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Vuoi Vedere Che L'Astensionismo E' Attuale? (di A Rivista Anarchica) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Mercoledì 21 Febbraio 2018 09:00
Vuoi Vedere Che L'Astensionismo E' Attuale?
Vuoi Vedere Che L'Astensionismo E' Attuale? (di A Rivista Anarchica)

http://www.arivista.org/?nr=422&pag=8.htm#1

A Rivista Anarchica

I governi possono ben poco in modo autonomo, sottoposti alle fortissime pressioni economico-finanziarie sovranazionali. E il voto conta sempre meno. Anche per questo la partecipazione alle urne tende a calare, in Italia come altrove. Il senso del nostro impegno al di fuori dei riti elettorali.
Anche questa logora legislatura italiana e' giunta ormai al fine. Cosi', per la gioia di alcuni e la noia di altri, il prossimo 4 Marzo gli aventi diritto avranno di nuovo la possibilita' di votare.


"Finalmente si andra' a votare e torni la voce al popolo" - dicono le attuali opposizioni. Mai balla fu piu' colossale. Nonostante sia un rituale ormai sfiancato e sempre piu' depresso, continua ad essere gabellato per la massima partecipazione democratica.
A onor del vero e' invece un consunto mezzo per spingerci a scegliere chi ci deve comandare, una manfrina che viene riproposta con assillante spietatezza da tutte le forze in lizza, continuando a voler far illudere che chi vincera' sara' il popolo perche', dicono i partecipanti all'agone, avra' scelto un'altra volta.
In realta', se proprio di scelta si vuol parlare, sara' solo l'occasione perche' una minoranza che si autoproclama maggioranza possa scegliere chi dovra' governare per la durata della prossima legislatura, dimenticando che, come gia' a suo tempo aveva individuato Proudhon, essere governato vuol dire essere sottoposto in tantissimi aspetti della vita, rinunciando ad ogni vera autonomia decisionale. E' per caso migliore chi riesce a estorcere piu' consensi? Ha per caso ragione chi vince, solo perche' ha vinto attraverso un gioco di deleghe di potere?
Date le esperienze poco invitanti in tal senso che la nostra storia ci ha propinato, queste favoline non dovrebbero piu' incantare. Non a caso cresce ogni volta il numero delle astensioni, delle schede nulle e di quelle bianche. Coloro che hanno capito che non conteranno comunque sono ormai la maggioranza della popolazione, alcuni perfino consapevoli che partecipare al voto vuol dire soprattutto essere complici di un sistema politico ingannatore e autoritario. Le percentuali di voto su cui vengono fatti i governi non sono altro che l'espressione di una minoranza la quale, compiendo un atto di grande autoritarismo politico, imporra' le proprie decisioni anche a chi a buon diritto ha deciso di astenersi.


