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La Zattera. Ovvero Perche' Il 2018 E' Stato L'Anno Del Godimento Per La Morte Altrui (di Minima&Moralia) Stampa
Politica
Scritto da sberla54   
Venerdì 21 Dicembre 2018 10:00
La Zattera. Ovvero Perche' Il 2018 E' Stato L'Anno Del Godimento Per La Morte Altrui
La Zattera. Ovvero Perche' Il 2018 E' Stato L'Anno Del Godimento Per La Morte Altrui (di Minima&Moralia)

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Minima&Moralia - Un blog di approfondimento culturale

C'e' una scena di Orizzonti di gloria che mi agghiaccia ogni volta. La disputa tra il colonnello Dax (Kirk Douglas), che vuole salvare i suoi uomini da un'ingiusta fucilazione per codardia - non si sono voluti sacrificare in un inutile massacro -, e il generale George Broulard (Adolphe Menjou) che invece pensa solo astrattamente all'onore della Francia, finisce in questo dialogo incredibile:

B. "A parte il fatto che molti dei suoi uomini non sono neppure usciti dalle trincee, c'e' la questione del morale delle truppe."
D. "Il morale delle truppe?"
B. "Certo. Questa fucilazione sara' un tonico per tutta la divisione. Ci sono poche cose piu' incoraggianti e stimolanti di veder morire gli altri."
D. "Non ci avevo mai pensato".

Ho rivisto ODG recentemente e quella frase mi e' rimasta in testa per giorni: ci sono poche cose piu' incoraggianti e stimolanti di veder morire gli altri. Ci ho ripensato perche' mi sono convinto come nell'ultimo anno l'emozione principale che ha nutrito la psiche della politica italiana e' stata proprio questa: l'energia che veniva stimolata dal vedere morire gli altri.

Questi altri a cui non sono riuscito a smettere di riandare con la mente sono stati molte volte, l'ho realizzato a posteriori, dei ragazzini. C'e' stata Pamela Mastropietro, la diciottenne stuprata e fatta a pezzi vicino Macerata il 30 Gennaio, e il cui assassinio voleva essere follemente vendicato da Luca Traini, il militante neofascista che il 4 Febbraio ha fatto fuoco contro cinque neri a caso per le strade di Macerata. C'e' stato quel ragazzino senza nome di circa quattro cinque anni che e' morto vicino a quella che era presumibilmente sua madre, lasciato alla deriva su una tavola in mare da scafisti libici, e trovato il 17 Luglio gia' cadavere dalla nave dell'ong Open Arms che e' riuscita a salvare solo Josefa. C'e' stata Desiree Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina, anche lei stuprata e uccisa a San Lorenzo nella notte tra il 18 e il 19 Ottobre. E ci sono stati i cinque ragazzi morti schiacciati dalla calca mentre aspettavano Sfera Ebbasta in un locale di Corinaldo, in provincia di Ancona, il 7 Dicembre.

La cosa che mi e' sembrata ferocemente anomala, di fronte a queste tragedie cosi' terribili, e' che non abbiano prodotto soltanto strazio. Anzi, che il dolore intollerabile sia stato una reazione minore rispetto ad altre che si sono imposte gia' dai primi minuti successivi alla scoperta del dramma. La morte di Pamela Mastropietro e quella di Desiree Mariottini hanno fornito il pretesto per una scatenata caccia al negro, che nel primo caso si e' addirittura trasformata in un dichiarato tentativo di strage. I cadaveri alla deriva vicino a Open Arms sono stati completamente dimenticati in nome di un raccapricciante dibattito sulla grottesca ipotesi che la notizia del salvataggio di Josefa potesse essere un falso perche' lei era aveva lo smalto alle dita (circostanza ovviamente smentita da Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale che era sulla nave). E persino lo strazio per la strage di Corinaldo e' stato sepolto da un diluvio di discussioni sulla musica trap.

E cosi' mi sono reso conto che il mio rimuginio ossessivo per queste morti di ragazzini non era dovuto soltanto alla pena che questi eventi mi avevano provocato; ma anche dal fatto che erano state sia rimosse che risignificate immediatamente e poi nel tempo - la vertigine del male cancellata.

Sono un nativo televisivo, e il mio battesimo sociale e' sicuramente stato il cordoglio per l'agonia e la morte in diretta di Alfredino Rampi, il bambino di Vermicino sprofondato in un pozzo in cui era accidentalmente caduto. Era 10 Giugno 1981, il giorno prima avevo compiuto sei anni; Alfredino aveva due mesi piu' di me. L'empatia con quel ragazzino non fu nemmeno una scelta; la Rai ando' in onda con una diretta consecutive di 18 ore, la prima e seminale nel suo tremendo genere. La scena anche mediatica di una morte di un ragazzino ha su di me un potere d'incanto che mi distrugge qualunque facolta' razionale; ancora mi rendo conto che nel mio inconscio sono depositate tante immagini di ragazzini morti senza senso negli ultimi anni: dalle immagini della strage dell'Heysel del 1986 al cadaverino di Alan Kurdi, il bambino trascinato dalle onde gia' morto sulla spiaggia di Bodrum in Turchia nel 2015.

