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Lampedusa, Strage Di Stato (di Umanita' Nova) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Martedì 22 Ottobre 2013 09:00
Lampedusa
Lampedusa, Strage Di Stato (di Umanita' Nova)

L'eccidio dei migranti

http://www.umanitanova.org/n-30-anno-93/lampedusa-strage-di-stato

Umanita' Nova

Quando i lettori di Umanita' Nova leggeranno questo articolo, si sara' gia' detto e scritto molto sulla strage di immigrati di Lampedusa. Nel momento in cui scriviamo, i corpi recuperati sono 195. Nel ventre del motopeschereccio affondato davanti all'isola dei Conigli, poco piu' di uno scoglio accanto a Lampedusa, ci sono ancora decine di altri cadaveri.
Per chi si occupa di immigrazione, i fatti di Lampedusa non costituiscono una novita'. Da quando, nella concezione di chi ci governa, i flussi migratori sono diventati una questione di ordine pubblico, le tragedie del mare scandiscono una "normalita'" alla quale molti si erano praticamente assuefatti.
Chi lotta per un miglioramento delle normative vigenti o per una loro radicale revisione, ha sempre posto una questione dirimente: se non fosse cosi' difficile entrare legalmente in Italia (e in Europa), verrebbero meno le condizioni che stanno alla base di questi eventi luttuosi.

La logica proibizionista, d'altra parte, funziona cosi': un divieto assoluto alimenta la clandestinita' e la speculazione affaristica. Basti pensare al proibizionismo degli alcolici negli Stati uniti nel secolo scorso, che fece le immense fortune di mafiosi e gangster; o all'attuale proibizionismo in fatto di consumo di droghe, che consente alla mafia e agli spacciatori di ingrassarsi, alle carceri di riempirsi all'inverosimile, e allo stato di esercitare una sua presunta superiorita' morale.
Nel caso dell'immigrazione, ancora piu' brutalmente, la "merce" proibita sono gli esseri umani. Il proibizionismo imposto alla libera circolazione delle persone serve al capitalismo per garantirsi un serbatoio di manodopera ricattabile e a basso costo; serve agli stati per dare in pasto all'opinione pubblica l'idea che non siamo tutti uguali e che gli stranieri sono potenzialmente pericolosi; serve alle mafie per fare lucrosi affari sui traffici di esseri umani che si affidano ai viaggi della speranza.
La notte tra il 2 e il 3 Ottobre scorsi, e' successo quello che e' successo tante altre volte, al largo di Lampedusa, o di Malta, o a pochi metri dalla battigia di una qualunque spiaggia siciliana. In questo caso, le proporzioni del disastro sono state talmente grandi da suscitare un disagio che, in questi tempi di bulimia informativa ed emotiva, sembrava non esistesse quasi piu'. Le immagini delle bare allineate, tantissime, tutte uguali, in un hangar dell'aeroporto di Lampedusa, si commentano da sole, e non c'e' alcun bisogno di fare retorica, almeno non su queste pagine.
Vale la pena riferire qualcosa a proposito dei soccorsi, all'alba del 3 Ottobre, a largo di Lampedusa. Fonti piu' che attendibili (l'associazione agrigentina Borderline Sicilia) rivela che quando sono arrivati sul posto i mezzi della Guardia costiera, i diportisti che avevano chiamato i soccorsi avevano gia' salvato 47 persone, tutte vive. Drammatiche le fasi del salvataggio: gli immigrati erano tutti intrisi di gasolio, scivolavano dalle mani dei loro soccorritori, erano sfiniti. Eppure, dall's.o.s. all'arrivo delle autorita', sono passati almeno tre quarti d'ora. Davvero troppo per un'isola ipermonitorata da chi di dovere, e che si circumnaviga nel giro di un quarto d'ora. Durante le concitate fasi del salvataggio, uno dei diportisti ha chiesto ai militari il trasbordo veloce dalla sua barca al gommone della Guardia costiera fatto apposta per questo tipo di operazioni, ma gli e' stato detto di no: "Dobbiamo rispettare i protocolli" ha chiarito - imperturbabile - un uomo in divisa.
Questa risposta, fredda e disumana, riassume perfettamente il senso delle cose. Di fronte a un'umanita' in fuga da guerre e miseria, di fronte al bisogno umano di spostarsi e di vivere, si erge una burocrazia insensibile ed estranea. E' questa burocrazia che uccide gli immigrati, ancor prima degli episodi singoli che provocano materialmente le tragedie.
Basti pensare che i superstiti del naufragio, appena qualche giorno dopo dal disastro, sono stati inscritti nel registro degli indagati per il reato di immigrazione clandestina. Un atto dovuto, hanno spiegato alla Procura di Agrigento, in virtu' della legge Bossi-Fini. Ecco come funziona lo stato, ecco come funzionano le sue leggi. Quelle stesse leggi che innescano paure e ritrosie anche nei lavoratori del mare, i pescatori che, tante volte, incrociando nelle loro rotte le carrette cariche di immigrati, preferiscono lanciare l'allarme guardandosi bene dal prestare alcun tipo di soccorso per non incorrere nell'odiosa accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e nel conseguente sequestro del peschereccio, unico e insostituibile strumento di lavoro.

