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Hemingway, Tutti Gli Scrittori Sono Soli (di Esquire) Stampa
Film
Scritto da Joel   
Lunedì 03 Maggio 2021 10:00
Ken Burns - [2021] Hemingway
Hemingway, Tutti Gli Scrittori Sono Soli (di Esquire)

https://www.esquire.com/it/cultura/film/a36274013/hemingway-documentario/

Esquire

Il documentario di Ken Burns scava nell'uomo e nel mito del più famoso scrittore del secolo.

C'e' un prima e un dopo Hemingway. A lungo collaboratore di Esquire, autore di racconti e romanzi che rimarranno nel canone per l'eternita', da Addio alle armi a Le nevi del Kilimangiaro, Ernest Miller Hemingway ha cambiato per sempre la letteratura, il giornalismo e il modo in cui percepiamo gli scrittori. Ha creato una linea di cesura da cui non si puo' scappare.

Hemingway, il documentario della PBS diretto da Ken Burns e Lynn Novick, scritto da Geoffry C. Ward, diviso in tre puntate, segue cronologicamente la vita, le guerre, le mogli, i cocktails, le opere, i figli, i gatti, i rivali, i libri, le città, le delusioni. Attraverso sei ore d'immagini, interviste e opinioni di esperti, accademici e illustri estimatori (tra cui Mario Vargas Llosa e il senatore John McCain) vediamo l'impatto che Hemingway ha avuto sui contemporanei, sulla lingua, sulla narrativa. Difficile pensare a qualcuno che non sia stato influenzato da lui.

Papa e ci chiediamo: com'e' possibile che un uomo solo abbia vissuto cosi' tante vite? Dal salotto parigino di Gertrude Stein ai colpi di mortaio nella foresta di Hurtgen, dai daiquiri nei bar di Cuba alle corride Spagnole, dalle trincee di Fossalta alle risse di Key West, dai safari africani agli elettroshock in Minnesota... Sembra impossibile che una sola persona abbia fatto suoi cosi' tanti pezzi di storia e di mondo.

Attraverso romanzi e racconti conosciamo l'autore, un po' modernista, un po' midcult, alternativamente adorato e odiato dai critici, che arrivera' a vincere il Nobel. Bastano a volte poche righe, lette da Jeff Daniels, per emozionarsi e per capire quanto narrativa ed esperienza personale siano state, nell'esistenza di Hemingway, quasi la stessa cosa.

Da ragazzino Hemingway ama stare all'aperto, va in campeggio con il padre che gli da' un fucile e una canna da pesca. Dira' sempre di aver avuto un'infanzia felice. Ma e' lo scoppio della prima guerra mondiale l'occasione per mettere in pratica questo esplosivo desiderio di avventura. Da li' in poi non si perdera' nessun conflitto, a fianco dei repubblicani in Spagna o sui mezzi anfibi a Omaha beach, durante il D-day.

Partito volontario autista di ambulanze, quando torna a casa a Oak Park, ferito dalle schegge di una bomba austriaca, capisce l'attrazione che puo' avere un eroe e cosi' si presenta come soldato, mostrando la propria medaglia. Capisce quanto e' bello essere ammirati dagli altri. Con questo strumento di gratificazione appeso al bavero, il giovane Ernest inizia a farcire i suoi racconti trasformandosi spesso in un intrepido eroe di guerra. Le menzogne, le esagerazioni, si fondono con la realta'. Qui inizia a maturare un personaggio che a lungo andare si mangera' l'uomo.

"Ogni scrittore e' narcisista", dice Edna O'Brien, tra gli intervistati quella piu' saggia. "Adorava il pubblico, e ha perso la parte migliore di se' per cercare di piacere al suo pubblico". Quella di Hemingway e' una mitologia basata sul coraggio e sull'azione. Gongolera' quando, dopo aver subito due incidenti aerei nello stesso giorno in Africa, verra' dato per morto dai giornali.

