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Cosa Sta Succedendo In Turchia? Genealogia Di Un Fascismo (di DinamoPress) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Venerdì 04 Novembre 2016 10:00
Cosa Sta Succedendo In Turchia? Genealogia Di Un Fascismo
Cosa Sta Succedendo In Turchia? Genealogia Di Un Fascismo (di DinamoPress)

http://www.dinamopress.it/news/cosa-sta-succedendo-davvero-in-turchia
http://www.dinamopress.it/news/la-turchia-tra-governamentalita-nazionalismo-e-colonialita-del-potere

DinamoPress

Una lunga analisi sulla Turchia governata da Recep Tayyip Erdogan, sul suo governo dittatoriale, sulla pulizia etnica nei confronti delle minoranze. E di come questo si interseca con gli interessi statunitensi, russi ed europei.

La Turchia di Erdogan tra islamo-nazionalismo e colonialita' del potere: il fascismo piu' preoccupante del XXI secolo

Nello scenario geopolitico del Medio Oriente e' oggi in corso una guerra mondiale che coinvolge e concentra nella regione le maggiori potenze internazionali e i loro interessi strategici.
Il preoccupante ruolo ricoperto dalle politiche della Turchia di Erdogan, con la quale al contempo gli Stati Uniti, gli Stati dell'Unione Europea, l'Iran, il Qatar, l'Arabia Saudita, Israele, e la Russia tessono legami, sembra essere sottovalutato nel genocidio fisico e culturale che sta attualmente compiendo attraverso atroci mire politiche razziste e islamo-nazionaliste.

Pericolose visioni normalizzanti

Rispetto alla guerra mondiale in corso in Siria, il punto d'inizio delle analisi che vengono diffuse sul Medio Oriente e' spesso mediaticamente rappresentato in ambito occidentale da una linea interpretativa che mette in risalto gli accordi sul campo presi tra le potenze mondiali. Si guarda alla situazione presente e ai suoi possibili sviluppi futuri in un ordine discorsivo situato gia' dall'ottica del potere di chi detiene sulla regione degli interessi specifici, il raggiungimento dei quali avviene per mezzo di alleanze strategiche sul campo diplomatico del visibile. Ma isolando i fenomeni politici e sociali dal loro contesto e tenendo in conto da una prospettiva eurocentrica solo gli interessi statali particolari si perde la possibilita' di una visione d'insieme, organica, di uno sguardo storico critico piu' ampio e complesso. Cosi' se nel tentativo di comprendere la guerra mondiale in corso oggi in Siria si svolge una mera analisi della politica governativa ufficiale, prendendo in considerazione solo gli accordi tra Stati-Nazione a seconda dei rapporti di forza noti e consolidati, non si scorge la possibilita' di andare alle fondamenta dei problemi, dei conflitti e della loro posta in gioco, ne' si scorge possibilita' di porre in atto una discussione critica dell'ordine esistente.

Spesso in stretti bilanci analitici, lo scacchiere che viene disegnato impone a chi lo guarda uno sguardo legato a schemi astratti, in una macroanalisi geopolitica che a volte equivale a una visione settoriale e presentificata: allora si ripropone, nella mera descrizione acritica, uno status quo. Avviene cosi' una narrazione normalizzante del conflitto e dello scenario di guerra di fronte al quale ci troviamo.

I quotidiani e le riviste si riempiono ora di dati e compilazioni asettiche, poi di pietismo: procedono ad una deresponsabilizzazione collettiva, come se ci si potesse abituare alle invasioni illegittime, alle continue morti, al genocidio, alla distruzione di intere citta', nella reiterata visione di immagini di devastazione, nella lettura ripetuta dei numeri dei bilanci, arrivando ad uccidere ogni coscienza e presa di posizione. Si tratta di un processo di normalizzazione, che porta a percepire la piu' pericolosa banalita' del male: questo avviene se le analisi sviluppate non hanno lo scopo di restituire in profondita' una comprensione critica degli sviluppi storici della guerra in corso, che ne evidenzino il suo legame con il potere, tenendo in conto elementi del passato per comprendere la fase storica presente.

