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Liberazione Animale - Lasciamo Il Veganesimo Sugli Scaffali E Riprendiamo La Lotta (di Informa-Azione) Stampa
Vegan
Scritto da sberla54   
Martedì 30 Agosto 2016 09:00
Liberazione Animale - Lasciamo Il Veganesimo Sugli Scaffali E Riprendiamo La Lotta
Liberazione Animale - Lasciamo Il Veganesimo Sugli Scaffali E Riprendiamo La Lotta (di Informa-Azione)

http://www.informa-azione.info/liberazione_animale_lasciamo_il_veganesimo_sugli_scaffali_e_riprendiamo_la_lotta

Informa-Azione - Controinformazione e lotta alla repressione

Riceviamo e diffondiamo:

Abbiamo scritto il testo che segue non per dare vita ad un dibattito in seno al movimento antispecista (morto e sepolto dal peso delle sue stesse chiacchere, dei suo sedicenti portavoce e della sua retorica filosofica) ma per sottolineare che esistono individualita' all'interno del movimento di liberazione animale mosse da una tensione rivoluzionaria che hanno sentito di indirizzare verso lo sfruttamento animale.

Lasciamo il veganesimo [1] sugli scaffali e riprendiamo la lotta

Sebbene il veganesimo possa essere considerato come il rifiuto della sofferenza metodica e dello sfruttamento degli animali e quindi l'astenersi dalla complicita' verso chi li massacra sistematicamente, crediamo che esso sia solo un primo passo verso quello che riteniamo un percorso per la liberazione animale e da ogni tipo di dominazione. Assistiamo sempre di piu' alla tendenza che spaccia il veganesimo come mezzo per la Liberazione Animale ma esso si occupa solo del potere simbolico e sociale della carne e dei derivati animali. Nessuno puo' essere seriamente convinto che la sua dieta abbia inflitto un serio colpo all'industria dello sfruttamento animale; di fatto il vegnesimo agisce contro un immaginario collettivo.
Essere vegani (seppure etici) pensando cosi' di poter annientare lo sfruttamento animale e persino di LIBERARE altri animali e' fuorviante e pericoloso perche' e' un tentativo di pacificazione della resistenza.
Sarebbe come credere che astenendosi dal votare si possa sovvertire il sistema. Se noi non andiamo a votare e' perche' abbiamo deciso di non delegare le nostre scelte e le nostre vite. Se non andiamo a votare e' perche' rifiutiamo questo sistema. Ma credere che il solo atto di astensione possa spostare l'ago della bilancia a nostro favore sarebbe ingenuo.
Invece di alimentare nuove scintille si soffia a pieni polmoni sulla flebile fiamma dell'azione rivoluzionaria per la liberazione animale portandola ad esaurirsi proponendo il veganesimo come atto politico di opposizione. Mentre esso e' un atto di consapevolezza e coerenza verso la propria coscienza intesa come percezione della realta' circostante, a cui alcuni attribuiscono una valenza politica perche' hanno deciso di analizzare i rapporti di potere che si instaurano all'interno della societa' in cui ci troviamo; ma non e' un gesto di rivolta. E' il rifiuto di una pratica di sfruttamento, non una resistenza concreta, che si inserisce inevitabilmente nello spettro delle scelte alimentari e per questa sua caratteristica assorbibile dal sistema capitalista. L'unica possibilita' che abbiamo davanti a questo impasse e' dare vita ad un conflitto irrecuperabile realizzabile solo se, analizzando le dinamiche di dominio che promuovono un determinato sfruttamento, si riescono ad identificare non solo le strutture ma anche i ruoli che sullo sfruttamento costruiscono e mantengono il loro potere (economico e sociale) colpendo il meccanismo capitalista che produce la distruzione degli animali. [2]

