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Il Crocifisso E Le Eresie Del Ventunesimo Secolo (di Serena Tosi Santoro) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Martedì 30 Agosto 2011 05:14
Crocifisso
Il Crocifisso E Le Eresie Del Ventunesimo Secolo (di Serena Tosi Santoro)

http://ilreferendum.wordpress.com/2011/08/19/il-crocifisso-e-le-eresie-del-ventunesimo-secolo/

Il Referendum - La Sovranita' Appartiene Al Popolo

In questi giorni si assiste ad un susseguirsi continuo di critiche dal sapore filo-eretico al Vaticano circa il suo non rinunciare ai privilegi riconosciutigli a partire dagli oramai lontani imperatori fastosi Costantino e Teodosio I. Queste polemiche pero' seppur riguardanti dati inconfutabili trovano una repulsione dalla maggior parte dei politici e di una parte della popolazione, perche'?
Perche' il nostro Paese e' "Pane e chiesa", piu' per tradizione che per una fanatica fede cattolica. La paura e' che anche questa volta, nonostante le proteste, la Chiesa passi per immune. Oramai la sede "del vicario di Pietro" e' abituata a continue scosse ma ad altrettanti assestamenti. Un ripasso? Ricordate la vicenda del caso Soile Lautsi?

Qualche mese fa eravamo in attesa di venire a conoscenza dell'esito del riesame da parte della Grande Camera, organo che si occupa dei casi complessi della Corte Europea dei Diritti dell'uomo, sull'esposizione del crocifisso nelle scuole italiane, a seguito del ricorso del Governo contro la decisione assunta in merito dal medesimo Organismo giurisdizionale europeo. E' importante che gli italiani non si dimentichino cio' che Avrebbe potuto rappresentare una vera svolta illuminista all'interno della nostra Italia pontificia.

Avrebbe potuto, viste le grandi polemiche, ma poi? Come sempre la chiesa ha vinto sulle tempeste pagane. L'iniziativa del governo italiano, capeggiata dalla "devota" Mariastella Gelmini, Ministro dell'istruzione, e' sfociata nel ricorso, con l'appoggio di dichiarazioni ovvie del Vaticano come "Decisione miope e sbagliata" e addirittura del leader Pd ex Pci, "E' una tradizione inoffensiva".

E il risultato e' arrivato il 18 marzo 2011, data della sentenza definitiva della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nella quale la Corte ha appoggiato il ricorso del governo italiano con 15 voti favorevoli e 2 contrari, stabilendo che non vi sono elementi a sostegno di un'influenza sulle menti "ancora candide" degli scolari.

Ma ripercorriamo la vicenda.

Per chi non ricordasse il caso, Soile Lautsi, una signora di origini finlandesi, aveva chiesto nel 2002 alla scuola frequentata dai figli presso Abano Terme, nel Padovano, la rimozione del crocifisso dalle aule. Data la contrarieta' della scuola veneta, la signora, che in questa battaglia viene stigmatizzata da parte dell'opinione pubblica per le origini straniere e per il suo appartenere all'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, non si abbatte e fa ricorso, nel luglio 2002, presso il Tar della sua regione. Quest'ultimo solleva la questione di legittimita' presso la Corte Costituzionale italiana. La Consulta con un parere del 2004 si e' dichiarata incompetente sulla questione. Di conseguenza la pronuncia e' spettata al Tar che rigetta il ricorso nel 2005. Un rigetto confermato successivamente dal Consiglio di Stato nel febbraio 2006. La pronuncia del Tar e' assai curiosa in quanto il giudice, vestiti i panni del "teologo", riconferma l'obbligo di affissione del crocifisso nelle aule, un obbligo che trova la sua fonte in due regi decreti del Ventennio Fascista che lo imponevano nella previsione di instaurare un sistema confessionale. Gia' questo dato, a mio avviso puo' far dubitare sulla legittimita' dell'obbligo di affissione del crocifisso, in quanto essendo regi decreti sono precedenti alla nostra Costituzione Repubblicana, entrata in vigore il 1 gennaio del 1948. Ma entriamo nel merito della pronuncia del Tar veneto. Questo afferma che il crocifisso non e' solo un simbolo religioso ma anche un simbolo dell'identita' del popolo italiano, nonche' del nostro percorso comune europeo.

I giudici del Tribunale parlano di un simbolo che rappresenterebbe, nella loro singolare interpretazione, i valori fondanti della nostra Costituzione, quali la dignita', la tolleranza nei confronti delle altre religioni e la stessa laicita' dello Stato che rientrerebbero in toto nel modello culturale e sociale del bel Paese. Sono cresciuta con l'idea della laicita' come separazione fra Stato e Chiesa ma ora vengo stranamente alla scoperta che il Crocifisso e' il simbolo stesso della Laicita'. E' assurdo. Cade una mia fondamentale verita' o a questa motivazione potrebbero essere obiettate alcune argomentazioni?

