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Genealogia Della Violenza Poliziesca (di Umanita' Nova) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Martedì 17 Dicembre 2013 09:00
Robocop
Genealogia Della Violenza Poliziesca (di Umanita' Nova)

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Umanita' Nova

Negli ultimi decenni negli Stati Uniti abbiamo potuto assistere ad un fortissimo incremento delle violenze da parte della polizia sia verso "comuni cittadini" che verso "presunti criminali". Violenze puntualmente nascoste sotto la coperta dai media italioti, che preferiscono affrontare in modo superficiale e facilone certi aspetti della cultura statunitense.

L'ultimo caso balzato all'onore delle cronache, con una lieve risonanza sui giornali italiani, risale al 23 Ottobre: due poliziotti di pattuglia a Santa Rosa (California) hanno freddato con sette colpi di pistola un ragazzino tredicenne, Andy Lopez, che girava con un'arma giocattolo. Al momento non e' ben chiara la dinamica dei fatti, i poliziotti sostengono che l'assassinato abbia puntato il simulacro di arma verso di loro, ma e' evidente uno sproporzionato uso della forza: qualsiasi persona capisce che per fermare un ragazzino, anche realmente armato, non e' necessario svuotargli addosso mezzo caricatore di proiettili Full Metal Jacket nove millimetri.
Le cronaca statunitensi degli ultimi anni sono piene di fatti simili, in molti casi ancora piu' paradossali: solo negli scorsi mesi abbiamo potuto leggere di parlatici ammazzati dalla polizia perche' resistevano a sfratti, famiglie intere torturate a colpi di Taser (uno storditore elettrico inizialmente classificato come non-letale e ora riclassificato come semi-letale), disabili in carrozzella ammazzati perche' "sembrava che avessero un coltello in mano", ragazzi uccisi in casa durante raid anti-droga, generalmente basati su delazioni anonime, condotti con squadre tattiche (SWAT) alla ricerca di due piante di marjuana. Per non parlare della lunga sequela di torture e abusi, anche sessuali, nei carceri, per minori e no. O delle violenze, che fanno molto meno notizia, perche' le vittime sono generalmente criminali comuni di bassissima estrazione sociale, che avvengono nei ghetti delle grandi citta' e nelle centrali di polizia.
I singoli stati e il governo federale si stanno svelando per quello che sono: spietati killer seriali.

A parere di chi scrive questi temi non si possono affrontare con piglio moralistico o con la malsana idea delle singole mele marce nella polizia. E' necessaria un'operazione che ricostruisca genealogicamente i meccanismi sociali dietro a questi epifenomeni.
L'aumento della militarizzazione della societa' statunitense e' da ricercarsi nelle politiche economiche e sociali portate avanti negli ultimi 40 anni. Con Nixon parti' la War on Drugs, la politica di inasprimento delle pene per reati legati a detenzione, consumo, produzione e spaccio di stupefacenti. Politica che porto' all'aumento esponenziale della popolazione carceraria, senza far diminuire la diffusione di droghe, sopratutto pesanti. Questa politica venne successivamente rafforzata da Reagan, di pari passo con l'imposizione dell'ordine neo-liberista: dalla guerra alla poverta' si passa alla guerra ai poveri. Lo smantellamento di tutti i baluardi del welfare state statunitense, fino agli anni ‘70 difeso sia da Democratici che da Repubblicani, la distruzione della sanita' pubblica a favore di quella privata (e della finanziarizzazione della assicurazioni mediche), la diminuzione dei salari minimi, la completa distruzione delle organizzazioni dei lavoratori, la gestione della citta' con la creazione di centri urbani iper-blindati, come la down-town losangelina, la ghettizzazione dei poveri [1], la diminuzione delle case popolari, la suburbanizzazione del ceto medio, hanno portato ad uno sfarinamento del tessuto sociale delle comunita' o alla sua cattura all'interno di dinamiche di stampo speculativo e corporativo.
Tutto questo e' dovuto passare, giocoforza, per la creazione di rapporti di forza in grado di supportare l'ordine neo-liberista. E i rapporti di forza sono anche di natura militare: ecco una delle cause di un corpi di polizia ipertrofici e iper-armati. Altra causa si deve ricercare, a mio parere, nel famoso apparato industriale-militare statunitense. La vera lobby delle armi non e' quella di chi supporta il diritto costituzionale di formare milizie popolari armate e detenere e portare armi ma quella che fornisce un quantitativo enorme di tecnologie militari a governo federale e governi statali. E non parliamo solo di armi leggere ma di armamenti pesanti e della tecnologia logistica necessaria a gestire forze armate: si consideri la sproporzione tra unita' combattenti e addetti alla logistica, squilibrata verso le seconde; per non parlare del settore del military hi-tech, cuore pulsante della concezione bellica contemporanea di degli USA [2]. Questo complesso militare-industriale prospera grazie alla diffusione di guerre, interne ed esterne, di dispositivi carcerari, di militarizzazione dello spazio urbano. La gallina delle uova d'oro degli ultimi dieci anni e' stata costituita dalle cosi' dette armi non-letali, poi riclassificate in semi-letali; un poliziotto odierno negli USA e' armato di: pistola, taser, spray OC, manganello o tonfa. Un armamento ridondante, per non parlare di tutta la pletora di istruttori, generalmente liberi professionisti, per un singolo uomo e che costa migliaia di dollari per singolo agente alle casse pubbliche. Soldi che vanno a rimpinguare i conti delle varie aziende fornitrici. Inoltre anche le piu' sperdute contee rurali si stanno dotando di forze tattiche, le squadre SWAT, dotate di armamento pesante. E ultimamente di mezzi blindati: il progressivo ritiro dai teatri di guerra afghani e irakeni ha prodotto un surplus di mezzi blindati per trasporto truppe, sovente armati (APC), che i dipartimenti di polizia e gli sceriffi si stanno affrettando a comprare. Quale incredibili minacce debbano affrontare nelle zone rurali della Virginia non e' dato a sapersi, ma intanto altre consistenti fette della spesa pubblica finiscono nelle casse private (al di la' del costo del mezzo, che va alle casse federali, bisogna calcolare istruzione dell'equipaggio e manutenzione).

