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Terzo Diario Di Un Mese In Palestina Con Operazione Colomba (di Peo) Stampa
Racconti
Scritto da sberla54   
Martedì 01 Luglio 2014 09:00
Mappa dei Territori Occupati da Israele
Terzo Diario Di Un Mese In Palestina Con Operazione Colomba (di Peo)

Il primo diario: http://www.punk4free.org/articoli/12-racconti/2130-diario-di-un-mese-in-palestina-con-operazione-colomba-di-peo.html

Il secondo diario: http://www.punk4free.org/articoli/12-racconti/2656-secondo-diario-di-un-mese-in-palestina-con-operazione-colomba-di-peo.html

Il quarto diario: http://www.punk4free.org/articoli/12-racconti/3806-quarto-diario-di-un-mese-in-palestina-con-operazione-colomba-di-peo.html

Ecco il mio terzo "diario di viaggio" scritto durante il terzo mese passato in Palestina come volontario dell'associazione Operazione Colomba.
Sono tutti pensieri di getto, che non intendo modificare per tenerli piu' fedeli allo stato d'animo del momento in cui li ho scritti.

.IL DIARIO.

18/09/2012
Partenza. Cambiano le cose di volta in volta. Questa volta sono decisamente piu' tranquillo, carico.

Arrivo a Tel-Aviv molto tranquillo. Forse staro' mettendo su la faccia da bravo ragazzo perche' anche questo giro sono passato sereno, nonostante la terza volta in Israele in meno di 2 anni ha iniziato a destare qualche sospetto.
Arrivo alla casa di Betlemme. L'adrenalina mi tiene su e sarei pronto a scendere al villaggio anche subito, ma l'assenza di sonno nelle ultime trenta ore e passa mi richiama all'ordine.
Serata all'Alternative Information Center con conferenza sullo sfruttamento delle risorse idriche.

20/09/2012
Siamo tantissimi questo giro nella casa. La convivenza e' fitta e prendere decisioni in tanti e' lungo e complesso, specialmente la sera tarda quando si e' un po' stanchi.

Ieri notte ho dormito all'aperto, si sta bene, peccato per i cani randagi che hanno abbaiato e fatto casino tutta notte. Poche ore di sonno, poi una mattina di accompagnamento ed infine pomeriggio piu' sera di cazzeggio con i bambini (che e' una delle cose piu' faticose) e chiacchere.

Questa volta non mi viene facile scrivere quelle che sento, qui e' sempre piu' come casa e sono sempre piu' "normali" le sensazioni che provo quando torno. Anche se e' passato un anno, molti di piu' si ricordano al volo il mio nome, e riallacciare i legami sembra piu' semplice.

Con l'arabo va cosi' cosi', studiarlo e capirlo dal parlato sono due cose molto diverse.

21/09/2012
Prima notte di questo mese a Tuba, prima volta in assoluto dalla famiglia di I. Simpatici e ciarlieri, e con S. che parla bene arabo la serata e' stata decisamente carina. Cibo ottimo ed in abbondanza, riso con strisce di lardo (forse), pomodori e peperoni, the, gassosa e per finire brustulli davanti alla tv.

T. mi spacca, parla un inglese pessimo, ma un po' con l'arabo e molto grazie a S. ci si capisce e T. e' pieno di battute e sorrisi.

S. deve aver fatto colpo su una delle figlie di I., ma e' gia' sposato purtroppo per lei.

Notte fuori con sveglia alle 6.00, anche se il gallo era gia' un paio d'ore che cantava ad un metro da noi.

Tuba e' sempre un posto magico dove vedere l'alba al mattino, o le stelle la note nel buio piu' completo.

T. come tutti i ragazzi della sua eta' (17) non voleva piu' andare a letto ieri sera e sta faticando parecchio ad alzarsi questa mattina. Certe cose non cambiano ovunque tu vada.

22/09/2012
Giornata di cammino: da Tuba al villaggio sotto il sole, un'oretta di pausa e poi si riparte per la marcia tra i villaggi. Tre ore di camminata sotto il sole cocente con circa un centinaio di palestinesi e anche molti internazionali. Fino alle 13.00 ho scelto di non mettere la crema solare e sono diventato tipo un'aragosta.

Quando passiamo tutti assieme per le valli dove solitamente i pastori palestinesi pascolano, i coloni, ragazzini e qualche adulto, cercano di provocare per arrivare allo scontro. Ma i palestinesi sono bravi e provocano a loro volta con canti, musica e cori, ma non raccolgono le provocazioni dei coloni. Una volta tanto i soldati fanno bene il loro dovere e tengono i coloni lontani dal corteo.

Dopo la marcia la musica e la festa.

