Essere Kim Jong-Un (di I Diavoli) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Mercoledì 14 Agosto 2019 10:00
Essere Kim Jong-Un
Essere Kim Jong-Un (di I Diavoli)

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I Diavoli

La Liebefeld Steinholzli Schule? Si', ci sono stato due anni. Due anni a sguazzare in quella specie di struttura semi monacale, che vorrebbe essere un collegio di elite. Cercate le foto: un edificio di cemento grigio, senza neanche un terrazzino e quelle strisce gialle tra un piano e l'altro. Una cosa triste, svizzera, decadente, europea.
Mi facevo chiamare Pak Un. C'e' pure qualche immagine che mi ritrae al tempo, l'ho vista su Google. A un mio amico avevo detto: "Io sono il figlio del boss della Corea del Nord". Quel coglione non ci aveva creduto.
Qualche tempo dopo, pero', ho notato che la madre mi guardava con attenzione, scrutava i miei lineamenti, soprattutto la testa. Quella maledetta piu' avanti avrebbe dichiarato al New York Times che aveva capito subito la somiglianza. Certo. Se ti avessi chiesto di indicare la Corea del Nord sulla mappa forse l'avresti messa vicino a Vienna. Tedeschi di merda.

In quella specie di college studiavo scienze naturali, mi piacevano gli insetti: soprattutto i vermi. Ho incontrato molti ragazzi, svizzeri e stranieri, ragazze bellissime e sfigati senza speranza. Mi sarebbe piaciuto fermarmi di piu', studiare anche musica, tecnologia. Zero contatti con casa, zero contatti con quel bastardo di papa', zero contatti con mia madre.

Qualche professore ogni tanto tirava fuori la storia della carestia nel "regno eremita". Lo chiamavano proprio cosi': "regno eremita". E dire che io, prima di partire, dovevo assistere di continuo a estenuanti cerimoniali: ora con un cinese, ora con un vietnamita, ora con un cubano. A volte arrivavano pure degli italiani.
Ma quale regno eremita? Mio padre faceva arrivare roba dappertutto e mi spiegava che le nostre navi attraccavano in ogni porto del pianeta. Quale eremita? Eravamo gia' globali. E' che ci avete sempre creduto pazzi, mentre i pazzi siete voi.
Ma torniamo in Svizzera e alla carestia in Corea. Era il 1998: la marcia maledetta, ardua, micidiale. Morti, piccoli mercati che crescevano e papa' sempre piu' affondato sui divani, sempre piu' indaffarato nella citta' sotterranea a rapire registi, attrici per fondare la nouvelle vague della dinastia dei Kim. A casa mia si stava bene, credo. Cosi' dopo due anni di buone maniere e invidia (erano invidiosi delle mie scarpe, quegli straccioni) sono tornato a Pyongyang.

Bisogna capire che significa essere il terzo di sette figli di uno degli uomini piu' potenti del mondo. Certe cose bisogna guadagnarsele, non si puo' rimanere in Svizzera a guardare il basket, a comprarsi le Nike e a discettare di Mozart.
Bisogna mostrare di avere carattere, bisogna mostrare di saperci fare, bisogna mostrare di saper chiudere certe bocche, cancellare dicerie e chiacchiere.
Relegarle nel dimenticatoio: azzerarle. Poi, una volta al potere, puoi fregartene tranquillamente. Anzi: piu' voci girano, piu' illazioni, piu' leggende clamorose, meglio se trucide, schifose, unte di sangue e materiale cerebrale, meglio e'.
Sono Kim Jong-un, guida suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea, presidente del Partito del Lavoro di Corea e presidente della Commissione per gli affari di Stato, presidente della Commissione militare centrale e comandante supremo dell'Armata del popolo coreano.
Mi credete pazzo, invece non lo sono. I pazzi siete voi.
Prendiamo Trump: ma che vuole, scusate? Lui non sta seduto su un immenso arsenale nucleare?
Una volta qui sono venuti dei cinesi. Lo ammetto: non li sopporto. Quei pochi che ho conosciuto mi stavano gia' sul cazzo a Berna. Si credono i padroni della Terra, si credono onnipotenti, credono di mettersi in tasca gli americani e soprattutto credono di potermi comandare. E negozia di qua, e media di la', e rispetta questo e rispetta quell'altro. Si sono offesi perche' ho fatto fuori uno del partito che gli passava informazioni.
La storia dei cani, non ditemi che non ve la ricordate, non ci credo. Ecco, se la sono inventata loro, i cinesi, mica i media occidentali. Ma io certe faccende le sistemo in modo molto semplice: un colpo alla nuca nel chiuso di una stanza, e via. Non sono per sfoggiare le esecuzioni. E' meglio che s'immaginino qualcosa di truce, violento, sgradito, impietoso, terribile. Devono pensare che io non abbia pieta', perche' i pazzi hanno paura della violenza.

