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Un Attentato Da Leoni (di Bagni Proeliator) Stampa
Racconti
Scritto da sberla54   
Giovedì 29 Gennaio 2015 09:00
Un Attentato Da Leoni
Un Attentato Da Leoni (di Bagni Proeliator)

http://bagniproeliator.it/un-attentato-da-leoni/

Bagni Proeliator

E' una quieta mattina a Bangkok. Nel Febbraio 2012 ci sono 28 gradi all'ombra, il caldo e il traffico delle strade affollate di thailandesi traboccano di venditori, carretti, scooter, biciclette, ultimi turisti. Sunan, tassista di 43 anni, percorre a passo di capra il quartiere Ekemai alla ricerca di eventuali clienti. Piccole prostitute, ladruncoli, spacciatori, buttadentro, commercianti, un iraniano coperto di sangue che agita una bomba a mano urlando "taxi", turisti che fanno fotografie, il sole tra le p

Facciamo qualche passo indietro.

Il sogno di Ahmadinejad e' avere la bomba atomica, il Philippe Patek degli status symbol per estremisti di un certo livello. Per mascherare la cosa dice di avere bisogno di costruire centrali nucleari perche' l'Iran ha bisogno di energia. E' come dire che il Venezuela ha bisogno di figa. L'idea che l'Iran e i suoi schioppados siano in grado di polverizzare Israele premendo un tasto non aggrada gli USA, cosi' tramite chiavetta USB gli regalano Stuxnet; un virus informatico che da un lato imputtana tutto, dall'altro fa dire ai computer delle centrali nucleari che va tutto bene. Risultato, Ahmadinejad non osa accendere manco mezza centrale perche' non sa se i sistemi sono infettati e rischierebbe di trasformare l'Iran in Chernobyl director's cut extended version. Incazzatiello, decide di vendicarsi contro Israele usando il metodo vintage.

"Allora, Ali', che kamicazzo mi hai procurato?" domanda Ahmadin al suo segretario, entrando nel salone del palazzo.
Tutti gli uomini si alzano in piedi, fieri.
"Lasci che le presenti i nostri guerrieri" dice Ali', indicando il piu' grosso "lui e' Assan "Cammellator" Ramallah, lo chiamano cosi' perche' s'e' addestrato con gli americani e una volta, fatto di eroina, ha ammazzato tutti i cammelli"
"Mi fissavano" precisa Assan "quei cammelli mi fissavano"

"Lui invece e' Madib "Miracle blade" Al-Arab, e' talmente abituato a usare bottiglie rotte che ormai le usa anche per affettare il pane" "Poffa il profeta protefferfi" sorride Madib mostrando gengive imperlate di schegge verdi.
"E ora il piu' puro dei nostri soldati di Dio" sancisce con orgoglio Ali', mettendo una mano sulla spalla dell'ultimo "lui e' Saied "San Culamo" Moradi, 28 anni, segue i precetti del Corano rigorosamente"
"Chi e' quella?!" sbotta Saied, indicando nell'angolo "cosa ci fa una donna, qui?! Chi l'ha fatta entrare?!"
Tutti seguono l'indice con lo sguardo.
"E' un sacchetto della spazzatura" dice Ahmadinejad.

"Hm"

Il dittatore prende per il collo il segretario e lo porta via: "Questi avanzi di psichiatria dovrebbero essere i migliori kamikaze iraniani?" domanda a denti stretti.
"Maesta', sia comprensivo, abbiamo perso il migliore"
"Jamal? Che fine ha fatto?"
"Ha spedito una busta esplosiva negli USA ma l'affrancatura era insufficiente"
"E quindi?"
"E' stata rispedita al mittente. Cosi' lui l'ha aperta e..."
Ahmadinejad chiude gli occhi.

"Avevamo un campo d'addestramento, mi pare" fa il dittatore.
"Si', ma siamo a corto di alunni. L'ultimo istruttore ha spiegato troppo bene come indossare le cinture esplosive"
"Troppo...?"
"Si', ha detto "prestate la massima attenzione, ve lo faccio vedere una volta sola", poi bum. Hanno trovato una gamba sul tetto ieri. Pero' almeno ora il mondo sa che i nostri istruttori sono una bombaaaAAAHAHAHAHA" ride Ali'.

