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Le Elezioni Europee E Il Treno Di Lenin (di Sandro Moiso) Stampa
Arte e Fotografia
Scritto da sberla54   
Venerdì 23 Maggio 2014 09:00
Binario Morto
Le Elezioni Europee E Il Treno Di Lenin (di Sandro Moiso)

http://www.carmillaonline.com/2014/05/16/elezioni-europee-treno-lenin/

Carmilla On Line - Letteratura, immaginario e cultura di opposizione

"Era necessario che la Italia si riducessi nel termine che ell'e' di presente, e che la fussi piu' stiava che li Ebrei, piu' serva ch'e' Persi, piu' dispersa che li Ateniensi, sanza capo, sanza ordine; battuta, spogliata, lacera, corsa, et avessi sopportato d'ogni sorte ruina. [...] In modo che, rimasa sanza vita, espetta qual possa esser quello che sani le sue ferite, e ponga fine a' sacchi di Lombardia, alle taglie del Reame e di Toscana, e la guarisca di quelle sue piaghe gia' per lungo tempo infistolite. Vedesi come la prega Dio, che le mandi qualcuno che la redima da queste crudelta' et insolenzie barbare. Vedesi ancora tutta pronta e disposta a seguire una bandiera, pur che ci sia uno che la pigli." (Niccolo' Machiavelli - Il Principe - cap.XXVI)

Machiavelli era, per il suo tempo, un autentico rivoluzionario, anche se Renzi non l'ha ancora capito poiche' ogni tanto lo cita a vanvera come quei cattivi studenti che sparano cazzate sperando di salvarsi in corner dall'insufficienza grave, citando luoghi comuni per sentito dire (spesso neanche in classe, ma al bar). Nel disastro il fiorentino doc sapeva, infatti, intravedere la possibilita' della ripresa della lotta e della vittoria anche se oggi qualcuno allevato alla scuola del pensiero positivo di Jovanottiana memoria vedrebbe sicuramente in lui uno sfascista.

Piove merda oggi sugli italiani, soprattutto sui giovani e sui lavoratori ma, da qualche giorno, piove ancor piu' merda sul governo, sul bullo che lo rappresenta, sulle sue vallette e sui suoi cortigiani e su suo nonno. L'anziano re Giorgio.
Non gliene va bene una. Dall'Expo al piu' recente scandalo bancario di Ubi Banca, quinto gruppo bancario italiano [1], fino ai guai con i piu' recenti dati ISTAT che contraddicono vistosamente le promesse di crescita del PIL nel primo quadrimestre di quest'anno e la ribellione televisiva di Floris. Il premier deve incassare, anche se non sta dimostrando la capacita' di Cassius Clay nel farlo, cosi' che, ad ogni sventagliata di cazzotti, jab e upper cut, reagisce con frasi ad effetto da loop cerebrale tipiche di un pugile suonato.

E questa e' soltanto l'ultima parte di un breve, ma intenso regno in cui il rinnovatore de' rinnovatori non ha fatto assolutamente nulla di nuovo e non ha mantenuto una sola promessa tra quelle contenute nel radioso calendario presentato qualche mese fa, a parte la meschina elemosina di 80 euro che ben presto i lavoratori si vedranno portar via sotto forma di ulteriori costi per i servizi e balzelli vari. Senza poi tener conto dell'ulteriore precarizzazione del lavoro contenuta nel Dl appena approvato. Confermando cosi' l'ipotesi scientifica di chi l'ha definito, su queste pagine e fin dagli inizi della sua sfortunata carriera, un cazzaro.

D'altra parte del mazzo di carte che Napolitano aveva a disposizione nel 2011 le due buone erano gia' state calate ed era rimasto lo scartino, quello che uno si tiene in mano per disperazione se non riesce a liberarsene prima. Cosi', adesso, Re e nipote sono rimasti nudi.
Il popolo non sa se ridere o piangere e finira' col fare tutte e due le cose.
Vorrebbe impugnare una bandiera, ma quelle che ci sono sono tutte avvelenate.
Anche perche' qualcosa che assomigli ad un partito di classe non esiste.
In tutto l'arco della proposta politica istituzionale.

