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Nothing Is Forever - [2009] Nine Months, The End Stampa
Recensioni
Scritto da riotous   
Giovedì 08 Aprile 2010 08:00
Nothing Is Forever - [2009] Nine Months, The End
Nothing Is Forever - [2009] Nine Months, The End
01 - Intro
02 - Can't Wake Up
03 - Italian Fight
04 - As You Bleed
05 - Nasty Words
06 - Preludio
07 - Dead Sirens
08 - (Calm And Serenity)
09 - Rain

La recensione di oggi ci porta proprio vicino al capoluogo di una vecchia amica di quei Savoia (un po' di cultura non fa mai male) che in questi giorni hanno uno spirito cosi' dolcemente nazionalista: la sola ed un po' bassa Sardegna - spero che dopo queste quattro righe non mi rapiscano. -
Il gruppo in questione sono i Nothing Is Forever e qui appiccico una loro biografia.
"Il progetto nasce nell'Autunno del 2006 dalla passione dei 3 giovani amici per la musica: Marco (chitarra) e Gualberto (batteria), appena usciti da una band power metal propongono ad un loro vecchio amico, Stefano (chitarra), di dar vita ad un nuovo gruppo sullo stile Metalcore di ultima generazione. Stefano, che ha un background meno metal ma piu' "alternative" aderisce subito. Dopo vari cambi di line up e la difficolta' nel trovare un cantante Stefano decide di lasciare la chitarra e dedicarsi alla parte vocale, cosi' il gruppo propone a Daniele Biry (che gia' suonava in un progetto parallelo con Stefano e Marco) di entrare nel gruppo. Biry (chitarra) accetto' immediatamente e nella primavera del 2007 divenne il secondo chitarrista. Il 5° ed ultimo elemento Matteo Girina (basso) entra ufficialmente nel gruppo nell'estate dello stesso anno (2007). Dopo 2 anni di live qua e la per la Sardegna a Marzo 2009 esce il prmo cd/ep: Nine Months, The End interamente autoprodotto. Veniamo da un paesino vicino a Cagliari."
Per chi non lo avesse capito l'album sopra citato e' quello qui recensito. Il gruppo, come detto da loro stessi, era intenzionato a suonare Metalcore. Il risultato finale in realta' si unisce anche ad altri generi tra cui si possono includere varie sfumature di metal e qualcosa di un po' piu' lento e strascicato, che loro definiscono emocore, e che io non volevo citare, anche se la realta' e' innegabile (nel loro myspace scrivono anche che in mezzo a tutto cio' ci sarebbe pure l'hc, ma io ne ho sentito ben poco).
La band ha un buon livello tecnico, sia sul piano vocale, sia sul piano strumentale. Il cantanto si sposa bene con il substrato musicale in tutti i passaggi, che passano da un urlato piu' o meno gutturale supportato da ritmi incalzanti a delle melodie piu' lente e...come dire...soavi? Comunque il tutto e' registrato senza imperfezioni che rovinino la bravura del gruppo.
Su due aspetti pero' bisogna proprio complimentarsi con il gruppo: per prima cosa nonostante gli antecedenti power metal di due dei fondatori nell'album, non vi sono eccessivi virtuosismi atti solamente a sottolineare la bravura dell'esecutore, e per seconda cosa, ma piu' importante, il completo diy come dicono loro stessi nella biografia.
Ma passiamo ad una analisi un po' piu' dettagliata dei pezzi. L'album consta in totale di nove tracce dai testi tutti in inglese (forse un'altra lieve pecca) di durata non inferiore ai tre minuti e mezzo. Compreso un intro interpretabile, che non so perche' a me ha fatto venire in mente il paradosso di Zenone sul movimento, e da un preludio interamente strumentale.
Il primo pezzo "Can't wake up" entra in scena adeguatamente catalizzato dall'intro e subito promette bene, le chitarre sanno fare il loro mestiere come anche la batteria, che si esprime bene con il doppio pedale. Andando avanti con l'ascolto si arriva alla traccia migliore del cd, "Italian fight", dove la chitarra solista si esprime al meglio senza cadere nell'eccesso, e dove e' presente quello che si puo' definire un ritornello, che rimane nella testa seppure l'idioma non sia indigeno.
"As you bleed" soprattutto nella parte iniziale e' caratterizzata da un'alternanza quasi rabbiosa fra quiete e ritmi che rasentano il tachicardico, per poi trovare sprazzi di compromessi all'interno dei cinque minuti e mezzo abbondanti di durata. "Nasty words", oltre ad avere molto in comune con le altre tracce, mi ha colpito per un assolo che ho trovato un po' fuori luogo come il finale veramente troppo melodico. Facciamo un salto ed arriviamo direttamente alla traccia numero otto, la quale, nonostante la perfetta esecuzione, porta alla mente due considerazioni durante l'ascolto: primo, il titolo e' sicuramente il piu' adatto e calzante possibile; secondo, nothing is forever e siamo d'accordo, ma esimerei dalla precedente affermazione questo brano.
In definitiva un bell'album che di sicuro merita un ascolto almeno per dare un giudizio proprio. E forse la mia e' idiosincrasia verso certe influenze musicali del gruppo, pero' sono quasi certo che alcune orecchie rimarranno un po' spiazzate, mentre per i cultori del genere sara' una dolce sopresa.
Sicuramente in un altro luogo avrebbero avuto molto piu' successo.
Da parte mia tutti i migliori auguri per il gruppo che, se migliorera' ancora, non potra' far altro che farsi conoscere sempre piu', magari uscendo spesso dalla (purtroppo) un po' chiusa Sardegna.
riotous

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