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1000 Degrees - [2009] A Little Beat Faster Stampa
Recensioni
Scritto da InYourHead   
Giovedì 24 Settembre 2009 10:00
1000 Degrees - [2009] A Little Beat Faster
1000 Degrees - [2009] A Little Beat Faster
01 - The Turkish Man
02 - Butterfly
03 - Tomorrow
04 - ...Less

A Genova c'e' il porto, c'e' il pesto, ci sono i caruggi e ci sono i 1000 Degrees col loro hardcore melodico.
Questi quattro baldi giovani avrebbero potuto imbarcarsi su una tonnara, e invece hanno preferito non puzzare di pesce per il resto della loro esistenza, anzi, si sono messi in testa di metter su un gruppo per procacciarsi un po' di figa.
Fatte le presentazioni di rito (che sono completamente inventate) ci addentriamo nei meandri della produzione che i ragazzi ci hanno inviato e del loro stile in generale.
La prima cosa che ho notato in assoluto e' che sul myspace il batterista sfoggia un cappuccio peruviano che gli vale il mio disprezzo, essendo l'oggetto in questione di una ripugnanza rara. Comunque sul disco non c'e' traccia dell'orribile feticcio e questo mi rende molto piu' bendisposto.
I 1000 Degrees suonano un hardcore melodico con una predilezione per i ritmi veloci e curato nei dettagli, in tutte le canzoni abbondano i riff morbidi che catturano l'ascoltatore, gli stop-n-go e le classiche sovrapposizioni o alternanze fra parti di chitarra (power chord da una parte e groove con tonalita' piu' alta dall'altra), si fanno apprezzare anche alcuni cori che rendono un po' piu' corposi i pezzi.
I testi sono tutti in inglese e abbastanza politically correct, ci sono riferimenti a elementi di ribellione ma nel complesso risultano edulcorati e diluiti, sembrano piu' che altro funzionali alla buona riuscita delle canzoni che messaggi concepiti con uno scopo preciso.
Parlando della parte tecnica si puo' notare una buona cura posta nella realizzazione della demo, i suoni sono abbastanza nitidi e gli strumenti si riescono ad individuare senza problemi, anche se occasionalmente si formano alcuni "ingorghi" piu' opachi; i ragazzi dimostrano di saper suonare i rispettivi strumenti, si fanno rispettare sia nelle parti lente che nelle ripartenze, personalmente ho apprezzato maggiormente la performance dei chitarristi mentre la sezione ritmica mi e' sembrata buona ma un po' meno d'impatto.
Un capitolo a parte per la voce, si nota l'utilizzo di una voce principale a cui occasionalmente fa da contrappunto una seconda voce, proprio la voce principale mi ha lasciato un po' interdetto, in alcuni passaggi si evidenziano limiti che stonano un po' con la cura generale con cui sono presentate le canzoni, soprattutto si intravedono problemi a raggiungere alte tonalita' dando spesso l'idea che il cantante sia un po' alle corde.
In questi casi sarebbe forse saggio abbassare leggermente il registro ottenendo magari un effetto in teoria meno d'impatto ma in pratica piu' armonioso.
Appena e' iniziata la riproduzione il primo gruppo che mi e' venuto in mente sono stati i Rufio, ma procedendo con l'ascolto mi e' sembrato che le parentele piu' strette siano con i This Is A Standoff (ed i Belvedere) e soprattutto con i Pmx, se vi piacciono questi gruppi probabilmente apprezzerete anche i 1000 Degrees.
Dunque e' (quasi) tutto bello e soddisfacente? Non esattamente.
Come detto in generale si riesce a trovare facilmente un buon feeling con la demo, pero' le canzoni per quanto ben eseguite e strutturate lasciano l'idea di un'operazione molto scolastica in cui poco viene lasciato all'iniziativa personale e molto al manierismo, in piu' di un'occasione ho poi avuto la sensazione di una sovraproduzione aleggiante con alcuni barocchismi un po' eccessivi.
Alla fine mi sembra un buon prodotto, considerando che e' il loro primo esperimento, la maturita' e' ancora di la' da venire ma le canzoni si ascoltano volentieri.
Promossi, anche se non a pieni voti.
InYourHead

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