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Pagare La Musica - L'Etica Protestante E Lo Spirito Del Bagarinaggio Spinto (di Bastonate) Stampa
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Scritto da sberla54   
Giovedì 17 Novembre 2016 09:00
Pagare La Musica - L'Etica Protestante E Lo Spirito Del Bagarinaggio Spinto
Pagare La Musiaca - L'Etica Protestante E Lo Spirito Del Bagarinaggio Spinto (di Bastonate)

http://www.bastonate.com/2016/11/14/pagare-la-musica-letica-protestante-lo-spirito-del-bagarinaggio-spinto/

Bastonate

Non compro mai biglietti in prevendita; non e' una battaglia ideologica contro il concetto, e' che negli ultimi anni le mie abitudini stanno cambiando: ho una famiglia, ho un'eta', ho poco tempo libero, ho pochi soldi da spendere, e molto spesso per riuscire a uscire di casa e vedere un concerto in un'altra citta' devo affidarmi a un colpo di fortuna. Come diceva il mio amico Diego mentre stavamo andando a vedere i Mineral, alla nostra eta' comprare una prevendita serve piu' a impedire a se stessi di inventare una scusa dell'ultimo minuto e rimanere a casa. Oltre a questo, chiaramente, mi scoccia pagare la fetta enorme di diritti prevendita che ti chiedono Ticketone e siti simili.

Ad Ottobre 2016 c'e' Bob Mould a Bologna. Durante i giorni precedenti gira qualche voce di un possibile sold out, ma Bob Mould suona all'Estragon - un posto enorme che ho frequentato abbastanza e non ho mai visto completamente stipato, non da quando s'e' trasferito al Parco Nord - e penso che, fotta a parte, le voci sono probabilmente assurde o comunque vale la pena orientarsi per una decisione dell'ultimo minuto: se le condizioni per andare a Bologna ci sono, prendo l'auto.
Il concerto, secondo il sito dell'Estragon, sta a 25 euro piu' prevendita. La sera la bimba si addormenta presto e io posso partire, stanco morto ma con la fotta nel cuore. 25 euro e' un biglietto che per Bob Mould reputo troppo alto, ma parliamo comunque del mio gruppo preferito, di un artista che ho visto in passato e che mi ha fatto piangere via il culo dalla gioia, eccetera. La decisione, quindi, e' presa. Salgo in macchina e mi dirigo a Bologna.

Una volta arrivato al Parco Nord vengo fermato, c'e' un catafalco con due tizi che mi chiedono se vado all'Estragon, rispondo di si', mi chiedono due euro di parcheggio. Mai pagati in vita mia. Nel capannone a fianco sembra esserci una festa o qualcosa del genere, probabilmente con il parcheggio a pagamento, e immagino che i 2 euro servano a dissuadere quelli che si presentano alla porta e dire "vado all'Estragon". Trattandosi di due euro non mi pongo il problema, ma e' comunque una stecca dell'8% sul prezzo di un biglietto che gia' mi sembrava troppo salato. Arrivo davanti all'Estragon, do un'occhiata al numero di auto nel parcheggio e mi faccio una risata interiore pensando alle voci di sold out. Mi dirigo alla cassa, ci sono tre o quattro persone che da lontano sembrano incazzate con il tizio come se si fosse sbagliato a dare il resto. Quando arriva il mio turno il cassiere mi chiede 30 euro.

Strabuzzo gli occhi e gli dico che c'era scritto 25. Mi spiega che 25 + prevendita era appunto il prezzo per la prevendita, e che poi alla porta "l'organizzatore" puo' fare il prezzo che preferisce. Non sono il tipo di persona che monta un casino davanti alla cassa, quindi faccio un rapido calcolo mentale: tornassi a casa senza comprare il biglietto, avrei fatto un viaggio a vuoto che tra autostrada, benza e ore di sonno mi costera' intorno ai 40 euro, senza manco vedermi Bob Mould. All'atto pratico si tratta di "solo 5 euro" e quindi entro scocciato. Concerto bellissimo, lui tira come un treno, la sua band anche piu' di lui; ma il fatto di essere nel 30% delle persone piu' giovani dentro al locale,oltre alla storia del biglietto, mi rovina profondamente la serata. Decido che in futuro non succedera' piu': non sapendo di chi e' la colpa (promoter? Manager? Locale? Dipende da come e' stato organizzato il concerto, chi gestisce cosa, chi ha investito, etc), ai miei occhi la figuraccia l'ha fatta l'Estragon, un locale in cui d'ora in poi mi guardero' bene dal metter piede se non in situazioni di estremo bisogno (vale a dire quando c'e' un concerto che mi interessa, come del resto succedeva prima). Il giorno dopo posto uno sfogo su Facebook e trovo qualcuno che si e' trovato alla cassa la stessa sera ed e' caduto dal pero come me.

