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G8: condannati 24 ragazzi a 102 anni Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Sabato 15 Dicembre 2007 17:13

Ne avevamo gia' parlato poco piu' di un mese fa, dando spazio ad un comunicato in merito scritto da Dario "Porro" di Porrozine.com.
Oggi, purtroppo, torniamo a parlarne per informarvi, tristemente, che 24 dei 25 ragazzi sotto processo per i fatti del G8 sono stati condannati in primo grado, e tra questi c'e' anche il Porro, che si e' preso 6 anni e 6 mesi, assieme alla sua compagna Ines Morasca, nonostante abbiano da poco avuto una bambina.
102 gli anni di carcere complessivamente inflitti (contro i 255 inizialmente chiesti dai PM), con condanne che arrivano agli 11 anni, tutte per il reato di devastazione e saccheggio.
C'e' poco altro da dire, a parte esprimere la nostra inutile solidarieta' (in galera hai voglia a pararti il culo con la solidarieta') e sperare che i prossimi gradi di processo possano ribaltare o almeno mitigare le sentenze.
Speriamo che vadano a moltiplicarsi le iniziative benefit a favore dei condannati (come il nostro ultimo puNk4free fest, del 24 novembre all'Inmensa di Genova) e vi ricordo che gran parte del ricavato della distribuzione di Porrozine sara' destinato al Legal Forum.

G8: violenze strada, 24 condanne per 102 anni (ANSA)
G8, condannati 24 no global pene tra 6 mesi e 11 anni (Informa-azione)
SupportoLegale.org - In ogni caso nessun rimorso
Genova G8, processo ai 25: giustizia non e' fatta (Globalproject)

G8, condannati 24 no global 102 anni per devastazione (Repubblica)

Fatti del G8 di Genova - La devastazione e i responsabili (Wikipedia)

Processi e decisioni giudiziarie sul G8 di Genova (Wikipedia)

ProgessiG8.org

Video su Genova 2001 (NGVision.org)
Registrazioni audio delle udienze contro i 25
Trascrizioni delle udienze

Comunicato completo di SupportoLegale.org:
IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO

La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual e' il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'e' un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carita' a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa e' stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di societa' diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignita' e' confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verita' e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova pero' non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensi' che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di societa'. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignita' che meriterebbero i momenti piu' genuini che esprimono la volonta' popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'e' nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento piu' alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria e' un ingranaggio collettivo che non puo' essere sabotato. E per tutto quello che Genova e' stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

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