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Manifesto Per Un Censimento Delle Denunce E L'Amnistia Per Le Lotte Sociali (di Osservatorio Sulla Repressione) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Martedì 30 Luglio 2013 09:00
Amnistia
Manifesto Per Un Censimento Delle Denunce E L'Amnistia Per Le Lotte Sociali (di Osservatorio Sulla Repressione)

http://www.osservatoriorepressione.org/2013/06/censimento-sulle-denunce-alle-lotte.html

Osservatorio Sulla Repressione

Negli ultimi mesi, fra alcune realta' sociali, politiche e di movimento, ma anche singoli attivisti e avvocati, e' nato un dibattito sulla necessita' di lanciare una campagna politica sull'amnistia sociale e per l'abrogazione di quell'insieme di norme che connotano l'intero ordinamento giuridico italiano e costituiscono un vero e proprio arsenale repressivo e autoritario dispiegato contro i movimenti piu' avanzati della societa'. Da tempo l'Osservatorio sulla repressione ha iniziato a effettuare un censimento sulle denunce penali contro militanti politici e attivisti di lotte sociali. Ora abbiamo la necessita', per costruire la campagna, di un quadro quanto piu' possibile completo, che portera' alla creazione di un database consultabile on-line. Ad oggi sono state censite 17 mila denunce.

Il nuovo clima di effervescenza sociale degli ultimi anni, che non ha coinvolto solo i tradizionali settori dell'attivismo politico piu' radicale ma anche ampie realta' popolari, ha portato a una pesante rappresaglia repressiva, come gia' era accaduto nei precedenti cicli di lotte.

Migliaia di persone che si trovavano a combattere con la mancanza di case, la disoccupazione, l'assenza di adeguate strutture sanitarie, la decadenza della scuola, il peggioramento delle condizioni di lavoro, il saccheggio e la devastazione di interi territori in nome del profitto, sono state sottoposte a procedimenti penali o colpite da misure di polizia. Cosi' come sono stati condannati e denunciati militanti politici che hanno partecipato alle mobilitazioni di Napoli e Genova 2001 e alle manifestazioni del 14 dicembre 2010 e del 15 ottobre 2011 a Roma.

Il conflitto sociale viene ridotto a mera questione di ordine pubblico. Cittadini e militanti che lottano contro le discariche, le basi militari, le grandi opere di ferro e di cemento, come terremotati, pastori, disoccupati, studenti, lavoratori, sindacalisti, occupanti di case, si trovano a fare i conti con pestaggi, denunce e schedature di massa. Un "dispositivo" di governo che e' stato portato all'estremo con l'occupazione militare della Val di Susa. Una delle conseguenze di questa gestione dell'ordine pubblico, applicato non solo alle lotte sociali ma anche ai comportamenti devianti, e' il sovraffollamento delle carceri, additate anche dalla comunita' internazionale come luoghi di afflizione dove i detenuti vivono privi delle piu' elementari garanzie civili e umane. Ad esse si affiancano i CIE, dove sono recluse persone private della liberta' e di ogni diritto solo perche' senza lavoro o permesso di permanenza in quanto migranti, e gli OPG, gli ospedali di reclusione psichiatrica piu' volte destinati alla chiusura, che rimangono a baluardo della volonta' istituzionale di esclusione totale e emarginazione dei soggetti sociali piu' deboli.

Sempre piu' spesso dunque i magistrati dalle aule dei tribunali italiani motivano le loro accuse sulla base della pericolosita' sociale dell'individuo che protesta: un diverso, un disadattato, un ribelle, a cui di volta in volta si applicano misure giuridiche straordinarie. Accentuando la funzione repressivo-preventiva (fogli di via, domicilio coatto, DASPO), oppure sospendendo alcuni principi di garanzia (leggi di emergenza), fino a prevederne l'annichilimento attraverso la negazione di diritti inderogabili. E' cio' che alcuni giuristi denunciano come spostamento, sul piano del diritto penale, da un sistema giuridico basato sui diritti della persona a un sistema fondato prevalentemente sulla ragion di Stato. Una situazione che nella attuale crisi di legittimazione del sistema politico e di logoramento degli istituti di democrazia rappresentativa rischia di aggravarsi drasticamente.

