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Perche' I Controlli Antidroga Nelle Scuole Devono Finire: La Lettera Di Un Professore (di DolceVita) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Giovedì 16 Febbraio 2017 10:00
Perche' I Controlli Antidroga Nelle Scuole Devono Finire: La Lettera Di Un Professore
Perche' I Controlli Antidroga Nelle Scuole Devono Finire: La Lettera Di Un Professore (di DolceVita)

http://www.dolcevitaonline.it/perche-i-controlli-antidroga-nelle-scuole-devono-finire-la-lettera-di-un-professore/

DolceVita

Ogni giorno si verificano nuovi controlli antidroga nelle scuole di tutta Italia. Una situazione alla quale quasi tutti paiono aver fatto il callo, e molti anzi la appoggiano senza remore: presidi desiderosi di dare segnali di legalita', genitori che cosi' si sentono piu' tranquilli nell'incrollabile convinzione che quelli col fumo siano sempre i figli degli altri.

E' successo pochi giorni fa anche in un liceo di Siena, ma qui un professore ha preso carta e penna per argomentare il suo sdegno per i controlli, un atto di protesta che sta facendo parlare studenti, genitori e giornalisti, non solo locali. Si chiama Antonio Vigilante, insegna filosofia e scienze umane al Liceo "Piccolomini" di Siena, e la sua lettera la riportiamo integralmente di seguito, convinti possa essere molto utile per riflettere su un sistema repressivo ormai privo di limiti.

"Le forze dell'ordine hanno fatto irruzione nella mia classe quinta, mentre stavamo parlando di Martin Heidegger. Irruzione e' un termine forte, ma esatto in questo caso: nessuno ha bussato e chiesto il permesso. Hanno svolto un controllo antidroga facendo passare tra i banchi un pastore tedesco, poi sono andati via. A mani vuote, come si dice.

Non e' la prima volta che succede, naturalmente, anche se e' la prima volta che succede a me. E' successo, qualche giorno fa, al liceo Virgilio di Roma, e la cosa e' finita sui quotidiani nazionali, perche' il Virgilio e' un liceo molto ben frequentato. E' successo qualche giorno prima al Laura Bassi di Bologna, anche li' con molte polemiche. E' successo e succede quotidianamente in decine di istituti tecnici e professionali, che fanno poco notizia perche' non sono cosi' ben frequentati come il liceo Virgilio di Roma. E due anni fa, a Terni, un docente e' stato sospeso dall'insegnamento per essersi opposto all'ingresso delle forze dell'ordine in classe.

Quelli che sono favorevoli a queste incursioni ragionano come segue: spacciare e' un reato e il reato e' un male che va perseguito; se uno e' a posto, nulla ha da temere. Diamo per buono questo ragionamento, ed esaminiamone le conseguenze. Se e' cosi', allora e' cosa buona e giusta che le forze dell'ordine facciano irruzione nelle abitazioni private. Sarebbe un modo efficacissimo per combattere il crimine. Controlli a tappeto, a sorpresa, nelle case di tutti. Poliziotti, carabinieri, cani antidroga. In qualsiasi momento aspettatevi che qualcuno bussi alla vostra porta. Che un cane fiuti tra le vostre cose. Se siete a posto, non avete nulla da temere.

E perche' non estendere i controlli anche nei luoghi di culto? Si', lo so, molti di voi stanno pensando alle moschee: e la cosa a molti non dispiacerebbe. Ma io penso alle chiese. Immaginate un'irruzione delle forze dell'ordine in una chiesa, durante un rito. I cani tra i banchi che annusano. Cinque minuti e tutto e' finito. Se qualcuno ha della droga, lo si porta via. E amen, come si dice. Non vi piace l'idea? Perche'? Perche' nel primo caso si tratta di un luogo privato, nel secondo caso si tratta di un luogo sacro, direte. E la scuola che luogo e'? Io che vi insegno, la considero al tempo stesso un luogo privato - una casa - ed un luogo sacro. Il piu' sacro dei luoghi, perche' e' quello in cui si formano gli uomini e le donne di domani.

