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Le Religione Come Effetto Collaterale Del Pensiero (di Il Neurone Proteso) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Sabato 09 Luglio 2011 04:29
Cervello
Le Religione Come Effetto Collaterale Del Pensiero (di Il Neurone Proteso)

http://neuroneproteso.wordpress.com/2010/02/06/la-religione-come-effetto-collaterale-del-pensiero/

Il Neurone Proteso

Riporto il mio articolo che era stato pubblicato sul numero 2 della rivista "NonCredo". Si tratta di una panoramica riguardo ad uno studio cognitivo sulla religiosita', pubblicato sul numero di febbario 2009 di New Scientist.
Per chi fosse interessato, segnalo che da ora e' disponibile anche il numero 3 della rivista.


Nonostante il numero di non credenti, agnostici ed atei sia in costante aumento, e' sorprendente notare quanto la religiosita' sia enormemente piu' diffusa e da quanto tempo lo sia.

Solo recentemente, il mondo scientifico ha iniziato ad interessarsi al fenomeno della religiosita', nel tentativo di capire la sua diffusione e la sua origine.
In un interessantissimo articolo, pubblicato su New Scientist il 4 febbraio 2009, ed intitolato "Born believers: How your brain creates God", alcuni psicologi ed antropologi, grazie ad i risultati di recenti esperimenti cognitivi, cercano di arrivare a delle teorie plausibili.

Effetto dell'evoluzione
L'ipotesi evoluzionistica sull'origine della religione, sostiene che esse si siano sviluppate per questioni di adattamento all'ambiente. I fenomeni di aggregazione sociale, secondo questa ipotesi, furono favoriti dallo sviluppo di religioni comuni fra i membri dei gruppi. Questo avrebbe creato gruppi molto uniti e competitivi, quindi con maggiori possibilita' di riproduzione e trasmissione dei geni.
Quest'idea non e' completamente condivisa. Secondo Scott Atran, antropologo dell'universita' del Michigan, l'avere credenze prive di riscontri nella realta', non darebbe alcun vantaggio in termini di adattamento. Ad esempio, la credenza nell'aldila', sarebbe addirittura controproducente alla sopravvivenza dell'individuo nel qui-ed-ora. In maniera simile, qualsiasi credenza specifica, non spiegherebbe l'origine della religiosita', ma solo il modo in cui si e' propagata.

Effetto collaterale del pensiero astratto
Secondo Atran, sarebbe il pensiero astratto ad averci reso cosi' efficaci nell'adattamento e la religiosita' nascerebbe come effetto collaterale di esso. E' cio' che permette il pensiero soprannaturale, ad essere in noi innato, ed il pensiero soprannaturale rimane inconsciamente sempre presente.
Paul Bloom, psicologo di Yale, sostiene che cio' sia dovuto al fatto che abbiamo due sistemi cognitivi separati, che entrano in gioco a seconda che si abbia a che fare con oggetti viventi, quindi dotati di coscienza o almeno che mostrino intenzionalita', oppure con oggetti inanimati.
Dagli esperimenti fatti con bambini dell'eta' inferiore ai cinque mesi, si ha avuto la dimostrazione che gia' a quell'eta', i due sistemi iniziano a differenziarsi. Negli esperimenti, i bambini mostravano sorpresa nel vedere muoversi un oggetto inanimato, ma nessuna reazione particolare quando l'oggetto in questione era una persona. Per i bambini, gli oggetti inanimati seguono sempre precise regole fisiche e sono quindi prevedibili, mentre solo le persone e gli esseri viventi hanno la facolta' di potersi muovere a piacimento.

Dualismo fra mente e materia
Questa separazione, ci porta a fare una distinzione fra menti e corpi. Ci e' di aiuto nell'immaginare le intenzioni degli oggetti viventi in mancanza di una rappresentazione fisica del loro corpo. La stessa capacita' ci facilita il compito di mantenere relazioni sociali e gerarchie.
L'effetto collaterale, e' la tendenza ad immaginare l'esistenza di menti senza corpo e ci mette in difficolta' quando oggetti che dovrebbero essere inanimati, si comportano in modo che non sappiamo prevedere. Nei bambini, e' tipico credere in amici immaginari, oppure di poter parlare con i parenti morti. Allo stesso modo, e' molto comune in tutte le popolazioni, la credenza di poter uscire dal proprio corpo nei sogni, oppure nelle cosiddette proiezioni astrali. Ed ovviamente, anche gli dei fanno parte di questo gruppo di esseri senza corpo ed invisibili, ma esistenti. Questo porta con se anche la credenza nella vita dopo la morte, lo spiritismo e l'animismo. Nel rappresentarsi questi spiriti o dei, attribuiamo ad essi delle caratteristiche e dei modi di pensare tipicamente umani.

In un altro esperimento con dei bambini, e' stato mostrato loro uno spettacolo di marionette nel quale si vedeva un serpente mangiare un topo. Dopo lo spettacolo, sono state fatte ai bambini alcune domande. In quelle che riguardavano gli aspetti fisici: se il topo potesse ancora ammalarsi, oppure se sentisse il bisogno di mangiare, i bambini rispondevano di no. Mentre alle domande riguardanti questioni piu' "spirituali": se il topo pensasse o potesse sapere certe cose, i bambini rispondevano di si'.