Non e' quindi un caso che dal 2001 a oggi, con l'avanzare della crisi economica e l'aumento delle lotte, si contano 11 sentenze definitive per i reati di devastazione e saccheggio, compresa quella per i fatti di Genova 2001, a cui vanno aggiunte 7 persone condannate in primo grado a 6 anni di reclusione per i fatti accaduti il 15 ottobre 2011 a Roma, mentre per la stessa manifestazione altre 18 sono ora imputate ed e' in corso il processo.

Le lotte sociali hanno sempre marciato su un crinale sottile che anticipa legalita' future urtando quelle presenti. Le organizzazioni della classe operaia, i movimenti sociali e i gruppi rivoluzionari hanno storicamente fatto ricorso alle campagne per l'amnistia per tutelare le proprie battaglie, salvaguardare i propri militanti, le proprie componenti sociali. Oggi sollevare il problema politico della legittimita' delle lotte, anche nelle loro forme di resistenza, condurre una battaglia per la difesa e l'allargamento degli spazi di agibilita' politica, puo' contribuire a sviluppare la solidarieta' fra le varie lotte, a costruire la garanzia che possano riprodursi in futuro. Le amnistie sono un corollario del diritto di resistenza. Lanciare una campagna per l'amnistia sociale vuole dire salvaguardare l'azione collettiva e rilanciare una teoria della trasformazione, dove il conflitto, l'azione dal basso, anche nelle sue forme di rottura, di opposizione piu' dura, riveste una valenza positiva quale forza motrice del cambiamento.

Nel pensiero giuridico le amnistie hanno rappresentato un mezzo per affrontare gli attriti e sanare le fratture tra costituzione legale e costituzione materiale, tra la fissita' e il ritardo della prima e l'instabilita' e il movimento della seconda. Sono servite a ridurre la discordanza di tempi tra conservazione istituzionale e inevitabile trasformazione della societa' incidendo sulle politiche penali e rappresentando momenti decisivi nel processo d'aggiornamento del diritto. E' stato cosi' per oltre un secolo, ma in Italia le ultime amnistie politiche risalgono al 1968 e al 1970.

Aprire un percorso di lotta e una vertenza per l'amnistia sociale - che copra reati, denunce e condanne utilizzati per reprimere lotte sociali, manifestazioni, battaglie sui territori, scontri di piazza - e per un indulto che incida anche su altre tipologie di reato, associativi per esempio, puo' contribuire a mettere in discussione la legittimita' dell'arsenale emergenziale e fungere da vettore per un percorso verso una amnistia generale slegata da quegli atteggiamenti compassionevoli e paternalisti che muovono le campagne delegate agli specialisti dell'assistenzialismo carcerario, all'associazionismo di settore, agli imprenditori della politica. Riportando l'attenzione dei movimenti verso l'esercizio di una critica radicale della societa' penale che preveda anche l'abolizione dell'ergastolo e della tortura dell'art. 41 bis.

Chiediamo a tutti e tutte i singoli, le realta' sociali e politiche l'adesione a questo manifesto, per iniziare un percorso comune per l'avvio della campagna per l'amnistia sociale.

A coloro che hanno a disposizione dati per il censimento chiediamo di compilare la scheda che puo' anche essere scaricata dal sito www.osservatoriorepressione.org

Schede e adesioni vanno inviate a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Puoi scaricare la scheda qui

Chi e' su facebook la puo' trovare cliccando qui

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Censimento (Sovversivi e Delinquenti): https://workspaces.acrobat.com/app.html#d=gkmztA*kwwWjAW5P-HtJWA
Scheda di segnalazione: https://workspaces.acrobat.com/app.html#d=dCc-2mhp6lopbN9m9oYmhw

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Fonte: Manifesto Per Un Censimento Delle Denunce E L'Amnistia Per Le Lotte Sociali (di Osservatorio Sulla Repressione)
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