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Repressione Democratica E Fascista Stampa
Politica
Scritto da Pierkna   
Giovedì 11 Novembre 2010 06:00
Repressione Democratica E Fascista
Repressione Democratica E Fascista

http://ilgrido.noblogs.org/post/2010/05/27/repressione-democratica-e-fascista/

Il Grido

L'Italia e' una repubblica democratica fondata sul fascismo.
L'affermazione, provocatoria ma non certo paradossale, diventa evidente se si analizzano alcune sfaccettature dell'apparato repressivo.
In una democrazia pura - di quelle che non sono mai esistite e probabilmente non possono esistere - il meccanismo della repressione e' semplice: il governo fa le leggi, la polizia arresta i trasgressori, la magistratura li giudica e li condanna.
Questo pero' implica un limite che la repressione italiana non e' piu' disposta a tollerare: il fatto che chi non accetta l'attuale stato di cose e si batte per cambiarlo, finche' non commette precisi reati, non puo' essere "tolto di mezzo".
E' proprio qui che entra in gioco il fascismo.
Il Codice Rocco forniva - e fornisce tuttora, non essendo stato cancellato - alle questure un comodo strumento chiamato sorveglianza speciale.
Si tratta di una serie di forti restrizioni alla liberta' personale atte a punire una persona e rendere le sue azioni molto piu' controllabili.
Si tratta - cosi' come per il foglio di via - di una misura preventiva, cioe' un provvedimento che puo' essere affibiato da un questore a un individuo, indipendentemente dal fatto che la persona abbia commesso o meno un qualsivoglia reato.
Il fine e' il mantenimento dell'ordine pubblico e della pubblica moralita', due concetti estremamente soggettivi e aleatori: qualora il questore ritenga che qualcuno costituisca un problema politico o sociale, e' autorizzato ad appioppargli la sorveglianza speciale. La decisione deve poi essere confermata sbrigativamente da un tribunale amministrativo.
Le restrizioni, che possono essere applicate in toto o solo in parte, comprendono: il divieto di frequentare piu' di tre persone per volta, e comunque di frequentare pregiudicati, il ritiro del passaporto e della patente, il divieto di lasciare il luogo di residenza, il divieto di uscire durante le ore notturne, il divieto di partecipare a manifestazioni pubbliche e il divieto di frequentare bettole e osterie, a volte perfino l'obbligo di presentarsi giornalmente in questura.
Poiche' ora viviamo in una democrazia, e' stato abolito il divieto di camminare sul marciapiede. Grazie!
Tutto cio' non puo' stupire chi abbia - per volonta' o per sventura - gettato almeno una volta lo sguardo dentro le carceri. Le prigioni sono piene di persone che non potrebbero essere li' in uno Stato di diritto: gente in attesa di giudizio o comunque appellanti, cioe' individui che non sono ancora state giudicati colpevoli. La logica repressiva appare cosi' piu' chiara: non importa tanto punire chi ha effettivamente commesso un reato, quanto piuttosto applicare preventivamente misure repressive su chi potrebbe commetterlo.
Non sono sottoposte a giudizio le singole azioni, ma la persona: la sua posizione sociale e il suo modo di pensare e agire. Ecco cosi' che l'uso moderno del carcere preventivo e le vecchie misure preventive del Codice Rocco trovano una loro coerenza.
A Genova un nostro compagno rischia di essere sottoposto alla sorveglianza speciale, mentre molti altri hanno ricevuto un avviso orale (formalita' che potrebbe precedere l'applicazione della sorveglianza) e uno ha ricevuto un foglio di via; decine di denunce sono piovute per svariati reati minori. La questura non sembra aver gradito le contestazioni agli alpini che appestano la citta', ai banchetti della Lega Nord, la campagna contro le deportazioni e i Centri di Identificazione ed Espulsione (altro chiaro nesso con il fascismo) e l'occupazione di uno stabile sfitto a Castelletto.
Non sembrano aver gradito, insomma, che qualcuno pensi che in questo mondo vi sia qualcosa di profondamente sbagliato che deve mutare radicalmente.
Se agire contro l'esistente puo' essere un reato punibile con il carcere, essere contro questa tanto decantata democrazia e' una sorta di reato informale, che puo' portare all'applicazione di misure preventive ideate dal regime fascista.