Proprio la guerra mondiale scoppiata in Medio Oriente, guidata dagli interessi della Turchia nel suo tentativo di conquista coloniale, attraverso guerre d'aggressione con la violazione dei confini in Siria, in spregio ai diritti umani e al diritto internazionale, nella riproposizione di un progetto ottomanista, ha infatti tra i suoi tentativi esattamente quello di cancellare ogni memoria storica e ogni capacita' critica che faccia agire un'opposizione democratica diffusa al suo operato. Dichiarando di voler invadere anche l'Iraq nell'operazione militare di Mosul, Erdogan, dopo aver gia' invaso militarmente il nord della Siria con l'esplicita collaborazione delle bande jihadiste e con il beneplacito delle potenze mondiali, e dopo aver distrutto intere citta' nel sudest della Turchia, vuole costruire il suo progetto di espansionismo sunnita attraverso una politica razzista e settaria di pulizia etnica, guadagnando il controllo oltre che in Siria anche in Iraq, prendendo di mira in primo luogo quella parte curda dell'opposizione democratica che ha costruito in questi anni un sistema di autogoverno democratico per mezzo di una rivoluzione sociale conosciuta in tutto il mondo come un'alternativa reale della modernita' democratica, in atto nel Kurdistan del nord e dopo le Rivoluzioni Arabe nel sistema cantonale e comunale del Rojava, basato sull'autogoverno, sull'ecologia, sull'economia sociale, sulla parita' tra i generi e sull'autodifesa [1].

In questo momento in Turchia, avviene un controllo totale dell'informazione, con la soppressione della stampa, con l'oscuramento di internet e dei canali e tv di opposizione: il progetto dittatoriale di Erdogan mira a eliminare culturalmente e fisicamente ogni dissenso, impedendo cosi' una comprensione diffusa dell'attuale e reale gravita' del momento.

Sembra allora quanto mai urgente riuscire ad avere gli strumenti per comprendere il momento delicato che oggi viviamo. E' un dovere intellettuale ma prima di tutto morale opporsi e non sottovalutare il regime dittatoriale che lo stato turco di Erdogan sta oggi portando avanti, sino alle piu' estreme conseguenze per l'intero pianeta. Altrimenti, il rischio che si corre, e' di non rendersi conto della portata degli avvenimenti in atto e di lasciare morire ogni giorno, insieme a migliaia di civili e a chi lotta per un'alternativa democratica, ogni memoria storica, ogni coscienza e pensiero critico. Appelli piu' recenti, come quello della studiosa Judith Butler nella rivista "The Cairo Review of Global Affairs", dal significativo titolo "Global Trouble [2]" che esprimono la preoccupazione per la situazione della liberta' accademica in Turchia, sono importanti e rappresentano uno stimolo di analisi, ma richiedono anche un approfondimento, condiviso in ogni ambito della societa', con tutta la capacita' di coinvolgimento, di dissenso e di riflessione di cui si e' oggi capaci.


Ottomanismo, repressione kemalista e colpi di stato in Turchia

E' stato il XIII secolo a vedere la nascita dell'Impero Ottomano. Una piccola tribu' turca guidata dal condottiero Osman avvio' allora la conquista dell'Asia Minore. Nel 1299 Osman si attribui' il ruolo di Sultano. Dopo di lui dagli Ottomani sarebbero venuti importanti califfi o sultani - l'ultimo dei quali e' stato destituito dai kemalisti nel 1922 - che dando l'impressione di rinnovarsi secondo linee democratiche, condussero in realta' spedizioni punitive contro ogni minoranza, in particolare contro la popolazione curda, instaurando regimi di terrore. Al modello d'Impero Ottomano nell'unificazione islamica si rifa' oggi il governo di Recep Tayyp Erdogan. L'impero ottomano e' noto per aver compiuto tra il 1915 e il 1916 il genocidio del popolo armeno, con deportazioni che causarono circa 1,5 milioni di morti. Di questo genocidio della storia portato avanti dal nazionalismo ottomanista dei "Giovani Turchi", Erdogan ha pubblicamente negato l'esistenza.

