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La Fine Della Quarantena (di I Diavoli) Stampa
Racconti
Scritto da sberla54   
Venerdì 24 Aprile 2020 10:00
La Fine Della Quarantena
La Fine Della Quarantena (di I Diavoli)

https://www.idiavoli.com/it/article/la-fine-della-quarantena

I Diavoli

- E' finita la quarantena - queste parole gli rimbombarono nel cervello per qualche minuto. Forse di piu'. Come tutti aveva oramai difficolta' a orientarsi nello spazio e nel tempo. E' finita la quarantena. Vide la frase scritta a caratteri cubitali davanti a suoi occhi, in lettere vermiglie, luminose. Dapprima oscillavano, si spostavano, poi rimasero ferme, immobili di fronte a lui. Fece un lungo respiro.

Rimase sul divano-letto ancora per un lasso temporale indefinibile, quasi inebetito. Quindi, come un cucciolo di animale che entra nella vita, o un umano che torna dalla morte, comincio' a muovere i polpastrelli, lento. Le dita delle mani, e quelle dei piedi. Sollecitava le estremita' del suo corpo, per capire se ne disponeva ancora. La risposta fu positiva.

Aveva ancora un corpo, era vivo, ora che la quarantena era finita. Si alzo' dal divano-letto, si guardo' intorno, in quella stanza nella quale era rimasto prigioniero per un tempo infinito, o almeno che non riusciva a quantificare.

Osservo' sconcertato il tavolino davanti a se' con il telecomando, i piatti sporchi, i bicchieri, i cartoni della pizza, le lattine di birra e le bottiglie di whisky. Guardo' distratto la libreria, i tomi tirati fuori e rimessi dentro senza soluzione di continuita', leggendone a volte pagine, a volte capitoli, a volte nulla.

La televisione con lo schermo al plasma coperto di pulviscolo, che a una certa ora della sera cominciava a danzare sollecitato dagli ultimi raggi di sole che entravano dalla finestra. Quella televisione a cui si era aggrappato disperato, per convincersi che il tempo e lo spazio scorressero ancora secondo una sequenza lineare e progressiva, salvo accorgersi che tutto ritornava inevitabilmente ad attorcigliarsi su se stesso.

La pianta di ficus, comprata all'Ikea, sua unica compagnia cui aveva confessato cose che non aveva mai raccontato nemmeno a se stesso. Il tavolo da pranzo, una montagna di oggetti inutili, prossimi alla putrefazione, o alla fusione in qualcosa di nuovo e diverso, sulla cui cima svettava lercio il portatile: lo strumento primordiale grazie al quale era sopravvissuto per tutti quei giorni.
Il cucinotto all'angolo, che aveva orami smesso di pulire e sistemare da tempo immemore, confuso e torbido come i suoi pensieri, specchio della sua anima.

Rimase in piedi a guardarsi intorno con aria attonita, trattenne un singhiozzo. - E' finita la quarantena - ribadi' la voce nella sua testa. Poi finalmente proruppe in un lungo pianto liberatorio. Si accascio' sulle ginocchia tra gemiti e singulti, le mani nei capelli, la bava alla bocca.

Si rialzo', e con pochi movimenti controllati si diresse verso il bagno. Faticava a muoversi, i muscoli anchilosati, i fasci nervosi accavallati. Entro', chiuse gli occhi, si mise davanti allo specchio, inspiro' profondo e li riapri'. Quello che vide non lo spavento', non lo preoccupo' neppure. Era pronto.

Riflesso dallo specchio, abominevole nelle sue moltiplicazioni infinite di spazio e tempo, apparve un volto bianchiccio e scavato, deturpato, ricoperto ovunque di peluria. Il suo, senza ombra di dubbio. Gli occhi iniettati di rosso, i denti gialli. Eppure era vivo. - Eppure sei vivo - gli disse quella faccia segnata.

Dopo essersi scrutato a lungo, con estrema calma si sposto' al cucinotto, apri' un cassetto e prese un paio di forbici. Di nuovo in bagno, di nuovo davanti allo specchio, comincio' a tagliare barba e capelli, cercando di riottenere un aspetto dignitoso. Si lavo' a lungo il viso insaponandolo a piu' riprese, quindi passo' ai denti, strofinando lo spazzolino fino a lasciarsi sanguinare le gengive. Si spruzzo' sul collo qualcosa contenuto in una boccetta che languiva sul mobiletto da una quaresima. Si rimiro' per l'ultima volta e infine considero' che faceva ancora schifo, proprio come prima. - Eppure sei vivo - gli ricordo' quella faccia segnata.