Unico neo nella giornata il ritorno a casa dei primi palestinesi a piedi. All'inizio sembra debbano esserci solo internazionali che faranno una via piu' lunga e non in vista ai coloni. Noi, in due, li accompagniamo. Poi si "uniscono" almeno una ventina di palestinesi con donne e bambini, che non conoscono bene queste zone e sono parecchio disorganizzati. Partono e non riusciamo a compattarli. Salgono attraverso una strada pericolosa e arrivano nella valle sotto l'avamposto molto distanti tra di loro. L'attraversata diventa cosi' lunga e lenta e i ragazzi coloni iniziano a cercare di colpirci con le slingshot (le fionde stile Davide contro Golia). Cerchiamo di fare fretta a tutti e di guidarli per la via un po' piu' sicura, ma alcuni ragazzi non dei "soliti" villaggi palestinesi che frequentiamo di piu', si scaldano ed iniziano a raccogliere pietre e bastoni. Per fortuna i coloni decidono di tenersi lontani e riusciamo a mettere due parole giuste e a convincere tutti a continuare oltre.

Finita la traversata arrivano i soldati. Due coloni si dirigono da loro per lamentarsi, ancora con il volto mascherato, e gli attivisti israeliani diTa'ayush cercano di convincere i militari ad arrestarli per l'aggressione, ma i soldati non ne vogliono sapere. I ragazzi di Ta'ayush chiamano quindi la polizia che questa volta arriva e, evento quasi unico, arresta subito uno dei due coloni mascherati. L'altro colono verra' arrestato il giorno seguente, visto che non e' nuovo ad aggressioni e denunce.

Quando uno dei coloni e' caduto cercando di scappare dalla polizia le grida di giubilo dei palestinesi hanno riempito la valle.

Fa strano come qui un atto di giustizia "normale" sia un evento cosi' raro da diventare motivo di felicita' ed essere percepito come una vittoria.

La sera si discute su quello che e' successo, come potevamo agire "meglio". Alla fine tutto e' andato bene e come ogni volta si impara qualcosa di nuovo.

Avere persone di cui ti senti responsabile e' starno, mette agitazione, ma da anche una gran soddisfazione.

23/09/2012
Accompagnamento mattutino vicino ad un avamposto l'altra mattina, una cosa veloce veloce di un'ora e mezza. Ma come avviene spesso qui il programma cambia: vediamo dei mezzi da lavoro entrare nell'avamposto illegale, per costruire. Sentiamo gli attivisti di Ta'ayush che chiamano subito gli avvocati e la polizia. In quell'avamposto, essendo illegale anche per Israele, non si potrebbe costruire. Scatta cosi' un appostamento su di una collina vicina per documentare i lavori. Quattro ore sotto il sole cocente della tarda mattinata. Questa volta sono preparato al sole, crema piu' cappello piu' acqua in abbondanza, ma non all'incredibile riverbero del sole sulla pietra. Stare li ore fissi a riprendere e osservare mette a dura prova i miei occhi. Intorno a mezzogiorno vengono a darci il cambio (e' dalle 6 di mattina che siamo fuori). I due altri volontari vengono fermati dai soldati per via dell'appostamento, con la scusa che e' illegale riprendere (non e' ovviamente vero). Quando capiscono che stanno chiamando la polizia e non gli stanno ridando i passaporti F. e io ripartiamo, in modo da poter intervenire, o almeno filmare la scena nel caso li arrestino. Altre due ore sotto il sole a riprendere di nascosto. Fortunatamente l'accusa non ha senso (come puo' essere vietato riprendere un'attivita' illegale!!) e la polizia li rilascia. Ritorno verso casa con stop the in una delle case-tenda delle famiglie del villaggio lungo la strada. Arriviamo a casa sulle 16.30 e i miei occhi sono a pezzi: rossissimi e fatico a tenerli aperti. Non mi era mai capitato nulla del genere. Dopo svariate ore di riposo (ed un po' di computer perche' c'e' del lavoro da fare comunque) torno a riuscire a tenere gli occhi aperti per piu' di qualche minuto di fila.

24/09/2012
Un colono che passeggia per le valli con un fucile a tracolla, direi un M16. Noi siamo li a fare da vedette perche' un pastore palestinese deve attraversare le valli. Altri due di noi stanno tornando e fortunatamente riusciamo ad avvertirli in tempo di allargare il giro. Quando il colono li vede gli corre dietro e quando si accorge che non li puo' raggiungere si accovaccia, imbraccia il fucile e punta un po' loro e un po' noi. La tensione e' salita parecchio e non e' una bella sensazione sapere di essere sotto tiro, anche se lontano. Fortunatamente lui non spara.

Anche oggi e' un caldo terribile e anche stare dentro casa nel primissimo pomeriggio e' parecchio duro. E' meno caldo che in Agosto, ma in compenso ci sono molti piu' accompagnamenti e visite da fare, ed e' dura.

Un palestinese, che probabilmente fa l'autista per i lavoratori illegali che devono entrare in Israele, ha fatto una mossa da film nella strada del villaggio: ha visto la polizia e in una strada larga meno di due metri ha girato la sua macchina in orizzontale, bloccando la strada e scappando a piedi.