Dal 1923 quando, dopo i trattati di Losanna, fu proclamata la Repubblica Turca, si pratico' sempre con maggior chiarezza la centralita' del nazionalismo turco come asse portante del nuovo Stato. Fu sciolta l'Assemblea Nazionale, e molti dei 74 dei deputati curdi che prima ne erano parte, furono impiccati. Furono da allora dichiarati nulli tutti i trattati che tutelavano i diritti della popolazione curda, chiuse le scuole e vietate le pubblicazioni; anche la lingua curda fu bandita: in uno Stato fondato sull'ideologia dell'unita' nazionale la presenza nel territorio di un'altra comunita' nazionale si configurava di per se' come tradimento dello Stato. Si apriva cosi' la strada a una politica in Turchia di sistematico annichilimento di chi non volesse riconoscersi come cittadino turco. Da quel momento in poi il Paese ha conosciuto una guerra sistematica che doveva essere occultata altrettanto sistematicamente. Si ebbero massacri e sollevazioni e rivolte sin dai tempi in cui, nel 1930, il ministro della Giustizia Mahmut Esat Bozhurt proclamo' nel quotidiano Milliyet che tutti coloro che non potevano vantare "un'ascendenza puramente turca avevano un solo diritto: quello di servire e essere schiavi".

Seguirono gli anni del massacro di Dersim (tuchizzata con il nome di Tunceli) nel 1932 e poi gli anni della sua ribellione e resistenza tra il 1937 e il 1938. Non e' difficile scorgere una continuita' ideologica, con le tendenze che hanno attraversato l'Europa durante le politiche del nazismo e del fascismo. E d'altronde i legami ideologici continuativi con la politica del nazismo non sono stati negati da Erdogan, ma anzi di recente confermati pubblicamente: quando e' stato accusato dalle opposizioni di voler stabilire un sistema presidenziale forte nel paese, durante un discorso di fine anno, il 31 Dicembre 2015, Erdogan ha difeso il suo proposito citando come un buon esempio di sistema presidenziale la Germania nazista di Adolf Hitler: "Ci sono esempi nel passato, se si pensa alla Germania di Hitler, e' possibile vederlo".

Nel periodo della Guerra Fredda, nel 1952 la Turchia fu annessa alla NATO in funzione antisovietica. Due anni piu' tardi gli USA hanno realizzato li' un suolo missilistico che tuttora riserva loro strategicamente molte basi militari. I quasi cinque miliardi e mezzo di dollari americani ricevuti all'ora come aiuto economico dalla NATO non furono utilizzati dal governo turco per aggiustare la grave situazione economica su cui versava in quel momento il Paese, ma per incrementare l'apparato militare. Dal 1958 in poi il Primo Ministro Menderes, in seguito al malcontento generale e alla grande poverta', arrestera', anche con l'obiettivo di distogliere dalla grave situazione economica, diversi intellettuali dissidenti. La Turchia ha una storia consolidata di colpi di Stato: il 27 Maggio 1960 Menderes viene impiccato dopo un golpe e la nuova giunta di militari che si rifa' al kemalismo nazionalista di Ataturk inizia allora ad avviare la sua spietata politica anticurda.

La giunta al potere procedette alla turchizzazione dei nomi delle citta' e dei villaggi curdi e il regime promulgo' una legge che consentiva il trasferimento forzoso degli abitanti verso altre zone del territorio nazionale, applicandola, con il pretesto di "comportamenti pregiudizievoli per l'interesse nazionale", solo alla popolazione curda. Durante gli anni '60 del governo di Kemal Gursel, la polizia turca disciolse con violenza le manifestazioni uccidendo un gran numero di partecipanti con un bilancio amaro che ha portato a piu' di mille uccisioni in pochi mesi compresi tra Mardin e Diyarbakir [3].


