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Repressione - [2016] Fuoco Stampa
Recensioni
Scritto da Nene   
Venerdì 14 Luglio 2017 10:00
Repressione - [2016] Fuoco
Repressione - [2016] Fuoco
01 - 1312
02 - In Costante Conflitto
03 - Ferocemente
04 - Senza Chiedere Permesso
05 - Mai Piu' Senza Fucile (Contrasto Cover)
06 - Fuoco... Cammina Con Me
07 - La Pioggia
08 - Contro Ogni Galera
09 - Vetri Infranti
10 - Spero Venga La Guerra (Wretched Cover)

Da Bologna con furore e' proprio il caso di dirlo, arrivano i Repressione, gruppo hardcore/power violence con sporcate d-beat e grindcore.
Mi ricordano parecchio sia per voce sia per sonorita' i DogFight di Aprilia (da non confondere con i DogFight londinesi e tedeschi), anche se con un suono piu' moderno e meno grezzo.
Sfornano questo Fuoco, dell'anno scorso, con nove tracce piu' la cover numero dieci, peraltro davvero ben fatta, della nota song dei Wretched "Spero Venga La Guerra". Vi dico subito che e' un lavoro che mi e' davvero piaciuto parecchio, soprattutto per il genere proposto perche' uniscono l'hardcore al power violence ed al grind, delle melodie malate ed evocative, con dei testi davvero mai banali e non troppo arzigogolati.
Troviamo una certa' varieta' di fondo in questo album, dove i nostri ragazzi non pestano sempre sugli strumenti, ma ci sanno anche fare come dicevamo, con una certa dose di melodie, intermezzi in breakdown, controtempi di batteria e una voce che spazia da un growl acido ad un urlato aspro e roco.
Quando partono nelle accelerazioni poi sono incontenibili e sfociano in sfuriate grindcore di rara violenza sonora, dove una batteria sempre precisa e puntuale scandisce, assieme alle chitarre, i tempi (andate a sentire "In Costante Conflitto", "Ferocemente" e "Contro Ogni Galera"). Ma sono pochi attimi, quasi a volere scandire una rabbia come momento a se e poi tornare su binari normali, darci un attimo di tregua, per poi ripartire. Sembrano saper dosare appunto molto bene violenza e riflessione, ma attenti perche' stiamo parlando di un album hardcore/power violence e quindi io li chiamo momenti riflessivi perche' spezzano le accelerazioni e danno compattezza al tutto.
Prima canzone in inglese dedicata ai nostri simpaticissimi amici sbirri dove senza giri di parole con "everyone knows that a.c.a.b." e "everyone says Fuckyou!" ci descrivono completamente il loro pensiero. Poi tutto il resto del lotto completamente in italiano con temi che spaziano, fin dal nome del gruppo e titolo dell'album, sul rifiuto delle istituzioni, odio, rabbia, ma anche parti di testo molto piu' motivate ed introspettive e quando lo fanno vengono i brividi.
Citiamo su tutte appunto la song numero nove "Vetri Infranti" che e' anche la piu' lunga di tutte con i suoi 266 secondi ed e' una lunga riflessione che il cantante fa guardandosi alle spalle con una certa amarezza di fondo, ma anche con una sorta di prospettiva per il futuro, dove il tutto si fonde fino a creare quella che appunto e' la storia di ognuno di noi.
"L'attesa si e' fatta cristallo e a questo soffitto ho inchiodato la paura // la notte e' passata e il tempo continua l'altalena // E questo tempo che galoppa e che non lascia spazio per le favole // E' tempo di darsi un progetto per il giorno // per pensare per amare odiare // e magari vivere la notte e // consumarla tutta intorno // ad una sola parola // Nel silenzio della prigione rumore di vetri infranti // scrutiamo la deriva alla ricerca di appigli sacri alla memoria: // la nostra storia".
Canzone, dove qui vi ho riportato qualche passaggio significativo, che e' sicuramente la piu' figa dell'album (la puoi riascoltare piu' e piu' volte) con un'ultima parte con il tratto melodico, dove riprende un po' la parte iniziale, che assieme al parlato pulito finale ci trasmettono e ci fanno assaporare un pochino di emozione con la voce che sa dei Frammenti...peccato sembri duri troppo poco. Nessun problema, basta premere di nuovo play per potersela rigustare di nuovo. Davvero stupenda!
Chiude l'ascolto come appunto menzionato all'inizio la cover dei Wretched, che si attesta parecchio fedele, ma molto piu' devastante e veloce, infatti dura solo 40 secondi contro i 49 dell'originale, con il mini-assolo di chitarra verso la fine davvero degno di nota. Questo e' davvero uno dei pochi casi, inutile infatti vi venga a dire che i gruppi che han riproposto questa storica track son molti, in cui la cover e' a pari livello dell'originale!
Oltre a questo lavoro, han fatto Rumore E Rabbia (2015) e Col Sangue Agli Occhi (2017).
Nene

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