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Noe Ito, Anarchica E Femminista Giapponese (di Carmilla On Line) Stampa
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Scritto da sberla54   
Venerdì 14 Dicembre 2018 10:00
Francisco Soriano - Noe Ito. Vita e morte di un'anarchica giapponese
Noe Ito, Anarchica E Femminista Giapponese (di Carmilla On Line)

https://www.carmillaonline.com/2018/12/05/noe-ito-anarchica-e-femminista-giapponese/

Carmilla On Line - Letteratura, immaginario e cultura di opposizione

Titolo: Noe Ito. Vita e morte di un'anarchica giapponese

Autore:

Nel Settembre del 1923 il "Male Oscuro" si abbatte sulla regione del Kanto in Giappone: un violento terremoto devasta i territori di Tokyo e Yokohama ponendo termine ad oltre centomila vite umane. Sullo sfondo di tale catastrofe naturale, sfruttando il generale disorientamento, uno squadrone della polizia militare non ha di meglio da fare che arrestare e uccidere la scrittrice anarco-femminista Noe Ito, l'anarchico Sakae Osugi ed il piccolo nipotino che era con loro.

Il libro di Francisco Soriano, oltre a fornire elementi di storia, cultura, religione e politica del Giappone, narrando la vicenda di Noe Ito e il dibattito prodotto dalla rivista "Seito", contribuisce a ricostruire la nascita e l'evoluzione dei movimenti anarchici e femministi nipponici nella prima meta' del Novecento.

Scrive Rossella Renzi nella Prefazione che quando in un Pese monta l'ossessione per la sicurezza, cosi' come accadde nel Giappone di inizio Novecento che fa da sfondo alle vicende narrate nel libro di Soriano, "tutto cio' che diverge dai Codici [...], dal Diritto costituito e dalla Legge consuetudinaria deve essere espulso o distrutto. A livello piu' generale, il desiderio psicologico delle autorita' di avere tutto sotto controllo e di aspirare a una sicurezza assoluta puo' portare a conseguenze terribili, come ci ha tristemente dimostrato il XX Secolo, sfociando nei fenomeni del totalitarismo. Il terremoto aveva generato negli abitanti dell'isola un senso di precarieta', insieme al bisogno di trovare una "causa", una radice che avesse generato quella calamita' che si era abbattuta sulla loro terra. Proprio in quegli anni, in pieno sviluppo economico, quando stava nascendo un proletariato consapevole della propria identita' e stava prendendo forma una "coscienza collettiva popolare", ci si iniziava ad interrogare sulla correttezza e sul rispetto dei principali diritti civili: si percepiva allora un fermento di rinnovamento e di desiderio libertario che infastidiva non poco le autorita' giapponesi. La gestione della sicurezza interna diviene una preoccupazione ossessiva, cosi' l'autorita' giapponese - attraverso corpi di polizia e squadre di controllo - mette in atto azioni di persecuzione nei confronti di quegli attivisti che agivano per affermare e proteggere il bene dell'individuo, per ottenere leggi piu' giuste e umane, in particolare in favore dei lavoratori e delle donne. In questa campagna di odio, scaturita in particolare nei confronti di anarchici e coreani, vengono perseguitati i movimenti libertari composti da operai, studenti, medici e professori, intellettuali e monaci buddisti, le cui attivita' erano pacifiche" (p. 14).

Nel caos seguente al disastro naturale che nel Settembre 1923 aveva sconvolto la regione del Kanto, con il pretesto che trame bolsceviche e rivoluzionarie avrebbero potuto usurpare il potere, il governo giapponese ritenne necessario scatenare la persecuzione e la soppressione degli oppositori politici. Con la scusa di evitare atti di sciacallaggio vennero conferiti maggiori poteri ai militari che, in una escalation paranoica, giunsero persino a bloccare gli aiuti di prima necessita' inviati dalla Russia nel timore che tra viveri e medicine si potessero celare sobillazioni sovversive.

"Fu il tempo di una sistematica e programmata caccia alle streghe: comincio' una capillare ricerca di presunti responsabili di azioni di sabotaggio. Moltissimi cittadini indifesi rimasero uccisi nei linciaggi della folla inferocita e aizzata dalla propagazione di false notizie diramate anche dalle autorita' nipponiche. Fu un gesto ragionato e criminoso, messo in opera da coloro i quali intendevano sconfiggere il potere di un male oscuro, alimentato da un demone occulto nella coscienza collettiva popolare. In Giappone, gia' tre anni prima del sisma del Kanto, si verificarono i primi casi di insofferenza. Si diede inizio a una persecuzione sorprendente di intellettuali e di dirigenti dei movimenti antagonisti al regime" (pp. 23-24).

