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Oltre Il Limite: Sul Divieto Di Manifestare (di La Fionda) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Giovedì 25 Novembre 2021 10:00
Oltre Il Limite: Sul Divieto Di Manifestare
Oltre Il Limite: Sul Divieto Di Manifestare (di La Fionda)

https://www.lafionda.org/2021/11/11/oltre-il-limite-sul-divieto-di-manifestare/

La Fionda - Contro i Golia del nostro tempo

Che la disattivazione dei diritti sociali, inscritta in quella logica emergenzialista, non ancora pandemica ma economica, sostenuta dai governi dell'austerity e dei tagli, avrebbe comportato in corso di tempo anche la disattivazione dei diritti civili e delle liberta' politiche, era gia' a molti evidente. Infatti, ca va sans dire, i diritti sociali e quelli politici e di liberta' camminano insieme e la limitazione dei primi non puo' non comportare la limitazione dei secondi, come andrebbe insegnato, per inciso, in ogni facolta' di giurisprudenza che non si appresti a formare "cinghiali laureati - questa volta non - in matematica pura - ma in diritto" secondo la nota battuta di Fabrizio De Andre'.
Si pensi, per stare nel tema pandemico, al dato di evidenza pubblica dei tagli alla sanita' - che ha significato, fra l'altro, la diminuzione dei posti letto di terapia intensiva - e alla consequenziale compressione del diritto alla salute - che e' un diritto sociale, seppur non assoluto e quindi da bilanciare attentamente con gli altri diritti costituzionalmente garantiti. E si pensi a cio' che ha significato lo svilimento del diritto sociale alla salute per la compressione dei diritti di liberta', durante i prolungati lockdown cui siamo stati costretti. Questa circostanza pratica, sperimentata sulla nostra pelle, ci permette di avere immediata contezza di quel principio base di dottrina costituzionale, a cui sopra si accennava, secondo cui i diritti costituzionali si condizionano vicendevolmente. Proprio da questo punto di vista, infatti, e' elementare comprendere che se i nostri ospedali fossero stati dotati di un numero maggiore di posti letto di terapia intensiva, e quindi il diritto alla salute realmente garantito, non sarebbe state necessarie limitazioni cosi' stringenti, e quindi il diritto alla liberta' di movimento e di associazione cosi' tanto condizionati.

Se scontata e' la concatenazione fra diritti sociali e diritti politici e civili, cosi' che al venir meno dell'effettivita' dei primi non puo' non venir meno quella dei secondi, allora altrettanto scontato era - direte voi - che la logica emergenzialistico-pandemica, che ispirava ed ispira la politica governativa delle nostre elite, avrebbe condotto, anche in costanza di vaccino e green-pass, alla limitazione della liberta' politica di associarsi e manifestare collettivamente. E, tuttavia, in questo caso, al lordo dell'obbligo indiretto di vaccinarsi sancito con il Green Pass e dell'intervenuta vaccinazione di una larga fetta della popolazione, c'e' un obiezione che va mossa in maniera netta e con tutta franchezza: il limite massimo oltre cui la Costituzione poteva essere spinta per non risultare del tutto svuotata di qualsiasi sostanza, oggi, con il divieto o comunque con la severa limitazione della liberta' di manifestare, viene abbondantemente superato. Si tratta, infatti, di guardarci negli occhi e ammettere che la Costituzione Repubblicana sia stata definitivamente disattivata, con buona pace del diritto all'esercizio della sovranita' popolare e del controllo dell'operato dell'autorita' pubblica; diritto, quest'ultimo, che si esprime anche, forse soprattutto, attraverso la liberta' di manifestare collettivamente, alzando la voce in piazza, nei centri storici, li' dove e' utile farsi sentire e anche al costo di limitare la liberta' di iniziativa economica - quella dei commercianti - posto che, prima di essere consumatori-consumati, siamo anzitutto cittadini. E a nulla vale, ora, la stantia obiezione dei sostenitori della "liberta' collettiva", i quali ritengono che il sacrificio della liberta' di associarsi e manifestare nelle forme ritenute le piu' idonee, sarebbe utile alla salvaguardia della liberta' di tutti e tutte a non essere infettati. Questo perche', anche solo volendo portare un argomento giuridico a sostegno dell'idea che la tesi della liberta' collettiva cosi' proposta sia un'idiozia strumentale, e non volendo, d'altra parte, addurvi argomenti filosofici o constatazioni politico-valutative, basta constatare l'assenza di un qualsivoglia ragionevole bilanciamento fra il diritto a manifestare - e' utile ricordarlo - in presenza di un altissimo tasso di vaccinati e il diritto alla salute.

Se prima, allora, in assenza di un vaccino che limitasse il contagio e le conseguenze gravi della malattia, era comunque gia' apparso a molti ingiustificabile - su tutti Agamben - l'utilizzo politico-strumentale, sia della Pandemia che del "diritto assoluto" alla salute come dispositivi anche semantici di neutralizzazione delle garanzie costituzionali, non puo' oggi passare sotto traccia, alla luce delle ulteriori limitazioni alla liberta' politica di associarsi e manifestare - sia il proprio dissenso verso il Green Pass, sia il proprio dissenso tout curt -, il tentativo di completare il processo di spoliticizzazione dall'alto del conflitto sociale. Del conflitto sociale vero, si intende; quello fra sfruttatori e sfruttati, fra capitale finanziario e lavoro; non quello fra pro-green pass ed anti-vax riconducibile, invece, a quella falsa polarizzazione che fa comodo all'establishment, ed essenzialmente da lui voluta, dal momento che non ne mette in discussione in maniera seria il ruolo e le politiche. Non a caso, infatti, le limitazioni di cui si parla sono state poste quando i lavoratori della GKN hanno promesso un "Autunno caldo" o quando le mobilitazioni per il lavoro hanno iniziato a proliferare, e non solo quando i manifestanti anti-Green Pass hanno bloccato le strade di diverse citta' italiane o quando i portuali di Trieste si sono rifiutati di prestare la loro attivita' lavorativa se il pagamento dei tamponi non fosse stato loro garantito dai rispettivi datori di lavoro. Non a caso, insomma, tali limitazioni sono state imposte quando parte della societa' civile ha iniziato in qualche modo ad organizzarsi, a mostrarsi refrattaria rispetto a quegli assetti di potere che la Pandemia ha reso ancora piu' solidi; quando, riproducendosi, come e' normale accada, il conflitto capitale-lavoro, la classe dominata ha iniziato ad organizzarsi e a presentare il conto alla classe dominante.

E' per questo che l'utilizzo in chiave non solo anti-sociale ma oramai anche innegabilmente illiberale e reazionaria delle politiche pandemiche, ci impone di metterle seriamente in discussione e, direi, anche di chiedere scusa a chi, come Agamben, forse qualcosa di giusto sul punto l'aveva anche detta.
Emanuele Cornetta

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Fonte: Oltre Il Limite: Sul Divieto Di Manifestare (di La Fionda)
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