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No, Abbassare Le Tasse Non E' Di Sinistra (di L'Espresso) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Mercoledì 28 Ottobre 2015 09:00
No, Abbassare Le Tasse Non E' Di Sinistra
No, Abbassare Le Tasse Non E' Di Sinistra (di L'Espresso)

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/07/24/no-abbassare-la-tasse-non-e-di-sinistra/

L'Espresso

Nata come ballon d'essai mediatico, la promessa di Renzi di abbassare alcune imposte ha portato al dibattito estivo piu' surreale del secolo, cioe' se abbassare le tasse sia "di sinistra" o no.

Ovviamente la prima risposta sarebbe un banalissimo "dipende a chi", cioe' a quali fasce di reddito.

Come noto, infatti, esiste anche una teoria limpidamente di destra secondo la quale le tasse bisogna abbassarle ai ricchi, cosi' reinvestono e creano piu' ricchezza.
E' piu' o meno quella che implemento' nei suoi anni Ronald Reagan, con i risultati che vediamo oggi: la iperconcentrazione di ricchezza e' andata prevalentemente alla finanza speculativa, non alla produzione. Quindi non funziona. Infatti e' ormai difficile trovare un sostenitore della reaganomics, almeno uno onesto, dico.

Ma a parte questo (qualche volta la storia fa giustizia), nemmeno abbassare le tasse ai ceti bassi o mediobassi e' di per se' "di sinistra".

Non lo e' di certo se quel taglio di tasse viene sostenuto con un taglio dei servizi di cui si giovano soprattutto le classi meno abbienti, come gli ospedali, le scuole, le pensioni, le case popolari, i sussidi di disoccupazione, il verde pubblico, i mezzi pubblici etc. In questo caso gli effetti redistributivi sono farlocchi: avvengono sulla quantita' di denaro in piu' posseduta dai ceti mediobassi, sulla loro ricchezza privata, ma il cambiamento della loro qualita' della vita e' a somma zero o, piu' spesso, negativo.

Ma piu' in generale si tratta comunque di decidere se nel 2015 consideriamo piu' socialmente giusta e utile una redistribuzione di denaro privato o un maggiore accesso ai servizi pubblici/comuni accompagnato da una migliore qualita' degli stessi.

Per darci una risposta, basta leggere Rifkin o l'enciclica del Papa, mica Che Guevara: siamo in una fase di passaggio storico in cui la qualita' della vita e' determinata sempre di piu' dall'accesso che non dalla proprieta'.

Quindi se per "sinistra" intendiamo un miglioramento della qualita' della vita dei ceti mediobassi e una maggiore inclusione di quelli bassissimi, ci sono pochi dubbi che la quantita' e la qualita' dei servizi abbiano un ruolo sempre piu' rilevante e anche maggiore rispetto al reddito in se' e per se.

A proposito di qualita' dei servizi, in Italia questa e' come noto molto a macchia di leopardo: abbiamo ospedali eccellenti e ospedali lager, asili modello nel mondo e scuole in cui manca la carta igienica, parchi tenuti benissimo e altri abbandonati, servizi di sharing eccellenti e altri ridicoli, eccetera eccetera.

Non e' ignoto che esiste una teoria al limite del complottismo, in merito, secondo la quale i vessilliferi del liberismo estremo quando sono al potere tengono bassa la qualita' dei servizi proprio per dimostrare che il privato e' meglio del pubblico, quindi scatenare quell'homo homini lupus che ci porta tutti a far prevalere il nostro interesse verso i soldi "sporchi maledetti e subito" rispetto ai servizi pubblici diffusi.

Personalmente non penso che le cose stiano cosi', cioe' non credo che ci siano politici che tengono il livello dei servizi pubblici basso apposta per far prevalere il privato.

Credo pero' che ci sia da parte di molti politici un sostanziale disinteresse ai servizi comuni, considerati "inutile spesa pubblica", quindi non da valorizzare ma da tagliare, poi ciascuno si conquista il suo privato benessere da solo, e' il capitalismo bellezza.

D'altro canto per il 5-10 per cento di popolazione piu' ricca e' gia' cosi': non hanno bisogno di ospedali pubblici perche' hanno le cliniche private, ne' di scuole pubbliche perche' hanno gli istituti privati, ne' di verde pubblico perche' hanno un bel giardino nella seconda casa. E cosi' via.

Quindi, se vogliamo fare qualcosa di sinistra, dobbiamo renderci conto che nell'era in cui l'accesso sostituisce sempre di piu' la proprieta' nel definire la qualita' della vita delle persone, l'investimento nella qualita' dei servizi pubblici/comuni e' la priorita' assoluta, in termini ridistribuitivi.

Di redistribuzione reale, cioe' inerente appunto la qualita' della vita.

Certo, per arrivare compiutamente a questa consapevolezza serve una trasformazione culturale, a partire dalla pedagogia, dalle scuole, insomma dall'inizio della nostra vita di cittadini. E passare alle persone adulte, quindi agli elettori.

Ma e' gia' anche una questione di scelte politiche concrete, immediate: ad esempio, avendo un sindaco risorse pari a x, attua una redistribuzione reale della somma in questione piu' investendola in un servizio diffuso di car sharing elettrico che non mettendola a disposizione di chi vuole acquistarsi un'auto privata, anche se i beneficiari in questione fossero tutti di ceto mediobasso o basso.

E' solo un esempio tra i tanti, naturalmente. Sto dicendo, piu' in generale, che oggi avere cinquanta euro in piu' in tasca al mese e' certo cosa gradita, tuttavia ti da' meno ricchezza che avere una mobilita' urbana decente, raccolte di rifiuti decenti, ospedali decenti, scuole decenti, giardini pubblici decenti etc. Per il semplice fatto che l'interconnessione umana ormai e' talmente totale e stretta che la nostra qualita' di vita dipende piu' dalla qualita' delle cose comuni che non dalla proprieta' di quelle private. A meno che naturalmente non si sia talmente benestanti da potersene fottere degli spazi e delle cose comuni, ma questo e' appunto privilegio se non dell'uno, del 5-10 per cento piu' ricco, di certo non di piu'.

Abbassare le tasse porta di certo consenso elettorale e una breve ebbrezza a chi ne beneficia, ma sempre meno e' misura che incide positivamente nella qualita' della vita della stragrande maggioranza delle persone.
Alessandro Gilioli

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Fonte: No, Abbassare Le Tasse Non E' Di Sinistra (di L'Espresso)
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