La Turchia Tra Governamentalita', Nazionalismo E Colonialita' Del Potere

Ogni fase storica in Turchia e ogni golpe ha sempre mostrato un'involuzione calzante nei modelli di panturchismo messi in atto, sia che questi fossero legati al kemalismo laicizzante, che all'islamismo ottomanista: e' emerso un rigido statalismo e un conservatorismo carico di persecuzioni razziste. Il partito dell'AKP di Erdogan in Turchia e' supportato materialmente e diplomaticamente da Stati Uniti, Unione Europea e Giappone e dai circoli industriali e finanziari mondiali. Le nuove forme di assimilazione e genocidio sono sempre state vincolate ad alleanze strategiche di controllo internazionale: a partire dagli anni '50 in periodo di guerra fredda, dietro alla politica della Turchia troviamo gli Stati Uniti. Negli anni delle mobilitazioni del '68 [4], che ebbero importante effetto sulla gioventu' curda e la sinistra turca, si assisti' ad una crescita significativa del TIP, il partito dei lavoratori in Turchia, che, per aver affermato l'esistenza del popolo curdo nella Turchia orientale, verra' in questi anni duramente eliminato con l'accusa di "politica separatista" e i suoi esponenti saranno cosi' incriminati dopo il secondo colpo di Stato ad Agosto del 1971 dinanzi ai giudici militari di Ankara. Gia' qualche mese prima, il 12 Marzo 1971, con l'obiettivo di bloccare lo sviluppo del movimento curdo nella Turchia orientale, le gerarchie militari sotto la direzione dei generali Tagmac e Nihat Erim si erano impadroniti del vertice dello Stato con un secondo golpe. Ma e' nel 1980 che viene realizzato il terzo colpo di Stato della storia della Turchia, nel periodo in cui si era gia' avviata, a partire dalla sua fondazione avvenuta il 27 Novembre 1978, l'attivita' del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) destinata ad assurgere notorieta' mondiale.

Lo scontro coinvolgeva diverse forze repressive e scopi globali precisi cosicche' con il supporto di Washington e della NATO, con la successiva dichiarazione di un decreto militare che legittimo' la deportazione di chiunque fosse sospettabile di operazione a danno dell'unita' nazionale e dell'ordine pubblico, il 12 Settembre 1980 il generale Evren prese il potere inneggiando al ritorno del kemalismo e dell'unita' nazionale, abrogando la Costituzione e sciogliendo il Parlamento. In questo periodo il tribunale di Diyarbakyir avvio' un processo imputando l'appartenenza al PKK a 2.231 prigionieri [5]. All'ora, come oggi, avvenivano dei veri e propri programmi di rinsediamento demografico della popolazione, spargendo le persone, dai centri abitati per numerosi villaggi, fuori dai loro distretti di appartenenza. In termini di governamentalita' [6] volta a dirigere le condotte delle vite, ci fu la realizzazione di nuovi villaggi pianificati per l'obiettivo strategico di controllo del territorio. Questa modalita' di pianificazione statistica governamentale e di ricollocamento demografico delle popolazioni avviene di fatto ancora oggi in Turchia con il supporto dell'esternalizzazione dell'accesso alle frontiere per mezzo dell'accordo sui flussi migratori siglato ad Aprile del 2016 tra Turchia e Unione Europea. Mentre l'Unione Europea ha finanziato le opere di divisione consentendo la costruzione di mura di separazione al confine della Turchia, aggravando la crisi umanitaria e le uccisioni ai confini, i flussi migratori vengono usati strumentalmente per riconfigurare l'assetto demografico delle citta', per mezzo dell'attivazione di una pulizia etnica e culturale connessa non solo all'annientamento delle zone a maggioranza curda ma anche all'elaborazione di infiltrazioni di destabilizzazione jihadista in Europa. La Turchia sta usando la crisi dei rifugiati come ricatto contro l'Europa e gli Stati Uniti perche' possano rimanere in silenzio e chiudere gli occhi di fronte ai genocidi portati avanti. Sappiamo che le politiche d'attacco e le mire espansioniste portate avanti in questo momento non sono svincolate dalle politiche interne di eliminazione del popolo curdo, che avviene nel 2016 oggi nella stessa maniera brutale con cui avvenne nel 1915 il genocidio armeno e il genocidio di Dersim dopo le rivolte nel 1938 [7].

