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Disperati E Invincibili (di Not) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Lunedì 02 Agosto 2021 10:00
Disperati E Invincibili
Disperati E Invincibili (di Not)

https://not.neroeditions.com/disperati-e-invincibili/

Not - NERO On Theory

La tragedia che venne dopo Genova non fu soltanto la nostra tragedia


Primo atto

Nella primavera del 1976, mentre a Bologna si viveva una primavera di creativita' culturale, solidarieta' sociale e invenzione politica, una persona che frequentava le assemblee mi invito' a una riunione che non aveva carattere pubblico. Accettai l'invito come avrei fatto con chiunque altro incontrato in un'assemblea, anche se non conoscevo il suo nome ne' lo conosco adesso.

Era un compagno e questo mi bastava.
Mi recai all'appuntamento nella periferia cittadina. Insieme a colui che mi aveva invitato c'era un operaio un po' piu' anziano di me. Avevo un po' subodorato l'argomento della conversazione: mi dissero che avevano il compito di costituire la colonna bolognese delle Brigate Rosse (che poi non si formo' mai) e che, avendo seguito da tempo le mie attivita' (da anni facevo agitazione davanti ad alcune fabbriche bolognesi) volevano propormi di entrare a far parte dell'organizzazione.

Discutemmo per un paio d'ore. Dissi semplicemente quel che pensavo, e che penso ancora: non credo che il movimento operaio abbia bisogno di un partito armato. Non entrai nelle Brigate Rosse, ne' in altre formazioni armate.

Partecipai al movimento che nel Marzo del 1977 rispose con la violenza simbolica alla violenza assassina delle truppe di Francesco Cossiga. Ho rotto qualche vetrina, ma non ho mai esercitato violenza contro un essere umano, non ho ucciso, ne' mai ho portato un'arma da fuoco.

La considero una fortuna, ma non un valore etico positivo.

Che lo vogliamo o no, la questione della violenza si pone nella storia della lotta di classe. E non si puo' aggirare.

Poche volte, nei decenni successivi, sono giunto a rimproverarmi quel mio rifiuto di arruolarmi. Una di queste volte fu il Luglio del 2001.

Quando gli assassini in divisa mandati da un mafioso di Arcore e da un fascista di Bologna con la complicita' dei veltroniani aggredirono, torturarono e uccisero, pensai che avevo vissuto una vita abbastanza bella ma forse non una vita giusta, perche' non avevo fatto tutto quel che occorreva per eliminare i mostri prima che i mostri eliminassero noi.

Allora me ne andai nell'Himachal Pradesh a trovare una giovane monaca buddista. Meditai, e mi resi conto del fatto che il problema non era quello dell'armamento, perche', come disse la mamma della monaca buddista: loro dispongono di armate professionali e in fatto di violenza noi saremo sempre dei dilettanti. Fui costretto ad accettare l'idea che non c'era piu' posto per la speranza.

Sia ben chiaro, la speranza non e' mai stata pane per i miei denti; dato che sono un materialista non la chiamo speranza, la chiamo comprensione di una tendenza. Dopo Genova mi parve chiaro che la tendenza era segnata: l'umanita' era destinata all'inferno. Poiche' il neoliberismo si era unito in alleanza con il nazismo, e poiche' la soggettivita' sociale non era piu' capace di autonomia e di amicizia, la prospettiva non poteva che essere l'inferno della precarieta' crescente, dello sfruttamento crescente, della miseria crescente, della violenza crescente, e anche della devastazione mentale e ambientale.

Disperai, e non ho smesso di disperare.

Ma quando smetti di "sperare" non per questo smetti di aspettare.


Secondo atto

Dovetti aspettare meno di due mesi.

In Settembre dai cieli venne la vendetta, e l'inferno del nazi-liberismo si trasformo' nell'inferno della guerra.

Gli umiliati senza speranza guidati da un assassino con la barba misero a frutto un colpo strategicamente vincente. L'abbattimento del simbolo dell'Occidente innesco' un processo che venti anni dopo e' in pieno svolgimento: il processo che sta portando alla fine della civilta' occidentale.

