Come Sono Finiti (di L'Espresso) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Martedì 01 Marzo 2016 09:00
Come Sono Finiti
Come Sono Finiti (di L'Espresso)

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L'Espresso

Ci sono due o tre conseguenze interessanti, nel modo in cui sta finendo la questione delle unioni civili. Tristi, ma interessanti.

La prima l'ha sintetizzata benissimo Piergiorgio Paterlini su Facebook: "Da questa sera avremo piu' diritti ma saremo meno uguali. E va detto, bisogna essere consapevoli che e' la prima volta che lo stato italiano sancisce nero su bianco la diversita' (di diritti) degli omosessuali. Prima era solo nei fatti. Ora e' legge".

Ecco, non e' una questione da poco. Perche' la legge sulle unioni civili aveva anche (se non fondamentalmente) lo scopo di stabilire che chiunque, in questo Paese, ha pari diritti indipendentemente dall'orientamento e dal genere. Almeno, questa era la battaglia complessiva, cioe' quella che riguardava tutta la societa' nel suo complesso. Una battaglia di civilta' per tutte e tutti. Sarebbe molto ipocrita negare ora che questa battaglia e' stata totalmente persa. Dal punto di vista di cio' che la legge sdogana in termini di principi, stiamo perfino peggio di prima: prima una minoranza veniva ignorata, nei suoi diritti; ora si e' deciso ufficialmente che ha meno diritti degli altri.

E' un po' triste, appunto. Quasi come se per ottenere qualcosa, una minoranza dovesse accettare il principio che comunque non puo' essere uguale. Come se ai tempi dell'apartheid, ai neri fosse stato concesso di salire sugli autobus dei bianchi, ma scrivendo nella Costituzione che dovranno cedere ai bianchi il posto a sedere. Una cosa cosi'. Vedete voi.

La seconda conseguenza e' piu' strettamente politica.

E riguarda il peccato originale di questa legislatura e delle scelte di Renzi: che, come noto, una volta divenuto segretario del Pd decise di rifare il governo con Alfano - come il suo predecessore Letta - anziche' farsi eleggere dai cittadini, come aveva promesso. Sia ai tempi di Letta sia con Renzi, si e' sempre detto che non c'era alternativa, che i numeri consentivano solo quel tipo di maggioranze. Quello che e' successo nelle ultime settimane fa invece pensare che si sia trattato e si continui a trattare soprattutto di un alibi. Alfano fa comodo. Fa comodo perche' si puo' attribuire a lui quello che in realta' vuole mezzo Pd, quello centrista e cattodem. Fa comodo perche' gli si proiettano responsabilita' che invece sono proprie. Fa comodo perche' parla la stessa lingua del Pd. Renzi poteva facilmente liberarsi di Alfano, dopo le primarie Pd del Dicembre 2013. Sull'onda di quel successo avrebbe ottenuto facilmente la maggioranza assoluta dei seggi anche al Senato. Ha preferito tenerselo, usandolo come recipiente per scaricare le tensioni interne al suo partito. In questi giorni si e' visto in modo plastico.

Anche la terza conseguenza e' molto di "politique politicienne": l'ingresso ufficiale di Verdini in maggioranza. Non c'e' molto da dire, a parte scuotere la testa. Ricordo lo sdegno dei miei amici del Pd quando i vari Villari, Scilipoti e Razzi lasciarono il centrosinistra per tenere in piedi con i loro voti Berlusconi. Non so, si chiedano cosa ci sia di meglio, in questo loro trasformista alleato senza scrupoli. Se lo chiedano in onesta' intellettuale. E guardino, se riescono, come sono finiti.
Alessandro Gilioli

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