Ma, direte, la scuola e' un luogo dello Stato, ed e' bene che le forze dell'ordine dello Stato controllino un luogo dello Stato. E' cosa loro, per cosi' dire. Bene, concedo anche questo. Ed anche in questo caso, vediamo le conseguenze. Il Parlamento e' un luogo dello Stato. E' il luogo piu' importante dello Stato. E' lo Stato. Che succederebbe se delle forze facessero irruzione in Parlamento con cani antidroga? Sarebbe una cosa sensatissima, perche' in Parlamento si fanno leggi che riguardano la vita di tutti, ed e' assolutamente vitale per la salute della nostra democrazia ed il futuro dello Stato che chi fa le leggi sia nel pieno possesso delle sue facolta' mentali. Eppure se succedesse una cosa del genere, sarebbe un grande scandalo politico. Perche'? Per lesa maesta'. Perche' e' umiliante per un senatore essere perquisito, annusato. Sospettato di essere un drogato, o peggio uno spacciatore.

E veniamo al dunque. Quando io vengo a casa tua - perche' la scuola e' la casa degli studenti - e ti sottopongo a perquisizione, io ti sto dando diversi messaggi. Il primo e' che ti considero una persona poco raccomandabile. Non e' una questione personale: puo' essere che tu sia a posto, ma e' poco raccomandabile la categoria cui appartieni. Il fatto stesso che si facciano controlli antidroga e' una conseguenza dell'infimo status degli adolescenti nella nostra societa'.

E' risaputo che l'alcol fa in Italia diverse migliaia di morti e causa tragedie terribili. Eppure la vendita di questa sostanza stupefacente pericolosissima e' consentita. Lo Stato consente la vendita di alcolici, per giunta con il suo monopolio, mentre i Comuni promuovono apertamente il consumo di vino ed altri alcolici con apposite manifestazioni locali. Il consumo di alcolici e' consentito perche' e' cosa da adulti. E' una abitudine diffusa tra persone perbene, stimabili, con un buono status sociale.

La droga, che fa meno morti dell'alcol, e' invece roba da adolescenti, da ragazzetti, da soggetti con uno status marginale: dei minus habentes. E' significativo che il consumo e lo spaccio di hashish e marijuana siano perseguiti con molto piu' zelo del consumo e dello spaccio di cocaina, una sostanza molto diffusa tra soggetti dotati di uno status anche considerevole, come professionisti e politici. Non e' la sostanza stupefacente il problema. Se cosi' fosse, l'alcol sarebbe proibito. Il problema e' chi consuma, non cosa consuma.

Il secondo messaggio e' che la scuola e' un posto in cui non ti puoi sentire come a casa. Per quanto ti stimi poco, non verrei mai a perquisirti a casa, a meno che non abbia un mandato. Ma a scuola si'. A scuola ti tengo d'occhio. Rispondendo alle polemiche dei genitori per i controlli antidroga al liceo Laura Bassi di Bologna, il procuratore aggiunto Walter Giovannini ha dichiarato: "trova ancora spazio l'arcaico convincimento ideologico che l'Universita' e piu' in generale gli istituti scolastici godano di una sorta di extraterritorialita'". Nessuna extraterritorialita'. Non siete a casa vostra, siete in un posto in cui possiamo entrare e uscire quando vogliamo. Possiamo perquisirvi, possiamo farvi annusare dai nostri cani. Siete sotto il nostro controllo.

Del resto, non sono gli adolescenti di continuo sotto il controllo dei professori? Non sono di continuo osservati, richiamati, sanzionati se non si comportano come si deve? Ecco dunque il poliziotto ed il carabiniere che vengono a ribadire il concetto, nel caso in cui non fosse abbastanza chiaro. La scuola e' un luogo in cui siete controllati e controllabili, perquisiti e perquisibili. Non e' una casa della cultura e dell'educazione, come qualcuno potrebbe dire retoricamente. Non ha nulla di sacro. E' una istituzione che raccoglie - concentra - dei minus habentes, e non e' escluso che concentrarli per controllarli sia il suo scopo principale.

E' un messaggio rivolto a tutti, ma forse c'e' un terzo messaggio rivolto ad alcuni. Puo' essere una coincidenza, ma in molte delle scuole, anzi delle classi perquisite c'erano studenti appartenenti ai collettivi studenteschi. Se non e' solo una coincidenza, allora il terzo messaggio e' questo: vi controlliamo tutti, ma in particolare teniamo d'occhio voi che fate politica, voi dei collettivi, voi che vi definite comunisti o anarchici; rientrate nei ranghi, che e' meglio per voi. E lei, professore, torni pure a parlare di Martin Heidegger. Non e' successo niente".

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Fonte: Perche' I Controlli Antidroga Nelle Scuole Devono Finire: La Lettera Di Un Professore (di DolceVita)
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