L'ossessione securitaria era dilagata al pari delle notizie incontrollate e abilmente diffuse dal regime che volevano gruppi di socialisti, nei pressi degli incendi divampati a causa del terremoto, intenti ad agitare le loro bandiere rosse inneggiando alle fiamme divoratrici della societa' capitalistica, si diceva di anarchici e socialisti intenti ad appropriarsi dei beni dei cittadini, appiccare fuochi e avvelenare i pozzi. Anche gli stranieri, soprattutto coreani, vennero additati di condotte criminali durante le fasi convulse successive alla catastrofe. Furono organizzate milizie di cittadini per dare la caccia e uccidere i coreani; nella sola Yokohama almeno trenta furono giustiziati sommariamente (bruciati vivi), mentre a Saitama vennero presi d'assalto i camion sui quali venivano trasportati i coreani fermati e molti di costoro finirono per essere torturati, uccisi e fatti a pezzi.

Negli anni dell'Era Taisho (1912-1926), che portano il Giappone a diventare una potenza industriale, un nascente proletariato cosciente della propria identita' e forza oppositiva, insieme a una parte della borghesia piu' illuminata, mette in discussione alcuni dei valori fondanti il sistema imperiale. Con l'avvento di Hirohito e il radicamento di forme estremiste di sciovinismo, il paese che intendeva presentarsi come moderno e progressista viro' presto su posizioni liberticide che portarono alla promulgazione di leggi emergenziali esplicitamente rivolte a contrastare l'azione antagonista di anarchici, socialisti e comunisti.

"Dalla sordida retorica del regime, gli anarchici erano stati etichettati come sabotatori di idee positive colpevoli di minare l'ottimismo nazionalista, di essere irriguardosi verso la fede e l'obbedienza all'imperatore, di cospirare contro le istituzioni a favore di forze straniere. La repressione fu senza esclusione di colpi proprio nel momento in cui, il terremoto aveva devastato e reso fragili, le coscienze degli uomini. Una logica perversa messa in atto per annientare i propri figli illegittimi come agnelli sacrificali" (p. 26).
Partiti radicali messi fuori legge, stampa sottoposta a censura e a veline di regime, sospensione dagli incarichi e condanne a chiunque si mostrasse non in linea con le autorita', epurazioni e sparizioni di personaggi scomodi, riunioni pubbliche sottoposte a controllo poliziesco, questo era il clima che si respirava nel Giappone dei primi decenni del Novecento. "In venti anni, fino al 1945, piu' di 75.000 persone furono attenzionate, imprigionate e torturate. Le vittime vennero sottoposte a regimi detentivi inumani e trattate con inusitata efferatezza: pochi riuscirono a sopravvivere alle malversazioni fisiche e psicologiche. Le formazioni politiche piu' reazionarie, con la collaborazione delle forze dell'ordine e dei militari, riuscirono a costruire un clima culturale di aggressione incondizionata al fine di tutelare la sicurezza" (p. 26).

La figura di Noe Ito, nata nel 1895 da una famiglia poverissima sull'isola di Fukuoka, scrive Soriano, deve essere inquadrata in un momento storico caratterizzato da un serrato scontro generazionale e di classe, in cui si fronteggiavano aspramente movimenti antagonisti e istituzioni, istanze internazionalistiche pacifiste e nazionalismi. "In tale contesto la societa' patriarcale tento' una strenua resistenza come risposta alla moltiplicazione di idee e gruppi di oppositori politici. La prospettiva di superamento del feudalesimo non fu certo indolore e le contraddizioni sociali non fecero altro che estremizzarsi all'ombra di una centralizzazione nel potere nipponico parallelamente a una deriva decisionale e sovranista senza precedenti" (p. 80-81).

L'approccio politico di Noe Ito e del compagno Sakae Osugi "era completamente diverso da quello di socialisti e comunisti: si innestava sui principi anarchici universali che superavano culture, Stati e frontiere. A differenza di molti esponenti del socialismo nipponico ma anche di tanti libertari, non subirono mai la folgorazione del culturalismo nazionale, riferimento imprescindibile per le istituzioni e per una larga maggioranza della popolazione educata allo sciovinismo, al consenso e alla sete di conquista" (p. 84).
Nel 1911 Noe Ito etra a far parte del gruppo della rivista "Seito", pubblicazione caratterizzata da una "vocazione polemica che poneva l'accento su problematiche che riguardavano il mondo femminile, nel suo ruolo sociale e nella sua funzione politica. Il matrimonio combinato, l'aborto, la prostituzione, la contraccezione furono i primi temi affrontati dalla rivista nel tentativo di sensibilizzare l'opinione pubblica non solo femminile alla rivendicazione dell'uguaglianza di genere" (p. 85). La rivista verra' chiusa nel 1916 dalla censura dopo numerose vessazioni poliziesche.