Non mi dispiacque il crollo di quel simbolo, ne' mi dispiace la fine della civilta' occidentale, anche se non "spero" che questo significhi liberazione dal dominio del capitale o fine della guerra contro l'umanita'.

Il dominio del capitale appare al momento inossidabile perche' non e' mai emersa una soggettivita' capace di emanciparsene. Ma la civilta' occidentale e' in agonia.

Il compagno Saviano forse non se n'e' accorto, visto che oggi auspica che Fulgencio Batista torni a Cuba portato dalle truppe del criminale Biden.

Forse a suo tempo gioi' del crollo dell'Unione Sovietica e oggi si rallegra per come e' andata a finire?

Dispiace quando un cervello che fu brillante viene piegato dai casi della vita o semplicemente marcisce per conformismo. Eppure lo debbo riconoscere: l'autore di uno dei libri piu' importanti del nuovo secolo non ha capito (forse nessuno glielo ha detto) cosa e' successo in Afghanistan, dove venti anni fa i Giuliano Ferrara di tutto il mondo chiamarono alla guerra santa, e oggi col favore della notte scappano le truppe della razza bianca, mentre gli amici di bin Laden conquistano il paese.

Saviano non ha capito cosa e' successo in Iraq, dove in nome della menzogna democratica si e' messo in moto un processo che ha portato alla nascita di Daesh, alla disgregazione sanguinosa dell'intero Medio Oriente.

Rumsfeld promise che avrebbe riportato l'Iraq all'eta' della pietra, se non avesse rinunciato alle armi di distruzione di massa, che poi non si sono mai trovate. C'e' riuscito, ma all'eta' della pietra sta ritornando tutta l'umanita'.

La disfatta dell'Occidente in Afghanistan e in Iraq e' irrimediabile, non in senso militare, ma in un senso piu' profondo. Gli Stati Uniti d'America restano la potenza militare piu' grande di tutti i tempi, ma il genio strategico di bin Laden (e soprattutto l'inarrivabile imbecillita' di Bush-Rumsfeld-Cheney) hanno messo in moto un processo inarrestabile di guerra civile e sgretolamento i cui segni sono dovunque. La potenza militare piu' grande di tutti i tempi non esiste piu' perche' e' in guerra con se stessa, e da questa guerra non uscira' viva.

L'Occidente e' nel caos, sprofonda nella demenza, nel fuoco delle foreste della costa occidentale americana, e nel fango dell'Europa settentrionale.

A Genova ve lo avevamo detto: se continua cosi' siamo condannati. Ci avete messo a tacere con la violenza, e in nome del profitto avete continuato a preparare l'Olocausto finale.

Adesso e' troppo tardi. Il fuoco non si spegne, e ogni anno e' destinato a bruciare piu' esteso. L'alluvione non si ferma e ogni anno e' destinato a essere piu' turbinoso.

Venti anni fa si poteva. Forse.

Ora e' sicuramente troppo tardi.

La Commissione europea promette che nel 2035 andremo tutti su auto elettriche, e Grillo, che non ha perso la voglia di farci ridere, consiglia di aspettare il 2050 dato che nel frattempo deve fare il Garante (della Goldman Sachs). Forse nessuno gli ha detto che la foresta amazzonica, un tempo considerata polmone del pianeta oggi, in buona parte, emette piu' CO2 di quanta ne assorba. Il che significa, se a Grillo non dispiace, che sul pianeta Terra nel 2050 ci saranno solo morti. Branson prepara navette per abbandonare la terra. Vada pure su Marte a farsi fottere.

Noi restiamo qua: stiamo attraversando la disfatta dell'Occidente, ma questo non ci mette di buon umore perche' non siamo usciti dalla storia del capitalismo. L'Occidente ha perduto la guerra contro l'Islam ma non per questo possiamo rallegrarci, visto che l'Islam e' un regno di terrore e oscurantismo. L'Occidente perdera' presto la guerra contro la Cina ma non per questo possiamo rallegrarci, visto che la Cina e' l'Impero dell'Automa.

Noi restiamo qua perche' non abbiamo speranza, e questo ci rende invincibili.
Franco "Bifo" Berardi

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Fonte: Disperati E Invincibili (di Not)
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