Azione notturna. Appostati nella notte vicino all'avamposto in silenzio per non farsi sentire, ne vedere e capire se stanno facendo dei lavori di espansione dell'avamposto illegale. Poi corsa nella notte perche' una jeep di coloni ha fatto avanti e indietro per il villaggio per controllare se c'era qualcuno che riprendeva i lavori. Alla fine ci hanno accolto nel villaggio con the e cibo, e siamo rimasti a dormire li. A notte una ruspa se ne e' andata e noi non abbiamo sentito rumore di lavori, ne ci hanno avvertito dai vari villaggi li attorno. Mi piace pensare che non abbiano fatto nulla "a causa" nostra.

25/09/2012
E' strano scherzare con gli arabi adulti. Si prendono con i ragazzi piu' giovani (23-24 anni) delle liberta' che pero' non sono assolutamente disposti a ricevere. E cambia tantissimo la situazione se si e' soli o solo con la famiglia, o tra altri adulti. Oggi A. ha fatto incazzare M., un palestinese un po' birro di circa sessanta anni, che lo punzecchiava sempre con mille scherzi. A. gli ha detto ridendo che e' matto, e c'erano alcuni uomini di altri villaggi, e lui se l'e' presa e dopo, per una cazzata, gli ha tirato un cazziatone perche' lui e' un uomo e A. un walad, bambino. Cosa triste, ma un po' c'era da aspettarselo, qui l'apparenza e il rispetto in pubblico sono una cosa sacra.

Ripensavo ad A. mentre lo accompagnavamo a casa. Ha circa venti anni ed e' anche lui ben messo, ma si percepiva bene che era teso, anche con altri due uomini a seguito a fare la strada per tornare a casa. Oggi poi abbiamo incrociato una donna con una bambina piccola e ci ha chiesto di scortarla fino a casa, facendo un giro molto lungo, un po' arduo, lei con il lungo vestito nero classico di queste parti. Il suo sorriso quando ci ha ringraziato e' una cosa che ti riempie il cuore e l'animo di orgoglio, ma il pensiero che una donna con una bambina appresso debba fare un'assurda camminata per le colline rocciose, sotto il sole cocente di mezzogiorno, e' una cosa assurda, visto che ci sarebbe una strada pubblica che renderebbe la loro vita molto piu' semplice.

26/09/2012
Giorni delle piu' incredibili contraddizioni di questa terra: soldati dello stato che fanno da sentinelle per avamposti illegali anche per la legge israeliana. Soldati che devono accorrere alle assurde richieste dei coloni di scacciare pastori palestinesi da terre palestinesi vicino alla recinzione dei loro avamposti illegali. T. e' un uomo di trenta anni, israeliano, ha fatto quattro anni di militare e la seconda guerra del Libano. Ha prestato servizio a Gaza. Oggi e' a dormire in un villaggio palestinese, armato di videocamera e macchina fotografica, accompagna i pastori palestinesi e si batte contro l'occupazione e contro quella che definisce la politica di colonizzazione del suo paese, simile a quella degli europei nelle americhe.

Si incontra gente dalle vite assurde qui. Ora fa parte di Ta'ayush (attivisti chiamati leftisti) e di Anarchist Against The Wall.

27/09/2012
Gli errori si pagano. T. e' uscito con noi in accompagnamento e come noi si e' messo a riprendere i lavori dell'avamposto illegale che teniamo d'occhio da un po'. Ieri con i soldati venuti a cacciarci era stato bravissimo, ma non era molto preparato per rimanere qui piu' giorni: cellulare un po' scarico di batteria, niente sim di ricambio. Oggi su consiglio di E., il fondatore del suo gruppo ed anche se una buona persona ogni tanto un po' spregiudicato, e' andato da solo di fronte all'avamposto per protestare. Noi gli abbiamo chiesto se voleva uno di noi, almeno in vista per poter riprendere da lontano. Non ha voluto. Dopo un'ora il capo della sicurezza dell'avamposto ha fatto allontanare il soldato di guardia con una scusa. Sono arrivati tre coloni mascherati, ed invece di chiamare noi che eravamo a cento metri, T. ha chiamato alcuni della sua organizzazione a Gerusalemme. Lo hanno picchiato, bendato, gli hanno rubato videocamera, macchina fotografica da tremila euro, zaino, portafoglio con documenti e soldi. Lo hanno minacciato dicendo che sapevano come si chiama e dove abita, mentre era in ginocchio bendato come nei film. Ci siamo accorti che lo stavano picchiando e siamo accorsi da lui, mentre i soldati stavano arrivando, ma troppo tardi per aiutarlo o riprendere qualcosa di diverso dalle schiene dei coloni mentre rientravano nell'avamposto. E' poi arrivata la polizia, insieme ad altri soldati ed infine altri attivisti israeliani. T. non riavra' mai le sue cose ed ai coloni, senza nemmeno uno straccio di ripresa, non succedera' nulla. Purtroppo qui ogni minimo errore si paga molto caro.

