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Chi E' Il Milionario Anarchico Diventato Ricco Con I Bitcoin Che Combatte Al Fianco Dei Curdi E Addestra Hacker Rivoluzionari (di The Post Internazionale) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Giovedì 15 Marzo 2018 09:00
Amir Taaki
Chi E' Il Milionario Anarchico Diventato Ricco Con I Bitcoin Che Combatte Al Fianco Dei Curdi E Addestra Hacker Rivoluzionari (di The Post Internazionale)

https://www.tpi.it/2018/02/22/20enne-milionari-bitcoin-curdi-hacker/

The Post Internazionale

Che cosa spinge un giovane criptomilionario a voltare le spalle ad ogni comodita' e a mettere a repentaglio la propria incolumita' nel contesto di un conflitto distante migliaia di chilometri dalla citta' in cui e' cresciuto?

Nella foto scelta dalla nota rivista finanziaria Forbes, Amir Taaki ha tutta l'aria di essere un ventenne qualsiasi.

Seduto al contrario con i gomiti appoggiati sullo schienale della sedia, indossa una t-shirt di cotone blu e al polso porta diversi braccialetti colorati. Un lieve accenno di barba compare sul suo volto. Oggi quel ragazzo ha trent'anni.

All'epoca della foto, Amir aveva da poco co-fondato Dark Wallet, piattaforma che consentiva il totale anonimato a chi scambiava Bitcoin. Per questo progetto, Forbes lo aveva inserito nella lista dei trenta giovani esperti di tecnologia piu' brillanti del 2014.

Essendo stato tra i piu' importanti sviluppatori della tecnologia inventata dal misterioso Satoshi Nakamoto nel 2008 - in seguito al bailout dei grandi istituti bancari americani - il suo investimento iniziale dovrebbe valere una piccola fortuna al giorno d'oggi. Secondo le stime piu' conservatrici, il patrimonio di Amir, primogenito di una famiglia scozzese-iraniana, si aggirerebbe intorno ai 6 milioni di dollari.

Tuttavia, quando riesco a incontrarlo di persona e si siede su una panchina di un parco pubblico barcellonese, Amir, vestito completamente di nero e con un basco calcato sulla fronte, sembra tutt'altro che un uomo intento a godersi i frutti del suo lavoro.

L'8 Febbraio 2018 ha pubblicato il suo manifesto politico, rendendo nota la sua intenzione di aprire "nel giro di uno o due mesi" un'accademia per hacker rivoluzionari con sede nella capitale catalana.

Un luogo, o come viene descritto nel manifesto, "un dojo, un tempio" dove gli hacker possano condividere tanto lo spazio fisico quanto quello ideologico.

Il suo obiettivo dichiarato e' quello di scardinare il sistema politico attraverso una sorta di "acceleratore per startup politicizzato".

Che le criptovalute e il mondo degli hacker siano realta' alle quali contribuiscono fortemente gruppi d'ispirazione anarchica non e' in se' per se' una notizia fuori dall'ordinario.

I Bitcoin, ad esempio, nacquero come escamotage per permettere alle persone di scambiare denaro, e quindi beni, oltre i confini del tradizionale sistema bancario, poiche' quest'ultimo viene percepito come assoggettato alle logiche dello stato-nazione.

Il fatto che uno dei massimi esponenti di questa comunita' virtuale faccia perdere le sue tracce per diversi mesi, salvo poi rispuntare tra le fila delle milizie curde per difendere il progetto di autogoverno del Rojava, nel nord della Siria, e' invece decisamente inusuale.

Che cosa spinge un giovane criptomilionario a voltare le spalle ad ogni comodita' e a mettere a repentaglio la propria incolumita' nel contesto di un conflitto distante migliaia di chilometri dalla citta' in cui e' cresciuto, ovvero Londra?

Quella che Amir definisce "la piu' grande rivoluzione di questo secolo, e la prima vera rivoluzione di stampo anarchico", senza esitare a porre la resistenza curda in Rojava alla stregua di quella di Barcellona durante la guerra civile spagnola.

