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La Bellezza Di Dogman (di Rivista Studio) Stampa
Film
Scritto da Joel   
Giovedì 31 Maggio 2018 10:00
Matteo Garrone - Dogmnan
La Bellezza Di Dogman (di Rivista Studio)

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Rivista Studio

Elogio dell'ultimo film di Matteo Garrone, probabilmente il migliore della sua carriera.

Dogman di Matteo Garrone e' il film piu' bello dell'ultimo Festival di Cannes, il film piu' bello che potrete vedere al cinema in queste settimane, il film piu' bello da qui a molto del tempo che verra'. Da Cannes se ne e' tornato con un premio al suo magnifico protagonista Marcello Fonte, nelle sale e' appena uscito e sta andando cosi' cosi', sul futuro c'e' solo da sperare che resti, io credo restera'. Per la Palma d'oro a Cannes, che Garrone insegue da anni (la grande occasione mancata e' stata con Gomorra dieci anni fa esatti), semplicemente non era l'anno giusto. Dogman racconta una storia che e' si' universale, ma e' anche troppo scura per convincere una giuria all'unanimita'.
Ha vinto, meritatamente, Shoplifters di Hirokazu Kore'eda, ritratto di una non-famiglia attraversato dalla solita poesia del suo grande autore. Garrone dispensa poesia a manate, ma d'altro tipo, forse d'altro tempo. La partenza lenta al botteghino ha forse un'altra ragione: molti temono sia un film troppo violento. Me l'ha detto piu' di una persona: "Non ci voglio andare, ho paura delle torture".

Le torture sono alla base del fatto di cronaca a cui Dogman si ispira, per poi prendere un'altra strada. E cioe' il caso del canaro della Magliana (anno 1988), il toelettatore all'apparenza tranquillo che rispose con violenza alla violenza che c'era attorno a se'. Fini' per torturare, appunto, e mutilare l'ex pugile che lo vessava (spaccio e affarucci sporchi di quartiere) con una brutalita' che nessuno gli avrebbe mai attribuito. Le torture non sono pero' alla base del film di Garrone: Dogman e' una storia di violenza dove la violenza quasi non si vede. Ci sono voluti dodici anni per arrivare al risultato di oggi, avvicinamenti progressivi e fughe verso qualcos'altro, qualcosa di meno cattivo: lo ha detto lui stesso. Allontanarsi da quella cattiveria e' stato un bene, perche' alla fine ne e' uscito un film pieno di tenerezza.

Garrone e', prima di tutto, un grande umanista. Ormai e' un fatto. Le sue fiabe nere (chiedo perdono: l'espressione dovrebbe essere perseguibile per legge) non affondano mai nella realta' del fatto di cronaca, ma abbracciano le persone che raccontano. Si veda, come esempio per tutti, L'imbalsamatore (2002), di cui Dogman sembra riprendere almeno in superficie atmosfere e situazioni. Il racconto del canaro e' l'esito piu' compiuto di questa ricerca sull'uomo. Il suo e' un cammino di parabole: la coabitazione forse impossibile dei deboli e dei forti, il potere come metro del nostro stare al mondo, "il desiderio di essere come tutti". I nessi che legano i personaggi del film sono alla base della relazione tra gli uomini: il padre e la figlia, l'amico e il nemico, l'uno e i tanti.

Il cinema di Garrone diventa, a modo suo, un atto politico senza mai declamare, pontificare, comiziare. La politica intesa come attualita' e' lontanissima dalla sua idea di mondo, che vive dentro un tempo e un luogo che potrebbe essere il sempre e l'ovunque. Non stupisce che l'opera precedente fosse Il racconto dei racconti, e che la prossima sara' l'eternamente rimandato Pinocchio: le fiabe italiane di una volta per dire quello che siamo ancora oggi. Il problema e' che viviamo un'epoca in cui si cerca la politica in ogni angolo. Le Monde ha scritto che Dogman mostra la deriva leghista e cinquestelle dell'Italia di oggi, i nuovi populismi, il fascismo sottopelle che sempre e' esistito e sempre esistera'. Mi sembra una lettura parecchio strumentale, piuttosto stupida.

Dopo l'umanista, viene il Garrone pittore, il grande artista delle immagini che ogni volta riesce a superare il suo stesso canone. Garrone ha inventato Gomorra: un film seminale, direbbero i critici seri. Gomorra ha inventato gran parte della nostra produzione cinematografica e televisiva successiva. L'estetica di Dogman torna a quella di Gomorra e la sorpassa. Non c'e' regista, nel nostro cinema, capace di riprendere e aggiornare la sua poetica con altrettanta consapevolezza e intelligenza. Dopo il Garrone umanista e il Garrone pittore, ecco la sintesi finalmente compiuta: Garrone e' un maestro.

Dogman e' un film difficile, si diceva. Capita in un tempo che non e' il suo, il tempo della paura di ogni cosa e di ogni tipo, il tempo del messaggio ad ogni costo. Il tempo che, probabilmente, non e' piu' del cinema come forma d'arte che riesce a raccontare le cose senza spiegarle, a insegnare senza bisogno di didascalie. Dogman e' un film fuori dal nostro tempo, forse proprio per questo nel tempo ci restera'.
Mattia Carzaniga

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Fonte: La Bellezza Di Dogman (di Rivista Studio)
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Wikipedia Dogman: https://it.wikipedia.org/wiki/Dogman_(film)
IMDB Dogman: https://www.imdb.com/title/tt6768578/
Wikipedia Matteo Garrone: https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Garrone
IMDB Matteo Garrone: https://www.imdb.com/name/nm0308520/

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