Il governo di Erdogan dopo aver nuovamente invaso il territorio curdo a Sudest della Turchia, attraverso massacri e tentativi di genocidio fisico e politico, cerca ora di invadere anche il Nord della Siria, il Rojava, mentre il territorio iraqeno rimane sotto ricatto, se si guarda ai discorsi della Turchia sulle citta' di Mosul, Shingal, e ora Raqqa [8]: la Turchia mette questi nomi nella lista dei suoi piani di invasione, quindi non solo in Siria, ma anche in Iraq. I passi che Erdogan fara' non sono solo limitati a creare caos nella regione: lo scopo e' inasprire il caos in Iraq e Siria per portare lo stato iraqeno e le forze internazionali ad avere interessi nella regione. Sappiamo che dal 2003, con l'invasione dell'Iraq da parte dell'esercito americano c'e' stato il fallimento del progetto di americanizzazione del Medio Oriente, tentativo conclusosi nel 2011 con il passaggio dei poteri alle unita' irachene da parte dell'esercito statunitense. Russia e Usa ora prendono accordi per un controllo strategico sulla regione. Inasprendo con la Turchia conflitti e divisioni tra gruppi e fedi diverse, armando bilateralmente le loro pedine, creando situazioni senza apparenti vie di uscita. Questa e' una situazione veramente pericolosa e a fronte di cio' Erdogan non si astiene dal continuare a mettere l'intera regione a rischio allargando il conflitto attraverso tutto il territorio.

Nel XX secolo si e' esercitato contro il popolo curdo una politica che non ha esempi in tutto il mondo. Per guardare con realismo alla situazione attuale, dopo aver preso seriamente atto del crollo del socialismo reale, non e' minimamente possibile ragionare sulla base binaria della divisione di blocchi contrapposti. Bisogna eliminare ogni visione di mondo bipolare e capire come il controllo militare dei territori e delle risorse nella modernita' capitalista, comporti contemporaneamente processi di assimilazione e differenziazione: questo avviene per mezzo di un sistema di equilibrio multipolare e su base di alleanze bilaterali, attraverso l'esternalizzazione della guerra con armamenti bifronti che implementano la divisione interna e gestiscono le aree di destabilizzazione a livello millitare, politico, culturale. Da questo punto di vista dobbiamo considerare l'Isis, supportata e addestrata dalla Turchia, un atroce prodotto delle intelligence delle potenze internazionali. Anche la Russia, come gli Stati Uniti, come Israele, partecipa esplicitamente al controllo imperialistico delle aree in Medio Oriente. Un esempio piu' recente e' l'accordo stretto tra Putin e Erdogan per la costruzione del gasdotto nominato "Turkish Stream" - che rifornira' l' Europa - e, uno meno recente, la presenza russa ad Aleppo, strumentale al controllo dell'accesso al mare per mezzo della propria base militare situata nella citta' portuale siriana di Latakia. Nonostante siano state analizzate prima alcune sue caratteristiche, il meccanismo del nazionalismo di Stato della Turchia non puo' dunque essere isolato per essere compreso, perche' coinvolge un'impostazione del neoliberismo globale e con essa, una responsabilita' per una presa di posizione consapevole in ciascuna e ciascuno di noi. Agisce inoltre collegandosi ad una dimensione del potere legata a interessi di controllo mondiali e alla colonialita': cio' ci porta a riflettere e a situarci, a comprendere che le relazioni di potere nate come conseguenza della dominazione coloniale non sono scomparse con l'emancipazione dei nuovi Stati, al contrario, sono sopravvissute e si riproducono costantemente in diversi ambiti, da quello politico a quello economico, nei genocidi, nel razzismo culturale e nelle discriminazioni sessuali e di genere. Colonialita' e' un concetto elaborato in America Latina dal sociologo peruviano Anibal Quijano [9] e si diversifica dal classico colonialismo, di dominazione diretta. Viene usato per spiegare la formazione di relazioni di dominio e controllo, a livello diacronico, e la loro vigenza nel mondo attuale.

