Immagini

Prossimi Concerti

Do It Your Shop

Tanto Di Cappello Records

Hardcorella Duemila

VegFacile - Go Vegan!

Vegan Riot: la Rivoluzione ai Fornelli dal 2005!
Home Articoli Film Black Mirror, La Serie Distopica Che Ci Ha Risvegliato Compie 10 Anni (di Wired Italia)
Black Mirror, La Serie Distopica Che Ci Ha Risvegliato Compie 10 Anni (di Wired Italia) Stampa
Film
Scritto da Joel   
Venerdì 03 Dicembre 2021 10:00
Black Mirror - [2011] Charlie Brooker
Black Mirror, La Serie Distopica Che Ci Ha Risvegliato Compie 10 Anni (di Wired Italia)

https://www.wired.it/article/black-mirror-episodi-anniversario-dieci-anni/

Wired Italia

Pensavamo che i social network avrebbero reso il mondo piu' democratico, che Mark Zuckerberg fosse un campione della liberta' e che il digitale fosse intrinsecamente buono: poi e' arrivata la serie tv di Charlie Brooker.

Era il 2011 ed eravamo tutti piu' ingenui. Le primavere arabe ci avevano fatto credere che i social network e internet fossero delle innovazioni intrinsecamente democratiche, che avrebbero portato la liberta' in tutto il mondo.
Il mandato di Barack Obama ci aveva fatto sperare in una svolta sociale ed epocale. Mark Zuckerberg, Jeff Bezos ed Elon Musk non si erano ancora trasformati nella versione real-life dei cattivi di James Bond ed erano lodati per come stavano trasformando la societa'. L'ineffabile Bono Vox, dalla copertina della MIT Tech Review, raccontava di come "gli smartphone avrebbero sconfitto i dittatori". In poche parole, tutto procedeva per il meglio e l'ottimismo era alle stelle.

E poi, il 4 Dicembre 2011, comparve sul britannico Channel 4 una serie tv che nelle tre puntate della prima stagione mostrava: un primo ministro vittima delle piu' bieche logiche populiste/giustizialiste da social media; un mondo in cui tramite innesti oculari possiamo memorizzare e rivedere tutta la nostra vita fotogramma dopo fotogramma, diventando completamente dipendenti da un passato impossibile da lasciare alle spalle; una societa' in cui i crediti acquisiti pedalando su delle cyclette rendono possibile acquistare beni essenziali e digitali o evitare di essere perseguitati dalla pubblicita' fin nella proprie abitazioni.

Era arrivato Black Mirror, la serie di Charlie Brooker che ci avrebbe accompagnato per tutto il decennio, passando da culto a fenomeno di massa, poi rilanciato e prodotto da Netflix. Eravamo ancora imbevuti e ipnotizzati dalla narrazione ultraottimista che giungeva dalla Silicon Valley - a base di slogan come "connecting the world" (Facebook) e "don't be evil" (Google) - quando Black Mirror giunse a darci un ceffone in faccia, risvegliandoci dal torpore e aiutandoci a interpretare cio' che gia' allora stava avvenendo sotto i nostri occhi.

Black Mirror ci ha aiutato a sviluppare una visione critica dell'impatto che le nuove tecnologie hanno sulla societa'. Non solo: nel piu' classico cortocircuito da iperstizione (qualcosa di simile alle profezie che si autoavverano), il solo fatto che Black Mirror ci abbia fatto vedere tutto cio' sotto una luce differente - attraverso uno specchio nero che era ancora precluso alla maggior parte di noi (ma non a tutti) - ha contribuito a dare forma alla nostra visione del mondo. E quindi al mondo in cui viviamo.


La (pre)visione del futuro?

Il modo in cui Black Mirror ci ha accompagnato nella presa di coscienza dei lati oscuri della rivoluzione digitale e' anche sintetizzabile dalle varie "profezie" disseminate nella serie di Charlie Brooker, che si sono spesso rivelate spaventosamente vicine a cio' che nella realta' si e' verificato o sta venendo progettato nei laboratori dei colossi digitali. I gia' citati innesti oculari di The Entire History of You ricordano incredibilmente da vicino i vari progetti di smart glasses dotati di registrazione video e audio che un domani potrebbero - stando ai brevetti depositati da colossi come Samsung - diventare delle lenti a contatto.

La possibilita' (immaginata nella prima puntata della seconda stagione, Be Right Back) di resuscitare digitalmente i nostri cari analizzando le loro attivita' online, i post sui social, le foto, le email e tutti gli altri dati che disseminiamo su internet e' stata al centro dei lavori della programmatrice russa ​​Eugenia Kuyda (poi creatrice del bot Replika). Lo stesso si potrebbe dire per la nostra ossessione per la sorveglianza - incentivata e facilitata dalla tecnologia - che e' al centro di Arkangel o del trionfo del populismo estremo di Waldo Moment, che anticipa i successi dei demagoghi da social alla Donald Trump e Matteo Salvini.

