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Novembre. (di Avant La Guerre) Stampa
Racconti
Scritto da sberla54   
Venerdì 07 Novembre 2014 09:00
Gnomi
Novembre. (di Avant La Guerre)

http://avantlaguerre.com/2014/11/05/novembre-2/

Avant La Guerre

Scusate se negli ultimi anni non ho scritto granche', ma a forza di drogarmi mi sono completamente fottuto il cervello e adesso in termini di quoziente intellettivo me la gioco coi delfini; non solo non mi viene piu' in mente nulla di divertente, ma ho pure rischiato di morire soffocato perche' mi e' rimasto un sacchetto di plastica attaccato in faccia per due settimane.

La novita' e' che da qualche tempo sto frequentando un'attricetta del Centro Sperimentale con un bel sorriso ed un trascorso da tossica che da un giorno all'altro ha deciso di rimettere in sesto la sua vita e di trascinarmi per un orecchio in questo suo percorso di miope redenzione, di conseguenza adesso trascorre i pomeriggi a lustrarmi casa con lo sgrassatore universale, cucinare ricette di Giallozafferano e sfiancarmi di pompini nella speranza di annichilire la mia libido sessuale nei confronti delle troie disperate che mi scrivono su Whatsapp. In sostanza e' come se mi fossi fidanzato col Sert, ma almeno ora il mio appartamento brilla ed ho il cazzo che odora di patate al curry.

Rimanga tra noi, ma avevo proprio bisogno di qualcuno che mi mettesse in ordine casa, considerato che per decenni ho vegetato inetto in una sorta di caos browniano sponsorizzato da Ikea. Una volta il tecnico dei termosifoni ha insistito per entrare nel mio appartamento ed ero talmente imbarazzato che sono corso a cagare sul letto e gli ho detto che mi avevano svaligiato gli zingari.

Non so dirvi esattamente perche' ho smesso di drogarmi.

Forse perche', in un momento di profonda crisi, ho realizzato come questa retorica finto-romantica di eccessi e dissolutezza in cui ho sguazzato fiero per anni non fosse altro che l'ennesimo banale espediente per fuggire da tutta una serie di inadeguatezze e infantilita' che mi accompagneranno per sempre.

Forse perche', a dispetto dei sorrisi finti e delle nottate balorde, ero sempre infelice.

Forse perche' parlavo coi fottuti gnomi.

Perche' e' questo il livello di massima creativita' che in quindici anni di devastanti allucinazioni da droghe sintetiche mi sono potuto permettere: niente trip caleidoscopici in universi paralleli, niente alberi dello spirito le cui foglie intonano armoniose melodie, zero esperienze extra-corporee che mi proiettano l'anima in una dimensione senza spazio ne' tempo. Solo noiosissimi gnomi vestiti di feltro bianco che giungono ai miei piedi in sella ad allegri scoiattoli, si arrampicano con quattro saltelli sulla mia spalla e mi sussurrano all'orecchio che sono un fallito.

Sia chiaro, non sto rinnegando nulla e non ho certo intenzione di sputare sul piatto in cui ho pippato per anni: l'abuso di sostanze stupefacenti ha contribuito a rendermi quello che sono, nel bene e nel male. E' solo grazie alla droga che ho imparato ad osservare la realta' con occhi diversi, ad aprire la mia mente all'introspezione, percepire l'animo altrui e giungere finalmente alla consapevolezza che la vita, la morte e l'universo tutto non sono altro che espressione acritica di una coscienza terrena che non contempla il ritorno.

Che secondo me non significa un cazzo ma deve essere senza dubbio una fottuta verita' esistenziale spaccaculi, visto che per partorirla ho buttato nel cesso quindici anni, versato un patrimonio alla camorra, trascinato nella disperazione i miei familiari, distrutto una Ford Fiesta, allontanato le persone che piu' credevano in me e infilato due dita in culo a Costantino della Gherardesca.

Ma, ripeto, nel bene o nel male non mi pento di nulla.

Lo scorso weekend - dopo quasi tre mesi di severa astinenza - io e Chiara decidiamo di concederci uno strappo alla regola per farci una sana scopata strafatti di ecstasy.

Non vi nascondo che la preoccupazione di ricadere nel baratro della dipendenza era tanta, ma era piu' forte la paura di aver perso per sempre un pezzo importante della mia vita, non so se mi spiego; il timore che certe esperienze non sarebbero mai piu' tornate, che fosse ineluttabilmente finito tutto. Chi sa di cosa sto parlando sono certo che mi capira'.

Cosi', rientrati a casa dopo aver cenato dal giapponese, ci siamo calati un cristallo di mdma che profumava di sambuca e in preda al fomento della metanfetamina ci siamo strappati i vestiti di dosso, ci siamo fiondati sul letto e abbiamo parlato per ore dei nostri sogni e delle nostre ambizioni in attesa che mi venisse un abbozzo di erezione decente.

Non vi annoiero' con inutili digressioni farmacologiche, ma una regola fondamentale per la sopravvivenza dall'abuso di droghe sintetiche e' che quando non puoi basarti sul senso del decoro, devi quantomeno fare affidamento su quello dell'olfatto. In presenza di mdma, il criterio e' molto semplice:
  • se odora come un mix equilibrato di trielina e scroto di spacciatore albanese: andate tranquilli.

