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Lo Sa Il Vento. Il Male Invisibile Della Sardegna Stampa
Politica
Scritto da neropresente   
Domenica 22 Gennaio 2012 05:00



Qui, in Sardegna
Tratto dal libro Lo Sa Il Vento. Il Male Invisibile Della Sardegna di Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti.

Qui, in Sardegna, dove ti giri ti imbatti in qualcosa che e' sempre tra i piu' antichi d'Europa. Olivastri gia' millenari alla venuta di Cristo, migliaia di torri nuragiche, centinaia di dolmen di varia grandezza, altari pagani, pozzi sacri e steli votive usate dagli uomini sin dalla notte dei tempi. E se non antico, e' spesso qualcosa di raro, o magari a suo modo unico. Gli asinelli bianchi, i fenicotteri rosa, di tanto in tanto qualche balena e un tempo, lo ricordano in molti, anche la foca monaca era di casa nelle coste ogliastrine. Una natura tanto benigna, da non contemplare rettili velenosi ne' predatori di un certo riguardo. Una terra ricca di cose destinate a durare nel tempo. O che il tempo sembrano superare, come i branchi di cavallini selvaggi della Giara di Gesturi. Un qualcosa di unico al mondo, dei fossili viventi sopravvissuti allo stato brado in pianori e foreste che raccontano il mondo di diecimila anni fa.
Qui, in Sardegna, ci sono centinaia di chilometri dove vita e morte, bellezza e incubo, guerre simulate e morti vere si confrontano lungo un confine sempre piu' labile. Da piu' di mezzo secolo, nei territori di Perdasdefogu, Capo San Lorenzo, Teulada, Capo Frasca, e poi su, sino all'arcipelago de La Maddalena, si estende il piu' grande fronte interno d'Europa.
Eserciti e industrie belliche, truppe alleate e militari di ogni bandiera, test riservati a pochi esperti o manovre con soldati di tredici diverse nazioni, aree di esercitazione e tiro capaci di contenere interi reggimenti corazzati, azioni di bombardamento da mare, cielo e terra, infrastrutture per le sperimentazioni dell'industria spaziale e bellica, zone adibite a test esplosivi e di invecchiamento di oleodotti e gasdotti, rampe e centri di controllo dove mettere a punto missili e vettori spaziali, un sistema di rilevamento radar che, forte di una trentina di postazioni, e' in grado di teleguidare armamenti, testare prototipi missilistici, e forse anche tenere d'occhio una gran parte del Mediterraneo. Il tutto a disposizione di tutti, all'indicativa cifra di 50.000 euro l'ora. Tutto, proprio tutto, no. La Maddalena e' sempre stata di competenza esclusiva del Comando della VI flotta, alle dirette dipendenze del Pentagono. A La Maddalena, storico approdo nel Mediterraneo dei sommergibili atomici a stelle e strisce, non aveva voce in capitolo nemmeno lo Stato italiano.
Qui, in Sardegna, da almeno dieci anni si parla di Sindrome di Quirra per indicare un male invisibile, fatto di decine e decine di morti che da troppo tempo qualcuno vuole inspiegabili. Il moltiplicarsi delle denunce di leucemie, linfomi, tumori tra chi, militare o civile, ha in qualche modo a che fare con i poligoni sardi ha fatto scattare un allarme sanitario per una sospetta contaminazione che accomuna queste zone dell'isola a teatri di guerra come quelli del Golfo, dei Balcani e dell'Iraq. Lo ha decretato la presidenza della Repubblica italiana nel 2009 con un provvedimento che equipara i poligoni sardi alle zone di guerra e garantisce anche ai civili ammalati gli stessi indennizi previsti per i soldati, indennizi che molto spesso si sono visti sistematicamente negare.
Qui, in Sardegna, non ci si ammala di soli poligoni ma anche di ciminiere e scarichi che vomitano nell'aria, nelle acque e nel mare quel variegato repertorio di fanghi tossici, rifiuti e scorie piu' o meno nocive che un selvaggio abuso industriale ha portato con se'. Ai quasi accertati danni che i poligoni hanno causato ad ambiente e persone, si accompagnano quelli di emissioni e scarichi mai ben quantificati di uno stuolo di attivita' produttive ad alto impatto sanitario e ambientale che vivacchiano intorno a desueti distretti minerari, tra i piu' vasti e malandati del vecchio continente. (...)
Qui, in Sardegna, tra le piu' recenti follie si contempla anche la corsa all'oro degli australiani e dei canadesi. Una volta sbarcati sull'isola hanno sventrato colline e impestato la terra di fanghi al cianuro. Quando dopo dieci anni sono tornati oltremare lasciando un disastro di bonifiche non fatte e disoccupazione si e' capito che il vero tesoro stava dentro il palazzo della Regione dove hanno trovato la garanzia dell'impunita' per i disastri ambientali e un'inesauribile vena di soldi pubblici.
Qui, in Sardegna, per riuscire a nascondere alcuni pezzi di inferno dietro scorci di paradiso, si sono fatti dei veri miracoli. A Minciaredda, poco fuori Porto Torres, fusti, sacchi di polveri, mefitici residui di lavorazione accumulati sul fondo di un qualsiasi laghetto sono cresciuti al punto da scalzare l'acqua e puntare piu' in alto. E' bastato poi uno strato di mezzo metro di terra per trasformare uno stagno in una collina. (...)
Qui, in Sardegna, per quanto incredibile a dirsi, trovi sempre qualcuno convinto che e' meglio un morto in casa che la disoccupazione alla porta, che ti spiega che e' meglio morire di lavoro che morire di fame. E' il ricatto che subisce la cavia di qualsiasi esperimento dove la disponibilita' di cibo e' legata alla partecipazione. Accettando l'esperimento rischiera' di morire, non partecipando morira' di sicuro di fame. I poligoni e l'industria in Sardegna sono un po' come su casu mrazzu, il formaggio coi vermi. E' qualcosa che e' andato a male, non e' certo bello a vedersi, pero' spalmato sul pane e accompagnato da olive, puo' anche sfamare. Se poi ci si aggiunge un bicchiere di vino, magari si trova qualcuno che e' disposto a far festa.
Qui, in Sardegna, la gente e' tanto ospitale che accoglie come persone per bene anche chi arriva per approfittarsene. A predarla, in un modo o nell'altro, sono stati fenici, cartaginesi, romani, bizantini, pisani, genovesi, saraceni, catalani, spagnoli, francesi, austriaci, piemontesi e, buoni ultimi, gli italiani. La storia ha anche regalato a quest'isola la beffa di vedersi innalzata a rango di regno per essere poi meglio sfruttata come colonia. E sebbene colonia in parte forse ancora rimane, nessun potentato, impero o corona puo' dire di aver mai veramente sottomesso il popolo sardo. Anche se, a onor del vero, bisogna riconoscere che spesso troppi sardi si sono asserviti da soli.

URL:
L'Espresso - Quirra, Il Poligono Della Morte

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