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La Luce Della Speranza (di Marco Candida) Stampa
Racconti
Scritto da Joel   
Mercoledì 26 Settembre 2012 05:00
La Luce Della Speranza (di Marco Candida)

Forse ho cominciato a fabbricare pannelli solari perche' mio zio fabbricava croci. In effetti, deve essere stato soprattutto per le parole che mio zio amava ripetermi mentre mi parlava del suo mestiere di fabbricatore di croci che io poi una decina d'anni piu' tardi devo aver tirato su l'impresa dei pannelli solari.
Mio zio si chiamava Arsenio. Abitava nel paesino dove Nietzsche sarebbe poi diventato matto, o forse dove trascorse solo qualche periodo della sua vita, e dove butto' giu' qualche pagina delle sue. Non so bene. In ogni caso qui mio zio aveva una grande rimessa dove fabbricava le sue croci. Diceva di avere un buon mercato nelle chiese di almeno otto quartieri di Genova e di alcuni paesi vicini. Poi tirava su qualche soldo vendendo ai fedeli di una serie di parrocchie. In effetti zio Arsenio non aveva il problema di mantenere una famiglia e se e' per questo nemmeno una sposa malmostosa. Era un tipo alquanto solitario e assai devoto. Mi diceva sempre che a lui piaceva fabbricare croci perche' le croci non sono un oggetto vero e proprio. Una sedia a dondolo e' un oggetto. Un tavolo e' un oggetto. Una spada. Persino una bambola e' un oggetto vero e proprio. Li prendi e li usi.
Sul tavolo ci metti sopra dei piatti e delle posate e ci mangi, oppure giochi a carte o a dama. Sulla sedia a dondolo ci cuci un maglione, o ci guardi un tramonto, ti bevi una birra. Sono oggetti e li usi. Le croci pero' sono diverse.
Quando ti inginocchi davanti a una croce non ti stai inginocchiando davanti a una croce perche' e' una croce, ma perche' rappresenta un'altra cosa, una persona, un luogo, e questi luoghi, e queste persone, queste cose nemmeno sono qui, non stanno nemmeno su questa terra.
Una croce e' un oggetto che non e' se stesso. Quindi quando si fabbrica una croce e' come se si stesse fabbricando qualcos'altro. Come se si stesse dando corpo a qualcosa di intangibile, di impalpabile. Come se, mi diceva mio zio Arsenio ficcandosi in bocca del tabacco e cominciando a masticarlo, fosse un oggetto che cattura e condensa una qualche energia del cosmo. Oggi che ho cinquantasette anni e ho avviato la mia attivita' da quasi ventidue ormai, mi sembra di aver seguito precisamente l'orma tracciata da zio Arsenio. Ho cercato di dedicarmi a oggetti che non fossero importanti di per se stessi, ma che rappresentassero un tramite verso qualcosa d'altro. Alla fine ho trovato questi oggetti nei pannelli solari. Non vorrei apparire blasfemo affermando quanto sto per affermare, ma credo che croci e pannelli solari siano oggetti molto simili. A volte ho persino il sospetto che le croci siano da sempre la forma rudimentale di quelli che oggi chiamiamo "pannelli solari". Penso ad esempio alle centinaia di raffigurazioni che rappresentano croci aggettanti all'esterno raggi di luce splendente. In quelle raffigurazioni le croci brillano come il sole, sono loro stesse il sole.
Nelle mie letture, ora che con il passar degli anni sto lentamente sentendo sempre piu' il bisogno di dedicarmi alla spiritualita' e gli affari procedono anche un po' da soli senza che io debba affannarmi davvero piu' di tanto, ho anche incontrato teorie - credo ben note, ma che per me non lo erano ancora - circa una sorta di parentela tra il Gesu' dei Vangeli e il Dio del Sole. Forse Gesu' e' amico degli Dei iraniani Angra Mainyu, Spenta Mainyu, Ahura Mazda e Mithra. Si pensi che persino la festa del Dio "Sol Invictus" venne introdotta da Aureliano il 25 Dicembre del 274 D.C. e la stessa data fu adottata per il Dio iraniano Mithra; con l'editto di Costantino nel 313 D.C. la festa del "Sol Invictus" venne addirittura sostituita con quella del Gesu' cristiano, come a dire che a un sole si e' sostituito un altro sole. Forse zio Arsenio, che ora riposa in pace, non approverebbe questi accostamenti. In realta' pero' se sottolineo queste analogie e' solo perche' penso che tutto sommato croci e pannelli solari assolvano alla stessa funzione: prendere il sole su di se', portarlo sulla Terra e distribuirne gli effetti benefici. Tra l'altro furono proprio gli antichi romani - cioe' coloro che misero in croce Gesu' - i primi inventori dei pannelli solari. Certo, se parlo di questi strumenti quasi come oggetti dal potere trascendente e sacro, forse e' anche perche' io a quegli strumenti devo una vita agiata, comoda, in alcuni momenti persino felice.
Ho tirato su parecchio denaro con i pannelli solari e gli affari procedono anche meglio adesso che si stanno notando sempre di piu' gli effetti salvifici di questi strumenti. Ecco che forse utilizzando il termine "salvifico" di nuovo mi ritrovo a parlare di pannelli solari come fossero oggetti collegati al sacro.
D'altra parte so per esperienza che questi collettori possono fare del gran bene a chi li usa, e non sono solo parole al vento come negli anni qualcuno ha cercato di far credere.
Pensiamo ad esempio a quello che e' successo in un villaggio etiope qualche anno fa. Il villaggio si chiama Rema, e' situato a centocinquanta chilometri dalla capitale dell'Etiopia, Addis Abeba. Senza l'installazione di energia fotovoltaica il villaggio di Rema sarebbe scomparso dalla cartine geografiche. Invece oggi nel villaggio etiope ogni casa e' raggiunta dall'energia elettrica, i tetti dei villaggi sono punteggiati da pannelli solari, ognuno dei quali alimenta circa quattro lampade, oltre che radio e registratori. Il bar del villaggio ha aumentato il suo fatturato grazie all'elettricita'; con le lampade i clienti si trattengono nel bar dopo il tramonto e grazie al frigorifero e' in forte aumento anche la richiesta di bevande fresche. Pensate in che condizioni versa quel villaggio se per loro e' importante persino avere un frigorifero che funzioni! E anche se su una popolazione di settantaquattro milioni e duecentomila abitanti ci sono solo cinquecentottantremila battezzati, pari a una media di zero virgola settantanove per cento secondo la confessione cattolica, e ci sono dieci circoscrizioni ecclesiastiche, dieci vescovi, duecentodiciotto diocesani eccetera, io voglio pensare che quello che i pannelli solari catturano sia lo stesso sole che il Nazareno ha portato sulla croce piu' di duemila anni fa. A volte penso che se il mestiere di mio zio Arsenio sia stato quello di portare la speranza, il mio e' quello di portare la luce: un termine astratto e un termine concreto che per la prima volta si uniscono magicamente rispecchiandosi l'uno nell'altro: la luce della speranza. Anche per questo da qualche anno ho scelto di cambiare il marchio della mia azienda e di apporlo piccolo, ma visibile, su ogni pannello solare prodotto: per portare la luce della speranza. Su ogni pannello c'e' un'immagine che rievoca una piccola croce cristiana.
Marco Candida

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