Sara' un'ora che ci passano sopra la testa aerei ed elicotteri diretti verso la vicina base militare nel deserto del Negev. E' notte e gli aerei volano abbastanza alti da non essere visti, mentre gli elicotteri anche a luci spente si vedono come macchie nere nel cielo della notte.

Oggi una macchina con i vetri oscurati, seguita da un mezzo civile pieno di militari in eta' avanzata e di alto grado, e' entrata nell'avamposto illegale sopra il villaggio. La cosa ci ha un po' inquietato. Vedremo.

02/10/2012
R. va. I saluti qui sono sempre cosa triste. Non e' mai chiaro se ci si rivedra' o sentira' una volta in Italia, ci si spera, ma non e' mai sicuro. Speriamo che sia una delle volte buone, perche' R. e' una persona attenta e di pensiero profondo.

03/10/2012
Giro di boa. Quasi istantaneo arriva il pensiero del ritorno. Meno angoscia per ora rispetto ad un anno fa. Pensieri sull'Italia, su cosa si potrebbe fare la, sulle alternative al partire per un lungo periodo, che rimane comunque un istinto molto forte.

04/10/2012
Discorsi seri tra volontari, di politica, attivismo, vita, molto belli. Anche discorsi sul progetto, mentre si e' in accompagnamento. Con qualche persona in meno in casa va un po' meglio, si e' piu' sereni e si lega di piu'. Una gran bella giornata, tanta energia, positivita', idee e voglia di fare. E' bello avere queste persone attorno e condividere con loro un pezzo di vita.

A Novembre scade il termine per l'evacuazione di 8 dei 12 villaggi della zona denominata Firing Zone 918 (deve diventare una zona di addestramento militare.

In questi ultimi giorni spesso i soldati provano con gli elicotteri atterraggi vicini ai villaggi. H., rappresentante del comitato popolare di resistenza non violenta e' preoccupato e nella mattinata si e' parlato di come prepararsi nel caso arrivino i soldati a sgomberare i villaggi.

L'idea di non essere qui quando tutto questo avverra' mi rende triste e rabbioso e mi fa ripensare a quanto questa lotta significhi ora per me.

05/10/2012
La paura. Non e' cosa che si provi tutti i giorni in Italia, non in senso vero, non generata da chi cerca di picchiarti rincorrendoti con un bastone. La paura lascia segni a lungo termine credo, o almeno mi sembra di vedere nei racconti di chi qui tra i volontari ed i palestinesi di aggressioni ne ha subite parecchie. Affrontare la paura e sconfiggerla e' parte integrante dell'essere qui, e' un percorso che deve essere fatto per non essere schiacciati dalla violenza.

La paura si sente anche dalla sede in Italia, paura per i volontari qui, senso di responsabilita' per la loro incolumita'. E' difficile il rapporto con la sede su questo tema, loro vorrebbero proteggerti, ma credo debbano accettare che fare cio' che facciamo e' pericoloso, noi lo sappiamo e siamo pronti a pagarne il prezzo. E' una scelta che va rispettata.

Lo stesso nel rapporto volontari di lungo e breve periodo. Credo che qui si possa informare, far comprendere i rischi, grandi, che ci sono, ma poi rispettare la scelta di ognuno di assumerseli o meno.

Mentre accompagni un bambino al pascolo, nel villaggio arrivano i soldati. Vanno coperte al meglio entrambe le situazioni, ma non e' mai saggio separarsi e rimanere soli. Decidere in fretta chi va dove, rimanendo in vista tra i due volontari, per riprendere la scena ed eventualmente intervenire. Nel mentre avvertire gli altri per capire se sono nelle vicinanze e possono arrivare in tempi brevi. Oggi qualche errore lo abbiamo fatto, P. era vicino alla scena dei soldati con la videocamera, io lontano con la macchina fotografica, dovrebbe di media essere il contrario. P. e' arrivato al villaggio un pelo tardi (colpa mia che ho perso troppo tempo nell'organizzarci), ed io ero rimasto sulla strada dove passano i coloni con le auto, un posto pericoloso. Per fortuna oggi e' andato tutto bene. Forse un po' di "addestramento pratico" in piu' ci servirebbe a volte. Comunque nell'agitazione e nella fretta penso sia comune commettere qualche errore. Stasera ne parleremo e alla prossima volta saremo, speriamo, piu' pronti ed efficienti.

H. e' preoccupato e stanco. Anche T. e' stanca e non riesce a stare sveglia. La politica e' entrata nel villaggio e ha messo alcune famiglie contro il comitato. Le spaccature rendono le cose ancora piu' difficili, sia per noi che soprattutto per H. e il comitato. La politica ed i suoi soldi, Fatah qui, sono riusciti a venire a fare danni anche in questa oasi di attivita' non violenta di comunita' locali.