Dicono che mi piaccia fumare forte e che mi piaccia il formaggio: cazzate. Adoro il kimchi e la carne dolce.
Sono coreano, sono il capo dei coreani, perche' sono il piu' coreano di tutti. Credo che mio nonno fosse divino, credo che papa' mi abbia dato un unico grande consiglio: riguardava l'atomica.
Poi mi sono informato, ho convocato esperti internazionali. Non lo sa nessuno, ma sono venuti a mangiare verdura ghiacciata e a bere birrette che ho solo io. Ad alcuni ho regalato un po' di banconote che produciamo noi e tutti mi hanno dato lo stesso consiglio: "Amico, l'atomica e' la tua unica salvezza".
Dicono anche che non si sa quando sono nato. Si', non lo so. Papa' era un puttaniere incontenibile, mia madre era esaurita e i tanti lecchini del regno dicevano: "Vabbe' e' il terzo figlio, chi se ne frega".
E invece...

Stavamo parlando di questi cinesi che sono venuti qua: ho minacciato di arrestarli, li ho minacciati di pene capitali o, quanto meno, di un ritorno a Pechino su un letto, in coma. Non possono permettersi di darmi ordini. Loro lo sanno bene: senza di me meta' dell'esercito sbroccherebbe, meta' del partito impazzirebbe, meta' dei loro s'incazzerebbe. Si' si', certo. "Quel culo pesante fa le bizze" pensano, "ma mica vogliamo i sudcoreani accanto ai nostri confini". La Cina si ritroverebbe le basi americane vicino a quei luridi posti di frontiera, luoghi di mezzosangue, cinesi, russi e quel cromosoma sifilitico centro-asiatico che m'incute sempre una sorta di terrore biologico.
Ma io posso anche fottermene, posso tranquillamente far finta di niente. A me interessa Pyongyang, m'interessa la Corea del Nord, mi interessano gli sfarzi, il cinema, la musica. Il pazzo non sono io, siete voi.
Americani, lo sapete perche' non mi bombarderete mai? Perche' se io continuo a rompere i coglioni, voi potete continuare a mettere i vostri carrarmatini in Corea del Sud. Poi da li', in altre zone e in altre ancora. E la Cina? Si attacca al cazzo, e' chiaro il concetto. Se mi faccio la mia atomica, e' perche' non voglio finire come quell'imbecille di Gheddafi. Io sono coreano, io sono asiatico, io non credo agli occidentali. Io voglio il mio potere, io voglio i miei agi, io voglio che mia figlia possa essere la mia erede. Dicono che abbia un altro figlio. Certo, ne ho moltissimi, nascosti.
Questa storia di Guam e' stata geniale, o no? Ora blaterate tutti di un posto che manco sapevate esistesse.
Anche farmi fotografare mentre rido: ci avete beccato o no?
Ci siete cascati. Tutto questo l'ho imparato da un piccolo cinese, l'unico che ammiro e che ancora oggi riverisco nelle mie preghiere di fronte al monte dove nacque mio nonno: fatti sottovalutare e avrai un vantaggio enorme. Riempi i tuoi nemici di informazioni inutili e nascondi il resto.

Avete capito?
La verita' e' che voi ignorate tutto di me. Lo sapete che ho una laurea in fisica?

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Fonte: Essere Kim Jong-Un (di I Diavoli)
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