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Quando Bologna Perse L'Innocenza I Clash, Carmelo Bene E La Ferita Del '77 (di Corriere Di Bologna) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Martedì 15 Settembre 2015 09:00
Carri Armati a Bologna nel 1977
Quando Bologna Perse L'Innocenza I Clash, Carmelo Bene E La Ferita Del '77 (di Corriere Di Bologna)

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2015/8-agosto-2015/quando-bologna-perse-l-innocenza-clash-carmelo-bene-ferita-77--2301764691735.shtml

Corriere Di Bologna

Zangheri affido' a Vitali il compito di riannodare un dialogo con il movimento giovanile

BOLOGNA - I carri armati a Bologna. Anche chi Renato Zangheri non lo ha conosciuto, o magari non era ancora nato quell'11 Marzo del 1977 in cui a Bologna fu ucciso lo studente Francesco Lorusso, sa che cosa e' successo dopo.

LE CONTESTAZIONI - La rivolta studentesca, la chiusura di Radio Alice e l'esercito schierato per le vie di Bologna. E tutti sanno che in quei giorni in cui la vetrina del buongoverno emiliano veniva rotta, non solo metaforicamente, alla guida della citta' c'era lui, Renato Zangheri. Qualche mese dopo, Enrico Berlinguer non le mando' a dire a quei giovani che contestavano il Pci ("Non saranno quattro untorelli a spiantare il grande partito comunista"). Ma servi' a poco perche' la frattura consumata con il movimento in quel 1977 fu profonda. Pochi forse sanno che nelle prime ore dopo l'uccisione di Lorusso, ricorda oggi Walter Vitali, "tenne una posizione molto piu' morbida rispetto al partito nei confronti del movimento studentesco, arrivando a criticare il rettore che aveva sollecitato l'intervento della polizia. Ma poche ore dopo, quando i giovani cominciarono gli assalti alle vetrine, non ci furono piu' spazi di mediazione".

LA FERITA - Da quel giorno drammatico, Zangheri comincio' pero' un lavoro silenzioso con il quale cerco' di lenire e di chiudere la ferita aperta con il movimento studentesco. E l'uomo a cui affido' questo compito, qualche anno dopo, fu proprio Vitali. Zangheri venne identificato dal movimento studentesco come l'avversario. In fondo, ricorda Vitali, "quello era il periodo della solidarieta' nazionale e Bologna era la citta' simbolo dei comunisti al governo". La strategia del dialogo, seppure sotto traccia, comincio' subito dopo l'estate del ‘77. Quando dal 22 al 24 Settembre di quell'anno arrivarono 100mila giovani per partecipare al convegno sulla repressione, il Comune collaboro' per dare ospitalita' a quei ragazzi. Il convegno fu l'esito di un appello lanciato dal quotidiano Lotta Continua, firmato da alcuni intellettuali francesi tra cui Sartre e Focault. Una tre giorni che si chiuse con uno spettacolo di Dario Fo in piazza VIII Agosto.

IL ROCK IN PIAZZA - Ma Bologna era al centro delle cronache anche per altri motivi. "Zangheri - ricorda ancora Vitali - fu anche il sindaco dei centri civici, della tutela del centro storico e della collina, il suo modello di governo fu celebrato a livello internazionale e probabilmente e' in quegli anni che si costrui' il mito di Bologna, citta' ben amministrata e dove si viveva bene". Ma c'era sempre quella ferita sanguinante da chiudere. E cosi' Zangheri richiamo' Vitali da Roma dove, con D'Alema, lavorava alla Fgci, e gli chiese di organizzare una rassegna rock ("Ritmincitta'") "per aprirsi ai nuovi fermenti giovanili", come si diceva nel politichese di allora. A quel progetto lavorarono anche Mauro Felicori e Aureliana Alberici, moglie di Achille Occhetto. In piazza Maggiore arrivarono gruppi rock e punk, a partire dagli Skiantos.

I CLASH - Ma il capolavoro amministrativo il Comune lo fece il primo Giugno del 1980: a suonare in piazza Maggiore arrivarono i Clash, il gruppo di punta della ribellione giovanile di quegli anni. Ma c'e' chi disse no. Una parte del movimento giovanile che seguiva la band bolognese dei Raf Punk critico' la scelta e fischio' la band inglese. Ma la storia, in questo caso musicale e politica, la raccontano i vincitori. E a vincere furono l'odiato Pci e i Clash. Che "si erano venduti al capitale" firmando per la Cbs, ma erano pur sempre i Clash. In quell'anno di grazia Vitali aveva la stessa eta' di Joe Strummer.

CARMELO BENE - "In quei giorni - continua l'ex sindaco - comprendemmo una cosa, che bastava mettere strumenti e servizi e poi altri potevano fare le cose. Fino a quel momento avevamo una visione del welfare come quella dei Paesi nordici, il partito e il Comune si dovevano occupare di tutto, dalla culla alla tomba". Poi arrivo' il 2 Agosto, la bomba in stazione e cambio' tutto. Per sempre. Ma il percorso di ricucita di quella ferita ando' avanti e ci fu un'altra tappa significativa che intreccio' anche la storia del ricordo della strage alla stazione. Il Comune invito' Carmelo Bene a tenere una lettura dell'Inferno di Dante dalla torre degli Asinelli, un altro evento che fece storia, con il pubblico di un concerto rock, nel primo anniversario della strage. "Ma in realta' quella serata - ricorda Vitali - faceva parte di un ciclo di tre giorni con incontri internazionali dedicati agli studenti", un altro passaggio di quel tentativo di riannodare un dialogo "con la volonta' di vita" dei giovani. Una cosa e' certa: nella curva di tempo in cui Zangheri e' stato sindaco, Bologna ha avuto una centralita' internazionale che oggi non ha piu'. E non e' un caso, per parafrasare il film La linea gialla ("Bologna e' cosi', o ci stai mezz'ora o tutta la vita") che molti di quegli studenti decisero di fermarsi qui.
Olivio Romanini

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Fonte: Quando Bologna Perse L'Innocenza I Clash, Carmelo Bene E La Ferita Del '77 (di Corriere Di Bologna)
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