l'eta'..."
"Verranno anche a me dei peli cosi'?"
"Puo' darsi, ma non ti devi preoccupare".
"Quando mi vengono me li posso togliere?"
"Certo".

...

"E lui perche' non se li toglie?"
"Credo che abbia scelto di tenerseli".
"Ma e' brutto".
"Non e' brutto. E' tuo fratello. Sta crescendo e ci tiene molto a mostrarlo. Magari tra qualche mese non si piacera' piu' e se li tagliera'".
"Allora puo' fare quello che vuole?"
"Con i peli che ha sotto il naso? Certo. Sono suoi".
"Ma se puo' fare quello che vuole, perche' non torna a casa con noi?"
"Tesoro, ne abbiamo parlato gia'. Tuo fratello non puo' vivere con noi. Non avrebbe abbastanza posto".
"Poteva stare nella mia camera, come quando io ero piccolo".
"Ma adesso tu non sei piu' piccolo, hai bisogno di piu' spazio, e anche tuo fratello ne ha bisogno. Ne abbiamo gia' parlato. Le persone come tuo fratello non possono dormire nelle stanze con gli altri bambini".
"Perche' diventano cattivi?"
"Ma no... non diventano cattivi. Chi ti dice queste cose".
"Salima97 dice che mio fratello quando vede la luna diventa un lupo e morde la gente, ma io non ci credo tanto".
"Fai bene, perche' non e' vero. Tuo fratello non diventa un lupo".
"E allora perche' non puo' venire a casa con noi? E' malato?"
"Non e' ammalato. Tuo fratello sta benissimo. Ma e' un maschio. Non c'e' niente di male. Pero' non puo' stare con noi".
"Ma cos'e' un maschio, mamma?"
"Ti ricordi quando abbiamo preso l'aeromobile e siamo andati in campagna, a vedere la stalla?"
"Si'".
"Ti ricordi gli animali?"
"C'erano le oche, le anatre, i maiali, le galline, un cane e poi tutti gli animali con le corna".
"Ecco. Ti ricordi come si chiamano gli animali con le corna?"
"Quando sono piccoli sono tutti vitelli, e poi mettono le corna e diventano: mucche, buoi e tori".
"E che differenza c'e'?"
"Le mucche sono le femmine, fanno i vitelli e gli danno il latte".
"E i buoi?"
"I buoi sono neutri, sono buoni da mangiare e abbastanza forti per trainare i carretti. Pero' adesso invece dei buoi si usano i trattori a idrogeno".
"Invece i tori..."
"I tori sono i maschi, sono forti ma non trainano i carretti perche' sono cattivi, e mettono incinte le femmine".
"Ti ricordi quante mucche hai visto nella stalla?"
"Quindici"
"E quanti buoi?"
"Dieci".
"E i tori?"
"C'era un solo toro ma ce l'hanno fatto vedere da lontano".
"Ecco".
"Perche' il signore ci ha detto che il toro era cattivo, crede che le mucche siano solo sue e aveva paura che noi gliele portavano via".
"Ed e' la sua natura, capisci? Il toro non ci puo' far niente. E' fatto cosi'".
"E anche mio fratello e' fatto cosi'?"
"Lo conosci tuo fratello. E' sempre lui, anche se sta mettendo i baffi. E' simpatico, ti vuole bene, ti fa fare le capriole, pero' e' un maschio. Se lo metti in mezzo alle altre persone, diventa nervoso, capisci? Pensa al toro. Cosa succede se vede una femmina?"
"Se un toro vede una femmina, pensa che e' sua".
"E se vede un maschio?"
"Pensa che e' venuto a rubargli le femmine".
"Ecco".
"Ma mio fratello non e' mica stupido cosi'".
"Tesoro, non e' una questione di intelligenza. E' una questione di istinto, capisci".
"Cos'e' l'istinto?"
"L'istinto e'... quello che tutte le creature sanno fare senza che nessuno glielo spieghi. Per esempio, io sono la tua mamma. Nessuno mi ha insegnato come si fa, anche se tanti mi hanno dato dei consigli. Io ti vorro' sempre bene e cerchero' sempre di difenderti, perche' me lo dice l'istinto. Tuo fratello, invece, sta cominciando a guardare le ragazze".
"Le ragazze sono stupide".
"E' l'istinto che lo guida. Non sara' contento finche' non avra' trovato una ragazza con cui stare, e quando ne avra' trovata una si stanchera' e ne cerchera' un'altra, e cosi' via. A te puo' sembrare strano, ma per lui e' normalissimo".
"Ma allora e' vero che e' cattivo?"
"Sei stato con lui tutta la giornata: ti e' sembrato cattivo?"
"No, a me sembra sempre mio fratello".
"Ecco. E sara' sempre tuo fratello. E ti vorra' sempre bene. L'importante e' tenerlo lontano dagli altri maschi".
