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Jeff Knutson - Viaggio (Tratto Da Skaters) Stampa
Libri
Scritto da Ppilvia   
Sabato 31 Dicembre 2011 05:00
Jeff Knutson - Viaggio (Tratto Da Skaters)
Viaggio (di Jeff Knutson)

Tratto dal libro "Skaters" (Isbn Edizioni)

Jeff Knutson non ricorda piu' quando ha iniziato a scrivere a e skateare. Attualmente sta facendo un master in pedagogia al Lewis and Clark College, un giorno fara' l'insegnante di inglese alle superiori. Venticinque anni, in convalescenza per infortuni legati allo skate, per lui crescere e' veramente dura. I suoi cibi preferiti sono, nell'ordine, la salsa da barbecue e la root beer. "Viaggio" e' stato originariamente pubblicato sulla rivista Thrasher.

Un pullman Greyhound
parte dalla mia citta' quattro volte al giorno, diretto verso Ovunque, USA. Io dovevo andare a San Francisco: ventisei ore, due fermate notturne (Salt Lake City e Sacramento) e un cambio di pullman a Laramie, nel primo tratto.
Alle mie spalle avevo gia' alcuni viaggi in pullman, piu' che altro gite scolastiche o cose simili, ma questa sarebbe stata la mia prima volta sul Greyhound, il mezzo piu' economico d'America, subito dopo l'autostop.

"Cerca di vestirti di merda quanto basta
cosi' nessuno ti si siede vicino." Questa dritta me l'ha data il mio amico Charles. Famoso per i suoi numerosi giri in pullman, aveva poi continuato a parlare, con aria superba e un'alzata di spalle: "Quando il pullman fa una sosta non allontanarti troppo, senno' ti lasciano li' in mezzo al buco del culo del nulla. Ah gia', quando dormi abbraccia lo zaino cosi' nessuno te lo ruba."

Ma sara' poi davvero
cosi' brutta? C'e' un sacco di gente che prende il Greyhound. Era l'11 ottobre 2001, un mese esatto dopo e ancora non ero riuscito a trovare un biglietto aereo abbordabile. E tra l'altro non ero ancora del tutto pronto a salire su un aereo, a meno che il prezzo non fosse giusto. La Amtrak, in risposta al crollo delle vendite dei biglietti aerei, doveva aver tirato su le tariffe a manetta. Ottobre non e' stagione per farsi il Wyoming o il Nevada in autostop, e per lo Utah invece non e' mai stagione. Nonostante un recente boom nei dirottamenti d'autobus, i centoventi dollari di andata e ritorno per SF con il Greyhound mi parevano un furto.

"Fanculo"
dissi. "Me ne vado in California. Me ne vado a skateare al sole sotto le palme. Fanculo 'sta citta'. Fanculo il lavoro. Fanculo ai dirottatori d'autobus, sono dei fuori di testa. Fanculo, domani me ne vado." Mi sono preso un deca di buona marijuana da un tizio che conosceva il mio coinquilino e mi sono rollato una canna perfetta per una notte in Nevada. Non sono mai stato in grado di dormire dentro a oggetti semoventi. Pensavo di riuscire a svignarmela per fumarmela all'ultima sosta, prima che mi venisse sonno.

Gli ultimi aggiornamenti
della CNN mi bombardavano il salotto: "...un nuovo probabile dirottamento d'autobus...Un uomo si e' avvicinato al conducente con un coltello...si e' ribaltato fuori strada nella campagna del Mississippi". Le quote davano l'aereo ancora perdente, almeno all'epoca. e' che la' fuori di pullman ce n'erano un casino. Mi sono buttato lo zainone in spalla, ho messo gli occhiali da sole, ho preso lo skateboard, il disc-man e il CD e sono andato a piedi alla stazione dei pullman. Ho messo la canna nel taschino della maglietta. Li' non si sarebbe rotta, e se gli sbirri volevano perquisirmi potevo buttarla sotto il sedile e dire che non era mia. Avrebbe funzionato? Chissa'.

Avevo un cambio
a Laramie, Wyoming, stando a quello che c'era scritto sul retro del mio biglietto. Ero li' in piedi alla stazione, a leggerlo, percorrendo tutto il viaggio nella mia testa. Avrei avuto solo cinque mnuti, giusto il tempo di salire sull'altro pullman. Meno aspetto meglio e', pensai.

"Vi dovete muovere!"
Gridava il conducente mentre entravamo nella stazione di Laramie. Raccolte tutte le mie cose, cercavo di mantenere l'equilibrio in piedi nel corridoio. Dovevo correre attraverso il parcheggio fino al pullman I-80 con destinazione SF. Motore acceso, porte aperte, aspettava me. Il nuovo conducente mi aiuto' a buttare il mio saccone nella pancia del bus, che era in folle e tossiva fumo di diesel, e nel frattempo ruggiva per la voglia d'autostrada.

Tutti quanti si misero a fissarmi
mentre riprendevo fiato in corridoio. Ogni coppia di sedili era occupata. Immigrati messicani, ragazze madri, uomini malandati con le mani sporche, tipi da rifugio per senzatetto, tutti stravaccati su due sedili, che facevano finta di sognare a occhi aperti. Nessuno dava segno di aver notato che avevo bisogno di un posto. Le prime tre file restavano vuote, per decisione della societa'. Feci quasi per sedermi di fianco a un cristone enorme, ma il mio fiuto avvertiva ben poche possibilita' di dormire. Dopo essermi seduto dietro di lui, di fianco a un ragazzo messicano, notai una ferita sanguinante sulla fronte dell'omone, dal lato finestrino. Ventisei ore?