Nel cortile del palazzo e' un tranquillo pomeriggio di sole. In sottofondo si odono gli schiocchi della frusta seguiti dalle urla di dolore del segretario.

"Allora, miei guerrieri, gli obiettivi sono tre: nuova Delhi, Tbilisi e Bangkok. Chi vuole andare dove?" domanda Ahmadinejad.
"Per noi e' lo stesso, maesta'" dice Cammellator "viviamo da tutta la vita nella poverta' piu' assoluta massacrandoci di seghe, mangiando pane raffermo, bevendo acqua stagnante e pregando Allah. Non temiamo difficolta' o stenti"
"Voi siete uomini puri, amico mio" annuisce ammirato il dittatore "non immaginate quali nequizie ci sono la' fuori. In voi vedo la purezza dei martiri, con che coraggio posso mandarvi a morire laggiu'?"

"Non comprendiamo" dice Saied.

"La Thailandia e' una capitale del vizio. Ovunque troverete prostitute capaci di cavalcarvi per ore e ore mentre lesbicano altre meretrici. Corpi sodi e minuti, tette ingigantite da mastoplastiche e culi marmorei, aperti a ogni tipo di fornicazione. Poi alcool a fiumi, birra, rum, whisky, per non parlare di maiale cucinato in ogni modo a ogni angolo di strada. E droga, amici miei. Droga. Montagne di droga. Oppio, ganja, bamba, tutto di qualita' purissima. Inoltre vi trovereste li' con un conto corrente illimitato, merito dei nostri ricchi finanziatori" scuote la testa Ahmadinejad, schifato "voi siete martiri. Meritereste di morire circondati da sabbia, umilta', morigeratezza. Due di voi andranno a Nuova Delhi e a Tbilisi, ma chi di voi si sacrifichera' andando a Ba"

Cammellator arriva a Tbilisi, scopre qual e' la macchina dei diplomatici e attacca la bomba sotto la marmitta, luogo visibile anche a un imbecille. L'autista passa di li', nota l'ordigno, chiama la sicurezza e la bomba viene disinnescata senza problemi. Il mattino dopo arrestano un idiota che in mezzo alla strada continua a premere il pulsante di un telecomando. Miracle blade a Nuova Delhi mette una bomba sotto il bagagliaio del minibus che dovrebbe trasportare diplomatici israeliani. Esplode uccidendo le valigie mentre quattro persone si domandano se ci sia stata una bomba o qualcuno abbia scorreggiato. Ad Ahmadinejad resta una sola, ultima, disperata possibilita': Saied Moradi.

Saied Moradi, Mohammad Khazaei e Masoud Sedaghat Zadeh escono dall'aeroporto di Pattaya alle 22. L'idea e' quella di trovare un albergo a basso prezzo per non intaccare troppo le finanze di Al Qaeda, svegliarsi di buon'ora, pregare, documentarsi sull'obiettivo e vivere in ristrettezze economiche fino al giorno dell'agguato. Questo splendido programma viene polverizzato da una ragazza-buttadentro che all'ingresso del quartiere turistico regge un cartello.

I tre dicono "vabbe', una birretta, giusto per ambientarsi", dopodiche' il resto e' un degenero verticale di droga, alcool e puttane. Manco tre ore dopo l'atterraggio Saied e gli altri brancolano per strada fatti come stegosauri e col cazzo fuori perennemente in tiro, perche' se da loro devono infoiarsi guardando un tappeto arrotolato che cammina, qui una ha il reggiseno solo se ha freddo. Tra bamba, mortazza, whisky e bocchini si fanno Pattaya, poi Phuket e in cinque giorni di 'sta tarantella arrivano a Bangkok dove, ormai ridotti a bestie prive di raziocinio o memoria, rimorchiano altre tre mignotte dicendo loro "shiao bela siamo terrorishti, dhomani dovrebbimo ushidere gli ebbreih, shcopiamo?".