A meta' tra profezia e analisi critica di cio' che era gia' attorno a noi, la distopia preveggente di Black Mirror ha avuto il suo apice nel citatissimo episodio Nosedive (in italiano, Caduta libera), che racconta la nostra dipendenza dai social network, il ruolo cruciale che questi strumenti hanno nel forgiare il modo in cui gli altri ci vedono (e quindi in cui vediamo noi stessi) e gli sviluppi spaventosi a cui tutto cio' potrebbe portare: in una sorta di versione occidentale del social credit score cinese. Si potrebbero citare tante altre previsioni indovinate o che potrebbero facilmente avverarsi. La fama profetica di Black Mirror e' andata talmente in la' che lo stesso Charlie Brooker, esasperato, a un certo punto ha twittato: "Ok, fan**lo. (...) Mi limitero' ad accettare di essere un veggente, un mistico o qualunque altra cosa volete".

In verita', la capacita' di "prevedere il futuro" e' un po' un classico del cyberpunk (corrente a cui Black Mirror puo' essere almeno in parte ascritto): vogliamo parlare del cyberspazio del Neuromante (uscito nel 1984)? Del metaverso di Snow Crash (1991)? Delle intelligenze artificiali di Ghost in the Shell (1989)? Del mondo dominato dai colossi della tecnologia, reso invivibile da catastrofi di vario tipo, che ci costringe a rifugiarci sempre piu' nel digitale e che e' al centro della corrente letteraria fondata da William Gibson e Bruce Sterling?

Come ha scritto Francesco Guglieri nella prefazione di Cyberpunk: Antologia Assoluta, recentemente pubblicata da Mondadori, "Gibson e soci non hanno previsto il futuro. Hanno semplicemente prestato attenzione al loro presente, hanno fatto quello che fanno i bravi scrittori: hanno guardato attentamente. Hanno concentrato lo sguardo, magari su un particolare, e hanno 'sentito' il futuro che era gia' li', il futuro che era gia' presente".

Piu' che prevedere, si tratta quindi di interpretare i segnali del presente e alzare lo sguardo. Nel caso di Black Mirror, in particolare, si tratta di vedere cosa accade appena cento metri piu' avanti verso l'orlo del precipizio. Di porsi una semplice domanda: cosa succederebbe se qualcosa andasse storto? Una domanda che Black Mirror e' stato tra i primi a porre, contribuendo enormemente al ritorno degli immaginari distopici, cyberpunk e fantascientifici che hanno di gran lunga dominato gli ultimi dieci anni.

Ex Machina, Blade Runner 2049, Westworld, Ready Player One; cartoon come Love, Sex & Robots; romanzi come Macchine come me o Zero K; serie tv leggere come Upload o ultracommerciali (e di scarsa qualita') come Altered Carbon, remake come quello (poco riuscito) di Ghost in the Shell e piacevoli sorprese come Possessor di Brandon Cronenberg (che riprende i temi del padre David). Per non parlare di una serie che sembra quasi uno spin-off di Black Mirror, come Years and Years.

L'elenco potrebbe continuare. E farsi talmente ampio da portarci a sospettare che - in un ennesimo cortocircuito - il successo di Black Mirror sia penetrato in quei sistemi algoritmici che sempre piu' spesso hanno un ruolo nel decidere quali contenuti verranno prodotti da Netflix e gli altri. Mettendoci in guardia dagli algoritmi che decidono per noi, Black Mirror ha avuto talmente successo che gli algoritmi hanno effettivamente deciso per noi di produrre molte piu' serie come Black Mirror.

E forse e' anche per questo che, nelle ultime stagioni, la serie tv di Charlie Brooker e' andata qualitativamente calando (l'ultima era quasi inguardabile). Un po' perche' e' veramente complesso ideare in continuazione nuove storie di una serie antologica. Un po' perche' ormai Black Mirror la sua funzione l'ha svolta. Non ne abbiamo piu' bisogno, perche' anche grazie allo specchio nero ci siamo risvegliati, abbiamo aperto gli occhi e ci siamo resi conto che il mondo di Black Mirror e' tutto attorno a noi.
Andrea Daniele Signorelli

.LINKS.
Fonte: Black Mirror, La Serie Distopica Che Ci Ha Risvegliato Compie 10 Anni (di Wired Italia)
Home Page Wired Italia: https://www.wired.it/
Facebook Wired Italia: https://www.facebook.com/wireditalia/
Twitter Wired Italia: https://twitter.com/wireditalia/
YouTube Wired Italia: https://www.youtube.com/user/wireditalia/
Wikipedia Black Mirror: https://it.wikipedia.org/wiki/Black_Mirror_(serie_televisiva)
IMDB Black Mirror: https://www.imdb.com/title/tt2085059/
Wikipedia Charlie Brooker: https://it.wikipedia.org/wiki/Charlie_Brooker
IMDB Charlie Brooker: https://www.imdb.com/name/nm0111765/

.CONDIVIDI.