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Cascina Torchiera: Profitto E Interessi (Di Nuovo) Contro L'Autogestione (di A Rivista Anarchica) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Venerdì 31 Luglio 2020 10:00
Cascina Torchiera: Profitto E Interessi (Di Nuovo) Contro L'Autogestione
Cascina Torchiera: Profitto E Interessi (Di Nuovo) Contro L'Autogestione (di A Rivista Anarchica)

http://www.arivista.org/?nr=445&pag=25.htm

A Rivista Anarchica

Lo scorso 5 Giugno il Comune di Milano ha annunciato la pubblicazione di un avviso di interesse pubblico per la "valorizzazione economica e socioculturale del patrimonio dismesso".
Quanto della Milano verticale cresciuta negli ultimi quindici anni, tra rendite di posizione, marketing territoriale e turistificazione, ritroviamo nella scarna comunicazione apparsa sul sito della municipalita'? Tantissimo.
Per cominciare vi troviamo una delibera di giunta, una decisione del governo della citta' che bypassa il consiglio comunale e la discussione con la cittadinanza. In seconda battuta vi riconosciamo l'ambizione di monetizzare (alienazione? affitto? ci torniamo piu' avanti) di venticinque tra spazi e aree dismesse colpevolmente tenute vuote, e quindi sottratte all'uso civico dal Comune stesso. In terzo luogo vi troviamo la manifestazione d'interesse, che e' l'anticamera di un bando pubblico, e dunque il rifiuto di una frequentazione del territorio utile a riconoscervi le effervescenze, gli interessi locali, le forme spontanee di genuina appropriazione di questi spazi che spesso tutto sono tranne che vuoti (d)a rendere.
Lo strumento del bando, alla rovescia, corrisponde a un set di criteri economico-amministrativi che privilegia le relazioni pregresse con la pubblica amministrazione, il portfolio di competenze ed esperienze alle spalle, oltre che, ca va sans dire, un business plan credibile per mettere a norma di legge uno stabile il cui impianto originale e' databile al quattordicesimo secolo.


Cultura dal basso, reti territoriali e mutuo aiuto

In questa cornice, per la terza volta in 11 anni, la Cascina Autogestita Torchiera SenzAcqua si trova dalla sera alla mattina coinvolta nella macchina della cartolarizzazione e della sussidiarieta' di facciata. All'alba dei trent'anni di autogoverno, l'antico cascinale dell'ovest milanese si ritrova infatti in compagnia dello spazio sociale RiMake, nella morsa degli interessi di un comune indebitato e ansioso di mostrare un bilancio socialmente accettabile alla soglia di una nuova campagna elettorale. E proprio su RiMake, che pure ha una storia certamente diversa, va posto uno sguardo d'attenzione perche' soggetto capace di impegno non comune nella costruzione di reti territoriali, nel welfare dal basso, in percorsi che spaziano generosamente dalle economie locali alla critica di genere.
Non e' tutto. Tra le molte battute stridenti della news sul sito dell'amministrazione l'affronto peggiore recita "possiamo iniziare a recuperarli aprendo all'interesse dei privati. Siamo fiduciosi sulla possibile rigenerazione di luoghi rimasti a lungo senza identita'". Senza identita'. Non e' il gusto della dialettica politica, il riconoscimento della controparte, il gusto amaro di una stilettata. Il cuore freddo di questa giunta vede solo pieni e vuoti: pieni quando chi governa intercetta la fame di opportunita' del privato, vuoti laddove questa opzione non e' (ancora) stata percorsa. Tutto il resto e' landa e poco importa che oggi non esisterebbe alcuna Cascina senza 27 anni di autocostruzione, cultura dal basso, creativita' che sono la cifra stilistica di un'esperienza unica nel panorama milanese.

Le porte della Cascina Autogestita Torchiera SenzAcqua sono sempre state aperte. Di tutte le ipocrisie utilizzate per chiuderle in questi anni, quella dell'abbandono e' la piu' sporca di tutte. Se Torchiera, che non ha mai chiesto nulla ma ha sempre gratuitamente dato, deve diventare materia di carteggio pubblico, il tema dev'essere anzitutto quello della restituzione del diritto universale all'acqua. Chi affronta frontalmente la Cascina, riducendone ogni ricchezza all'atto di un'occupazione di proprieta' demaniale, nega il diritto di un pezzo di citta' a fare quotidianamente una Milano differente, a Milano.
Non e' il momento di barricare Torchiera, non oggi. Ne' bastera' un esorcismo editoriale a scongiurare l'ipotesi. Il modo migliore con cui la comunita' di chi ama, vive, anima, attraversa la Cascina e' pero' oggi quello di sbarricarla: aprirsi al territorio e alle reti di mutuo soccorso, agli spazi sociali e alle relazioni coltivate con pazienza negli anni di ricucitura di una periferia spesso dimenticata. Torchiera si apre a dimostrare che chi la tocca, tocca un pezzo di citta' che si appresta alla prossima fase, quella dell'incedere di relazioni e progettualita' attente alla cura dell'altro e per questo mai distanti, sottratte alla produzione e non necessariamente smart, sane e non sanificate.
Alberto "Abo" Di Monte

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Fonte: Cascina Torchiera: Profitto E Interessi (Di Nuovo) Contro L'Autogestione (di A Rivista Anarchica)
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