Sembra una compensazione al senso di tragedia che si porta dentro e che lo condurra' ad appoggiare la fronte sulle canne di un fucile e premere il grilletto, sessant'anni fa. E' il mito del macho, del cacciatore, dell'eroe di guerra che a capo di una banda di partigiani va a liberare Parigi e la cantina del Ritz, il mito dell'uomo che non ha paura di morire, che trova nella lotta tra un matador e un toro l'apice della condizione terrena. Ci meravigliamo per la grandiosita' di questa esistenza eccezionale, turbolenta, esplosiva, e per gli effetti suggestivi della sua prosa, cosi' pulita, cruda, cosi' secca eppure cosi' profonda. E' come se il non detto fosse piu' forte di cio' che e' scritto, e' come se Hemingway si fosse inventato un'efficace forma di sottrazione che scava nel nostro inconscio.

Tutto viene vissuto con estrema intensita'. Anche l'amore. Ogni volta che si innamora Hemingway vorrebbe sposarsi. In quattro occasioni lo fa. "Voleva una nuova moglie per ogni libro che scriveva" dice il collega Francis Scott Fitzgerald. Quando era innamorato aveva l'energia per scrivere, i momenti di infertilita' artistica sono gli stessi in cui la coppia e' in crisi. Non solo muse, dedicate a servirlo ed editarlo, le mogli sono spesso vittime dell'ego dello scrittore. Mary, la quarta e ultima, lo chiama "dittatore", si sente una sua appendice e spesso minaccia di lasciarlo. Ma c'e' anche la passione. Ne Il giardino dell'Eden, il piu' bello tra i libri postumi, ambientato nel sud della Francia, vediamo quanto a Hemingway piacesse scambiarsi i ruoli, anche a letto, interesse confermato nelle lettere dalle mogli, spesso invitate o costrette a tagliarsi i capelli molto corti. Ci sono delle foto dove lo scrittore ha i capelli tinti biondo platino. E' una vita piena, ma anche piena di contraddizioni.

Non e' facile sostenere quel ruolo, quei ritmi di scrittura, quell'immagine pubblica. I drink diventano progressivamente il modo per accettare la realta'. Difficile vedere, nella seconda meta' della sua vita, fotografie senza bicchieri o bottiglie, se si escludono quelle in cui e' accucciato soddisfatto vicino alle grosse prede uccise in Kenya: elefanti, rinoceronti, leoni.

I rari video, gli scatti in bianco e nero, hanno un'intensita' che una biografia cartacea farebbe fatica a scatenare con tanto enfatico coinvolgimento. Vediamo un bambino che diventa adulto e che poi invecchia, sentiamo i cambiamenti d'umore delle persone coinvolte e proviamo affetto. Ci si stringe il cuore a osservare la metamorfosi dell'adolescente sorridente, con gli occhi luminosi, in uomo devastato dall'alcol e dall'ansia della pagina bianca, con gli occhi assenti, le cicatrici e la barba grigia.

E' sempre circondato da persone, sulla sua barca da pesca o a bordo piscina, ma non possiamo non accorgerci della profonda solitudine dello scrittore, di ogni scrittore. Il particolare diventa universale. Patrick, l'unico figlio ancora vivo, dice nell'intervista: "E' difficile essere il figlio di uno scrittore" e paragona il padre al Crono del dipinto di Goya che sbrana la propria prole. Dopo un grosso litigio un altro figlio, Gregory, scrive al padre: "Cosa pensi che sia piu' importante, brutto stronzo egocentrico, le storie o le persone?", accusandolo di aver distrutto la vita dei suoi cari. "Buono o cattivo?", si chiede chi oggi cerca di condannare tutto e tutti. La risposta e' una: complesso. In una lettera scrivera': "Un uomo deve subire molte punizioni per scrivere un libro veramente divertente".
Giulio Silvano

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Fonte: Hemingway, Tutti Gli Scrittori Sono Soli (di Esquire)
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IMDB Hemingway: https://www.imdb.com/title/tt13129360/
Wikipedia Ken Burns: https://it.wikipedia.org/wiki/Ken_Burns
IMDB Ken Burns: https://www.imdb.com/name/nm0122741/

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