Il pullman non andava da nessuna parte
e io mi chiedevo perche' diavolo avessero tutta quella stracazzo di fretta. Mi misi le cuffie e gli occhiali da sole, appoggiai la schiena e chiusi gli occhi. Le porte del pullman si aprirono e si chiusero alcune volte. Riuscivo a sentire il conducente che parlava. Mi passo' di fianco in corridoio, contando i passeggeri. Mi allungai sul poggiapiedi. Fermi, il pullman non si muoveva. Mi sali' il calore al volto nell'aria fresca e viziata del pullman. La canna nel taschino emanava un odore fortissimo. Aprii gli occhi.

Cinque volanti
circondavano il pullman. La canna divento' ammorbante. Prima che potessi rendermene conto c'erano due agenti nel corridoio, e venivano verso di me. Un terzo aspettava vicino alla porta, fucile spianato. Spensi il CD ma lasciai le cuffie in testa. Chiusi di nuovo gli occhi, dietro gli occhiali da sole, e feci finta di dormire. Senti' il primo che proseguiva oltre il mio sedile. Il secondo, giuro, lo sentii che si fermava a dare due annusate. Mentre passava verso il fondo la piega dei suoi calzoni inamidati mi sfrego' il braccio.

Due paia di mani da sbirro
afferrarono ciascuna un braccio portando via un minorenne dalla pelle olivastra, non molto piu' giovane di me, che stava nell'ultimo sedile. La testa rasata faceva risaltare le sue orecchie e lui sorrideva imbarazzato mentre gli sbirri lo spingevano di traverso lungo il corridoio. Forse era salito a sbafo. Pero' gli agenti... perche' cosi' tanti? Forse era in liberta' vigilata, un piantagrane locale che se la svignava. Lo portarono dentro la stazione. Mormorii si levarono per tutto il pullman. I giovani messicani facevano domande ai vecchi messicani, in spagnolo. Le mamme spettegolavano. Il pullman rimase il folle altri dieci minuti.

E riecco il sospetto,
sembrava un cane bastonato. Sali' di nuovo e si avvio' lungo il corridoio verso il suo ultimo sedile. Prima ancora che si sedesse, il bus scatto' in avanti ed eravamo gia' per strada. Fuori dal finestrino gli agenti se ne andavano disinvolti e soddisfatti verso le volanti, ridendo e stringendosi la mano come dopo un lavoro ben fatto. Il grassone sanguinante reclino' il sedile.

A un certo punto, nel deserto
che circonda Salt Lake, forse in Nevada, girammo in una stazione di servizio per una breve sosta. Quindici minuti, tutto qui. Molti restarono seduti, addormentati nel buio, mentre i barboni e il conducente scesero a comprare le sigarette. Le mia gambe avevano bisogno di sgranchirsi. Mi trascinai a fatica verso la stazione di servizio e mi sedetti all'estremita' di un tavolo da picnic di plastica di fianco all'edificio. Il ragazzino dalla pelle olivastra dell'ultimo sedile mi segui' e si sedette pure lui.

"Ehi, ce l'avresti una sigaretta da offrirmi?"
mi chiese con accento strano. "Mi spiace amico, non fumo" risposi. Sorrise, alzo' le spalle e se ne resto' seduto, a gambe distese, a fissare il buio pesto delle piane saline. Rovistai nel taschino della maglietta e gli passai la canna. Annui' e ci facemmo un paio di tiri a testa.
"Sai che credevano che fossi un terrorista, alla fermata?" ridacchio'. "Corrispondo a una descrizione, hanno detto." Mi passo' la canna. "Sul serio?" non sapevo proprio che dire. Era senza capelli, ben rasato, portava scarpe da skate, jeans, nel complesso pareva piu' americano di me.
"Da dove vieni?" gli chiesi.
Nel suo miglior inglese rispose: "Be' sono nato in Brasile e vivevo a New York prima che succedesse tutto 'sto casino. Adesso vado in California con amici. Devo andarmene, ho avuto molta paura. Mi chiamo Marcos."
Mi porse la mano.

Il conducente butto'
il mozzicone di sigaretta verso un posacenere e lo manco'. Raduno' i vagabondi facendoli salire a bordo. Marcos e io ci alzammo. Sapevo gia' che mi sarei addormentato in fretta, meta' della canna era andata. La appoggiai sul tavolino offrendola a Marcos. Sorrise: "No, grazie amico, e' meglio se la tieni tu, io non so neanche che cosa mi succedera' alla prossima fermata".
Jeff Knutson

.NOTA.
Il racconto e' tratto dalla versione americana di Skaters, romanzo del 2005 di Jocko Weyland ed altri, edito, in Italia, dalla Isbn Edizioni.
Questa traduzione e pubblicazione e' stata curata da Claudio Carello.

.PER L'ACQUISTO.
Il libro e' facilmente acquistabile online su un sacco di negozi, tra cui Amazon, IBS, Libreria Universitaria ed ovviamente Isbn edizioni.
Prezzo: 11 euro circa

.LINKS.
Anobii Skaters (Justin Hocking, C. Carena, J. J. Mahar, J. Knutson): http://www.anobii.com/books/Skaters/9788876380280/013ab1f4e9bf9300fb/

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