Causalita' estremizzata
Un'altra caratteristica tipica ed innata del pensiero umano, e' la ricerca dei rapporti di causa ed effetto. Tendiamo ad assumere che ogni evento debba avere una causa scatenante. Cio', nella maggiore parte dei casi porta ad una deduzione corretta, ma le cose si complicano quando le cause diventano meno evidenti, oppure gli effetti hanno ripercussioni emotive molto forti sui soggetti. In questi casi, entrano facilmente in gioco questi esseri immaginari, latori in intenzioni. La conseguenza di queste due cose, e' il credere che gli eventi accadano per una causa, generata da uno scopo.

Siamo abituati fin piccoli a pensare che ogni evento accada perche' qualcuno l'ha fatto accadere. Il giocattolo si e' schiantato per terra perche' io l'ho fatto cadere dal seggiolone... La mamma mi sta allattando, perche' l'ho chiamata piangendo... La palla serve per giocare... Fino a cose piu' complesse. Quando gli eventi da spiegare sono troppo complessi, la soluzione cognitivamente piu' economica e' pensare che qualche entita' invisibile che li abbia causati.
Questo tipo di deduzione, seppur ingenua, e' estremamente utile quando e' in gioco la sopravvivenza. Immaginiamo di essere dei primati e di veder muoversi un cespuglio. E' piu' conveniente arrivare istantaneamente alla conclusione che ci sia qualcuno dietro al cespuglio, forse un predatore, e fuggire, che fermarsi ad analizzare razionalmente l'evento. A costo di fuggire anche quando non sarebbe necessario.
A livelli piu' astratti di pensiero, gli stessi meccanismi, avrebbero portato alcuni notevoli pensatori, alla ricerca di una "causa prima".

Ad un gruppo di ragazzini di sette-otto anni, Deborah Kelemen dell'universita' dell'Arizona, facendo loro delle specifiche domande riguardo ad oggetti inanimati ed animali, ha scoperto che la maggior parte dei bambini credeva che gli oggetti e gli animali fossero stati creati per degli scopi precisi. Una sorta di ingenuo intelligent design. Le rocce appuntite esistono per permettere agli animali di grattarsi, gli uccelli per "fare belle musiche", e via dicendo. Chiedendo a bambini in eta' prescolare, chi pensavano avesse creato certi particolari oggetti naturali, come piante o animali, la probabilita' che essi rispondessero "Dio" era sette volte maggiore della risposta "uomo".

Per scoprire quanto l'influenza degli adulti condizioni il pensiero infantile nella creazione di dei, sarebbe necessario fare un esperimento nel quale dei bambini vengono lasciati a se stessi, permettendo loro di sviluppare un proprio linguaggio autonomo ed una propria cultura. Un esperimento simile, tuttavia, non e' realizzabile per ovvi motivi etici.
A differenza dei bambini, gli adulti si legano alla religione principalmente per via degli eventuali insegnamenti morali.

L'ultima risorsa
Kelemen ha dimostrato che la tendenza al pensiero soprannaturale ed irrazionale, permane anche negli adulti messi sotto pressione riguardo l'origine di certi fenomeni. In alcuni test, essi sono arrivati a rispondere che gli alberi producono ossigeno perche' gli animali possano respirare, oppure che il sole produca calore per sostenere la vita.
Anche in persone dichiaratamente non credenti, questi meccanismi si possono manifestare in situazioni di forte stress e perdita di controllo sulla propria vita.
Nel tentativo di spiegare a se stessi eventi molto traumatici, puo' emergere la necessita' di trovare a tutti i costi una soluzione per evitare di venire sopraffatti dall'evento.
Atran sostiene che questo meccanismo sia una sorta di jolly, che ci fornisce il cervello, per permetterci di uscire da situazione estremamente difficili.

In un esperimento (su Science vol. 322, p. 115), si e' cercato di riprodurre il meccanismo. Ad un gruppo di persone e' stato chiesto di trovare uno schema in una serie di immagini di punti, e nelle informazioni della borsa. Meta' dei partecipanti sono stati indotti a provare sensazioni di perdita di controllo, dando loro del feedback non relativo all'esperimento, o facendo ricordare loro delle situazioni nelle quali avevano perso il controllo.
I risultati sono stati tanto stupefacenti da sorprendere anche gli sperimentatori. I soggetti che avevano sperimentato la perdita di controllo, erano molto piu' propensi a trovare schemi e significati dove non c'erano.

Questo dimostrerebbe in che modo l'uomo tenda a cadere nel pensiero superstizioso quando sente di aver perso il controllo, e spiegherebbe perche' le religioni tornano maggiormente in auge durante i periodi piu' duri dell'umanita'.
La religione sarebbe una conseguenza del funzionamento del nostro cervello. Ovviamente, i risultati non ci dicono nulla sull'esistenza o meno di de'i, ma in queste condizioni, l'ateismo si "vende" meno facilmente della religione.

L'indottrinamento, grazie a questi meccanismi, ottiene un supporto maggiore e rafforza a sua volta l'effetto collaterale della credenza.
Masque

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Fonte: Le Religione Come Effetto Collaterale Del Pensiero (di Il Neurone Proteso)
Home Page Il Neurone Proteso: http://neuroneproteso.wordpress.com/

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