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Wanderlust - [2013] K. V. L. T. Stampa
Recensioni
Scritto da fabio HC   
Venerdì 24 Gennaio 2014 09:00
Wanderlust - [2013] K. V. L. T.
Wanderlust - [2013] K. V. L. T.
01 - Endless Winter [Intro]
02 - La Lune, Le Soleil
03 - Grieved
04 - Finche'mortesperiamocisepari
05 - Lovetones
06 - Leeches
07 - Danse Macabre [Outro]

Per molte persone diversi sottogeneri musicali vengono spesso giudicati privi di senso, scevri di passione e futuro e quindi destinati a soccombere nel tempo colpa appunto la difficile masticabilita' per la maggior parte dei palati.
Questi pero' vengono sempre smentiti, vista la crescita degli adoratori di sottogeneri estremi quali il grind, il brutal, il fastcore, il crust ed il black metal (tanto per citarne alcuni).
Appunto il crust, sottogenere molto particolare della scena hardcore punk ha visto nascere numerosi gruppi negli anni e dunque rispettivi sostenitori.
Tra questi gruppi oggi ci sono i Wanderlust, quartetto di Pisa composto da giovanissimi (Davide - 16 anni - voce, Alessandro C. - batteria, Alessandro P. - chitarra e Rocco - basso) che arrivano da due ex-formazioni della zona dediti a differenti generi come il metalcore e lo screamo.
Questo cd e' un autentico full-length di sette tracce di media lunghezza, bem fatto con una registrazione adatta al genere in questione. Con l'intro "Endless Winter" si inizia ad assaporare il disco, dal suono grave, grezzo alla chitarra ma soprattutto cupo. Nei tratti lenti come in questo opener il lento e' tenebroso, il basso raggela il sangue appena inizia la sua lenta marcia e la voce urlata con effetto lontananza e' la ciliegina sulla torta del pezzo.
Con il secondo brano il crust si fa reale, soprattutto grazie all'ottima distorsione della sei corde resa molto cruda. Qui inoltre si ode l'influenza relativa del metalcore che irrompe coi suoi velocissimi blast beats staccati da ritmi piu' lenti.
"Grieved" e' il brano che maggiormente mette in mostra il gemellaggio del loro crust punk con il black metal, il quale traspare da ogni poro del suono di questo disco. Bellissima e' la voce che rende il tutto magico, quasi interminabile, caotico e perennemente oscuro. Sembra di immergersi coi pensieri in una immensa foresta norvegese invernale, ove il freddo e la suggestione sovrastano ogni cosa.
La sezione percussiva per tutta la fatica varia molto, attestandosi abbastanza sull'esecuzione velocissima. Il basso echeggia ponderoso ed immane, mentre la chitarra da' il maggior contributo a rendere il suono perfetto.
Un'ottima prestazione da parte della formazione toscana che - nonostante la giovane eta' - ha sfornato un disco di pregevole fattura, sicuramente adatto agli amanti del crust con forte influenza black metal. Sette canzoni cosi', simili ma non ripetitive, piacevoli ad ascoltarsi anche due volte di fila.
Per chi ama viaggiare con queste sonorita' crude, grezze, fascinose ed oscure questo disco e' perfetto!
fabio HC

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