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La Morte Di Stefano Cucchi E Un Paese Senza Tortura (di Pagina99) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Martedì 11 Novembre 2014 09:00
La Morte Di Stefano Cucchi E Un Paese Senza Tortura
La Morte Di Stefano Cucchi E Un Paese Senza Tortura (di Pagina99)

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Pagina99 - Quotidiano di Economia e Cultura

Giustizia?

Cancellata la sentenza di primo grado per la morte del giovane. In appello nessun colpevole. E, a meno di sorpese, rimarra' un crimine impunito per sempre. In Italia, malgrado le richieste internazionali, non esiste ancora il reato di tortura.

Con la sentenza di appello per la morte di Stefano Cucchi si e' ribadito per l'ennesima volta, concretamente e simbolicamente, che in questo Paese non si vuole un corpo di polizia assoggettato alle regole dello Stato di diritto e che le violenze da esso perpetrate sono da coprire omertosamente e beffardamente. Impossibile dire se le singole persone oggi assolte fossero colpevoli. Questo davvero non possiamo saperlo. Ma bisogna quantomeno notare che cinque anni sono un tempo sufficiente per trovare dei colpevoli di un delitto gravissimo, qualificato internazionalmente come crimine contro l'umanita', e perpetrato in un luogo chiuso e con un numero delimitato di persone potenzialmente coinvolte.

Lo strapotere delle forze di polizia, e l'assoggettamento culturale di tutte le istituzioni (magistratura, politica, amministrazione) a esso, si sono manifestati nel corso degli anni sotto varie forme. Basta raccontare un piccolo - ma grande nel suo significato - episodio parlamentare di qualche tempo fa.

Come tutti sanno l'ordinamento italiano e' a oggi ancora carente del reato di tortura, nonostante le Nazioni Unite ce lo chiedano da decenni a seguito di obblighi internazionali da noi contratti. Nel 2012 uno dei tanti disegni di legge per introdurre il delitto di tortura nel codice penale italiano vedeva il proprio iter parlamentare. In esso si parlava di "sofferenze fisiche o psichiche" che, inflitte in un certo modo e secondo definite circostanze, dovessero venire qualficate come tortura. Arrivo' un emendamento governativo che propose due cambiamenti. Le sofferenze non dovevano piu' essere fisiche oppure psichiche, bensi piuttosto fisiche e psichiche. Bastava cambiare una lettera per veicolare un significato assai differente. L'uomo incappucciato di Abu Ghraib con il muso feroce del cane attaccato alla gamba, non provando in quel momento sofferenze fisiche ma solo psichiche non sarebbe stato torturato.

Il secondo cambiamento proposto dal Governo consisteva nell'introdurre una clausola senza la quale non si poteva parlare di tortura: la vittima doveva trovarsi nell'impossibilita' di chiedere aiuto. Cosa questo significasse non e' dato capirlo. Stefano poteva chiedere aiuto in quesi sotterranei di tribunale? Forse si'. Poteva materialmente dire "aiuto, aiuto!". Certo, nessuno lo avrebbe mai ascoltato. E dunque quella perpetrata ai suoi danni non sarebbe stata tortura.

Insomma, questo episodio non ha una grande rilevanza in se' (la legislatura tramonto' e quel testo di legge si perse per sempre), ma mostra - al pari di quel che e' accaduto nell'aula di giustizia dove si teneva il processo per la morte di Stefano Cucchi - come, da tutt'altro punto di osservazione e di intervento, persino la politica governativa si senta sotto scacco e obbligata a offrire protezione, quanto meno simbolica, alle forze dell'ordine. Quei due emendamenti erano del tutto privi di razionalita', se non quella di rendere piu' difficile una eventuale imputazione.

Di morti per mano della polizia negli ultimi anni ne abbiamo avuti troppi. Solo per quella di Federico Aldrovandi qualcuno ha pagato, ma comunque in modo ridicolo. Introdurre oggi il reato di tortura, senza indugi ulteriori e cavilli, sarebbe un primo, importantissimo passo verso lo smantellamento di quella tara culturale che e' alle spalle di questi delitti. E' lecito sperare che il legislatore si svegli, in un sussulto di democrazia.

Un secondo passo lo dobbiamo fare tutti noi: non accontentarci di credere che Stefano sia morto di raffreddore e continuare a stare vicini alla sua famiglia nel voler sapere cosa e' successo li' dentro, un dentro che gli italiani sempre di piu' non accettano che venga nascosto al fuori.
Susanna Marietti

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Fonte: La Morte Di Stefano Cucchi E Un Paese Senza Tortura (di Pagina99)
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