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Grecia In Fiamme, Manifestazioni E Scontri Contro La Manovra Di Lacrime E Sangue Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Giovedì 27 Maggio 2010 05:00
Grecia In Fiamme
Che Partita Si Sta Giocando?

http://www.umanitanova.org/node/15042

Umanita' Nova - Settimanale Anarchico

Meno di tre mesi fa le strade di Atene e di molte altre citta' elleniche, grandi e piccole, si riempivano nuovamente di manifestanti. Era il primo anniversario dell'omicidio del quindicenne "Alexis" Grigoropoulos: i diecimila poliziotti schierati nella sola capitale e una repressione capillare con centinaia di arresti preventivi non hanno impedito le manifestazioni e la rivolta.
Un ritorno di fiamma delle settimane di mobilitazione del Dicembre 2008, segno di un'aperta insubordinazione al governo di un'ampia parte della societa'; un sano scoppio di rabbia giovanile e insieme il segnale della necessita' di costruire un altro modello sociale. Gli studenti, i lavoratori, i precari, i disoccupati sono stati i protagonisti delle proteste cosi' come delle proposte d'alternativa.
Da allora diverse cose sono successe: e' stato eletto un governo socialista, e' cresciuta - ed alimentata ad arte - la destra piu' retriva, nazionalista e razzista, che ha raggiunto il 7% nelle elezioni di Ottobre e soprattutto la crisi economica del paese si e' approfondita verso un abisso forse senza precedenti.
Con la finanziaria di fine anno e' stato decretato il congelamento dei salari dei dipendenti pubblici. Una manovra definita dallo stesso presidente Papandreou come la "piu' pesante" dalla caduta dei colonnelli nel 1974.