Se il mio essere politico e' nato proprio nell'esatto momento in cui ho sentito la pena per l'agonia e la morte di un essere umano che non conoscevo, e se questo in definitiva e' stato il cardine di ogni riflessione che ho mai sviluppato sulla giustizia; mi sono interrogato sulle motivazioni dell'indifferenza che caratterizza in modo sempre piu' evidente le reazioni alle morti degli altri nel discorso pubblico; ho preso come esempi delle morti di ragazzini perche' mi sembravano ancora piu' dolorose, ma e' ovvio che questo ragionamento vale anche per il dolore e la morte anche di adulti.

La risposta lacerante che quasi non riesco a dare a me stesso e' quella che il generale Broulard da' al colonnello Dax nella scena clou di Orizzonti di gloria: ci sono poche cose piu' incoraggianti e stimolanti di veder morire gli altri. Persino dei bambini.

Sono convinto che sia questo lo stato d'animo che innerva in maniera sempre piu' penetrante la psiche collettiva. Non si tratta solo di schadenfreude, quel godimento per la sciagura altrui, ma di una forma di reazione impulsiva generata evidentemente da un'angoscia intensissima, una paura talmente insuperabile che risulta capace di mettere in crisi la stessa dimensione della nostra umanita'. Un passaggio psichico epocale: da "potevo essere io al posto suo" a "menomale che non ero io al posto suo".

Qual e' questa angoscia? Riflettendo su quali siano le grandi questioni che il nostro pianeta pone alla politica, ce ne sono due che ci causano chiaramente un senso di turbamento insopprimibile soprattutto al nostro occidente: una e' sicuramente il cambiamento climatico, l'altra e' il calo demografico.

Il 2018 e' stato l'anno in cui l'allarme sul clima ha aggiunto un altro grado di preoccupazione: il timore e' che si stia arrivando a un punto di non ritorno rispetto alle tendenze piu' catastrofiche. Il 20 Novembre la World Meteorological Organization (WMO) ha pubblicato un rapporto sulle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra nel pianeta: i livelli dei gas che intrappolano il calore nell'atmosfera hanno raggiunto livelli comparabili solo a milioni di anni fa, quando la temperatura era piu' elevata dai 2 ai 3 gradi e il livello del mare dai 10 ai 20 metri piu' alto. Non c'e' alcun segno di inversione in questa tendenza.

E poi l'altro spettro: quello di avvicinarsi a essere l'ultima generazione europea. Il rapporto sulla popolazione dell'Onu ipotizza un aumento della popolazione per il 2100 che dovrebbe arrivare a 11 miliardi di persone: in tutti i continenti ci sarebbe un aumento (l'Africa quello piu' consistente, dal miliardo attuale ai quattro miliardi e passa del 2100), solo in Europa ci sarebbe un calo di quasi il 20 per cento.

Questi sarebbero i temi ineludibili di qualunque dibattito politico - politiche sull'ambiente e politiche sulle migrazioni - in nome di un sentimento di cura che comprende giocoforza l'intera umanita'. Questi temi non arrivano mai invece mai al centro del dibattito; l'intensita' dell'angoscia che questi dati portano con se', l'impossibilita' di dominare trasformazioni planetarie, riduce la nostra reazione emotiva al tentativo quasi infantile di cercare sollievo all'ansia.

L'immagine perfetta della contemporaneita' per le nuove destre europee che si nutrono della paura e' quella di una zattera sempre piu' piccola. Salvarsi vuol dire buttare qualcuno a mare per liberare spazio o sperare che ci siano sempre piu' persone che affoghino accanto a noi (letteralmente di fronte alla nostra vista) in modo da sentirci piu' al sicuro dal pericolo di un assalto alla zattera. La nuova stagione sovranista/neofascista nasce dall'onda lunga delle angosce di una crisi economica che abbiamo capito con il tempo non era solo una fase ma una crisi di sistema.

E in Italia questa trasformazione e' stata plastica: se il berlusconismo era la risposta vitalistica e folle a una crisi politica (la caduta delle grandi ideologie novecentesche, la caduta del Muro), e per nascondere l'impotenza giocava brutalmente con un'idea di onnipotenza - le dichiarazioni di Berlusconi sul tumore sconfitto in tre anni, sul vigore sessuale anche a novant'anni, sul Eluana Englaro che ha ancora il ciclo - oggi lo spettacolo politico di Salvini e dei suoi omologhi e' luttuoso, si nutre soltanto del godimento della morte di chi annegando ci garantisce di poter restare piu' sicuri sulla zattera, con l'illusione che non stiamo andando invece lentamente alla deriva.
Christian Raimo

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Fonte: La Zattera. Ovvero Perche' Il 2018 E' Stato L'Anno Del Godimento Per La Morte Altrui (di Minima&Moralia)
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