Ora, la questione e': si tratta di 5 euro, non e' niente. Piu' 2 euro di parcheggio che con ogni probabilita' non sono andati all'Estragon, vabbe'. Suppongo sia una cosa che molte persone lasciano passare in cavalleria, un po' perche' lo sai come funziona ad andare in giro e un po' perche' Bob Mould non e' che venga giu' a suonare tutte le settimane. A onor del vero non c'e' nemmeno il problema, cioe' il poveraccio che mi ha detto quella cosa alla cassa aveva tutto il diritto di farlo. Il discorso su cui e' basata la mia incazzatura (che un mese dopo, sono serio, non m'e' ancora passata) e' che non l'ho mai sentito prima. Se il prezzo e' diverso alla porta o in prevendita, nel sito scrivi qual e' il prezzo alla porta e qual e' il prezzo in prevendita. Ho saputo di gestori di locali che abbassavano il prezzo del biglietto online per far si' che il biglietto + i diritti fossero uguali a quel che si pagava alla porta. Avessi saputo che Bob Mould costava 30 euro probabilmente sarei rimasto a dormire a casa mia, o mi sarei visto un concerto in citta', o magari sarei andato a vedermi Mike Watt al Freakout.

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Tutta questa storia mi rende una sorta di alieno per quanto riguarda il discorso sul secondary ticketing. Voglio dire, uno che rimane incazzato un mese per aver pagato una cresta di 5 euro sul concerto di uno che gli ha cambiato la vita, insomma. Non e' che disprezzo il rock da stadio, tutt'altro, e mi e' capitato spesso di concedermi qualche concerto in arene sterminate, magari comprando il biglietto in prevendita. Il problema e' che sono totalmente allergico a quelle situazioni, e cerco di stare al riparo quanto piu' possibile. I parcheggi a pagamento improvvisati dieci euro a macchina, i furgoni con la piadina di poliuretano fuori dagli stadi, la puzza di cipolla, i bagarini che ti urlano addosso, la perquisa all'ingresso, 33 cl di birra cattiva a 5 euro dentro al posto: cerco di far si' che non mi riguardi. Quel che mi fa girare le palle di questi eventi e' tutto il sottotesto classista che sta alla base dell'evento: l'artista e' lontano, sul palco, e voi non siete un cazzo. E' un'impostazione narrativa su cui si e' settata quasi tutta la stampa rock da quando esiste un concetto di stampa rock, e di questi tempi sta andando in crisi - un po' perche' era ora, un po' perche' il rock non e' che stia proprio in salute. Alla faccia degli spot della CocaCola. Quella di cui parlo sopra e' una brutta esperienza di scalping, probabilmente legalissimo e lecitissimo, di cui sono rimasto vittima perche' sono fanatico degli Husker Du. La scorsa settimana, con il culo che bruciava ancora per via delle elezioni americane, ha iniziato a girare il video di un servizio su Le Iene. Dopo il sold-out ultrasospetto dei Coldplay su Ticketone, la redazione del programma riceve in modalita' whistleblowing alcune fatture che testimoniano accordi tra alcuni organizzatori (viene apertamente nominata Live Nation, indiscusso major player del settore) e agenzie di secondary ticketing (per capirci, quelli da cui vai a fare compravendita di biglietti). Il tutto mirato alla ripartizione esplicita di guadagni derivati dalla vendita di biglietti scalpati (anche in modo assurdo, tipo 7/800 euro a biglietto). E' scoppiato un polverone grosso, quasi immediato, in seguito a cui gente come Vasco Rossi, Tiziano Ferro e Mengoni si dissociati a vario titolo da Live Nation.