Quijano analizza il modello di potere eurocentrato e le successive relazioni originatesi con il colonialismo e il capitalismo moderno. La colonialita' del potere ci richiama a vedere e considerare una connessione tra il livello internazionale, le relazioni interne agli stessi Paesi e le nostre condotte. E puo' valere quanto mai oggigiorno quanto veniva considerato da Rosa Luxemburg, sulla funzione del militarismo e della guerra all'interno dell'economia neoliberista nel suo assetto coloniale: se la politica mondiale e' diventata teatro di minacciosi conflitti, non si tratta tanto dell'apertura desiderata da nuovi paesi per il capitalismo e dalle loro mancanze nel loro tentativo di modernizzazione, quanto di antagonismi europei gia' esistenti che si sono trapiantati nelle altre parti del mondo e la' portano alla rottura. Per Quijano, questo vale negli anni della Conquista europea in America Latina, nel Medio Oriente questi antagonismi sono stati trapiantati dall'Europa con l'accordo Sykes Picot del 1916, con il Trattato di Losanna del 1923, e non cessano oggi, qui, come altrove, di riprodursi. Ne consegue che tutti gli Stati-Nazione vengono spinti al conflitto proprio dall'omogeneita' del loro alto livello capitalistico [10]. Per fare degli esempi, vedremo che la Germania, gia' dal 1880, ai tempi del periodo Ottomano, nella sua impresa di colonizzazione, si faceva sostenitrice dell'ideologia islamica per supportare e promuovere la turchita' contro l'imperialismo della Russia zarista. La trasformazione capitalista in Turchia nell'era della Repubblica dal 1950 nasce in seno a modelli di sviluppo occidentali (Kemal dichiarava di ispirarsi alla ruolo avuto dalla borghesia nella Rivoluzione Francese) e qui aveva avuto un ruolo di primo piano la politica occidentale anticomunista degli USA. Con l'offensiva del 1980 e il conseguente colpo di Stato si sono rafforzate l'integrazione sovranazionale e il ritorno al modello dello stato nazionale e del nazionalismo come fondamento concettuale delle relazioni.


Dall'imposizione dello Stato d'Emergenza, alla necessita' di pensare al di la' dello Stato

Il mondo intero ha assistito al tentativo di colpo di stato del 15 Luglio 2016 in Turchia con immensa preoccupazione. Al tentativo di golpe, e' infatti seguito, come prospettato - e' chiaro qui l'insegnamento fornito dai passati eventi storici - un assetto centralistico e autoritario del governo dittatoriale del partito conservatore dell'AKP di Erdogan che ha portato a Luglio alla dichiarazione di uno Stato d'Emergenza, prorogato per i prossimi mesi da Ottobre, e quindi ancora in corso. Anche se non era stato ufficialmente dichiarato, uno stato d'emergenza era comunque ben presente dai mesi precedenti al tentato golpe. Il mondo intero ha visto le citta' del sudest della Turchia come Cizre, totalmente rase al suolo dall'esercito dello stato turco. A Cizre sono state bruciate vive, chiuse negli scantinati, centinaia di persone. Il governo turco ha negato questo crimine contro l'umanita', ma le denunce di deputati come Faysal Sariyildiz (Partito Democratico dei Popoli, in Turchia) hanno dato testimonianza diretta al mondo intero. Con l'uso di armi chimiche sono state attaccate anche Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice e sono stati imposti li' coprifuochi e deportazioni. Era stata gia' dichiarata dal governo turco prima dello Stato d'Emergenza la revoca dell'immunita' parlamentare ai deputati democraticamente eletti. Due giorni fa, dopo il commissariamento e la sostituzione di sindaci in ben 28 municipalita', anche i co-sindaci di Diyarbakir, Gultan Kisanak and Fırat Anli, e la eurodeputata Feleknas Uca sono stati arrestati e le manifestazioni pacifiche di protesta sorte davanti alla Municipalita' della citta' subito dopo le detenzioni, represse brutalmente.