Un po' di storia...
A fine anni '50 la gia' ampia galleria degli orrori, ereditata dal regime fascista, in termini di liberta' politiche si dota di un ennesimo strumento autoritario per perseguire i soggetti ritenuti socialmente pericolosi e difendere la pubblica moralita' - legge 1423 del 1956.
In un'Italia governata dalla Democrazia Cristiana, sotto i diktat da un lato del partito americano e dall'altra dal Vaticano, regolati i conti con gli ex-partigiani spesso licenziati, talvolta arrestati, tal altra costretti all'esilio, una societa' inquieta che non si rispecchia nelle vetrine del boom economico deve essere posta sotto il ferreo controllo dell'Autorita'.
Quei previdenti uomini di potere sapevano forse che il fuoco della rivolta covava sotto le ceneri e che giovani e meno giovani proletari nel giugno '60 avrebbero frantumato l'illusione di pace sociale sotto un regime apertamente clerico-fascista?
Ma cos'e' la sorveglianza speciale? L'articolo 1 della legge 1423 del 1956, che stabilisce le misure di prevenzione nei confronti di persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralita', riprende il Codice Rocco che al tempo del fascismo puniva con l'ammonizione gli antifascisti, talvolta colpevoli solo di una battuta o un discorso ostile al regime. L'articolo 1 viene applicato a chi dallo Stato e' considerato socialmente pericoloso e viene messo in regime di sorveglianza speciale. Il regime di sorveglianza speciale, cumulato o no con l'obbligo o il divieto di soggiorno, si concretizza in una serie di regole di vita imposte a discrezione del Tribunale. La Legge parla di divieto di partecipare a riunioni pubbliche, divieto di trattenersi in osterie, divieto di detenere armi. Queste regole possono essere imposte singolarmente o congiuntamente. Il Tribunale puo' pero' imporre a sua discrezione tutte quelle prescrizioni necessarie alle esigenze di difesa sociale, anche non comprese nell'elenco.
La durata di questi provvedimenti non puo' essere inferiore a 1 anno ne' superiore a 5 anni. Alle persone sottoposte a sorveglianza speciale e/o obbligo o divieto di soggiorno gli ufficiali, ma non gli agenti, di Polizia Giudiziaria possono, su autorizzazione della Magistratura del luogo dove l'operazione deve essere eseguita, mettere sotto controllo il telefono per verificare se continuano i comportamenti che hanno dato luogo alla imposizione delle misure di prevenzione. L'autorizzazione vale per 15 giorni ed e' rinnovabile.
Le informazioni cosi' raccolte non possono costituire prova a carico della persona ai fini processuali, ma sono utilizzabili solo ai fini della valutazione di una eventuale domanda di revoca delle misure di prevenzione prima della scadenza fissata dal Tribunale.
Inoltre il "pacchetto Pisanu" (art. 14) ha apportato modificazioni alla disciplina in materia e, in particolare, ha previsto diversi casi di arresto, anche fuori flagranza, sia in ipotesi di violazione degli obblighi e prescrizioni inerenti la sorveglianza speciale, con obbligo o divieto di soggiorno, sia in ipotesi di gravi delitti attribuiti al sottoposto alle misure di prevenzione. Ulteriori obblighi possono essere: ritiro della patente, divieto di espatrio, obbligo di dimora nel comune di residenza, divieto di uscire di casa prima dell'alba e di rientrare dopo il tramonto, divieto di frequentare locali pubblici.

.RASSEGNA STAMPA.
La Vicenda Del Codice Rocco Nell'Italia Repubblicana (L'Altro Diritto)
Rovereto - Sull'Articolo 1 E Il Regime Di Sorveglianza Speciale (Informa-Azione)
Appello Per Una Mobilitazione Contro La Sorveglianza Speciale (Indymedia Liguria)
Genova - Lettera Aperta Sulla Sorveglianza Speciale (Informa-Azione)

.LINKS.
Fonte: Repressione Democratica E Fascista (Il Grido)
Fonte: Specialmente Sorvegliati (Indymedia Liguria)
Home Page Il Grido: http://ilgrido.noblogs.org/
Home Page Indymedia Liguria: http://liguria.indymedia.org/

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