La lista Tsipras, ed e' un peccato per il giovane candidato della sinistra greca, non costituisce infatti altro, qui in Italia, che un tentativo per portare via qualche voto ai pentastellati e garantire a Sel qualche possibilita' di continuare a trattare col PD poltrone e posticini di potere in cambio di un mal velato appoggio da "sinistra". E soltanto un errore prospettico causato dal progressivo spostamento a destra di tutto l'arco politico puo' indurre l'impressione che Barbara Spinelli possa essere anche solo vagamente di sinistra.

Le liste di destra estrema, anti-europeiste e razziste, dalla Lega a Fratelli d'Italia, lasciando perdere lo sciame di liste fascio-populiste, non danno nessuna affidabilita' nemmeno ai loro elettori piu' rincitrulliti, pronte come sono, mascherandosi dietro al piu' bieco razzismo, a schierarsi in difesa degli interessi del loro nume tutelare, attualmente impegnato in un ridicolo e strombazzato "servizio civile" oppure, come Crosetto in questi ultimi giorni, a difesa di quelli dell'Expo. Come dire: lo s/fascismo e' sfasciato e non sa dove andare se non scimmiottare la Le Pen (che puo' pero' contare su ben altra tradizione politica e, non dimentichiamolo, sindacale).

A meno di due settimane dal voto europeo, che, comunque ne pensino Renzi e i suoi servi dei mass-media, costituira' un possibile severo test nazionale, le nubi all'orizzonte sono sempre piu' nere.
Soprattutto per il governo delle banche e della miseria che vede di giorno in giorno aumentare l'astensione e il consenso nei confronti del Movimento 5 Stelle.
Cerchiamo allora di vedere come queste due forme "politiche" potranno pesare sul risultato elettorale e sulle sue conseguenze.

Del secondo, Grillo e il suo movimento, abbiamo gia' detto tutto cio' che c'era da dire, ma il fatto che rimanga un fattore largamente destabilizzante per gli attuali equilibri di governo permane e sembra rinsaldarsi di giorno in giorno.

Infatti, la crescita dell'astensionismo e del voto grillino costituiscono un vero e' proprio incubo per i fautori delle larghe intese, non per la forza che astensionisti e 5 Stelle potrebbero avere, ma per il fatto di vedere la propria base di consenso restringersi sempre di piu', costringendo quindi i due partiti maggiori (PD e Fi) e i due minori (Ncd e Sc) ad una lotta mortale per strapparsi fette, anche esigue, di elettorato. Anche perche' tutti i sondaggi danno per certo che il movimento di Grillo raccogliera' la maggioranza dei voti giovanili ed operai, lasciando gli altri competitori a contendersi le spoglie dei pensionati e della classe media piu' impaurita.

Situazione che, come si puo' ben immaginare, le recentissime rivelazioni dell'ex-Segretario del Tesoro americano Timothy Geithner sul complotto internazionale ai danni di Berlusconi, avvallato da Napolitano e dal PD nel Novembre del 2011, non possono far altro che aggravare. Costringendo, tra le altre cose, il Premier a non parlare troppo della ventilata ipotesi di riduzione degli acquisti di F35.

Mentre le vicende che legano a doppio filo le Coop rosse a Cl e alla cupola di loschi affari che governava gli appalti legati all'Expo, attraverso la figura di Claudio Levorato [2], non lasciano ben presagire per il voto ormai prossimo. E, tutto sommato, nemmeno per gli affari legati ai cantieri del TAV.

I sondaggi, almeno quelli strombazzati dai principali giornali nazionali e dalla Rai, prima dello stop elettorale davano un 34,5% di voti al PD con dieci punti di distacco dal Movimento 5 Stelle. Ma proprio questo risultato, pochi lo hanno sottolineato, era legato ad un sondaggio commissionato dall'interno del Partito Democratico (se non addirittura al suo interno).

Altri piu' equilibrati davano il PD al 28%, il Movimento 5 Stelle al 27% e Berlusconi al 23%. Questi risultati erano probabilmente piu' vicini alla realta', ma erano precedenti allo scandalo Expo che avrebbe, secondo gli ultimi dati di Sabato 10 Maggio, causato una variazione di scelta elettorale nel 18% dell'elettorato.
Mentre in tutti i casi l'astensione si attestava intorno al 40% o piu'.