Torno' nell'altra stanza, scavalco' i cartoni delle consegne degli acquisti effettuati on-line, evito' i resti di un bicchiere rotto e una pozzanghera appiccicosa dai colori quasi luminescenti. Si diresse all'armadio. E li', ebbe il primo attacco di panico. Un nodo gli si strinse in gola, una sensazione di vuoto improvviso lo paralizzo'.

Si diede un buffetto per scuotersi e si disse che doveva vestirsi, togliersi di dosso quella tuta acetata sudicia e ormai incrostata alla sua pelle. Doveva indossare qualcosa di decente, infilarsi un paio di scarpe anche se, dopo tutto quel tempo, gli avrebbero tormentato i piedi. Pero' non ci riusci'.

Si appoggio' all'armadio e rimase fermo per qualche istante. La stanza tutt'intorno a lui girava in maniera vorticosa. Decise di tornare al divano-letto e sedersi sul bordo, cercando di inspirare ed espirare con regolarita'. Abbasso' la testa sul mento. Pianse. Rimase cosi' a lungo.

- E' finita la quarantena - le parole gli rimbombarono nel cervello. e' finita la quarantena, vide la frase scritta a caratteri cubitali davanti a suoi occhi, erano lettere vermiglie e luminose.

Sollevo' il capo, riacquisto' il ritmo regolare del respiro, provo' a pensare a qualcosa di bello: un cielo terso, un prato verde e profumato, un refolo di vento tiepido.

Ando' alla finestra, si sporse e vide cumuli di spazzatura ammassati nelle strade, un fiume putrido in cui galleggiavano oggetti di ogni tipo. Vide un continuo e incessante movimento di corpi scandito da ritmi incalzanti. Vide esseri umani che correvano dappertutto, in maniera forsennata e senza un apparente scopo. - Uomini e donne a obsolescenza programmata, come la merce ospitata dagli enormi centri commerciali nelle periferie della citta' - gli disse la voce nella sua testa. Distolse lo sguardo da quell'affaccio e lo rivolse di nuovo all'interno del suo appartamento.

Con molta calma, misurando i passi, la flessione dei muscoli, il fluire del sangue nelle vene, si diresse all'armadio. Apri' le ante bianche di quel mobile dozzinale e, con disarmante fatica, si spoglio' della sua tuta acetata e indosso' degli abiti puliti. Si passo' una mano tra i capelli, per ravvivarli.

Attraverso' di nuovo la stanza. I suoi scompensi interiori avevano assunto una rappresentazione plastica e concreta di cio' che aveva intorno a se'. Lo schifo: ovunque. L'abbrutimento dell'anima e del corpo. La perdita di ogni minima consapevolezza della dignita' umana, sempre che gli umani l'avessero mai avuta una dignita', considero'.

Da sotto il cumulo di oggetti ammucchiati sul tavolo principale e divenuti obsolescenti, estrasse il telefonino. Aveva ancora il 12% di batteria, lo infilo' in tasca. Indosso' un paio di scarpe, si sforzo' di reprimere i capricci dei piedi ormai recalcitranti ad abbandonare le ciabatte, e si avvio' verso l'ingresso Arrivato davanti alla porta, comincio' a inspirare ed espirare, profondo. Un brivido istantaneo gli percorse la colonna vertebrale. Forse non era pronto, - ma di sicuro sei vivo - lo rimprovero' la voce.

Era finita la quarantena. Era finita, poteva finalmente uscire.

Poggio' la mano sulla maniglia ma interruppe il gesto quando senti' una vibrazione provenire dalla tasca. Estrasse il telefonino, guardo' lo schermo unto e si accorse della notifica di un quotidiano nazionale. A Wuhan, una provincia della Cina centrale, si era diffuso un terribile virus, e c'era il rischio che si diffondesse una pandemia nell'intero Paese. Era il 20 Gennaio 2020. Fanculo i cinesi, penso'. Apri' la porta e usci' di casa.

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Fonte: La Fine Della Quarantena (di I Diavoli)
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