La qualita' dell'oppressione

Ma se vogliamo veramente guardare in faccia alle cose, i problemi che ci riguardano sono molto piu' ampi di questo stanco rituale e la contraddittorieta' del sistema elettorale e' soltanto un aspetto, seppur non secondario, di un insieme di sistemi di dominio e soggiogamento politico/economico che contribuiscono a renderci la vita sempre piu' infelice. Chi anela a un modo di vivere che abbia la dignita' di corrispondere alle aspirazioni connaturate in ogni essere vivente, chi aspira a conoscere autentiche liberta' e concrete possibilita' di essere veramente autonomo, non puo' accettare di poter risolvere le proprie istanze di vita attraverso forme dette di democrazia rappresentativa che stanno schiacciando gli ideali di liberta' autentica. Senz'altro piu' accettabili delle spietate dittature che in numero sempre maggiore impestano il mondo, ma del tutto insufficienti.
Per chi come me ha sperato, desiderato e amato e continua a sperare, desiderare e amare una situazione sociale emancipata da oppressioni e sfruttamento cercando di spendersi per essa, cio' che nell'oggi si prospetta all'orizzonte e' troppo deludente, piu' fallimentare che altro. Il quadro che si prospetta, oltre a non essere affatto eclatante, appare addirittura carico di timori e genera pessimistiche apprensioni.
La qualita' dell'oppressione da parte dei poteri di turno, da quelli costituiti a quelli piu' o meno occulti, e' grandemente aumentata in efficacia. Sta mutando in profondita', per esempio, la qualita' del potere, inteso come capacita' di dominare. L'esercizio del dominio avviene sempre di piu' attraverso forme coattive-costrittive ingabbianti, che non permettono di fare diversamente da quello che il contesto egemone ti obbliga a fare. Metodologie e tecniche di assoggettamento vanno oltre la gerarchica sottomissione (mettere sotto). La classica pretesa di obbedienza, il comando da superiore a inferiore, tuttora prerogativa di situazioni la cui configurazione organizzativa lo richiede, non e' piu' strettamente necessaria. Siccome imporre attraverso il comando comporta sempre il rischio della ribellione e della disobbedienza con tutto cio' che ne consegue, e' molto piu' efficace rendere impossibile il far diversamente da cio' che la condizione impone. Questa modalita' sta percio' diventando progressivamente il modus operandi egemone.
Anche il potere economico non e' piu' lo stesso delle dotte analisi di classe otto e novecentesche. Il suo punto di forza non e' piu' la proprieta' privata. Il capitalista proprietario, che imponeva il suo potere all'insieme della societa' con la forza del possesso del capitale produttivo da cui ricavava enormi profitti, non e' piu' l'apice del potere che s'impone, quindi ha smesso di essere l'antagonista di classe per eccellenza. La forza dominante sulle societa' umane del pianeta e' stata trasferita alla speculazione finanziaria globale, inarrestabile potenza sovraterritoriale e sovrastatale, in grado di mettere in ginocchio intere popolazioni e intere nazioni, com'e' successo per esempio con Grecia e Argentina. Al contempo, la sua sistematica incidenza sull'andamento delle politiche economiche degli stati sta portando a una degenerazione inarrestabile, per cui un numero esiguo di speculatori sono diventati ricchissimi continuando ad aumentare il loro accumulo di capitali, a fronte di un aumento sistematico di poverta', miseria e costrizioni familiari sempre piu' insopportabili.
A fianco e in conseguenza di queste situazioni di base, succede che il potere degli stati nazione si stia riducendo progressivamente. Il potere economico-finanziario, sia nelle sue scorribande speculative sia nella dislocazione produttiva delle multinazionali, si muove in modo autarchico a livelli sovranazionali e sovrastatali. Non gli interessano i confini e non ne ha, oltre a non tener conto di quelli che ci sono.
Essendo il fulcro della capacita' di dominare e condizionare globalmente in questa fase, determina una situazione per cui gli stati con le loro politiche nazionali si trovano costretti. Non possono non muoversi dentro gli ambiti di manovra e condizionamento determinati dalla ineludibile influenza dell'enorme potenza economico-finanziaria globale. Cosi' la loro autonomia di decisione e la possibilita' delle loro scelte politiche e' irrimediabilmente ridotta, sempre piu' ristretta, e' la ragione principale per cui i governi possono ben poco in modo autonomo, indotti fino al punto di essere obbligati a subire le fortissime pressioni economico-finanziarie sovranazionali. Se non lo facessero verrebbero schiacciati in breve tempo e le loro popolazioni ridotte in malo modo. E' soprattutto questa la ragione per cui qualunque sia la forza politica che abbia l'incombenza di governare, destra sinistra centro non ha importanza, fa piu' o meno le stesse cose e non puo' fare diversamente. Non a caso le differenze di proposta e d'intervento tra coloro che aspirano a governare sono tecniche o funzionalistiche, non di sostanza.


