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Home Articoli Politica 23 Marzo: Un Aspirante Non Violento In Val Di Susa (di Peo)
23 Marzo: Un Aspirante Non Violento In Val Di Susa (di Peo) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Giovedì 04 Aprile 2013 07:00
No Tav
23 Marzo: Un Aspirante Non Violento In Val Di Susa (di Peo)

Seconda volta in Val di Susa. Avrei dovuto scrivere mentre ero la, ma le giornate sono state cosi' intense e piene che non ho trovato il tempo. Ora mi rimangono i ricordi di quei tre fantastici giorni passati con le persone del movimento NoTav e con i compagni con cui ho condiviso alcuni periodi in Palestina. L'arrivo la sera, accolti in casa durante la cena da A., il sorriso con la quale ci ha salutato, l'abbraccio sincero ed affettuoso a M. che nell'ultimo anno e' stato spesso in Valle. Le presentazioni con suo marito, sorridente e tranquillo nonostante la sua casa fosse stata momentaneamente invasa da undici persone. La cena del venerdi', rivedere L. salutarla e ammettere che aveva ragione, la Valle crea dipendenza. Scherzi e discorsi tranquilli a cena, poi discorsi seri, racconti su come sta proseguendo la Lotta del Movimento, su come la magistratura, la polizia e le istituzioni stiano punendo duramente, come raramente si era visto negli ultimi 30 anni, coloro che hanno osato ribellarsi e opporsi al loro volere, pretendendo di poter decidere delle proprie case, della propria terre e delle proprie vite, svincolati dalle dinamiche di profitto che governano le grandi opere, oramai immune alle mille false promesse di un futuro piu' prospero e pieno dei vantaggi della grande velocita'.

Sento ancora l'amaro in bocca quando riporto alla mente le parole di A. che ci racconta il dispiacere nel non poter incontrare piu' amici e compagni che sono stati espulsi dalla Valle per ordine della magistratura, condannati ad un moderno esilio che mi ricorda le punizioni che i nobili ed i feudatari infliggevamo a chi consideravano un indesiderato. Sento ancora un brivido salirmi lungo la schiena, a solleticare la base del collo e farmi ribollire il sangue nelle vene quando A.e L. mi raccontano di come la polizia ha picchiato persino loro, spesso senza alcun motivo se non il bisogno di compiere un violento gesto di sopruso a rimarcare un'autorita' che in questa Valle la polizia si e' giocata da tempo.

La mattina al cantiere, i volti ammutoliti di chi e' stato in Palestina e rivede nel filo spinato a doppia lama che sovrasta le recinzioni del cantiere, nei soldati e nei mezzi dell'esercito, molti degli aspetti di quel territorio invaso e schiacciato sotto il dominio militare israeliano. Per piu' di un'ora S., fresca di ritorno non e' riuscita a proferire parola. Gli attimi di tensione quando la polizia in tenuta antisommossa e' uscita dai cancelli indecisa se caricare la terribile minaccia di un anziano che stava osservando l'interno del cantiere in cima ad una scala appoggiata alla doppia recinzione di jersey sovrastati da grate di metallo e filo spinato. L'esultanza dei presenti nel vedere all'interno del cantiere, per la prima volta, alcuni degli appartenenti al Movimento, entrati a seguito dei parlamentari in ispezione, muniti di elmetti NoTav e persino qualche bandiera. Vedere la bandiera NoTav venire esposta, ripresa e fotografata dai giornalisti, proprio nel bel mezzo del cantiere e' stata una di quelle scene che non solo ti danno gioia, ma anche un profondo senso di soddisfazione, una piccola rivalsa a tutte le ingiustizie arrivate sino a quel momento.

Il corteo, incontrare altri compagni arrivati la mattina per unirsi alla marcia, vedere di sfuggita Al. che mi saluta con un sorriso cosi' carico e potente che avrebbe potuto aprire le nuvole nel cielo, e mi abbraccia con uno di quegli abbracci forti, caldi e decisi, tipico delle persone che riempiono la loro vita con la Lotta di Resistenza. Chilometri sotto la pioggia di un corteo lunghissimo, composto da migliaia di persone diverse, giovani, adulti, vecchi, ragazzi dei centri sociali, clown army, pink block, parlamentari, tutti in marcia gioiosi e pacifici, per rimarcare la loro presenza, la loro volonta' di non ignorare l'ennesima voragine economica italiana e soprattutto di non voler abbandonare questa Valle coraggiosa che ha deciso di resistere.

Sono stati giorni faticosi, di lunghi viaggi in auto, lunghe marce, ore sotto la pioggia, ma ogni sera, ogni momento libero e' stato dedicato ai racconti e alla condivisione con le persone del Movimento, e le forze come per magia tornavano quasi a dimostrare che ne mente ne corpo volevano essere responsabili della perdita di anche solo uno di quei preziosi istanti.

La Valle ogni volta mi riempie di speranza. Speranza per la Lotta, nel vedere che e' possibile, che ancora in Italia si puo' abbracciare una causa e combatterla, con sacrificio e dedizione, ma contemporaneamente con gioia e coraggio. Speranza nella gente, negli italiani, nel poter vedere che nonostante tutto ancora ci sono persone che scelgono di lottare, che scelgono di fare la cosa piu' difficile e costosa perche' e' la cosa giusta, che scelgono di non abbassare il capo e chinarsi come servi del potere, ma di ribellarsi, protestare, alzarsi a schiena dritta e con sguardo fiero a ricordare che lo Stato deve essere lo Stato dei cittadini, deve a loro rispetto e chiarezza. La speranza negli esseri umani, perche' se anche e' vero che questo genere di complicita' e vicinanza immediata nascono spesso in situazioni di ingiustizia subita, l'amicizia ed il calore con il quale veniamo accolti non e' mai scontato, e' qualcosa di cosi' sincero e profondo che mi fa sciogliere il cuore e mi ricorda che negli uomini c'e' qualcosa di buono, qualcosa per cui valga la pena volergli bene a mia volta.

Infine i saluti, gli sguardi un filo tristi e le promesse sincere che in Valle torneremo, che nel frattempo rimarremo in contatto e ci sentiremo, perche' non vi e' nulla di piu' vero e capace di legare le persone come l'aver condiviso anche se per pochi giorni una Lotta comune.

A concludere la parte per me piu' complessa e profonda, intima e personale, le riflessioni sulla Lotta in Italia. L'impossibilita' di essere terza parte, perche' questo e' anche il mio paese, perche' quello che succede oggi in Valle potrebbe succedere domani nei colli della mia Emilia-Romagna, ed in verita' in parte e' gia' successo senza che noi avessimo la prontezza e la forza di provare ad opporci. La linea sottile tra Lotta violenta e non violenta, le discussioni in auto su cosa sia lecito per chi ha scelto di abbracciare la non violenza, e cosa invece debba essere considerato violento di per se. Il pensiero forte, la convinzione, che al di la dei discorsi filosofici e delle scelte non violente, non ci si possa girare dall'altra parte, che sia un mio dovere, un nostro dovere di cittadini ed essere umani, aiutare le persone del Movimento in una battaglia giusta, in una giusta Resistenza e condividere finalmente anche in Italia il cammino di chi ha deciso di smettere di essere vittima.
Peo.

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