Se l'intenzione di Amir era quella di mettere le sue competenze tecnologiche a disposizione della popolazione curda del Rojava, utilizzando Bitcoin e tecnologie affini per creare un'oasi anarchica, la sua volonta' ha dovuto fin da subito fare i conti con le realta' della guerra.

Ha ricevuto in dotazione un fucile ed e' stato arruolato nel YPG, l'Unita' di Protezione Popolare curda, un gruppo armato legato a doppio filo al PKK, il partito dei lavoratori curdi che la Turchia considera un'organizzazione terroristica.

Scampato a una scarica di mitra per il rotto della cuffia, Amir ha visto amici cadere sia sotto i colpi dell'ISIS che dell'esercito mobilitato dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, quest'ultimo determinato a bloccare sul nascere ogni velleita' di indipendenza sponsorizzata dai curdi.

Non a caso, il pensatore citato a piu' riprese da Amir, in quanto ideatore del concetto del confederalismo democratico e' Abdullah Ocalan, leader del PKK e unico detenuto sull'isola turca di Imrali da 19 anni a questa parte.

E' stato soltanto alcuni mesi piu' tardi che Amir e' riuscito a lasciare il fronte e a dedicarsi alle sue intenzioni originali contribuendo, tra le altre cose, alla creazione di un curriculum per l'istruzione informatica, a un progetto di ricerca sull'uso di pannelli solari e alla costruzione di una fabbrica di fertilizzanti.

Quattro anni piu' tardi, dopo aver lasciato la Siria ed essersi visto privare del passaporto dalle autorita' britanniche per un anno, il progetto incentrato sul confederalismo democratico nel Rojava rimane a tutti gli effetti un pilastro del manifesto di Amir.

Tra gli obiettivi della nuova accademia di hacker rivoluzionari c'e' la creazione nel nord della Siria di una rete telefonica e telematica del tutto autonoma, che utilizzi tecnologie open source per sfuggire alla sorveglianza costante dell'intelligence turca.

Il pensiero di Amir e' chiaro: "Bisogna distanziarsi dallo sviluppo individuale di app sul mercato e pensare su scala piu' ampia per fornire infrastrutture" vere e proprie, in quanto al momento "le criptovalute non sono pronte" per reggere intere economie.

Per essere uno degli hacker piu' brillanti in circolazione, Amir ha un'opinione poco ortodossa delle innovazioni scaturite dal mondo digitale: "la tecnologia da sola", racconta Amir, "contribuisce all'alienazione dei singoli individui, creando sfere di interesse a colpi di algoritmi come quelli che prediligono la comparsa di determinate notizie quando controlliamo il nostro account su Facebook".

Il risultato e' che milioni di persone finiscono per vivere all'interno di bolle iper-individualizzate, senza rendersi conto dell'esistenza di un pensiero diverso dal proprio.

Basti pensare alla "sorpresa" di tanti cittadini britannici durante il referendum sull'uscita dall'Unione Europea, o degli americani il giorno dopo l'elezione di Donald Trump.

"Ogni volta che concepiamo una nuova tecnologia arrechiamo un danno all'umanita'," dice Amir, che vorrebbe dedicare una maggiore attenzione alla componente sociale del progresso.

"Internet e' una gigantesca macchina per la creazione della cultura di massa": se all'inizio gli hacker pensavano che sarebbe servito ad aumentare la liberta' di pensiero, secondo Amir oggi la rete contribuisce all'emarginazione del pensiero anticonformista.

Conscio del fatto che il suo progetto rivoluzionario con sede a Barcellona possa attirare l'attenzione poco amichevole da parte delle autorita' di piu' di un paese, Amir non ha dubbi: bisogna che sia la storia a giudicare l'azione di uomo, sostiene parafrasando la frase pronunciata da Fidel Castro durante il processo agli assalitori della caserma Moncada, nel 1953.

Amir e' granitico nella sua fede: "mi fermero' soltanto quando saro' morto".

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Fonte: Chi E' Il Milionario Anarchico Diventato Ricco Con I Bitcoin Che Combatte Al Fianco Dei Curdi E Addestra Hacker Rivoluzionari (di The Post Internazionale)
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