All'alba del quinto giorno Masoud apre un occhio e si guarda attorno. Nell'appartamento pare sia passato l'uragano Katrina. La nebbia del fumo e' densa, il puzzo di culo sudato micidiale. Il pavimento e' allagato, dal bagno proviene il suono di acqua corrente. Ci sono bottiglie vuote, schegge di vetro, cicche, scatole vuote di Viagra, cenere e cocaina sparpagliata, porchetta in putrefazione sui braccioli delle poltrone, schizzi di sperma sui muri, sulle tende, sulle coperte. Ovunque. Sul soffitto troneggia una macchia di vomito da cui cadono, pigri, pezzetti di cibo etnico. Saied russa, nudo, con un coniglio di pelouche che gli spunta dal culo. Khazai dorme sulla poltrona. Qui e li' spuntano dollari americani bruciacchiati, macchiati o arrotolati. Un rotolo galleggia vicino al piede di Masoud, che lo segue con lo sguardo. A fatica, con le palle che gli dolgono e la cappella che pulsa, va in bagno. Da fuori proviene il solito suono del traffico. Che ore sono? Che giorno e'? Dove sono? pensa, pisciando con una smorfia di dolore su quello che resta del water. Si gira e sullo specchio legge scritto a pennarello "oggi kaboom".

"ALLAH!" sbraita, risvegliandosi "RAGA SVEGLI, E' IL GRAN GIORNO! DOBBIAMO MORIRE PER IL PROFETA, IN PIEDI!"
Saied si contorce per dire qualcosa, poi espira sconfitto e si piscia addosso. Le prostitute si alzano, vigili, poi attaccano a gridare anche loro.

"Phes xuth khun ca txng hi ngein hi kab rea!"
"Cazzo dite, non capisco niente" fa Masoud, arrancando nel cacaio del pavimento "allora, per montare la bomba dovevo... hmm, dovevoo..."
"Mi phes samphanth thuk khun txn ni cay!" bercia una, poi gli assesta una sberla.
"Ki khnad lek cak ngein chạn hrux chan ca kha khun!" fa un'altra, emulandola.
"SAIED, NOSTRO FIDO CONDOTTIERO, GUIDAMI!" geme Masoud, tentando di liberarsi dal vortice di botte.
"I laik small transex" replica Saied nel sonno.
"Mi di khun rxng khun ca txng cay!" strillano le ragazze prendendolo a borsettate "Hı̂ chan ngein! HI CHAN NGEIN!"
"Chan ca rayngan hi khun tarwc!"

Tra le botte Masoud guarda l'orologio: ha tre minuti per svegliare i compagni, lavarsi, pregare, vestirsi in modo da non attirare l'attenzione, assemblare l'ordigno, raggiungere l'ambasciata israeliana e piazzare la bomba che avrebbe dovuto essere gia' li' molti giorni fa. Invece e' in un appartamento circondato da drogati e puttane.

A Teheran, nel palazzo, Ahmadinejad guarda il televisore sintonizzato sul canale thailandese. Di fianco, il segretario suda.

"Tra pochi minuti i nostri martiri colpiranno, maesta'" dice Ali' "con la precisione, la potenza e la determinazione di chi e' nel giusto"
"Inshallah" dice Ahmadinejad, orgoglioso.

"VABBE' FORSE MI RICORDO" dice Masoud, lanciandosi sul tavolo dove sono ammassati i componenti della bomba, inseguito dalle isteriche "FILO ROSSO VUALA', FILO GIALLO VUALA', NITRATO D'AMMONIO VUALA', INNESCO VUALA', BOMBA ASSEMB"

L'esplosione disintegra l'appartamento proiettando sul quartiere una pioggia di liquidi organici, soldi, droga e brandelli di prostitute. Masoud si rialza, ferito ma inspiegabilmente vivo. Le pareti non ci sono piu'. Il soffitto ha lasciato il posto a un cielo azzurro. Khazai ha lo sguardo inebetito, perde sangue dalle orecchie e dondola ripetendo "i'm Prada, you're nada". Saeid si alza dalla poltrona, sveglio. Guarda Masoud.

