Congegno - [2013] Metamorfosi Stampa
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Scritto da hyena01   
Venerdì 07 Giugno 2013 07:00
Congegno - [2013] Metamorfosi
Congegno - [2013] Metamorfosi
01 - Porte Blindate
02 - Eterno Letargo
03 - Incudini Di Vetro
04 - Cavie
05 - Asocial Network
06 - Vuoto
07 - La Madre Del Niente
08 - Prima O Poi
09 - Schiavi Del Tempo

Rimanere impassibili ed indifferenti e' difficile quando la verita' ti viene sbattuta in faccia all'improvviso con tutta questa rabbia. La verita' che, magari, gia' sapevi, ma non c'avevi mai pensato con quelle parole, riflettuto da quella certa posizione; inquadrata, assorbita, immagazzinata.
Ascoltare Metamorfosi e continuare le tue faccende mentre il disco gira, distrattamente, come d'accompagnamento, e' impossibile: ti prende, ti immobilizza, ti scuote, ti ferisce.
Come una doccia fredda di inverno, una secchiata d'acqua mentre dormi. Che, poi, in realta', che viviamo in una fogna a cielo aperto si sapeva, per carita', ma detto con tutta questa sincerita', flusso di coscienza in rima baciata, non te l'aspetti. E' come fare una di quelle chiacchierate in cui ti viene descritto precisamente tutto cio' che avevi davanti agli occhi, giusto li' a due passi, ma non lo vedevi, o non lo riuscivi a percepire, o esprimere, cogliere in pienezza, e d'improvviso ti e' tutto chiaro, tutto torna, trovi le parole. Non ne avevi idea, eppure gia' lo sapevi.
Metamorfosi e' cosi', un fiume in piena di percezioni ed emozioni minuziosamente spiegate (testi scritti come dio comanda, chiari, discorsivi ma in rima: complimenti, ragazzi!) e riguarda un po' tutto cio' che ci circonda: i Congegno si siedono li', di fronte a noi, e nello scorrere di 9 brani ti urlano in faccia tutto quello che non vorresti sentirti dire; ma niente paura, perche' la grinta che ci mettono nel raccontarsi, e raccontarci, ti impone di non averne.
Il concetto del tempo perduto si ripete piu' di una volta nel defluire dell'album, di quel tempo che passa inesorabile e noi a guardarlo passare inermi, fermi da ore al binario, ignari del fatto che il treno e' partito da un pezzo, e l'abbiamo perso per sempre: "marcirai aspettando un treno dei desideri ti risveglierai l'indomani alla stessa fermata di ieri deve essere assai deprimente nonche' poco gratificante avere una luce abbagliante e ridursi a tenerla nel buio con se'" ... "commemorerai gli anni in cui te ne fottevi del tempo li rimpiangerai quando ti guarderai allo specchio e vedrai solo un vecchio" ("Eterno Letargo"). La franchezza e' disarmante: e' un tempo che sfugge, irrefrenabile, e mentre le parole, come un calcio in faccia, corrono rapide su di un tappeto di accordi graffianti come le stesse frasi, una sessione ritmica sempre serratissima e ben strutturata, il groppo in gola e' sempre piu' pesante, sembra di esplodere, come se non esistesse soluzione al mondo, finche' la risposta ce la danno gli stessi Congegno: l'invito, che arriva qualche brano dopo, in seguito all'iniziale angoscia trasmessa, e' di reagire, bloccare i minuti, intrappolarli e viverli tutto d'un fiato, intensamente: "questo ticchettio mi distrugge la testa fermiamo i minuti diamo inizio alla festa spegniamo il tempo che ci schiaccia usciamo e spremiamo la vita fino all'ultima goccia" ("Schiavi Del Tempo"). E' proprio vero, Congegno era il nome adatto da scegliere: esplosivi, feroci, brutali, veri.
Colpisce, nel mucchio, "Asocial Network", brano riflessivo sulla gettonatissima ma mai inopportuna questione dello squallore di Facebook in primis e dei social in toto, delle foto pubblicate solo per mettersi in mostra, dei discorsi banali sostenuti tra un commento e l'altro, della vacuita' dei rapporti umani costruiti e mandati avanti attraverso un pericoloso mezzo del genere; la velocissima intesa sospesa tra linea di basso e riff di chitarra sul finire del pezzo sorregge ad hoc la potenza del messaggio conclusivo: "Domandiamoci perche' non siamo piu' capaci di sostenere rapporti". Brilla come una perla rara di pura, dura e cruda realta', ancora, "La Madre Del Niente"; mentre mi viene sempre piu' spontaneo fare un paragone (forse vago) tra la voce e, maggiormente, l'interpretazione di Pol e un Mayo dei tempi d'oro con i Sottopressione (e' un complimentone, per me), parole di costernazione, dolore ed inquietudine si lasciano cullare da poche note di chitarra ripetute, capaci di rendere piu' dolci anche l'afflizione e l'avvilimento. Logorante quanto sorprendente, sembra narrare di storie che non ci riguardano, a noi lontane mille vite: le "anime perse" internate in centri di psichiatria, in bilico tra psicofarmaci e deliri; solo alla fine ci si rende conto che si parla di questa societa', che siamo tutti noi quelli "internati nel ventre della madre del niente internati nel ventre di chi puo' decidere cos'e' la normalita'", siamo proprio noi, e le "gabbie degne di un film dell'orrore" sono i rassicuranti blocchi di cemento che ci circondano... "Ma moriremo.. internati nel ventre che distrugge la gente che non sembra disporre dei requisiti pretesi dalla societa'".
Non c'e' che dire, al primo album, che segue un primordiale Ep del 2010 Esiste Cura, i Congegno percorrono il rinomato sentiero che ricorda la gavetta di tutti quei gruppi che, in seguito, sono diventati le punte della nostra scena: tecnicamente migliorati, stilisticamente accresciuti e sempre piu' carichi di emotivita' e capacita' di coinvolgimento profondo nei contenuti. Cosa aggiungere? Mi posso anche fermare qui: farvi la classica recensione track by track serve a poco, i brani parlano di tutto e niente, ci dipingono, semplicemente. E' la vita, in tutte le sue sfumature; risalta il nero, perche', come si sa, e' cosi' che funziona. Questi frammenti sono da incollare, prendere in blocco e spararseli di getto nella loro completezza e congruenza l'uno con l'altro, lasciarsi travolgere da tutto cio' che ci puo' essere di buono, cattivo, diretto, immediato ed anche, se volete, negativo e sfiduciante, contenuto in questo lavoro, purche' sia nient'altro di cio' che realmente e'. Uno specchio fedele, una finestra veritiera sul mondo. Perche' se anche l'hardcore punk deve diventare bugiardo per non essere eccessivamente morboso o risultare, addirittura, rincuorante, allora nulla ha piu' senso, ed il progetto e' fallito. Metamorfosi e' un autentico discorso sullo stato di cose attuale, un ritaglio di esistenza, tutto qui.
Dunque ascoltateli e godeteveli, perche' diamantini di questo tipo non ne escono piu' tanto spesso; immagino che, se, poi, vi dico che a forgiare un gioiellino di questa portata hanno contribuito le vostre amatissime menti di punk4free, allora nascera' incontenibile in voi il desiderio di comprarlo ed aggiungerlo alla vostra collezione, con un bel sorrisone sulle labbra. Cosa aspettate?
hyena01

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