Ancora discorsi per gli imminenti sgomberi, gia' denominati nuova Nakba (letteralmente catastrofe, disastro, identifica l'esodo dei palestinesi e degli arabi in generale dalle terre di Palestina dopo la fine del mandato britannico e la fondazione dello stato di Israele). L'impegno di attivisti e palestinesi dal 1 Novembre dovra' essere massiccio per prepararsi al peggio. In Italia dovremo cercare il modo di fare la nostra parte. Si ragiona su come e' stato in passato il primo tentativo, in gran parte riuscito, di sgomberare tutti questi villaggi. Soldati in massa con bulldozer a distruggere case, grotte, scuole, moschee, cisterne d'acqua. Pastori costretti a scappare con le greggi sulle montagne e ogni palestinese che non era scappato, arrestato.

H. parla deciso di come la "battaglia" contro l'evacuazione e contro la separazione che Fatah cerca, non si possa perdere. Non ho mai visto tanta determinazione. Affronta anche l'argomento di come sia stupido trattare con freddezza gli attivisti israeliani, di come la loro presenza sia da ringraziare e le case palestinesi sempre aperte per loro.

06/10/2012
Un drone per due volte, o due droni ci sorvolano la testa mentre stiamo dormendo a Tuba. La magia di un cielo stellato senza alcuna luce artificiali vicina a spezzarlo, si interrompe per il passaggio silenzioso di un aereo senza pilota (come lo chiamano qui).

08/10/2012
Costruire il tetto di una moschea e' illegale qui per i palestinesi. Devono farlo di nascosto.

Decidono di farlo di notte e noi veniamo chiamati a monitorare i lavori per verificare che non arrivino i soldati e la polizia come nel pomeriggio. Ci sono altri internazionali chiamati per l'occasione, undici in totale. E' un buon momento per fare conoscenza tra varie associazioni e stringere legami, cosa purtroppo non automatica nemmeno tra associazioni italiane.

I lavori iniziano con il primo buio, si monta tutta la struttura arrivata in vari pezzi con un trattore di nascosto. Poi pausa cena e si va a prendere la betoniera. Una macchina fa da civetta lungo il percorso, il trattore lo metto un palestinese di un villaggio vicino, la betoniera un altro ancora e il guidatore e' un terzo uomo. Noi siamo uno sull'auto civetta e uno sul trattore, nel caso i soldati fermino i due mezzi. Si prosegue a fisarmonica e si vede subito che chi guida l'auto "normalmente" porta lavoratori clandestini in Israele: si prende distanza dal trattore per aprire la strada e ci si ferma nascosti a fari spenti per aspettarlo. L'adrenalina e' alta e il pensiero di problemi se ci fermano e' presente; ma fare parte di questa azione sappiamo essere importante. Arriviamo senza problemi ed i lavori possono riprendere.

Non ho mai visto persone lavorare cosi' velocemente, giovani dai villaggi vicini e un capomastro che in cima all'impalcatura (se cosi' vogliamo chiamarla) sembra un acrobata. Lavorano velocemente e senza sosta per tre ore e mezza e alla fine sono stanchi e sporchi, ma il tetto e' stato costruito ed e' stato appeso un enorme cartellone che recita in ebraico, arabo e inglese "scuola e moschea di A. M.". Cosi' se la vogliono distruggere almeno sapranno cosa stanno distruggendo, mi dice A.

Alla fine ci si riunisce tutti con il lavoratori, sotto la tenda per un the prima dei saluti. Il morale e' alto e anche se solo un tetto e' stato costruito, qui il senso di vittoria e' grande. Lo si puo' vedere nei volti soddisfatti ed orgogliosi dei membri del comitato che ora parlano apertamente dell'astuzia dei palestinesi, ma anche, e forse soprattutto, nei volti degli internazionali che "finalmente" vedono una rappresentazione tangibile della "vittoria" che si puo' ottenere.

Veramente in questi momenti perde d'importanza se la moschea rimarra' in piedi per sempre o se la distruggeranno domani, la moschea e la sua costruzione sono orami un simbolo: per quante demolizioni e divieti farete, qui costruiremo sempre (cit.).

11/10/2012
I coloni vengono a filmare fin dentro il villaggio di A. M. la costruzione della moschea. Arrivano con l'auto e scendono ed iniziano a filmare e fotografare la moschea. I palestinesi gli parlano, li filmano a loro volta, gli urlano, ma loro non se li cagano, nemmeno li considerano, non li guardano quasi fossero meno di noiose mosche attorno a loro. Cosi' sono i coloni dell'insediamento illegale di A. G.

Ieri un altro pezzo della moschea e' stato costruito, il minareto in miniatura da cui un altoparlante propaghera' le voci della preghiera. Molti giovani ed anziani del villaggio hanno partecipato ed il non poter dar loro una mano per il rischio di venire filmati e poi avere problemi con la polizia mi e' costato parecchio. Vorrei con tutte le mie forze mettere almeno un mattone di quella moschea, farlo fisicamente per diventarne in qualche modo parte. Purtroppo siamo costretti a monitorare, 24h su 24h, che non vengano a demolirla.