"Hai scorreggiato?" chiede, togliendosi una tetta di silicone sanguinolenta dalla faccia. Si esamina. Ha il corpo martoriato di schegge e di ferite aperte.
"E' ANDATO TUTTO AFFANCULO, IMBECILLE!" grida Masoud, barcollante "LA BOMBA E' ESPLOSA, ARRIVANO GLI SBIRRI, SCAPPIAMO!"
"COME ESPLOSA?!" sbotta Saeid "E gli ebrei? Il Corano dice che se non moriamo uccidendoli noi n" "Ma tu l'hai mai letto, il Corano?" fa Masoud, raccattando roba e ficcandola in borsa.
"No, ma ho visto il film"
"E' proibito rappresentare Maometto o Allah, cazzo di film hai visto?"
"Dai, quello che ci siamo noi vestiti di nero guidati dall'occhio di fuoco che andiamo a spaccare il culo all'occidente perche' ha le donne e noi no"
"Quello e' il Signore degli Anelli" si blocca Masoud "cioe' tu credi veramente di lavorare per Sauron l'oscuro signore?"

Saied impiega un po' a realizzare che quello in cui crede sono baggianate e le cose sono ormai irrimediabilmente fottute. Guarda Masoud, poi afferra due bombe a mano e corre in strada perche' tanto, ormai, a 'sto punto andiamocene con stile.

A Teheran Ahmadinejad guarda l'ora, poi sposta gli occhi sul televisore. Di fianco, il segretario si sta consumando le unghie coi denti e trema moderatamente.

"Questione di secondi, maesta'" pigola "sa, queste cose non possono essere proprio precise precise, uno scarto di qualche secondo, poi il tempo che i giornalisti assemblino le notizie..."
"Hm hm" annuisce Ahmadinejad.

Saied raggiunge la via principale con addosso una tunica insanguinata che puzza di urina e le granate bene in vista. Vorrebbe raggiungere l'ambasciata, ma a piedi impiegherebbe mesi. L'idea piu' logica che il suo debilitato intelletto partorisce e' quella di chiamare un taxi agitando la granata. Il tassista e' uno un pelo razzista e non si ferma, anzi, accelera. Saied ci resta male e lancia la prima granata verso di lui, ma quella rimbalza ed esplode in centro strada senza conseguenze.

"Ah, bene, ora le granate rimbalzine" esclama, mentre la folla attorno fugge urlando "adesso ci starebbe un mojito".

In Iran Ahmadinejad riceve un plico di fogli con i prelevi del conto corrente. Li sfoglia con impassibilita'. Il segretario butta un'occhiata e riesce solo a leggere "Paradise stripclub - 12.590 dollari" e "Pork paradise kitchen - 6.799 dollari".

Ahmadinejad ruota la testa molto lentamente.

A Bangkok tutta la polizia dell'Asia sudorientale arriva nel quartiere a sirene spiegate, inchioda e intima a Saied di lasciare la granata. Il terrorista reagisce con un gesto talmente idiota da immobilizzare lo sbirrume; invece di giustiziarlo, restano a guardare la granata che colpisce la fiancata di un'auto, rimbalza, poi colpisce un albero e rimbalza ancora fino a rotolare tra le gambe di Saied, ove detona gloriosa.

A Teheran la televisione racconta i fatti mostrando in mondovisione le immagini di Saied ridotto a un moncherino sul marciapiede che ride, probabilmente perche' ha letto la tweetlist di quelli che si lamentano della loro giornata. Masoud verra' arrestato a Kuala Lumpur mentre si ubriaca in un bar, Khazaei lo blindano all'aeroporto mentre tenta di volare in Malesia.

Processati, riceveranno tutti e tre il carcere a vita.

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Fonte: Un Attentato Da Leoni (di Bagni Proeliator)
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