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Crop Circles & Light Up! - [2011] Split Stampa
Recensioni
Scritto da Pierkna   
Mercoledì 04 Gennaio 2012 05:00
Crop Circles & Light Up! - [2011] Split
Crop Circles & Light Up! - [2011] Split
01 - Crop Circles - Like Abandoned Ships
02 - Crop Circles - Double Face
03 - Crop Circles - Soul Cops
04 - Light Up! - Wound
05 - Light Up! - Modern Fair Play Sucks
06 - Light Up! - R.E.P.O.
07 - Light Up! - Get The Fiya

I have a dream, o meglio so' per certo, ne ho la sicurezza, arrivera' il giorno in cui Crop Circles e Light Up! canteranno in italiano. Quale miglior inizio per una critica musicale?
Da recensore navigato, quale sono, so esattamente, gia' dalle prime righe, come amicarmi i gruppi! Ma lasciatemi spiegare il progetto che coinvolge, a loro insaputa, le due bend in questione.
L'illuminazione per i Light Up! l'ho avuta una sera al leggendario Tilt di Borgo Valsugana, durante un loro concerto.
Pensavo tra me e me guardandoli: "niente male sul serio, senti che mazzate, ma c'e' qualcosa che non mi quadra". Corroso dal dubbio stavo rimuginando, fino a quando, l'esecuzione magistrale della cover omonima dei Bella Li', mi ha fatto intravvedere un forte fascio di luce che illuminava il palco, segno sicuramente divino: la decisione era presa, dovevo solo annunciargli la buona novella. Con i Crop Circles la cosa e' stata molto piu' facile, ma non meno romantica. Parlando con il Piff in furgone durante una delle ultime trasferte, gli chiesi il perche' di tale inglesismo diffuso nei loro testi, risposta secca: "allora la prossima canzone, caro Pier, la facciam in italiano e te la dedichiamo."
La sincerita' nei suoi occhi e' valsa piu' di mille altre parole: il mio piano prendeva forma.
Da qui poi l'idea (sempre mia) di sugellare la fine di un percorso e l'inizio di un altro con questo vinilico 7" compartito assieme.
Tre pezzi per i trentini e quattro per i milanesi, poco e piu' di 8 minuti totali di fracasso fatto come hc comanda.
Velocita' sostenute da entrambi per tutta la durata, simili a quando, per intenderci, ficcate un magnum acceso (di quelli rossi, meglio conosciuti col nome di battaglia di Mefisto Manna), nel culo di una persona in pieno deserto e poi la invitate gentilmente a raggiungere la prima oasi distante 2 chilomentri, mettendoci alle calcagna anche un gruppo di beduini, urlanti: "Allah e' grande!".
Scimitarre in pugno e scarpe a punta per rendere meglio l'idea.
Partono i Trento fastcores, tre pezzi da paura, intervalli ballabili, di quelli in cui si scalcia ad altezza viso, alternati a sfuriate in tupa tupa, e che tupa tupa signori.
Forti del 7" omonimo, fanno sentire la loro crescita musicale che si riflette in una costruzione maggiormente complessa della struttura compositiva, senza pero' perdere in impatto immediato.
Miglioran in registrazione, ne esce un suono maggiormente corposo, dove ogni strumento e' bene amalgamato al resto, ma al tempo stesso trova il suo spazio di protagonismo: ottimo davvero, l'impatto che ne esce e' un muro insormontabile.
Chitarre trascinanti, dalle sonorita' meno aspre rispetto agli esordi, vanno dritto al cervello, sfornano riffs coinvolgenti al midollo, fortifica il basso su una sezione ritmica da invidia, geniale nelle sue trovate.
La voce di Luca si fa piu' rauca e tirata, niente male i testi che vanno dall'ipocrisia, maschera della personalita' ("Double Face"), alla polizia delle anime di stampo religioso ("Soul Cops"), alla similitudine di "Like Abandoned Ships", realistico ritratto dell'esistente odierno.
Non ce n'e' per nessuno, spiacenti.
Tocca ora ai colleghi Light Up! anche loro autori di ottime prestazioni, riscontrabili nei due precedenti lavori (l'omonimo disco d'esordio e Fields Of Deadfness). Lo stile accumuna i due gruppi non c'e' che dire, ma nei milanesi regnano tinte piu' scure, sonorita' piu' cupe.
Ottima la tecnica compositiva anche per loro, registrazione in presa diretta da brividi, il coinvolgimento e l'impatto che ne scaturisce ne giova assai.
Cambi veloci, ondate feroci, alternate a momenti di stallo, ballate metropolitane intrise di rabbia e cemento. Le liriche fanno da sottofondo perfetto alla sonorita': concetti nichilisti, introspettivi e criptici, resi alla perfezione dalla voce rotta e potente.
Quello che mi ha colpito di piu' e' "Wound" che preferisco anche per la parte sonora, ferite che il tempo rimarginera' difficilmente: una scarica di adrenalina nel complesso.
La furia colpisce cieca, gli attimi per tirare il fiato sono quasi assenti, suono che si infila nel cervello e non lascia possibilita' all'indifferenza, e' santa rabbia!
Qualità sonora unita ad un'arte grafica non da meno, con dei bei disegni in pastello di Ochaland , il tutto fondato su una mentlità fuori da qualsiasi logica profittevole di mercato, grandi! Che altro dire?
Cose cosi, in america, li avrebbero consacrati mostri sacri dell'hc, qui in italia invece siam sempre i piu' furbi, mi congratulo.
Pierkna

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