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Kranio - [2011] Monotonia Stampa
Recensioni
Scritto da REN   
Mercoledì 11 Aprile 2012 05:00
Kranio - [2011] Monotonia
Kranio - [2011] Monotonia
01 - Kranio
02 - Democrazia Di Merda
03 - Fuoco Alle Galere
04 - Triste Noia
05 - Servo Armato Dello Stato
06 - Rabbia Repressa
07 - Monotonia
08 - Guerriglia Rivoluzionaria
09 - Cumuli E Macerie

Devo dire che da tre anni a questa parte mi si e' presentata molto spesso l'occasione di tendere l'orecchio verso musica indipendente partorita da concittadini e/o corregionali ma decisamente poco quella di recensire i loro dischi, eccezion fatta per quelli di cui ho scritto mesi e mesi fa sulla fanzine campana Fuorilegge. E' con mia enorme soddisfazione, quindi, che presento il disco di una giovanissima band chiamata Kranio.
Ma procediamo con ordine.
Il gruppo in questione (composto da Giuseppe alla voce e alla batteria, Alessandro al basso, Francesco alla chitarra e Christian alla voce) si forma circa un anno fa in una piccola realta' paesana (Molinara) in provincia di Benevento. La prima cosa in assoluto da dire e' che si tratta di un gruppo molto giovane, non solo a livello di formazione ma anche di eta': dei quattro componenti infatti, due non hanno ancora 18 anni, e gli altri due li hanno compiuti da poco. Ma qual e' l'esigenza di questo gruppo e soprattutto perche' questo gruppo nasce?
Il titolo dell'album, Monotonia, dice un bel po'. I Kranio si definiscono di solito "l'alternativa all'alternativa del fortore (la zona montanara della provincia di BN)" in quanto in quanto la musica che di solito ascolta la gente del posto (giovani lavoratori o universitari a tempo perso bigotti e reazionari) e' la dance music, o in alternativa (se il giovane in questione e' un po' piu' aperto) il rock italiano, oppure ancora (se il giovane si dice comunista o alternativo) il folk e la musica popolare.
Musicalmente parlando, insomma, non vi e' un'apertura mentale tale da poter concepire generi diversi da quelli sopracitati. E cosa c'e' di meglio che proporre un drastico cambiamento che possa irrompere con violenza nell'apatica tranquillita' di un posto del genere?
Influenzati da gruppi quali Peggio Punx, Infamia e Nerorgasmo, i nostri ragazzuoli propongono un anarcopunk che, ci tengono a precisare, non e' tanto riscontrabile nei testi quanto nella loro vita quotidiana. Politicamente si rifanno a Bakunin e all'anarcocomunismo in generale.
Questo e' il loro primo album, composto da nove pezzi caratterizzati da un sound grezzo e potente. Credo che la cosa che preme di piu' ai Kranio sia indurci a riflettere appunto sulla spaventosa monotonia nella quale viviamo ogni giorno. La scuola. La casa. Il lavoro. Ma poi? Cosa ci resta?
Viviamo in un'era di frustrante staticita' imposta si' dal sistema, ma anche da noi stessi, che ci piaccia o meno: le cose le facciamo perche' siamo entrati nell'ottica che vadano fatte, anche senza voglia e/o stimolo alcuno. Non mancano poi nel disco le parole intrise di rabbia e disgusto verso qualsiasi forma di repressione da parte dello stato (galere, forze armate) e odio spiccato verso chi si ostina ciecamente a vivere una vita apparentemente serena ma piena di invisibili catene.
Oltre all'album ho apprezzato sin da subito la disponibilita' dei ragazzi per quanto riguarda il download per intero del cd. Conosco bene solo Giuseppe ma devo dire che, da quello che mi ha trasmesso, il gruppo rientra perfettamente nella categoria di band serie che ragionano secondo l'etica del d.i.y., dell'autoproduzione e quindi anche del basso costo, del no copyright e dell'indipendenza piu' totale: lo penso da sempre e lo ribadisco, a gruppi del genere va tutto il mio sostegno, specie se i componenti sono cosi' giovani ma presentano gia' una mentalita' cosi' matura, degna di quella di gruppi come Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e Z.A.T. che ritengo siano, nel loro genere, motivi d'orgoglio campani.
Per farla breve (anche se non volendo l'ho fatta lunga lo stesso, come al solito) invito tutti voi ad ascoltare i Kranio e dar loro l'attenzione che meritano.
REN

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