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Perche' Ha "Ragione" Don Giovanni Cavalcoli Di Radio Maria (di Ravennanotizie) Stampa
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Scritto da Joel   
Mercoledì 16 Novembre 2016 09:00
Perche' Ha
Perche' Ha "Ragione" Don Giovanni Cavalcoli Di Radio Maria (di Ravennanotizie)

http://www.ravennanotizie.it/articoli/2016/11/07/perch-ha-ragione-don-giovanni-cavalcoli.html

Ravennanotizie

Una lunga riflessione atea sul significato che nascondono le parole sull'origine divina del terremoto dette a Radio Maria dal ravennate don Cavalcoli e le reazioni scandalizzate dei credenti

"Dal punto di vista teologico, questi disastri sono una conseguenza del peccato originale. Si possono considerare veramente come castigo del peccato originale. Anche se la parola non piace, ma io la dico lo stesso. E' una parola biblica, non c'e' nessun problema."

"(...) Arrivo al dunque, il castigo divino... Si ha l'impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignita' della famiglia, alla dignita' del matrimonio, alla stessa dignita' delle unioni sessuali al limite... Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti al castigo divino. C'e' un richiamo molto forte (...) alle coscienze per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale."

Queste le parole che il teologo ravennate Giovanni Cavalcoli, domenicano, classe 1941, ha detto il 30 Ottobre scorso in diretta su Radio Maria. Parole che hanno sollevato l'indignazione dell'intero paese, ancora incredulo e inerme dopo la scossa che, quello stesso giorno, si era abbattuta sul gia' provato Centro Italia. Il bubbone, grazie a Internet, scoppia quasi immediatamente. La girandola dei commenti non risparmia niente e nessuno, abbattendosi su Cavalcoli e trascinando con se' la credibilita' di Radio Maria.

Come prevedibile, altrettanto veloci sono le prese di distanza di tutto - o quasi - il mondo cattolico. Il Vaticano, nella persona di Angelo Becciu, bacchetta Radio Maria e definisce le parole del ravennate "offensive per i credenti e scandalose per chi non crede". Si scomoda addirittura il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, che dalle pagine dell'Osservatore Romano conforta i credenti, parlando di una "chiesa di prossimita'": "La chiesa si fa vicina all'uomo che soffre". Nel giro di poche ore, padre Cavalcoli viene sospeso dall'emittente vaticana, e con lui la sua trasmissione mensile.

Due cose, almeno, colpiscono in questa vicenda: la prima e' la velocita' e la prontezza di riflessi con le quali le autorita' vaticane hanno reagito alle parole del domenicano. Velocita' e prontezza che raramente si sono viste all'opera, a San Pietro, in altri frangenti altrettanto imbarazzanti. Chi si ricorda dell'equazione tracciata dal cardinale Bertone tra omosessualita' e pedofilia? Dalla Santa Sede ci fu qualche precisazione, ma nessuna presa di distanza. Ne' ci fu gran rumore dopo le parole di Bagnasco, secondo il quale non sussisteva nessun obbligo giuridico per i vescovi italiani di denunciare all'autorita' giudiziaria civile i casi di pedofilia. Tacent, satis laudant.

La seconda cosa che stupisce e' la reazione di Cavalcoli. Lungi dal chiudersi in un penitente silenzio, invece di accettare a testa bassa le imposizioni dei superiori, il fine teologo (leggere il suo curriculum per credere) protesta e strepita. Interpellato da scandalizzati laici, dice di non dover chiedere scusa a nessuno, e tuona contro le alte sfere. "Il Vaticano deve ripassare il catechismo. Avete letto la storia di Sodoma e Gomorra? Perche' vengono castigate? Per i peccati. Il castigo esiste, senz'altro. Semplicemente, sono peccati che meritano il castigo divino, non dico niente di nuovo."

Come interpretare le sue parole? Ostinato fanatismo o sincera buona fede? Propendiamo per la seconda.