Ieri notte un aereo ha lasciato sopra di noi, molto in alto nel cielo, due oggetti luminosi che poi si sono spenti in pochi secondi. Ancora ci domandiamo cosa fossero.

Questa mattina un gruppo di israeliani, loro dicono da Gerusalemme ma sembrano molto dei coloni, si sono presentati alle porte del villaggio. Zaini in spalla, cappellini e bacchettine da trekking, erano una ventina in tutto. Volevano visitare alcuni scavi archeologici che alcuni archeologi coloni sostengono essere un'antica sinagoga. Lo dicono solo loro contro tutti gli altri archeologi che hanno visitato il sito ed identificate le rovine come appartenenti ad un'antica chiesa bizantina.

Abbiamo provato di spiegargli la situazione qui, la violenza dei coloni e l'occupazione militare, il fatto che i palestinesi fossero preoccupati e spaventati dalla loro presenza perche' li identificavano come coloni. Loro, tutti uomini dai venti ai trenta anni, con un mezzo sorrisino facevano finta di non capire, o di fregarsene, ma almeno uno di loro era armato e chiedevano a noi se era sicuro visitare gli scavi. Abbiamo provato di fargli capire le cose, ma come al solito siamo finiti nel "ma perche' siete qui e non in Siria?" e robe simili. Li abbiamo lasciati decidere da soli e dopo circa venti minuti di sosta nel boschetto (dentro cui c'e' l'avamposto illegale di A. M.) hanno deciso di provare ad entrare in cinque dall'altra parte del villaggio, dove c'e' la casa piu' esposta agli attacchi dei coloni. Noi eravamo li ma in casa non c'erano uomini per cui le donne li hanno chiamati e loro sono accorsi comprensibilmente preoccupati. Per fortuna siamo riusciti a metterci in mezzo ed evitare che arrivassero a contatto o partisse una sassaiola. Ad uno dei palestinesi ho chiesto per favore di non menarli o simil (nel mio stentatissimo arabo), e lui mi ha risposto che pero' non li voleva nel villaggio e che se ne stessero fuori. Come dargli torto? Gli ho detto che lo capivo, e per fortuna gli israeliani non hanno voluto creare troppi problemi e hanno ripreso la loro allegra camminata.

Ora mi chiedo, perche' cavolo vuoi visitare quel luogo senza scorta di soldati? Nel migliore dei casi sei uno stupido o uno sprovveduto che non capisce il continuo stato di tensione e rabbia che creano l'occupazione militare, i continui attacchi e le umiliazioni di coloni e soldati. Non riesci nemmeno a capire che questa gente non ti vuole attorno alle loro case, vicino ai loro figli, dopo che altri israeliani da anni attaccano le loro case, terrorizzano le loro famiglie. Non lo riesci a capire nemmeno dopo che ti spieghiamo di quali schifosi e vili atti si sono macchiati i coloni qui attorno. Oppure sei uno dei provocatori e dei menefreghisti che pensa che nella Grande Israele tutto gli sia permesso, tutto garantito per un misto di diritto divino e diritto del forte. Oggi un muratore sporco dal lavoro e incazzato, come solo chi sta difendendo la propria casa puo' essere, vi ha dimostrato che non e' sempre cosi', non tutto vi e' permesso nella casa e nelle terre di un altro popolo.

Quando uno degli uomini della comitiva, con un berrettino militare in testa, mi ha chiesto perche' noi "people of the peace" siamo solo in Israele, alla mia precisazione che invece siamo anche in altre parti del mondo, ha voluto aggiungere che pero' in Israele io mi sentivo piu' sicuro che altrove. Quando gli ho spiegato che circa tre settimane prima, quando dei coloni mascherati mi tiravano delle pietre con le slingshot, non mi sentivo particolarmente sicuro, lui non ha aggiunto altro, ma mi ha guardato fisso negli occhi con un bel sorrisetto beffardo stampato in volto. Per fortuna la forza della scelta non violenta di questo villaggio ti permea l'animo e la mia risposta si e' limitata ad un sorriso caldo e comprensivo, di quelli che rivolgi ai bambini che ancora non hanno occhia abbastanza aperti per vedere.

Infine ieri notte chiacchere tra volontari, aperte e profonde. E' vero purtroppo che in pochi e' piu' facile condividere. La condivisione ed il dialogo sono fondamentali, ci si conosce meglio e ci si capisce e comprende meglio. Ogni tensione, grande o piccola, svanisce in fretta. E' come dare un respiro di aria pulita dopo aver trattenuto il fiato a lungo.

Devo assolutamente riportare in Italia questa ricerca del dialogo, ad ogni costo.

12/10/2012
Altra notte a A. M. Cena con la famiglia, un sacco di figlie e figli ed alcuni ragazzi ospiti. Gran bella atmosfera e chiacchere in un arabo misto inglese.