Una crisi ben percepita dalle tasche dei lavoratori che e' stata prima nascosta, poi negata. E' notizia recente che il precedente governo greco di centro destra - con il supporto di Goldman Sachs - ha camuffato i propri dati sul bilancio eludendo i controlli di Maastrich. Ora la crisi e' sui media di mezzo mondo: stando agli indici ufficiali il deficit greco si aggira intorno al 13% e il governo ritiene indispensabile una manovra di aggiustamento aggiuntiva con l'obiettivo di riportarlo "sotto controllo" - intorno al 4% - entro la fine dell'anno. Come fare?
Analisti, politici, economisti ed esperti di vario genere si dividono: l'Unione Europea e la Banca Centrale Europea devono intervenire o meno a salvataggio delle finanze greche? Non intervenire potrebbe implicare avere un nuovo caso Argentina 2001 nel cuore dell'occidente e, aspetto piu' inquietante, mettere a rischio la stessa esistenza dell'Unione Monetaria.
D'altra parte, soccorrere economicamente le finanze greche rappresenta la definitiva smentita del modello fino ad oggi condiviso all'interno dell'Unione, in base al quale ogni paese deve fare da solo, sforzandosi di costruire un'architettura finanziaria simile alle nazioni virtuose, come la Germania.
Ancora, un'altra possibilita' sarebbe quella di permettere al Fondo Monetario Internazionale di intervenire, ma cio' segnerebbe una pesante sconfitta politica dell'UE.
Di qui il barcamenarsi in cerca di una soluzione possibile, come le proposte di un piano di prestiti da parte delle maggiori economie europee, Francia e Germania, per il salvataggio.
Al di la' se arriveranno prestiti o meno, "la soluzione" di Papandreou e' un'ulteriore manovra che preveda una stretta sul bilancio di spesa senza precedenti, il taglio dei redditi sociali e l'attacco frontale ai diritti dei lavoratori. Che la manovra abbia natura di classe va da se': ma a fugare ogni dubbio il governo ha appena annunciato l'acquisto di sei nuove navi da guerra per un valore di 2,5 miliardi di euro, stranamente proprio dalla Francia, potenziale "salvatrice".
In questo quadro la variabile e' il ruolo che puo' giocare l'opposizione sociale, il cui fermento sta alla base dei tentennamenti e dei distinguo governativi. Nel passato, in una situazione politicamente meno esplosiva di oggi, tentativi di riforma in tal senso hanno causato massicce proteste nel paese.
Effettivamente dal Dicembre 2008 l'attivismo dei movimenti non si e' fermato e le soluzione alla crisi paventate dal governo danno nuovo impulso a una protesta generalizzata.
Lo scorso 8 Febbraio alcuni compagni hanno fatto irruzione alla conferenza degli industriali convocata dal Ministero dell'economia, hanno srotolato uno striscione contro i padroni, lanciato pomodori e altro, causando cosi' l'interruzione dei lavori.
Il 10 Febbraio i lavoratori sono scesi in sciopero generale per 24 ore, bloccando davvero il paese: hanno scioperato tutti i dipendenti degli uffici pubblici, il personale medico, gli insegnanti e il personale di scuola e universita', i lavoratori dei siti archeologici, i ferrovieri, i lavoratori degli aeroporti, i portuali, ma anche i librai e i tipografi, i lavoratori di Wind Telecom e del Carrefour ecc.
Si sono tenute manifestazioni in tutto il paese e il corteo ad Atene e' stato, ancora una volta, teso. Circa diecimila persone hanno sfilato in direzione del Ministero dell'economia e gli uffici dell'Unione Europea, fermati solo dalla polizia. L'11 Febbraio hanno replicato lo sciopero i tassisti, mentre uno sciopero generale del settore privato si e' verificato il 24 Febbraio.
Le misure paventate dal governo avranno come prime vittime i lavoratori immigrati, che costituiscono piu' del 10% della popolazione e sono duramente discriminati. Il governo greco e' sordo alle richieste di diritto d'asilo, e - lo testimoniano le tante notizie di rivolte e repressione delle autorita' - la polizia ha la mano particolarmente pesante sui migranti. Inoltre la stampa conservatrice soffia sul fuoco del razzismo, cercando di scatenare una guerra tra poveri. Gli immigrati e il movimento antirazzista sono coscienti della centralita' della questione e si battono con determinazione per i diritti e la liberta' di movimento. Il governo ha dovuto in qualche modo rispondere a questa pressione e ha intenzione di cambiare la legge sulla cittadinanza, riconoscendola a chi nasce in Grecia (a oggi essere greco e' un diritto "di sangue") e dando il diritto di voto a chi risiede nel paese da almeno 5 anni. Una proposta di legge che il movimento giudica insufficiente e ancora discriminatoria, che esclude chi e' senza carte, ma che indubbiamente e' una prima risposta, per quanto parziale e strumentale, alle lotte degli immigrati e che trova la netta opposizione delle formazioni di destra.
Questi sono alcuni aspetti della situazione sociale in Grecia, al di la' dei titoli dei giornali finanziari e delle grida d'allarme degli economisti.
Centrale e', evidentemente, il ruolo che i movimenti di opposizione possono giocare in questa fase, e tra loro, gli anarchici.
Inoltre, a Gennaio e' iniziato il processo contro i poliziotti rei dell'assassinio di Alexis, spostato dal tribunale di Atene a quello di Amfissa, 150 km dalla capitale, per il timore delle proteste e nel tentativo di nasconderlo agli occhi dell'opinione pubblica, nonostante le proteste della madre di Alexis che chiede che la corte sia trasferita nuovamente ad Atene.
La prima seduta, con presenti i compagni fuori dal tribunale, si e' tenuta a fine Gennaio, dopo che il processo e' stato rimandato varie volte ed infatti anch'essa e' stata subito aggiornata. Il governo cerca di ostacolare il processo perche' sa che esso puo' diventare un'ulteriore fattore di destabilizzazione.
In questo contesto i compagni denunciano che i piani di austerita' e di unita' nazionale significano solo guerra sociale. E non son parole a vanvera: i movimenti di opposizione e agli anarchici sono radicali nella sostanza. Al di la' della versione barricadera sempre affascinante, quel che conta oggi piu' che mai e' il radicamento nella societa': dall'attivismo dei compagni nel mondo studentesco e del lavoro, dalle sperimentazioni di autogestione dopo la rivolta del Dicembre 2008 arrivano elementi di ottimismo.
La partita che si gioca in Grecia non e' da poco. e' chiaro che il paventato rischio di default delle finanze elleniche e' il segnale di quel che sta avvenendo anche negli altri cosiddetti "piigs" - Portogallo, Italia, Irlanda e Spagna - e a piu' lungo termine anche negli altri paesi europei: anche banchieri e premi nobel per l'economia ammettono ora di vedere una crisi molto profonda per tutta Eurolandia e puntano il dito chi su un paese chi su un altro per segnalare la situazione piu' a rischio.
Quel che non vogliono vedere e' una contestazione che metta in discussione il capitalismo nel suo insieme.
I segnali che da' l'opposizione sociale greca non sono cosa di poco conto.
Se resistenza sara', stara' anche a noi generalizzarla.