Il portato rivoluzionario della questione animale si realizza se siamo in grado di affrontarla con i giusti strumenti: la liberazione animale tratta la questione dello sfruttamento degli animali come primo passo per una complessiva messa in discussione di un piu' ampio sistema autoritario. Uno dei punti di forza del movimento di liberazione animale e' sempre stato quello di farsi difensore di pratiche radicali, che promuovevano un alto livello di conflittualita' contro chi si riteneva responsabile dello sfruttamento degli animali; una conflittualita' permanente, capace di arginare il recupero di certe pratiche da parte delle istituzioni. La lotta per la liberazione animale ha sempre sostenuto apertamente ogni attacco compiuto contro coloro che venivano riconosciuti come responsabili del perpetrarsi dello schiavismo degli altri animali. Una lotta che riconosce nelle istituzioni, la prima forma garante di specismo e antropocentrismo, i legittimatori del nostro e altrui annientamento individuale e per questo motivo non potra' mai dialogare con esse parlando due lingue differenti. [3]
In questo senso nessun processo di mercificazione e consumer grabbing potranno mai trasformare una lotta radicale in moda ne' tanto meno in prodotti da supermercato o ristorante (poco importa se le aziende siano o meno vegane perche' rifiutiamo a prescindere il ruolo di consumatori). Ingenuo credere che la parola vegan possa esprimere l'assenza di crudelta': nulla in questo assetto societario e' privo di sfruttamento. Nessuno puo' tirarsi fuori dal mondo in cui viviamo. Neppure un vegano che non compra prodotti al supermercato. O si sostiene il genocidio o lo si comabatte. Alternative non ne esistono. Non si puo' disertare neppure attraverso la scelta oculata nell'acquisto dei prodotti. Tacere non e' possibile, in caso contrari si diventa complici. Denunciare e' possibile ma col fare cio' non si e' ancora disertato. Oltre la denuncia resta l'attacco contro gli uomini e le strutture responsabili del genocidio.
Svilluppando il concetto etico da cui partono le lotte animaliste si arriva allo scontro rivoluzionario, vero e proprio, contro chi ci opprime e ci domina.
[4]
Dovremmo indirizzare lo sguardo ad un mondo in cui di ogni luogo di produzione (qualsiasi produzione anche vegan-cruelty free) non sono rimaste nemmeno le macerie, un mondo in cui non ci sarenno piu' prodotti eco (logici, sostenibili, solidali) perche' non ci saranno piu' produttori.
E questo mondo non e' possibile se prima non distruggiamo quello in cui ci troviamo.
Ma per farlo dobbiamo ridare dignita' alla lotta per la liberazione animale ricollocandola all'interno di un percorso rivoluzionario (non in senso filosofico ma di pratiche radicali) in cui idea e azione diretta sono strettamente collegate e sono terreno fertile per alri percorsi di conflittualita' permanente.

Se la preoccupazione del movimento antispecista e' che la linea di demarcazione netta che sussiste indiscutibilmente fra "veganismo etico" e "veganismo alimentare" sia precisa e chiara allora visoni, starne, quaglie, cinghiali, fagiani e compagnia bella devono ingegnarsi un qualche modo di scontro ed evasione autonoma. Perche' i vegani etici sono piu' proccupati alla loro purezza ideologica che all'azione diretta e alla creazione di una cultura di supporto e divulgazione di quest'ultima.
Mononoke

PS: Se i supermercati e i vari naturasi' forniscono vari prodotti a base vegetale allora cio' che l'occhio vede la mano afferri ci verrebbe da suggerire.

.NOTE.
  • [1]: Non siamo filosofi e non ci preme discutere della distinzione tra veganesimo e veganismo, riteniamo abbia poca importanza ai fini del nostro discorso
  • [2]: A. Bonanno “Di quale natura parliamo?” ed. Anarchismo 2015
  • [3]: Incontro di Liberazione Animale 2015
  • [4]: Idem nota 2

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Fonte: Liberazione Animale - Lasciamo Il Veganesimo Sugli Scaffali E Riprendiamo La Lotta (di Informa-Azione)
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