Innanzitutto solo il fatto che il crocifisso possa rappresentare per qualcuno un simbolo religioso e' gia' la risposta alla questione. Dire che e' un simbolo identitario e laico e' arduo. Se realmente fosse cosi allora si tratterebbe di un simbolo sconsacrato? Cosa dice di cio' il Vaticano? Non penso che ciascuno possa attribuire a esso un significato a propria discrezione. Sarebbe troppo accomodante e poco credibile. Inoltre se veramente il Crocifisso e' il simbolo della laicita', dell'apertura, dell'amore verso il prossimo perche' allora attuare un imposizione verso i prossimi anch'essi meritevoli d'amore quali gli appartenenti a minoranze, religiose o non?

Anche la signora Lautsi si sara' posta queste domande e, fermamente convinta nella sua battaglia, ricorre alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Quest'ultima Corte anticonformista le da' ragione con la sentenza del 3 novembre 2009 in quanto dichiara la sussistenza di una violazione dell'art.2 del protocollo n.1 e dell'art.9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, rispettivamente lesivi del diritto dei genitori di poter educare i figli secondo i propri convincimenti e della liberta' di pensiero, coscienza e religione, oltre a condannare l'Italia al risarcimento di 5000 euro per danni morali.

Io sono una fervente sostenitrice della laicita' alla francese, la cosiddetta laicita' militante che spesso riceve le critiche di rappresentare una sacralizzazione dello Stato. La scuola dove crescono le future menti produttive del nostro paese dovrebbe essere libera da orientamenti prestabiliti, con un atteggiamento critico volto all'assoluto rispetto nei confronti delle diversita' e all'apertura verso il multiculturalismo. La scuola dovrebbe essere un luogo neutro, a mio avviso. Certo la laicita' inclusiva potrebbe essere un buon modello alternativo. Si tratta della laicita' all'americana, che non impone agli alunni il divieto di portare simboli religiosi a scuola e che e' volta a tutelare le varie religioni a discapito pero' dei non credenti.

In Italia, paese ancora fortemente radicato alla sua tradizione cattolica, sara' difficile immaginare una soluzione francese. Si potrebbe quindi optare per una laicita' intermedia, ovvero prevedere l'esposizione di altri simboli in aula, di religioni differenti dalla cattolica o rappresentanti gli atei ma rischierebbe di risultare impossibile sul piano applicativo. Mi accontenterei della rimozione del crocifisso lasciando agli alunni la possibilita' di portare a scuola qualsiasi loro simbolo religioso, al contrario della posizione piu' netta della Francia. Sono gia' troppo ambiziosa?

La risposta e' si' data la contestazione del Governo italiano nel giorno del 29 gennaio 2010, essendo sicuro che il nostro Paese non ha ancora accettato dal punto di vista sociale un'evoluzione in tal senso. La Grande Camera ha ammesso il ricorso il 2 marzo 2010. Da questa date sono iniziate le udienze alla quale e' seguita la decisone finale nello scorso marzo. Cio' che piu' mi scandalizza e' che si e' creata a seguito della prima sentenza, poi smentita definitivamente, un'atmosfera politica tumultuosa, comprendente anche parte delle opposizioni volte a criminalizzare la signora finlandese. Nei commenti a questa decisione, i partiti politici hanno dato il peggio di loro stessi facendone un uso strumentale, volto a catturare i voti dei moderati e a mantenere rapporti di buon vicinato con la Santa Sede.

Sara' stata davvero cosi' blasfema la prima sentenza? La Corte, la signora Lautsi e la sottoscritta devono essere considerati degli eretici? Per fortuna, non vige piu' il Tribunale dell'Inquisizione.

Il governo italiano, cattolici e politici opportunisti hanno avuto la meglio. Unico lato positivo: lo storico Tribunale, nel frattempo, non e' stato ripristinato, almeno "ufficialmente".

La speranza di una rivoluzione "illuminista" non e' sopita, nemmeno in questi odierni giorni in cui il Papa avvinghia dietro il suo mantello santificato, le proprie ricchezze, con avarizia. E quel che ne rimane e' un Paese in cui politici e chiesa ancora come nel Medioevo, proteggono le rispettive "guarentigie" e la manovra finanziaria colpisce solo gli strati piu' bassi della popolazione. Non puo' restare che amarezza quindi, come nella vicenda Lautsi, anche per le esenzioni fiscali del Vaticano, le polemiche verranno spazzate via.

La maggior parte dei politici, l'altra faccia della medaglia, non si arrovelleranno poi tanto nemmeno in quest'ultima causa e ricordano un po' quell'Editto di Milano e Costantino, che nel 313 d.C. restitui' alla chiesa i beni che le erano stati confiscati in Africa e in Calabria, la esento' dai primi oneri patrimoniali, come ricompensa per essere stata troppo aggredita da correnti eretiche. Sono passati i secoli ma cos'e' cambiato? I politicanti di oggi come Costantino ragionano in modo "cattolico" principalmente per ragioni di "espansione d'impero". Almeno pero', diamogliene atto, Costantino lo celava meglio.
Serena Tosi Santoro.

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Fonte: Il Crocifisso E Le Eresie Del Ventunesimo Secolo (di Serena Tosi Santoro)
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