Immagino gia' il lettore che, arrivato a questo punto, alza gli occhi al cielo pensando: non si vorra' mica dare ragione a Cavalcoli? La risposta e': si', ha ragione Cavalcoli, e alla grande. Nell'errore, il ravennate ha detto solo delle verita'. Il punto e' che il nostro sfortunato Cavalcoli, abbandonato dai suoi ipocriti fratelli, non ha peccato di ignoranza, ma di ingenuita'.

Pensava di dire cose ovvie, pacifiche per qualsiasi buon cattolico, per questo le ha proferite con tanta leggerezza. Sancta simplicitas: di buoni cattolici, in questa Italia, non ce ne sono quasi piu'. Le parole di Cavalcoli, infatti, sono del tutto il linea con la teologia cattolica. La Bibbia e' zeppa di cataclismi divini giunti a castigare peccati mortali. Pensiamo a Sodoma e Gomorra, come abbiamo visto, giustamente citate a mo' di scudo difensivo dal prete; pensiamo al Diluvio, capolavoro della letteratura mondiale; pensiamo alle sette piaghe d'Egitto. Ma anche il piu' "umano" Nuovo Testamento non e' esente da questi stravolgimenti: pensiamo al terremoto che segue alla morte di Cristo, al grande fuoco d'artificio che annichila la creazione nell'Apocalisse. La Bibbia e' anche il libro del "pianto e stridor di denti", ma tendiamo a dimenticarlo.

L'errore di Cavalcoli non e' stato quello di formulare l'ipotesi, del tutto giustificata dal punto di vista teologico, del terremoto come castigo divino; l'errore e' stato quello di presumere che venisse condivisa con tranquillita' da tutti ("E' una parola biblica, non c'e' nessun problema": l'ingenuita' fa quasi sorridere). L'errore, che non a caso ha spaventato mortalmente la Santa Sede, e' stato quello di scoprire agli italiani un'altra faccia del cattolicesimo. Una faccia che tendiamo a obliare dietro al sorriso rassicurante di Papa Francesco; ma come quella, altrettanto vera e presente.

C'e' una "chiesa della prossimita'", come dice Parolin, che parla in continuazione di amore, scialbando questa parola fino a quasi privarla di senso; ma esiste anche una "chiesa della lontananza", che ancora discetta di peccato, di punizioni e di dolore. C'e' una chiesa che si fa vicina all'uomo che soffre, e' vero, che va in visita a Lampedusa; ma tutti i sepolcri imbiancati che non hanno esitato a prendere le distanze da Cavalcoli sanno altrettanto bene che esiste una chiesa che nega questa vicinanza, che rifiuta questa solidarieta', che lascia i credenti da soli col loro dolore. Dolore che meritano perche' peccatori, castighi che devono sopportare perche', come tutti, soggetti alla divina potesta' e ai suoi dogmi. Parlo di molti e diversi dolori, in questo caso del tutto irrilevanti per la Chiesa; dolori che nascono da peccati imperdonabili e che, di conseguenza, non costituiscono per essa ne' offesa ne' scandalo.

Merita il suo dolore la giovane ragazza che non riesce ad abortire e si sente chiamare assassina; merita il suo dolore il malato terminale che soffre senza possibilita' di guarigione, e si vede privare della possibilita' di interrompere il suo calvario; merita il suo dolore l'omosessuale che non puo' riconoscere la sua unione sentimentale all'interno della sua religione; merita il suo dolore il bambino ammalato di AIDS, perche', per la "legge divina", l'amplesso non prevede contraccettivi. E via di questo passo.

Le parole di Cavalcoli possono scandalizzare l'ateo, che giustamente riconosce in esse pura farneticazione, l'infantile tentativo proprio della religiosita' di dare un senso qualsiasi a cio' che senso non ha, inventandosi una narrazione teologica elementare, fatta di colpe e punizioni. Ingiusta, si': ma semplice e sensata abbastanza da crederci.