Grecia: Fine O Inizio Della Storia?
Scioperi, Occupazioni E Scontri All'Annuncio Della Manovra Di Lacrime E Sangue

http://www.umanitanova.org/node/16412

Quando nel Dicembre 2008 in Grecia scoppio' la rivolta, dopo un primo momento di stupore, alcuni commentatori scrissero che il paese ellenico stava vivendo il suo '68. Il paragone era forse fuori luogo ma, si sa, gli anniversari - soprattutto se a cifra tonda - e i precedenti storici vengono spesso usati per interpretare fatti e avvenimenti.
Al di la' della giustezza o meno della comparazione, il senso profondo di queste considerazioni era che la Grecia sarebbe stata, rispetto alla quasi totalita' dei paesi d'Europa compresa l'Italia, un paese "in ritardo" nel suo sviluppo storico: la dittatura dei colonnelli era caduta solo nel 1974, trentanni dopo la fine dei regimi totalitari in Europa e cosi' di parallelo in parallelo, di ritardo in ritardo, una quarantina di anni piu' tardi anche Atene avrebbe avuto il suo '68.
Tuttavia - scrivevano i "politologi" - aveva poco senso occuparsi con attenzione di quel che avveniva nella penisola ellenica, perche' questa era si' attraversata da un qualche malessere sociale, ma esso non era altro che un segno di arretratezza del paese stesso, un retaggio novecentesco destinato a infrangersi di fronte alla perdurante "fine della storia", trito ritornello del capitalismo in stile Fondo Monetario Internazionale degli anni Novanta.
Ora tra le pieghe di un'informazione, quella italiana, che si occupa pochissimo della situazione sociale greca, facendo trattare la situazione solo dagli "esperti" di economia e rigorosamente nelle pagine economiche di alcuni quotidiani, sembra subentrare, ancora timida, una preoccupazione.
Forse la situazione della Grecia non e' tanto "arretrata", economicamente e storicamente, anzi: vuoi mai che quel che sta avvenendo la possa accadere a breve anche altrove?
La Grecia e' oggi l'ombelico dell'Europa.
Se passera', il piano draconiano di lacrime e sangue voluto da Papandreou diventera' un modello da seguire per gli altri paesi europei: allo stesso modo se la Banca Centrale Europea lanciasse il suo piano di salvataggio per Atene, come farebbe a dire di no agli altri paesi in crisi?
E lo stesso nel caso di un intervento diretto da parte del Fondo Monetario Internazionale: il precedente potrebbe essere pericoloso. Ancora, se lo spauracchio del default finanziario si avverasse, cosa accadrebbe agli altri paesi Europei? Papandreou ha fatto intendere come vuole uscire da questo cul de sac: facendo pagare i lavoratori.
La manovra annunciata Mercoledi' 3 Marzo prevede il taglio del 30% delle tredicesime e quattordicesime e del 12 % su tutti i sussidi salariali dei dipendenti pubblici, pesanti inasprimenti fiscali su alcol, tabacco, benzina, un aumento dell'Iva dal 19 al 21%.
Ad Atene poche ore dopo l'annuncio, i lavoratori della Olympic Airways hanno occupato la sede della compagnia, Giovedi' mattina e' stato occupato da alcuni sindacati il Ministero delle finanze, a Patrasso la stessa sorte e' toccata a quattro emittenti tv e all'emittente di stato di Salonicco dove e' stato mandato in onda un dvd contro le misure del governo.
Lo stesso giorno ci sono state grosse manifestazioni ad Atene - circa diecimila persone - a Salonicco, a Lamia.
Venerdi' e' stato proclamato lo sciopero del settore pubblico e privato e ci sono state nuove manifestazioni di fronte al Parlamento.
Ancora tutti i trasporti sono stati bloccati e all'astensione dal lavoro hanno aderito i giornalisti, il personale sanitario, i lavoratori delle pulizie.
I dipendenti pubblici hanno occupato gli uffici del Poligrafico riuscendo a impedire la pubblicazione delle nuove misure economiche bloccandone cosi' l'attuazione.
Sempre ad Atene, Sabato 6 Marzo, quando il leader del sindacato riformista GSEE (Confederazione generale dei lavoratori) Panagopoulos ha provato a prendere la parola in piazza, prima gli e' piovuto addosso di tutto e poi e' stato direttamente aggredito dai lavoratori.
Ma poco dopo, a essere picchiato dalla polizia e' stato Manolis Glezos, 88 anni, "eroe" della resistenza ai nazisti, il primo a togliere la bandiera del Reich dall'acropoli.
Questo ha infiammato ancor piu' gli animi: migliaia di persone hanno attraversato la citta' in diversi cortei.
Uno, deciso, verso il Ministero del lavoro con i manifestanti che hanno raggiunto il portone del ministero, un altro verso il Parlamento: sette poliziotti sono rimasti feriti e sette compagni arrestati, cinque dei quali con accuse pesanti.
A Salonicco la manifestazioneha sfondato i cancelli del Palazzo della Regione, prima di essere respinta dalla gran quantita' di lacrimogeni: qui anche i pensionati sono scesi in corteo.
In tutte le maggiori citta' del paese gli studenti stanno partecipando alla lotta e molte scuole sono occupate. Ulteriori scioperi Lunedi' 8 e un nuovo sciopero generale Giovedi' 11 Marzo.
Fine o inizio della storia?

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Fonte: Che Partita Si Sta Giocando? (Umanita' Nova)
Fonte: Grecia: Fine O Inizio Della Storia? (Umanita' Nova)
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