Mi hanno detto che ho la faccia da colono.

Notte a dormire in un container delle UN adibito a dormitorio per gli ajaneb.

Mattina e pomeriggio con i ragazzi della famiglia che ci ha ospitato. Solitamente stiamo sotto la tenda all'aperto di un'altra famiglia, ma e' importante visitarle tutte perche' qui la cosa assume un valore che noi fatichiamo a capire.

Lavorare un po' con loro a caricare il trattore mi riporta per qualche attimo al lavoro nei campi con i miei nonni. E' bello sentirsi "parte di loro".

Mattina di chiacchere, senza il capo famiglia, con la figlia grande che non si fa problemi a scherzare con noi. Molto bello.

Parlando della costruzione della moschea ci rivela che lei stessa ha messo dei soldi per la sua costruzione. "Ha ragione F., ci dormiremo dentro tutti i giorni pur di non lasciarla buttare giu'".

Il fratello piu' grande e' in prigione da cinque mesi perche' beccato a lavorare in Israele. Entrare in Israele e' illegale, ma ovviamente servono lavoratori stranieri a bassissimo costo, anche palestinesi. Cinque mesi di carcere e non si sa quando uscira'. Ha 23 anni.

14/10/2012
Giornata di visite alle famiglie di A. M.

Qui visitare tutte le famiglie e' importantissimo, andarle a trovare e' un modo non solo di fare vedere che ci tieni a loro, ma e' anche un riconoscimento di rispetto ed importanza. Saltare per anche solo qualche giorno qualche famiglia viene visto male. Oggi le abbiamo visitate tutte, bevendo circa 100 the (100 no ma sicuramente piu' di 30).

Workshop con i palestinesi. Ad un certo punto e' stata proiettata una storiella che mi ha fatto pensare alla mia vita in Italia: una gara di rane che devono scalare una torre; tutti gli spettatori le scoraggiano e mentre gli dicono che non possono farcela, le rane cadono e cedono tranne una che riesce ad arrivare in cima. E' una rana sorda.

Il senso e': sii sordo a chi ti scoraggia mentre cerchi di inseguire i tuoi sogni.

15/10/2012
Dopo tredici giorni di fila al villaggio inizio ad essere stanco. E' tornato caldissimo e le giornate sono lunghe ed un po' spossanti. Passo dalla voglia di fare mille cose ad altri momenti in cui i sento molto stanco.

In piu' la ripartenza si avvicina ed i sentimenti a riguardo sono molto contrastanti: c'e' da fare un sacco di lavoro con la Colomba in Italia e anche a brevissimo, ma l'idea di stare qui a lungo mi attira sempre molto.

Ieri sera tira e molla con le famiglie che ci volevano ospitare, tutte le famiglie tutte le sere.

Oggi discussione tra le famiglie per la distribuzione delle spese di costruzione della moschea. Politica e soldi riescono a creare divisioni ovunque, in qualunque situazione.

Ieri ed oggi abbiamo incontrato e brevemente conosciuto S. e M.; lei sta facendo una tesi di laurea legata allo sfruttamento dell'acqua in Palestina; lui e' un fotoreporter. Entrambi giovani, 24 anni, ed entrambi interessanti. Speriamo di mantenere i contatti.

Check-point notturno. 23 ragazzi palestinesi fermati per due ore, perquisiti loro, i loro bagagli e le loro auto.

Uno dei soldati se ne girava tutto il tempo con un manganello in mano, dopo averli fatti mettere tutti contro il muro ed averli perquisiti.

All'inizio l'aria era molto tesa e si e' andata via via tranquillizzandosi dopo la prima ora.

Alla fine i palestinesi ci hanno ringraziato per essere rimasti li, perche' dicono che in nostra assenza spesso le cose vanno molto peggio.

Mi fa sempre strano il ritorno dai check-point, e' quasi diventato normale e la cosa e' preoccupante, inquietante. Mi sembra quasi di abituarmi ai modi da "duro dei film" di ragazzini appena maggiorenni armati per la guerra, ed agli sguardi intimiditi di gruppi di ragazzi piu' grandi, piu' forti e numerosi di questi soldati. Da un lato vorrei indignarmi come la prima volta, dall'altro so che e' normale abituarsi a qualcosa che si vede e si vive piu' volte. Oggi un ragazzo palestinese era molto preoccupato e ci ha chiesto di chiamare attivisti israeliani e palestinesi a destra e sinistra. Fortunatamente non e' stato nulla di "fuori dalla norma" ed ammetto che un po' mi faceva risentire il fatto di aver scomodato un sacco di gente "per nulla". A mente fredda rielaboro quella preoccupazione e ne capisco bene la causa. E' incredibile quando anche solo tre mesi di occupazione militare, umiliazioni e soprusi, abbiano cambiato il mio modo di vedere e sentire le cose. Questo credo sia uno degli aspetti di quello che qui chiamano normalizzazione del conflitto.