Ma le parole di Cavalcoli scandalizzano anche i credenti: ed e' qui l'inghippo. Non dovrebbero. Ogni credente scandalizzato, a partire dagli stessi terremotati, dovrebbe fermarsi a riflettere sulla sua ipocrisia. Perche' lo scandalo, in teologia, e' la manifestazione piu' comune della divinita', e va accettato. Perche' l'esistenza stessa del male nella creazione divina e' uno scandalo, e va accettata come tale. E perche' se Dio e' dappertutto, se il mondo e' teofania, se la divinita' e' onnipotente, se il Signore e' tota voluntas, allora avrebbe potuto anche risparmiare quelle terre dalle scosse. E se non l'ha fatto, ci sara' una ragione: castigo, mistero, provvidenza - di solito si trovano queste parole. E si ritorna a Cavalcoli.

Eppure i "credenti" italiani non sono piu' disposti a credere a queste narrazioni; non hanno piu' gli strumenti mentali per accettare queste teologie. I temi del peccato e del castigo, connaturati alla visione del mondo cristiana, hanno fatto il loro tempo. Per questo, lo scandalo dei credenti, che ricorda tanto quello di Giobbe, e' un segnale importante per la nostra societa': indica il progressivo ma ineluttabile tramonto di una forma mentis, quella cattolica, che forse e' destinata a scomparire nel giro di qualche generazione. E' inutile: se il credente non e' in grado di conciliare la sua fede con l'esistenza del male, allora non e' un buon credente. Non si puo' accettare la divinita' solo nel bene. L'adesione alla religione cattolica non e' come la scelta di una pietanza a' la carte: non si puo' prendere solo cio' che ci piace. Si tratta di un pacchetto completo: amore e castigo, sofferenza e redenzione. E il fatto che ci siano sempre meno persone pronte ad accettare i non-sensi cattolici, non puo' che far ben sperare.

Questo dato e' corroborato dalla reazione agitata e fulminea che ha seguito le dichiarazioni di don Cavalcoli: in Vaticano sanno bene che alcuni temi della teologia cattolica non sono piu' in grado di conciliarsi con la visione del mondo dei credenti contemporanei. Per far fronte a questa disaffezione, hanno deciso di mostrare il volto umano di dio, dimenticandosi di quello ominoso del mistero e del peccato. E' bastato scoperchiare per un attimo il vaso di Pandora, per scatenare la rivolta: per questo si e' provveduto a prendere le distanze, a rassicurare, ad accantonare i temi indigesti del cattolicesimo, a tacciarli ipocritamente di "paganesimo".

Non puo' non venire in mente il Pio XIII uscito dal cilindro di Sorrentino in The Young Pope. Nella finzione cinematografica, il papa decide di optare per la strategia contraria a quella che abbiamo visto all'opera nel caso Cavalcoli: "Troppo a lungo abbiamo cercato di andare incontro ai fedeli. E' giunto il tempo di cambiare rotta, di ritornare ad essere proibiti, inaccessibili e misteriosi. Questo e' l'unico modo in cui torneremo ad essere desiderati": il Papa immaginato da Sorrentino, paradossalmente, e' piu' realistico di Papa Francesco, in quanto piu' coerente con l'inquietudine che da sempre sta al centro dell'esperienza religiosa. La magia e la verita' di questo papa giovane e' proprio quella di non dare alcuna importanza al consenso e alla consolazione; di lasciare indietro le tattiche politiche e di riportare al centro il "caro vecchio" timor di dio.

Questo e' dunque il significato (e la speranza, parlando da ateo) che ci consegna l'episodio del ravennate Cavalcoli: ormai non esistono piu' credenti cattolici a tutto tondo. Viviamo di apparenze: quello che vediamo sfoggiare in piazza e' un cattolicesimo di comodo, imbevuto di folklore e senso di appartenenza, analfabeta teologico con un occhio rivolto alla scienza, non piu' in grado di concepire un dio che non sia amore incondizionato - dunque, non piu' in grado di concepire un dio cattolico. Forse, nel giro di pochi decenni, il processo di laicizzazione sara' finalmente compiuto, e sara' possibile pensare ai dogmatismi stanchi di questi anni come assurdita' del passato. In larga parte, questo e' il compito della mia generazione.
Iacopo Gardelli

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Fonte: Perche' Ha "Ragione" Don Giovanni Cavalcoli Di Radio Maria (di Ravennanotizie)
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