  • se profuma deliziosamente di sambuca: male. Bad drug. Statene alla larga. E' parametossanfetamina.

La PMA e' un succedaneo scadente dell'ecstasy sintetizzato partendo dall'anetolo. E' stata immessa nel mercato perche' il suo precursore e' piu' reperibile (quindi piu' economico) e perche' scimmiotta gli effetti simpaticomimetici dell'md: tachicardia, aumento della temperatura corporea, bruxismo. Nella migliore delle ipotesi sei eccitato come quando avevi la febbre e non andavi a scuola, nella peggiore muori per collasso cardiorespiratorio o vai in dialisi.

Fatto sta che io e Chiara cominciamo a vomitare sushi a spruzzo come in uno sketch dei Monty Python, ci trasciniamo in bagno tra i conati inseguiti dal gatto che ci ha scambiati per un distributore automatico di Whiskas e alla fine stramazziamo esanimi sul materasso con un secchio per il vomito ai piedi del letto.

Poi, il buio.

Riapro gli occhi e sono pervaso dallo splendore.

Davanti a me, una parete di luce accecante. Lingue dorate si intrecciano e contorcono in una danza caotica che mi toglie il respiro, mentre un bagliore rossastro che profuma di infanzia disegna i contorni dello spazio in cui mi trovo; non sto piu' male, non ho piu' freddo, non sento niente. Si apre un varco: eccolo, e' il destino. La verita' che non ho mai realmente cercato, la segreta sostanza dietro a tutte le cose.

Poi spunta uno gnomo di merda per dirmi che sono un fallito e che la tenda sta andando a fuoco.

Se fossi Selvaggia Lucarelli, vi direi che per noi donne fare sesso non e' solo mera perfomance carnale, ma e' anzitutto condivisione di suggestioni; i nostri uomini ci infilerebbero il loro patetico salsicciotto in qualsiasi contesto si trovino, persino nel bagno chimico ad un congresso di Alfano eheheh... per carita', ogni tanto lo squallore erotico eccita pure noi ironiche quarantenni metropolitane open-minded, ma ehi! siamo piu' complesse di voi maschi cerebrolesi! il nostro cervello va a mille all'ora, i nostri pensieri non si fermano un attimo, abbiamo bisogno di sentirci a nostro agio, della giusta atmosfera: una musica suadente, un completino intimo azzeccato, il tenue bagliore di una candela. Poi controllerei su facebook quanti like ho raccattato gozzovigliando su gossip e fatti di cronaca spicciola, darei una carezza sulla fronte di quel figlio dal nome di merda frutto di un matrimonio fallito e mi sparerei in bocca.

Purtroppo pero' non sono Selvaggia Lucarelli, quindi ho un solo consiglio da darvi: tenete le vostre candele alla vaniglia lontane dalle cazzo di tende in polipropilene che avete comprato da Ikea.

Perche' e' esattamente cosi' che lo stronzo che vi sta scrivendo ha rischiato di morire: cercando di domare fiamme alte cinque metri a colpi di secchiate di vomito di un'attricetta di fiction mentre piangevo nudo col cazzo barzotto.

I lettori dal palato satirico piu' fine giudicheranno quanto ho appena raccontato come un tentativo grossolano di strappare risate facili attraverso improbabili gag di slapstick scadente; mi trovano d'accordo, per cui me ne scuso.

Il problema e' che mi e' successo davvero.

Se devo essere sincero, la cosa che piu' mi manca della droga e' l'illusione che una volta smesso sarei diventato una persona migliore. Che sarei diventato un altro, in un certo senso.

La mia generazione e' stata colpevolmente bombardata per anni da ipocrite esaltazioni di spontaneita' e autodeterminazione che hanno fatto piu' danni di tutta l'eroina consumata dalla generazione precedente.

"Sii te stesso!" - ci hanno urlato nei film che guardavamo, nei romanzi che fingevamo di leggere e nei corsi di orientamento universitario.

"Non scendere a compromessi! Segui la tua strada! Sii te stesso!"

Sii te stesso!

Ok, vale anche per i pedofili? Fatemi capire.

Cioe', significa soltanto che posso iscrivermi allo IED, aprire una start-up di cravatte biologiche in Abruzzo e andare in Tailandia a farmi controllare i chakra, o tecnicamente posso anche scoparmi i neonati che adocchio da anni a Porta di Roma?

Se dovessi realmente essere "me stesso", trascorrerei le giornate a galleggiare emotivamente nella ketamina e a scoparmi le vostre coinquiline in attesa di morire vecchio, solo e pieno di rimpianti come gli ebrei impotenti nei romanzi di Philip Roth.

Io non voglio essere "me stesso"; voglio essere meglio.

Io voglio essere voi.

Non tanto per i vostri contratti da senior consultant, i vostri soggiorni-open-space-con-tre-pareti-bianche-e-una-tortora e le vostre vacanze lunghe a New York.

Nemmeno per i vostri secret-party-con-dj-set, i risvoltini che fate ai pantaloni per atteggiarvi a personaggi e le ore che spendete a raschiare bolle d'aria dalle pellicole degli smartphone mentre la vostra vita si proietta spedita verso standard di infelicita' che non riuscite nemmeno ad immaginare.

Voglio essere voi perche' fondamentalmente sono stanco di parlare coi fottuti gnomi.

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Fonte: Novembre. (di Avant La Guerre)
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