La politica imbavagliata

La politica in quanto tale, funzione regolatrice e fattore di cambiamento, che e' sempre stata il luogo dell'esercizio della decisionalita' piu' elevata del potere, e' cosi' imbavagliata, tendenzialmente annullata nella sua essenza. La sua autonomia e' ridotta all'osso e le sue possibilita' d'intervento sono sempre piu' limitate ad amministrare il flusso incontrollabile dei poteri che la sovrastano. La politica conta sempre meno e i politici, loro malgrado, sono esecutori amministrativi per conto di... In un tale contesto la capacita' del politico, oltre ad amministrare quando raggiunge cariche governative, si riduce a gestioni di tipo clientelare, quando riesce a conquistare postazioni da cui puo' manovrare, e a chiedere e conservare consensi per mantenere la sua posizione.
Il sistema di dominio vigente non riesce piu' ad essere messo in discussione, mentre tutti coloro che competono elettoralmente si propongono di governarlo, regolamentarlo e aggiustarlo. Nei fatti le promesse sono specchietti per le allodole. Per legge non c'e' nessun mandato da rispettare e sistematicamente non vengono onorate. Purtroppo nessuno dice la verita': siccome strutturalmente non puo' esser messo in discussione da chi e' chiamato ad amministrarlo territorialmente, il sistema e' ingovernabile e non e' neppure riformabile, se non nel senso di qualche aggiustamento di facciata che non ne muta la sostanza. Tutti competono per vincere e provare a governare cio' che e' solo amministrabile secondo direttive intrinseche su cui non si puo' intervenire. Nessuno puo' decidere veramente e dare una svolta propria per cambiare il corso delle cose, magari a favore dei piu' deboli e reietti. Tutto cio' non interessa al sistema. Non per cattiveria, ma perche' non e' funzionale al percorso intrapreso, impostato per continuare.
Questo mix di per se' gia' preoccupante, fra l'altro, e' strettamente collegato a un avanzare tecnologico che attraverso le interconnessioni elettroniche sta trasformando la qualita' delle relazioni in ogni ambito della nostra vita, sempre piu' dipendente dalla programmazione computerizzata, oltre a incidere profondamente nel sistema produttivo, dove la presenza operaia tende ad essere sempre meno rilevante rispetto alla preminenza robotica e informatica. Cio' che sta succedendo in tal senso e' una vera e propria ingerenza a tutto campo, che sta cambiando i modi di pensare e percepire la realta'.
Al contempo in questa fase storica si sta verificando che la generalita' dell'opinione pubblica, come pure tensioni e umori diffusi, siano tendenzialmente spostati a destra in modo preoccupante, come dimostra l'aumento di insofferenze xenofobe e di spiriti nazionalistici e sovranisti, sempre piu' frequentemente richiedenti uomini forti al comando per risolvere le ansie generate dall'aumento di malessere sociale che sta affliggendo le societa'.
E' una giostra priva di speranza. Attraverso le elezioni e il sistema di governo in atto nulla di cio' che preme ad anarchici e libertari, utile umanamente e socialmente, puo' veramente mutare. Il cammino intrapreso dal potere dominante appare inarrestabile. Senz'altro non puo' essere mutato, o interrotto, neppure rallentato, attraverso gli strumenti amministrativi vigenti. I governi servono soprattutto per conservarne la funzionalita' e il proseguimento di cio' che effettivamente e' e si vuole che sia. Chi spera in un cambiamento radicale a favore dell'uguaglianza e della giustizia sociale non puo' pensare di poterlo fare attraverso interventi interni al sistema di cose presente, nell'illusione, continuamente frustrata, di agire per un cambiamento. Per tutto cio' pure questa volta, con ancora piu' convinzione delle precedenti elezioni, ci asterremo dal voto sicuri di fare un prezioso servizio per le aspirazioni della liberta' sociale.
Se c'e' una possibilita' d'intervenire per tentare di mutare un sistema ingiusto e iniquo come quello che stiamo subendo, essa puo' prendere forma solo al di fuori degli strumenti governativi vigenti, reinventando, attraverso metodologie di decisionalita' orizzontale, modi e forme di autogoverno che ridiano voce e dignita' alle persone.
Andrea Papi

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Fonte: Vuoi Vedere Che L'Astensionismo E' Attuale? (di A Rivista Anarchica)
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