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Reato Di Negazionismo: Gli Storici Lo Rifiutano (di Globalist) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Lunedì 21 Ottobre 2013 09:00
Hitler Clown
Reato Di Negazionismo: Gli Storici Lo Rifiutano (di Globalist)

Ora anche in Italia la repressione penale delle opinioni si e' fatta strada in Parlamento, con conseguenze esplosive. Ma gli storici la rigettano da sempre.

http://www.globalist.it/culture/articolo/2016/05/08/reato-di-negazionismo-gli-storici-lo-rifiutano-50231.html

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Il recente voto parlamentare sul "negazionismo", in pieno revival di una potente campagna sui reati d'opinione, fa fare un salto deleterio alla nostra Repubblica. Per sommo e aberrante paradosso, una legge presuntamente antifascista e' il nido in cui fara' l'uovo lo Stato etico, la tipica base liberticida e totalitaria del fascismo. Un fascismo di tipo nuovo, politically correct.

Dopo tanti tentativi, contro i quali - come vedremo - c'e' stata una forte opposizione di tanti valenti storici antifascisti - anche in Italia la repressione penale delle opinioni si e' fatta strada in Parlamento, con conseguenze esplosive. L'emendamento approvato nella Commissione giustizia del Senato - relatrice la PD Rosaria Capacchione - con i voti di PD, PDL, Scelta Civica, SEL e i senatori Cappelletti e Gianrusso del M5S, prevede tre anni di reclusione (sette anni e mezzo con le aggravanti) e multe fino a diecimila euro da comminare a chi "nega o minimizza crimini di genocidio" come ad esempio la Shoah.

L'idea di contrastare con la legge penale le opinioni - per quanto infondate e profondamente sbagliate - apre scenari pieni di pericoli. Legare l'interpretazione della Storia a una legge penale sarebbe come cristallizzare una conoscienza scientifica aperta al dibattito - ad esempio le scoperte di Newton - in una norma sigillata dal dogma dello Stato (e un domani di un governo o di un regime politico contingente). Una volta aperto un varco cosi' grande a questo modo di procedere, potrebbero presentarsi abusi drammatici su ogni interpretazione controversa degli eventi storici: la Storia e' sempre controversa. Un articolo di Francesco Santoianni descrive con molta chiarezza vari casi di arresti e condanne penali avvenuti negli ultimi anni in tutta Europa, compreso il caso dell'austriaca Silvia Stoltz, che fu condannata a tre anni e mezzo di reclusione nell'esercizio della sua funzione di avvocato difensore durante il processo a un "negazionista". Le norme qui in Italia non ci sono ancora, ma la tempesta si': contro Piergiorgio Odifreddi, che si e' dichiarato contrario all'approvazione della legge, e' gia' in corso una campagna d'intensita' maccartista. Molti di coloro che vorrebbero dire pubblicamente che Odifreddi deve potersi esprimere liberamente non lo faranno, perche' il manganello mediatico fa gia' male. Figuriamoci il clima che avremo con un manganello penale.

Lo storico Franco Cardini, nel 2009, scrisse un articolo molto ricco di argomentazioni sui rischi di una legge penale in materia. Tra queste, c'e' un'argomentazione sottile e importante:

"Cresce il numero di chi in pubblico afferma una cosa e in privato sostiene esattamente il contrario. E sapete perche'? Per il fatto che se ne perseguitano i sostenitori e che li si condanna senza dar loro il diritto di parlare e senza controbattere. Ma in questo modo si crea nell'opinione pubblica la crescente sensazione che se ne abbia paura, e che essi stiano dicendo cose vere: e, questo si', puo' costituire la premessa a una nuova ondata di pregiudizio antisemita, anche se e' difficile immaginare sotto quali forme potrebbe presentarsi."

Le motivazioni per opporsi a un simile provvedimento sono gia' state formulate molto bene nel 2007 da molti storici italiani (tra cui molti studiosi con profonde radici familiari e intellettuali nell'ebraismo italiano), quando si opposero fermamente all'allora ministro della giustizia Clemente Mastella, che - fotocopie alla mano - voleva introdurre nel nostro ordinamento una legge analoga alla francese Fabius-Gayssot. L'appello degli storici italiani e' un documento di straordinaria attualita', che condivido dalla prima all'ultima riga, e che propongo qui sotto all'attenzione dei lettori.

Mentre Giorgio Napolitano, fra una larga intesa e l'altra, esorta sovranamente i parlamentari ad approvare le nuove norme penali, i lettori potrebbero esortarli piu' sovranamente ancora a non approvarle, consigliando loro di leggere l'appello degli storici. Magari recapitandolo nelle loro caselle e-mail. Buona lettura.

Contro il negazionismo per la liberta' di ricerca

Il Ministro della Giustizia Mastella, secondo quanto anticipato dai media, proporra' un disegno di legge che dovrebbe prevedere la condanna, e anche la reclusione, per chi neghi l'esistenza storica della Shoah. Il governo Prodi dovrebbe presentare questo progetto di legge il giorno della memoria. Come storici e come cittadini siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna. Proprio negli ultimi tempi, il negazionismo e' stato troppo spesso al centro dell'attenzione dei media, moltiplicandone inevitabilmente e in modo controproducente l'eco. Sostituire a una necessaria battaglia culturale, a una pratica educativa, e alla tensione morale necessarie per fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verita' storica della Shoah, una soluzione basata sulla minaccia della legge, ci sembra particolarmente pericoloso per diversi ordini di motivi:
  • 1) si offre ai negazionisti, com'e' gia' avvenuto, la possibilita' di ergersi a difensori della liberta' d'espressione, le cui posizioni ci si rifiuterebbe di contestare e smontare sanzionandole penalmente.

  • 2) si stabilisce una verita' di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare quella stessa verita' storica, invece di ottenere il risultato opposto sperato. Ogni verita' imposta dall'autorita' statale (l'"antifascismo" nella DDR, il socialismo nei regimi comunisti, il negazionismo del genocidio armeno in Turchia, l'inesistenza di piazza Tiananmen in Cina) non puo' che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale.

  • 3) si accentua l'idea, assai discussa anche tra gli storici, della "unicita' della Shoah", non in quanto evento singolare, ma in quanto incommensurabile e non confrontabile con ogni altri evento storico, ponendolo di fatto al di fuori della storia o al vertice di una presunta classifica dei mali assoluti del mondo contemporaneo.

L'Italia, che ha ancora tanti silenzi e tante omissioni sul proprio passato coloniale, dovrebbe impegnarsi a favorire con ogni mezzo che la storia recente e i suoi crimini tornino a far parte della coscienza collettiva, attraverso le piu' diverse iniziative e campagne educative.

La strada della verita' storica di Stato non ci sembra utile per contrastare fenomeni, molto spesso collegati a dichiarazioni negazioniste (e certamente pericolosi e gravi), di incitazione alla violenza, all'odio razziale, all'apologia di reati ripugnanti e offensivi per l'umanita'; per i quali esistono gia', nel nostro ordinamento, articoli di legge sufficienti a perseguire i comportamenti criminali che si dovessero manifestare su questo terreno.

E' la societa' civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, che puo' creare gli unici anticorpi capaci di estirpare o almeno ridimensionare ed emarginare le posizioni negazioniste. Che lo Stato aiuti la societa' civile, senza sostituirsi ad essa con una legge che rischia di essere inutile o, peggio, controproducente.
Pino Cabras

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