Oggi prima del check-point con uno dei capi del comitato, lezioni di resistenza all'intervento dei politici nei movimenti popolari. Qui si fa veramente scuola di resistenza e attivismo dal basso.

16/10/2012
Malinconia in vista della partenza dal villaggio.

Dopo un inizio giornata tra computer e attivita' da muratore insieme ad uno dei ragazzi del villaggio, corsa al villaggio di L. dove l'esercito israeliano ha demolito alcune costruzioni, ucciso una pecora e spezzato la zampa ad un'altra. Un villaggio circondato da tre lati da una colonia, con un check-point sul lato rimanente, che limita fortemente la possibilita' dei palestinesi di muoversi al di fuori del loro villaggio e costituisce un giornaliero intralcio per i bambini che devono andare a scuola.

17/10/2012
Verifica con gli altri volontari. Pareri positivi, parole di affetto e stima. Qui sento di fare la differenza, sento che le mie paure sono infondate e so di essere nel posto giusto. Forti emozioni ed un forte legame con alcune persone con cui ho condiviso molto, anche se per un mese solo. La speranza e la volonta' di mantenere fede alla promessa di rivedersi. Un po' di malinconia e di rammarico per il doversi salutare di nuovo con persone che apprezzo e stimo e chiamo con tutta la pienezza del termine compagni e compagne.

Partenza dal villaggio. Saluti ai bambini e alle persone nelle cui case ho dormito e mangiato per tanti giorni, con cui ho condiviso momenti di gioco e di tensione. Domande su quando tornero'. Domande se tornero' (la risposta e' di certo si). Bambini che ti chiedono di restare. "Perche' non lasci il lavoro e torni qui?". "Dormi qui ancora una notte" detto da un ragazzo di 24 anni mi ha quasi commosso. I saluti a meta' con un ragazza di 21 anni tra lo scherzoso e il triste mi hanno riempito il petto. Dire ad un bambino di 6 anni che non posso andare a casa sua ora perche' devo partire, dopo che mi aveva invitato come un adulto fa con un ospite, mi e' costato davvero fatica.

Alcuni saluti "fatti in fretta" perche' non e' da uomo arabo commuoversi in pubblico.

Salutare H., guida ed insegnante di resistenza, farsi i migliori auguri per le nostre vite e le nostre lotte. "Prometto che in Italia faremo il possibile per aiutarvi nella lotta; prometto che tornero' di sicuro anche se non so quando". "Sappi che qui non ti dimenticheremo mai" detto da un uomo arabo con gli occhi lucidi, e' stato troppo per non cedere ad un po' di commozione.

18/10/2012
Ultimo giorno in Palestina. Visita ad Hebron per accompagnare due volontari che non c'erano mai stati. Chiamiamo i CPT che lavorano ad Hebron e fino allo scorso anno erano al villaggio dove viviamo.

Facciamo il giro dei check-point che separano i pochissimi coloni dai tanti palestinesi, rendendo la vita di questi ultimi parecchio complicata. Un esempio su tutti: esiste una parte della citta', centrale, solo ebraica e le due strade principali possono essere percorse in auto solo dagli ebrei.

Mentre eravamo ai limiti della parte di citta' dove abitano i coloni, abbiamo assistito e monitorato insieme ad un CPT, una delle tante scene assurde di questa terra: due ragazzine di massimo 14 anni hanno percorso un pezzo di strada riservata ai soli ebrei per accorciare di molto la strada di ritorno verso casa; un gruppo di militari le ha viste e le ha fermate. 8 militari armati per la guerra schierati a semi cerchio con tanto di mitragliatore con treppiede posizionato a terra e rivolto verso l'esterno, mentre le due ragazze sono state messe al muro. Per circa due ore le hanno scortate avanti ed indietro per quella via per capire a chi consegnarle, schierandosi ogni volta come se fossero una minaccia o un attacco li attendesse da un momento all'altro. Alla fine le hanno consegnate alla polizia palestinese.

Alle nostre insistenti domande sul perche' di tutto quello spreco di energie, tempo e forze per due teenagers che hanno fatto una marachella, uno dei soldati, graduato e di carriera, ci ha spiegato che e' la procedura standard per i palestinesi se entrano nella zona ebraica della citta'. Per due ore 8 soldati armati di tutto punto hanno scortato delle pericolosissime ragazzine: procedura standard in uno dei pochi stati apertamente in apartheid.

19/10/2012
Ritorno a casa. Controlli andati bene, ma che anche senza interrogatorio mi hanno impegnato oltre due ore e mezzo.

La tristezza si fa l'argo nell'animo e il pensiero di imminenti doverose decisioni iniziano ad agitarmi la mente. Provero' di fare come la ranocchia della storia, cerchero' di essere sordo ad ogni voce che cerca di impedirmi di seguire la mia strada ed i miei sogni.
Peo

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