Ogni dichiarazione ufficiale sull'arresto dei co-sindaci che non si pronunci criticamente contro il contesto antidemocratico e contro le misure repressive che in Turchia stanno avendo luogo ne legittimano di fatto un ulteriore sviluppo soprattutto se si tiene in conto della preoccupante decisione, in seguito allo Stato d'Emergenza, di sospensione temporanea, da parte della Turchia, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, dichiarata invocando l'articolo 15 della convenzione "guerra o altre emergenze pubbliche che minacciano la vita della nazione" [11]. Dal fallito colpo di stato militare del 15 Luglio, sono state piu' di 35 mila le persone arrestate, quelle indagate piu' di 82 mila; altre 3907 sarebbero ancora ricercate e altre 26 mila sarebbero state rilasciate sotto "controllo giudiziario". Piu' di 100 mila persone sono state cacciate o sospese dal loro posto di lavoro, nella magistratura, nella scuola, nell'Universita', nelle amministrazioni pubbliche, nei media ed in altri settori.

La violenza perpetrata da Erdogan, nel fascismo piu' preoccupante del XXI secolo, lega istanze d'unificazione islamica, nella sua collaborazione con l'Isis, a mire imperialistiche di neo-ottomanismo, razzismo, ultranazionalismo, ed e' strategica in questo suo piano la persecuzione nei confronti del popolo curdo, che aspira secondo principi di liberta', ad una democratizzazione nel Paese.

Contro l'ideologia settaria dello Stato-Nazione, le soluzioni democratiche del movimento curdo sono in corso con successo da anni in Medio Oriente, ed e' proprio in seguito al loro successo che con paura si sta intensificando una reazione internazionale e turca di tale entita'. Il problema curdo e l'alternativa proposta dal movimento di liberazione e' mantenuto in vita dal sistema globale del neoliberismo egemonico e dalle politiche scellerate degli Stati-Nazione, che, come quello turco, offrono un ruolo chiave nella perpetuazione del caos. Ma la soluzione puo' trovarsi solo con la presa di posizione e con la costruzione, al di la' dei confini statali, di una dimensione solidale che si riconosca nella lotta globale per una modernita' democratica. Tutte le forze sociali che muovono verso una democratizzazione della Turchia possono unirsi oltre questa violenza di Stato al fine di ottenere una soluzione alla guerra in corso.

Nel Nord della Siria e al Sudest della Turchia sia durante i periodi di pace che durante periodi di guerra e resistenza, sono stati attivati, da anni, dal movimento di liberazione curdo, secondo i principi confederali del Contratto Sociale, modelli di convivenza e organizzazione noncapitalisti che hanno portato curdi, assiri, siriani, armeni, turcomanni, ezidi, arabi, ceceni, a realizzare insieme un autogoverno comunale antigerarchico, antisessista, per la parita' dei generi e ecologico. Il movimento curdo, attivo da 40 anni, da prima dello scoppio delle Primavere Arabe ha portato avanti un'autorganizzazione che ha permesso di scegliere una terza via tra il Regime di Assad e l'opposizione che si appoggiava al nazionalismo arabo, diventando un esempio per tutti i popoli della regione e altrove in altre parti del mondo. Oggi, la dimensione politica della questione curda ha una portata tale che senza la sua soluzione, i problemi del Medio Oriente e del mondo intero a stento possono essere risolti a lungo termine. Ma il sistema statale, che ha in realta' una storia molto recente, come entita' politico-militare, non possiede la capacita' e la forza di risolvere i problemi che esso stesso ha prodotto e tende a paralizzare un pensiero svincolato, col rischio di alimentare, nei confini fisici e mentali imposti, un silenzio assordante, una comprensione che ragiona per blocchi, di fronte ai problemi del fascismo globale attuale. Era l'estate del 1932 quando Simone Weil osservava gli ultimi mesi prima della presa del potere da parte di Hitler, rendendosi conto della portata degli avvenimenti tedeschi. E spingeva la sua analisi sul totalitarismo sino a un raffronto del presente con altre forme di potere della storia, come quelle attuate dall'Impero romano, da lei detestato. I termini in cui si e' discusso, anni dopo, con nuova consapevolezza, sul nazismo, erano tutti gia' presenti nel pensiero di Simone Weil, proprio mentre i fatti stessi stavano accadendo. Sentendoci parte di quel che avviene, capiamo come la guerra ha per effetto piu' pericoloso quello di disattivare qualunque capacita' di opposizione e decisione autonoma da parte della societa'. Il neoliberismo e' impegnato anche in Europa, dove e' lampante l'ascesa preoccupante dell'estrema destra, a sfasciare la democrazia. Il fascismo, e' una realta' con cui dobbiamo fare i conti [12]. Prima che sia troppo tardi, e' necessaria una partecipazione responsabile alla propria epoca, che sia adesione piena alla realta' storica del nostro tempo. Consapevoli di questo, e eredi delle catastrofi che il fascismo delle potenze mondiali continua a realizzare, e' necessario opporsi fortemente al sistema dittatoriale che il presidenzialismo di Erdogan sta alimentando in modo sanguinario ogni giorno. Possiamo attivare elementi di comparazione con il passato, abbracciando una visione complessa della realta' e, nel fare-storia insieme, rompere l'inerzia del silenzio, esprimere il piu' chiaro dissenso, come urgente punto d'unione, d'origine e d'approdo.