L'astensione in un simile contesto diventa un fattore politico importante poiche', dato per fisso o in crescita il numero di coloro che sceglieranno i 5 Stelle e per scontata una percentuale anche minima di votanti per i movimenti anti-europeisti, il margine di differenziazione tra PD e FI si restringe enormemente. Cosi', nonostante l'irresistibile declino di Berlusconi & Associati, a farne le spese sara' proprio il PD e Renzi in particolare che, se non raggiungera' almeno il 30%, dovra' fare i conti con un'agguerrita fronda interna, con la voglia di rimonta del centro-destra (berlusconiano o meno) e, anche, con i numerosi nemici che si e' fatto nel Senato, nei sindacati confederali e anche nella Rai (come lo spettacolino squallidissimo con Floris ha ben dimostrato).

Dopo il 25 Maggio Renzi rischia dunque di vedere aprirsi uno scontro interno al PD e al Governo di cui la prima vittima potrebbe essere proprio lui. Cosi' pur rimanendo prevedibilmente in vita per necessita' "bancaria" un governo di larghe alleanze, lo stesso sara' destinato a trascinarsi ancora per un po' senza alcuna possibilita' di realizzare altre riforme e, quindi, destinato a subire un ulteriore drastico taglio delle aspettative da parte delle agenzie di rating, uniche responsabili dell'arbitrato politico ed economico nel nostro paese [3]. Col pericolo, infine, che anche Sua Maesta' debba abdicare a causa di una situazione divenuta insostenibile per la continuazione del suo secondo mandato.

Ad ognuna di queste svolte la situazione e' destinata a cambiare e se nelle intenzioni iniziali i governi Monti, Letta e Renzi o, ancora, quelli successivi avrebbero dovuto essere la stessa cosa, alla fine dei conti non lo sono stati e non potranno esserlo ancora a lungo. Per intrinseche debolezze e contraddizioni interne e per una opposizione che si e' manifestata sia attivamente che, per paradosso, passivamente.

Grillo non puo' arrivare al governo. Il ricatto economico sarebbe enorme, si fara' di tutto per impedirglielo e lo stesso comico genovese non vorrebbe e non potrebbe affrontare un tale scontro. Tagliare il debito congelandolo non e' nelle sue intenzioni e nei suoi programmi. Cosi' la situazione di disordine che potrebbe aprirsi sotto il ricatto finanziario susseguente al prossimo risultato elettorale richiamera' gli antagonisti al loro ruolo, se vorranno svolgerlo. Perche' queste elezioni potrebbero costituire il treno sigillato con cui Lenin torno' in Russia per far finire la guerra "a vantaggio del Kaiser", come avrebbero voluto i tedeschi, ma che si rivelo' essere l'inizio di una rivoluzione epocale.

A patto di saper darsi un programma comune, al di la' degli slogan, della vuota retorica dei partitini formali e della ricerca di un "nuovo" soggetto rivoluzionario. Che, in fin dei conti, e' sempre lo stesso e affonda le sue radici nel lavoro salariato, nella sua progressiva precarizzazione e nel rifiuto della devastazione ambientale. Elementi che tutti gli ultimi governi ci stanno comunque servendo su un piatto d'argento.
Sandro Moiso

.NOTE.
  • [1] Che vede coinvolto Giovanni Bazoli, banchiere di lungo corso, bresciano, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo e consigliere e membro del comitato esecutivo dell'Associazione delle banche italiane.
  • [2] Presidente e consigliere delegato del colosso bolognese della manutenzione Manutencoop, vicinissimo a Pierluigi Bersani e all'area "bersaniana" del Pd, indagato nell'inchiesta Expo e citato piu' volte dagli arrestati nelle intercettazioni telefoniche come parte attiva del sistema appalti.
  • [3] Come il repentino aumento dello spread avvenuto nella giornata di giovedi' sembra gia' indicare.

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Fonte: Le Elezioni Europee E Il Treno Di Lenin (di Sandro Moiso)
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