Altro passaggio fondamentale nella militarizzazione della societa' USA e' stato dettato dall'infame Patrioct Act fortemente voluto da una maggioranza trasversale durante la presidenza di Bush II (per inciso: avete mai notato come nella politica statunitense il potere sia familiare? Kennedy, Bush, Clinton...) che ha fatto stracci di decenni di conquiste in campo di "diritti civili" permettendo internamenti a tempo indefinito senza processo, torture, spionaggio senza mandato o con mandato segretato. Queste politiche sono state riprese dall'attuale presidente Obama, come ben dimostra il caso PRISM, che, alla faccia delle promesse fatte durante due campagne elettorali, ha in inasprito la stretta autoritaria sulla societa'. A parere di chi scrive anche la proposta di parte democratica di ulteriori restrizioni sul diritto di possedere e portare armi va inserito in questo contesto, inoltre svolge la funzione di eccellente specchietto per "allodole liberal".
La riforma della sanita', la cosi' detta Obamacare, e' stata una cura palliativa ed attualmente bloccata nella sua fase attuativa. Nei fatti a decine di milioni di residenti sul suolo statunitense e' proibito l'accesso ad una sanita' decente, con evidente guadagno delle assicurazioni e della sanita' privata (generalmente facenti parti degli stessi gruppi di affaristi).

Tornando al punto della violenza poliziesca e' evidente che la presenza di uno stato, che per definizione avoca a se' il monopolio della violenza, che punta tutto sulla militarizzazione della societa' crea quelle che, in ambito militare, sono definibili "danni collaterali". Il ragazzino, il disabile, il piccolo coltivatore di marjuana, sono le vittime collaterali della piu' ampia guerra condotta dallo stato contro non solo i poveri e gli esclusi ma contro i lavoratori in generale. Perche' non dimentichiamoci che il capitale e lo stato giocano in fase di attacco nel tentativo di disciplinare maggiormente la forza lavoro per aumentare il saggio di profitto.

La violenza poliziesca, negli USA come in Grecia o in Italia, si potra' eliminare solo con l'eliminazione delle cause ultime della sua riproduzione, ovvero le strutture gerarchiche.

La critica morale alla violenza, tanto cara ai commentatori italiani presenti negli USA, Zucconi [3] in testa, non porta assolutamente a niente. Sviscerare, anatomizzare, studiare e comprendere le dinamiche sociali e' piu' che mai necessario in questi tempi. La sinistra istituzionale statunitense schierandosi totalmente a favore del neoliberismo ha letteralmente svenduto gli interessi del proletariato e del sottoproletariato urbano e rurale, che si e' gradualmente avvicinato a quella oscena schiera di malfattori ultraconservatori, cristiani o laici, primi garanti, e spesso diretti gestori, della miseria e dell'alienazione di decine di milioni di individui. Altra chiave del successo di costoro e' che con gli sfruttati condividono lo stesso linguaggio, mentre la sinistra si e' persa nei voli pindarici del politically correct, genericamente bollato come insieme "stronzate da liberals" dalla working class (per inciso: i contenuti dei dibattiti della "sinistra" americana spesso sono stronzate da liberals). La scomparsa di forti movimenti di base, la famosa New Left degli anni ‘60, generalmente libertaria, falcidiati dalla repressione, la conversione della gia' orrida sinistra istituzionale in garante del neoliberismo, l'onnipresente spirito dell'etica del lavoro protestante hanno letteralmente maciullato le condizioni di vita di milioni di persone [4].

Ampio puo' essere il terreno per l'intervento anarchico in queste situazioni. Ammesso che l'anarchismo americano riesca a liberarsi dalle visioni ultra minoritarie dell'anarchist-lifestyle gia' denunciato da Boockin. Con tutte le sue contraddizioni la diffusione di movimenti di stampo libertario come i vari Occupy e la ripresa, sia quantitativa che qualitativa, del sindacalismo radicale dell'IWW, che e' stato capace di infilarsi nel settore dei "non garantiti", lavoratori di Fast-Food e imprese di pulizia in testa, la ripresa di lotte ecologiche condotte da comunita' locali con metodologie libertarie fanno ben sperare.
Lorcon

.NOTA.
  • [1] Per una disanima del rapporto tra militarizzazione degli spazi urbani statunitensi e poverta', nello specifico del caso losangelino: Mike Davis, Citta' di Quarzo, Manifesto Libri, 2008
  • [2] Per una veloce introduzione alla concezione di guerra contemporanea statunitense e alla dottrina RMA: Alessandro dal Lago, Le nostre guerre, Manifesto Libri, 2010 e Carlo Jean, Rivoluzione Negli Affari Militari, Societa' Italiana di Storia Militare, 2013 (disponibile gratuitamente su scribd)
  • [3] Noto per i suoi articoli sul fenomeno della violenza che sembrano scritti da un serbatoio di melassa. Speriamo che non faccia come un famoso serbatoio di melassa a Boston, nel 1919.
  • [4] Si legga a tal proposito l'esemplare: Joe Bageant, La Bibbia e il fucile, cronaca dall'america profonda, Bruno Mondadori, 2010

.LINKS.
Fonte: Genealogia Della Violenza Poliziesca (di Umanita' Nova)
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Wikipedia Umanita' Nova: http://it.wikipedia.org/wiki/Umanit%C3%A0_Nova
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