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Scornthroats - [2017] Misfortune Stampa
Recensioni
Scritto da Nene   
Venerdì 28 Luglio 2017 09:00
Scornthroats - [2017] Misfortune
Scornthroats - [2017] Misfortune
01 - The Rise Of The Wolves
02 - Darkness Kingdom
03 - Misled Youth
04 - Forever Cursed
05 - Misanthrope
06 - Shame
07 - Dead Moon
08 - Pure Scorn
09 - Misfortune
10 - Tyrants Downfall
11 - Silence Is Golden
12 - Cult Of Misery
13 - Evil Reigns

Un mix di 38 minuti di oscuro hardcore/crust punk/sludge metal.
Mai descrizione (presente sul loro spazio bandcamp) fu piu' appropriata, quella che ci dice in una frase sintetica cio' che vuole essere il progetto estremo Scornthroats. Band cagliaritana, che originariamente aveva come nome Rise After Defeat, attiva fin dal 2011 con all'attivo una piu' che nutrita discografia.
Bisogna premettere che questi ultimi anni son stati molto prolifici per le band italiane della flangia piu' estrema dell'hardcore, ho ascoltato finora moltissimi dischi nuovi che si attestano su livelli davvero degni di nota, con davvero poche differenze con il panorama mondiale per questo tipo di sonorita'. E tutto questo non e' sempre cosi' scontato, non tanto l'essere innovativi, ma fare un suono riconducibile, qualcosa che se lo metti nel lettore ti fa esclamare: "ah ecco sono loro!".
In tutto questo gli Scornthroats si adagiano che e' una meraviglia, esprimendo tutto il loro potenziale e sfoggiando una certa tecnica musicale sempre nei limiti del genere trattato.
Durante i 40 minuti scarsi della scaletta dell'album, i nostri sanno trovare un bel mix di generi, sapientemente dosato, senza perdere quell'amalgama di fondo e dando una certa varieta' che fa apprezzare il tutto senza perdere di intensita'. Anzi, secondo me, la seconda parte dell'album va in crescendo ed e' ancora piu' figa.
In questo Misfortune troviamo una voce a fare da padrona, bella roca, cavernosa e marcia e una sezione ritmica devastante con tanto di doppio pedale (!), una batteria che sembra una detonazione amplificata nel tempo, che sfocia talvolta in accellerazioni violentissime, a volte in parti con sfuriate di blast-beat che riportano al death/black metal, fino infine a creare dei pochi momenti lenti in breakdown che fanno assaporare un alone tetro, a dir poco, a chi ascolta.
Sarebbe interessante andare ad ascoltarli in sede live per vedere se riusciamo a tornare a casa interi dopo una serata di pogo!
Le chitarre poi in questo album hanno un suono molto variegato ed hanno un'importanza vitale quanto la batteria e la voce: sanno creare tramite dei virtuosismi ridondanti e taglienti che sfociano in boati sonori aspri, oscuri e malsani per le parti veloci, quanto a formare degli intermezzi atmosferici black, cadenzati e malati per le parti piu' lente. Veramente poco presenti infine i veri e propri assoli che si trovano giusto in un paio di canzoni per davvero pochissimi secondi. Un vortice di caos sensato, dove gli Scornthroats si destreggiano parecchio bene, dimostrando una padronanza degli strumenti impeccabile, un assalto sonoro dall'inizio alla fine che mettera' a dura prova i poveri timpani dell'ascoltatore di turno, lasciando pochi o nulli momenti di pausa.
Le tracce piu' violente sono sicuramente "Cult Of Misery" con una sfuriata iniziale in puro black metal e pure scorn.
Momenti rallentati, se cosi' li vogliamo chiamare, li troviamo in "Foreved Cursed" con il suo incedere ridondante, nella bellissima e acida track "Shame" ed a meta' di "Dead Moon", quasi come a voler scomporre a meta' l'album, in un lento ma inesorabile declino sonoro, con queste canzoni malate e tenebrose. Troviamo invece un paio di tracce crust sporcate da qualche influenza metal, come la title-track "Misfortune" o "Tyrants Downfall".
Testi in inglese diretti e brevissimi (a volte solo qualche strofa o giusto 8-10 frasi) con temi insofferenti, misantropi, criptici e violentissimi, colmi di un odio represso da vomitare fuori sottoforma di violenza e rabbia sonora. Una produzione molto curata e non troppo grezza che accentua il tutto, ovvero mantenere intatte le caratteristiche di immediatezza e violenza del gruppo.
Album autoprodotto, in pura attitudine DIY, sottoforma di vinile 12" trasparente da 140gr. e in numerazione limitata pari a 250 copie, principalmente tramite l'etichetta indipendente Shove Records, con gli artwork davvero minimali dell'album e del gruppo affidati a Carl Curse e Brian D'Agosta.
Di seguito vi linko una intervista fatta al gruppo qualche mese fa, in cui ci spiegano alcuni dettagli sul loro nome, sui live e molto altro.
Nene

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