.NOTE.
  • [1]: Per approfondire si rimanda allo studio inedito sulla rivoluzione sociale in Siria di Michael Knapp, Ercan Abyoga, Anja Flach, Laboratorio Rojava. Redstar Press, Roma, 2016
  • [2]: Per l'intervista completa a Judith Butler si rimanda al sito https://www.thecairoreview.com/q-a/global-trouble/
  • [3]: Namo Aziz, Kurdistan. Storia di un popolo e della sua lotta, Manifestolibri, Roma, 2000
  • [4]: A. Ocalan. Oltre lo Stato, il potere, la violenza. Scritti dal carcere IV, Edizioni punto rosso, Milano, 2016
  • [5]: Cfr. Sara Sakine Cansiz, Tutta la mia vita e' stata una lotta, Vol. I e II, Mezpotamien Verlag - UIKI Onlus, Neuss, 2015
  • [6]: Cfr. Michel Foucault, Sicurezza territorio, popolazione. Corso al College de France (1977-1978), Feltrinelli, Milano, 2004
  • [7]: Bese Hozat, intervista, di Erdal Er, pubblicata su Kurdish Question, 27 Ottobre 2016
  • [8]: Aldar Xelil, L’operazione Raqqa sta per iniziare, ANF, 29 Ottobre 2016
  • [9]: Anibal Quijano, Colonialidad del poder, eurocentrismo y America Latina, in Edgardo Lander (a cura di) La colonialidad del saber: eurocentrismo y ciencias sociales. Perspectiva latinoamericanas, CLACSO, Buenos Aires, 2000.
  • [10]: Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma, 1970. pp.164-168
  • [11]: In seguito agli arresti non e' stato fatto riferimento, nella dichiarazione dell’Alta Rappresentate UE agli Affari Esteri Federica Mogherini all’antidemocratica situazione dello Stato d’Emergenza. Sono sorti per questo dei comunicati di denuncia, si veda: http://www.retekurdistan.it/2016/10/27/sulla-dichiarazione-di-federica-mogherini-rappresentante-dellue-per-gli-affari-esteri-sullarresto-di-gulten-kisanak-e-firat-anli-comunicato-stampa
  • [12]: Pierre Dardot, Christian Laval, Guerra alla democrazia. L’offensiva dell’oligarchia liberista, DeriveApprodi, 2016


.LINKS.
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Cosa Sta Succedendo In Turchia? Genealogia Di Un Fascismo (di DinamoPress)
La Turchia Tra Governamentalita', Nazionalismo E Colonialita' Del Potere (di DinamoPress)
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