Gamblin' On Rock (di Paolo Merenda) Stampa
Racconti
Scritto da Punx666   
Sabato 06 Luglio 2013 09:00
Gamblin' On Rock (di Paolo Merenda)

Prima di firmarlo, quel fottuto contratto, ero stato perfino dalla cartomante. Quella, col suo bell'asso di fiori in mano disse: Lo vedi? Vuol dire che arriveranno soldi facili, ma che possono sparire con la stessa velocita', se firmi.
Da mesi combattevo con gli altri membri della band. Continuavo a dire che non era cosa per noi fare il grande salto. Eppure quelli, accecati dall'advance e dalle promesse di una major non ragionavano piu'.
Se me ne fossi andato dal gruppo avrei buttato nel cesso tutta la mia esperienza. Avrei dovuto ricominciare d'accapo. Ci vogliono anni per farsi conoscere nell'underground. Si deve buttar fuori sudore, macinare chilometri, investire soldi.
E allora vaffanculo, firmiamolo 'sto contratto, visto che siete tutti contro di me. Dopo non venitemi a dire che non vi avevo avvertito. Pure la cartomante l'ha detto a cosa andiamo incontro. Ma loro vedono solo quella cifra sul contratto, mica l'asso di fiori.

Le rotture di coglioni sono iniziate subito. I pezzi erano per l'etichetta troppo duri, poco radiofonici. La nostra immagine tutta da rivedere. Cazzo, non siamo mica una boy band, suoniamo rock'n'roll. Ascoltavo Gambling on rock mentre pensavo a tutta quella buffonata dello scommettere sul rock.
Il rock in Italia non esiste, non nel mainstream. E' tutto camuffato da pop. I Retarded, loro si' che erano cazzuti in quel Goes louder. Noi stiamo diventando dei finocchi. Il produttore ci ha fatto rallentare i pezzi, usare distorsioni il meno possibile. Il cantante e' dovuto andare a prendere lezioni, per imparare a dosare la voce. Quando si sono permessi di dirmi che di solito la batteria si scrive col computer ho distrutto mezzo studio.
I Ramones non hanno mai fatto una cosa del genere, eppure sono delle leggende, per non parlare di Zeke o Motorhead che per me valgono piu' di mia madre. E allora cari signori la batteria me la suono, la voglio vera e se tutti i colpi di rullante non sono della stessa intensita' vi fottete.
Non sono mica un cazzo di robot.

La stronzata piu' grossa poi l'abbiamo fatta andando a San Remo. Dopo averci chiesto di cantare in italiano l'etichetta ci ha imposto pure quella partecipazione. E' un passo necessario per ogni musicista italiano che vuole fare successo.
De Andre' non mi pare che ci sia mai stato, ma se lo ricorderanno pure i miei nipoti. Comunque gli impegni contrattuali si devono mantenere. E pensare che noi siamo cresciuti suonando nei centri sociali o al limite in piccoli pub.
Stiamo diventando velocemente delle macchiette, delle caricature di noi stessi, delle marionette. Il music biz ci riempie di soldi, ma non so che farmene di tutta quella carta, sono figlio di artigiani. I pezzi nuovi poi fanno cagare, non possiamo raccontarcela.
Se prima le recensioni sui giornali erano entusiasmanti e apprezzavano il nostro rock'n'roll sanguigno e grezzo, magari mal registrato e un po' stonato, ora ci stroncano e non posso dar loro torto.
Il disco nuovo e' una merda confezionata per sembrare cioccolata.

Dopo un anno di rompimenti di cazzo tipo interviste, presenze televisive e radiofoniche comincia a calare l'interesse verso di noi. Ai concerti vendiamo meno biglietti e sembra che tutti si siano gia' scordati il singolo di San Remo. Faremo la fine dei Jalisse.
I vecchi fan ci hanno mollato gia' da tempo, non ne potevano piu' delle nostre lagne. Erano pochi, ma si spaccavano ai nostri concerti. Vendevamo al massimo mille copie, in vinile anziche' su Itunes, ma quei pochi fedeli ci seguivano per mezza Italia.
Ora ci troviamo davanti una marea di ragazzini che cresceranno e passeranno ad altro. Una nuova tendenza li fara' entusiasmare di piu'. Ti chiedono autografi, vogliono che regali loro le bacchette, ma tutto finira' in cantina insieme ai libri di scuola.

L'etichetta ci ha silurato appena finito il tour. Per loro siamo soltanto una cifra di poco conto rispetto ai solisti melodici. Hanno provato ad inserire in catalogo una band rock'n'roll, che poi quello che abbiamo tirato fuori nell'ultimo disco era tutt'altro, ma non ha funzionato.
Potete ritornarvene da dove siete venuti, a suonare roba sporca e stonata per quei pochi debosciati che puzzano di birra in umidi pub di provincia. A quei quattro stronzi che suonano con me l'avevo detto che la cartomante ci aveva avvertito.
I soldi vanno e vengono. In piu' loro se ne sono sbagasciati un bel po' in droghe e alcol per sentirsi rockstar. La gente che merita invece non tornera' piu', ormai non si puo' fare marcia indietro. Quelle erano persone con la P maiuscola. Non ti chiedevano autografi, ma ti abbracciavano a fine concerto. Ti dicevano che uno di quei vecchi pezzi aveva cambiato loro la vita, dandogli la forza di reagire nei momenti peggiori.
Lo sapevo che sarebbe finita cosi' e pure la cartomante. Quell'asso di fiori me l'aveva sbattuto in faccia. Anche lei aveva un nostro vinile colorato in libreria. Era una delle nostre fan piu' sfegatate.
Punx666

.NOTA.
Artigiano nato nell'anno della frutta fresca per verdure marce. Vive in una citta' quieta, avvolta nella nebbia e suona hardcore punk dal 1997.
    Ultime pubblicazioni:
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  • I Don't Want To Grow Up / Il Foglio Letterario (Marzo 2013 - collana "Demian" diretta da Sacha Naspini e Federico Guerri)

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