Non si vuole, qui, ne' generalizzare ne' puntare il dito. In moltissime occasioni, infatti, pescatori e diportisti siciliani hanno salvato vite umane senza derogare all'universale e atavica legge del mare che impone il mutuo soccorso al di la' di ogni confine. Quello che si sottolinea, in questa sede, e' la funzione terroristica delle attuali norme sull'immigrazione e, soprattutto, la maniera terroristica con la quale esse vengono applicate. Persino i trattati internazionali obbligano il salvataggio in mare, e il reato di favoreggiamento e' comunque subordinato soltanto a determinate fattispecie, e dovrebbe essere segnalato nel corso degli appositi pattugliamenti predisposti dalle autorita' competenti. Invece, questa minaccia viene fatta incombere sulle persone indiscriminatamente, a prescindere dai contesti concreti.
Non sappiamo nemmeno se sia il caso di riferire sulle dichiarazioni degli esponenti politici di tutti gli schieramenti all'indomani della tragedia. Grande dolore, grande commozione, grande indignazione, da destra a sinistra. Perfino il capo dello stato ha suggerito, bonta' sua, la necessita' di rivedere le norme sull'immigrazione in Italia. Peccato pero' che si tratti dello stesso Giorgio Napolitano che firmo' nel 1998 - insieme a Livia Turco - la prima famigerata legge che istitui' i centri di detenzione per immigrati e sulla quale fu impostato l'impianto normativo della Bossi-Fini, che tutti - oggi - criticano da sinistra. Dall'altra parte, gli esponenti di quel che resta del Popolo della Liberta' cadono letteralmente dalle nuvole, difendono la Bossi-Fini, e scaricano ogni responsabilita' sull'Unione europea che "dovrebbe fare di piu', e non dovrebbe lasciarci soli". Quello che non si dice e' che la Bossi-Fini risponde a un'esigenza che discende direttamente dalla concezione politica ed economica dei confini che delimitano la "fortezza Europa" di cui tante volte abbiamo parlato. In Italia, queste esigenze di dominio sono state declinate tecnicamente, e cavalcate politicamente, da personaggi dell'ultradestra razzista e fascista, con il contorno di un pressapochismo tutto italiano che rende le cose ancora piu' intollerabili: nessuna idea di accoglienza, gestione perennemente emergenziale dei fenomeni sociali, miopia politica ai limiti del dilettantismo.
Dopo la strage di Lampedusa e' il momento del dolore, senza dubbio. Ma il nostro dolore esiste da moltissimi anni, ed e' lo stesso, insopportabile dolore che proviamo tutte le volte che sappiamo di una morte, di una mutilazione, di uno stupro, di una violenza che si producono nel contesto della repressione sugli immigrati.
L'unica certezza, che puo' alleviare il profondo malessere che ci opprime il cuore, sta nella consapevolezza che questa situazione non puo' durare all'infinito. Le leggi sull'immigrazione sono cosi' antistoriche e disfunzionali, di fronte agli eventi planetari del tempo in cui viviamo, che - prima o poi - dovranno essere profondamente modificate, se non spazzate via. Noi europei siamo senz'altro piu' fortunati degli "altri", ma sono moltissimi i segnali che ci fanno capire quanto poco sia destinata a durare questa nostra "fortuna". La miseria e l'oppressione che oggi bussano alle nostre porte sotto le spoglie di immigrati e profughi sono, per molti versi, delle lugubri presenze che condizionano gia' adesso le nostre vite di precari, di sfruttati, di senza futuro.
Ci sono due modi per affrontare la questione. Uno e' quello irrazionale, egoistico, razzista: gli "altri" non sono come me, che stiano al loro posto, che muoiano. L'altro e' quello razionale, squisitamente umano, antirazzista: gli "altri" sono come me, e sono vittime - come me - di quelli che rendono possibile questo scempio attraverso la politica e l'economia.
Alberto La Via

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Fonte: Lampedusa, Strage Di Stato (di Umanita' Nova)
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