"Perche' gli altri maschi gli fanno paura?"
"Non e' paura. E' un istinto di competizione. Quando stanno assieme, i maschi sempre la lotta per decidere chi e' il piu' forte".
"Ma che senso ha?"
"Non ha nessun senso per te, ma per i maschi serve a decidere chi va con le ragazze".
"Ma non possono andare tutti con ragazze diverse?"
"Adesso si', perche' di maschi ce ne sono pochi".
"Una volta non era cosi'?"
"No, una volta c'erano tanti maschi quanti femmine, e i neutri come te non esistevano".
"E come facevate con cosi' tanti maschi?"
"Eh, come facevamo... evidentemente le cose non andavano tanto bene. I maschi iniziavano a farsi la lotta da ragazzini e poi continuavano per tutta la vita. E siccome erano tanti, comandavano loro e facevano fare la lotta anche a noi femmine".
"Comandavano loro?"
"Facevano i presidenti, i giudici, i poliziotti, i soldati... tutti i lavori piu' pericolosi".
"Ma dai mamma, scusa, come faceva un maschio a fare il presidente?"
"Te l'ho detto, era un grosso problema. Infatti scoppiavano continuamente delle guerre".
"Cos'e' una guerra?"
"Una guerra e' quando tutti i maschi di una nazione attaccavano i maschi di un'altra nazione, con le armi".
"E perche' dovevano fare una cosa del genere?"
"Tesoro, per milioni di motivi... pero' col tempo ci siamo resi conto che il motivo principale era l'istinto, appunto. I maschi si fanno la lotta fra loro: sono fatti cosi'. L'unico sistema era... farne molti di meno, e tenerli separati dal resto della societa'".
"Ma anche le donne si fanno la lotta".
"Si', tesoro, non siamo mica delle sante. Ma noi di solito lottiamo per difendere la nostra tana, la casa, la famiglia. I maschi invece, quando comandavano, erano molto piu' violenti e distruttivi. Ed erano sempre insoddisfatti, capisci? Perfino quelli piu' importanti... i presidenti, i colonnelli, i direttori delle banche mondiali... persino all'apice del loro potere, continuavano a dare la caccia alle donne, come dei selvaggi. Noi donne per molto tempo abbiamo pensato che fossero malati. Poi abbiamo capito che non era una malattia: erano semplicemente troppi. E cosi' abbiamo deciso di farne meno".
"Cos'e' una banca mondiale?"
"Adesso un maschio come tuo fratello vive in un collegio. L'anno prossimo sara' considerato maturo e gli sara' assegnata una circoscrizione che contiene piu' o meno un centinaio di femmine di ogni razza ed eta'. Tutto quello che gli serve per essere felice senza diventare cattivo e senza fare la guerra a nessuno".
"Ma come avete fatto a fare meno maschi?"
"Ti ricordi due anni fa, quando sei stato all'ospedale?"
"Si', che sono stato in vacanza per una settimana e siamo stati anche a disneyland".
"Ecco. Ti ricordi cosa ti hanno tolto all'ospedale?"
"Le palline".
"Ecco. Se te le avessimo lasciate saresti diventato un maschio, come tuo fratello, e tra qualche anno avresti messo i peli come lui".
"Che schifo!"
"Ma no, non sta cosi' male".
"Pero' non mi sarebbero piaciute le femmine!"
"Probabilmente si'".
"Ma solo per via di due palline? Se uno ce le ha corre dietro alle femmine e se non ce le ha non gli interessano? Non ha senso".
"Non deve avere senso, tesoro. E' la natura".
"Ma perche' invece a mio fratello gliele hai lasciate? Non lo volevi tenere?"
"Tesoro no, come puoi dire una cosa del genere! Non sono stata io a scegliere. Quando siete piccoli, in ospedale vi fanno tutta una serie di esami. In base a questi esami tuo fratello e' risultato piu' adatto a fare il maschio. Io nei primi anni non ero tanto convinta, sai. Ma poi sono rimasta incinta di te e ho pensato che forse era un segno".
"Mamma, scusa, ma chi ti ha messo incinta?"
"Non lo conosci. Era il maschio della nostra circoscrizione, e' andato in pensione cinque anni fa. Hai il suo naso".
"E questo signore quindi... e' mio padre?"
"Dove hai sentito questa parola?"
Leonardo.

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Fonte: Non Siamo Malati (di Leonardo)
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