"Noe Ito fu una donna intelligente e brillante; nonostante fosse di umili origini seppe imporsi, in un contesto sociale fortemente discriminante, con lo studio appassionato e uno spirito di abnegazione incredibile. Con coraggio e ostinazione, prima collaboro' con i suoi articoli al successo della rivista Seito, in seguito ne divenne la caporedattrice. Al suo arrivo, la testata giornalistica subi' una vera e propria mutazione genetica: si caratterizzo' nella rivendicazione dei diritti di uguaglianza di genere conferendo ai suoi scritti una chiara impronta anarco-femminista. Le autorita' seguirono con estrema attenzione la svolta che Noe Ito aveva impresso al mensile: mise in discussione, radicalmente, i valori di una cultura maschilista e oscurantista [...] Con una critica sociale serrata e con la rivendicazione forte della liberta' d'opinione, Noe Ito testimonio' il suo impegno politico portando a compimento la traduzione del libro The Tragedy of Woman's Emancipation, di Emma Goldman. Dalla libertaria occidentale trasse l'afflato femminista piu' autentico e interpreto' con estrema coerenza il principio dell'azione diretta per il raggiungimento di obiettivi reali. Fu compagna e attivista di Sakae Osugi che collaboro' alla traduzione degli scritti della pensatrice russo-lituana. Fu grazie a questa iniziale collaborazione che fra i due nacque una vorticosa relazione amorosa. Il loro rapporto basato sul rispetto assoluto della liberta' individuale e sessuale sorprese i benpensanti e scateno' scandali e dicerie. [...] Noe Ito ha rappresentato per il suo Paese l'anima ribelle di una nuova generazione di donne. La sua lotta e' la testimonianza che l'afflato libertario ha pervaso anche comunita' di popoli geograficamente e culturalmente distanti ma non marginali alle realta' europee e occidentali. L'elaborazione teorica, l'azione diretta, la fondazione di movimenti sindacali, l'infaticabile lavoro di traduzione di classici dell'anarchismo internazionale, dimostrano quanto sia fuorviante la convinzione che a oriente del mondo, i modelli libertari siano irrealizzabili o incomprensibili" (pp. 30-31).

Tra i responsabili della feroce eliminazione di Noe Ito, Sakae Osugi e del nipotino, figura il capitano Amakasu Masahiko, tristemente noto per il suo sadismo nei confronti dei prigionieri. Dopo aver ammesso di aver organizzato e preso parte alla spedizione punitiva, strangolando personalmente i tre dopo averli bastonati, Masahiko dichiaro' di "aver agito per l'amor di patria e nel timore che gli anarchici potessero provocare disordini nella difficile ora del terremoto". Insomma il fine supremo del mantenimento dell'ordine giustifico' la formazione di squadroni della morte al fine di bonificare cittadini inermi e ideologicamente antagonisti al potere. Nelle due settimane successive al sisma furono arrestati e assassinati in una caserma di Tokyo almeno altri quattordici operai attivisti del movimento sindacale, probabilmente con modalita' non tanto diverse da quelle con cui era stata eliminata la famiglia Osugi.

Nel primo anniversario del terremoto, l'anarchico Kyutaro Wada penso' di vendicare l'uccisione dei compagni con un attentato nei confronti del generale Fukuda Masataro, comandante militare all'epoca dei fatti. L'attentato falli' e Wada, condannato per tentato omicidio a vent'anni di carcere nel terribile terribile penitenziario di Akita, dopo quattro anni di detenzione venne ritrovato impiccato. Il capitano Masahiko, torturatore e pluriomicida, venne invece condannato a dieci anni di carcere poi commutati in due per amnistia.

***

La storia di Noe Ito e Osugi Sakae e' stata narrata nel film Eros + Massacre (1969) di Kiju Yoshida, regista formatosi nell'ambito del cinema d'avanguardia nipponico degli anni Sessanta.

"Il film e' una sequenza di immagini che sembrano astratte e si sovrappongono vorticosamente in azioni, gestualita' e dialoghi che giocano ruoli di realta' e finzioni su piani diversi e sospesi. Le voci degli attori fuori campo diventano suoni suggestivi e spesso i protagonisti sembrano recitare con i loro sguardi fissando il vuoto: i due studenti che si mettono sulle tracce di Ito e Osugi, si muovono in un gioco di realta' e finzione, nel tentativo di rappresentare l'ellissi umana e politica dei due libertari. Eiko e Wada sono ricercatori e indagano sulla vita politica di questi personaggi intersecando le esistenze dei protagonisti in un gioco complesso e affascinante. Yoshida esalta alcune problematiche che la coppia Osugi-Ito cercava di affrontare sublimando la loro idea libertaria e antistatalista. Il crimine di Stato perpetrato in quell'occasione rimane un fatto storico di analisi e riflessione. e' la consapevolezza forse, come ammette lo stesso Yoshida nel 1970 in una intervista alla rivista Cahiers du Cinema, che "alcuni dei problemi posti da osugi sono quelli che ancora sopravvivono nel sociale del Giappone contemporaneo e sono utili per capire come cambiare le cose e in che modo farlo"" (pp. 96-97, n. 40).
Gioacchino Toni

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Fonte: Noe Ito, Anarchica E Femminista Giapponese (di Carmilla On Line)
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