("A vario titolo" significa che nessuno si e' dissociato davvero. Lo staff di Vasco Rossi ha "attualmente sospeso ogni rapporto commerciale", che non e' proprio come dire "non lavoreremo mai piu' con Live Nation", e' piu' una cosa in mezzo. Tiziano Ferro ha dichiarato d'essere indignato ma che il tour con Live Nation andra' avanti, dopo aver ricevuto garanzia che nessuno a Live Nation abbia mai scalpato i suoi biglietti.)

Una teoria e' che chiunque sia disposto a spendere 700 euro per vedere i Coldplay merita ampiamente di venire truffato. Credo sia un'opinione legittima, anche se credo che ci allontani un briciolo dalla dimensione reale dei fatti. Non e' pazzesco che ci sia qualcuno disposto a spendere 700 euro per vedere i Coldplay? Ragazzini di classe mediobassa che hanno consumato il disco, madri di famiglia che arrancano per arrivare alla fine del mese, ventenni ricchi e viziati che non s'accorgono manco dell'esborso. Ma in ogni caso si tratta comunque di persone che hanno una passione e che quel giorno convergono in quel posto li'. Come artista credo che mi sentirei fomentato all'idea di avere un pubblico cosi' ben preso, che cercherei di proteggerlo ad ogni costo e di farmeli amici per tutta la vita. Il primo passo, invece, e' rimuovere l'idea di questa gente, tipo, far finta che non esista. Un'altra domanda: 700 euro sono davvero un'assurdita' in un mondo nel quale i biglietti stanno tra i 70 e i 100 euro? Far pagare 100 euro un concerto su un prato e' folle da ogni punto di vista che non sia quello di sfruttare il fanatismo per la musica. Quante persone andrebbero a vedere XXX a San Siro? Quanto sarebbero disposte a pagare queste persone? Il totale genera i cachet, i cachet generano i prezzi dei biglietti e a un certo punto arrivano i bagarini. Poi qualcuno riesce a fare un ragionamento a mente fredda e pensare che invece di far arricchire le sanguisughe puoi fare il salasso direttamente tu. Non credo sia compito mio o delle Iene (ma diamogli almeno il credito di aver sollevato per una volta un polverone sensato) dire se questa sia o meno una "truffa legalizzata". Diciamo che se non lo e', e' quantomeno un modo efficiente di mungere la mucca fino all'ultima goccia.

Dal punto di vista degli artisti non mi ci so mettere. Non riesco a capire in che modo una persona disposta a spendere 700 euro per vederti suonare dal vivo in un piazzale con un'acustica di merda riesca ad entrare nel normale ordine delle cose. E lo stesso per trentamila persone disposte a spenderne 50 o 100. C'e' un sacco di gente che s'incazza per il costo dei concerti, ma non sono quasi mai gli artisti, anzi le storie degli artisti che s'arrabbiano per il costo dei biglietti scarseggiano. Ne ricordo una su James Murphy, quello degli LCD Soundsystem, che in occasione dell'ultima data del gruppo subi' un attacco dei bagarini online e aggiunse altre tre o quattro date nello stesso posto per mandare invenduti i biglietti scalpati. C'e' la battaglia dei PJ contro Ticketmaster, che aveva quasi fatto sciogliere il gruppo senza cambiare di niente lo stato delle cose. Oppure tocca tornare ai soliti Fugazi che anche alla fine della carriera si guidavano il furgone e tenevano i concerti a prezzo politico, smenandoci col portafoglio in prima persona. Non dico che la Pausini debba mettersi in giro col camioncino tipo Ian MacKaye, ma alla fine di tutto il casino e dei teatrini e delle indagini del Codacons e delle proposte di Franceschini, il sistema attuale sguazza in una situazione nella quale l'artista sta confinato sul palco, il pubblico s'accalca in platea e tra i due c'e' un buco transennato di 6 metri, in cui nessuno si avventura e in cui nel tempo s'e' infilato di tutto - impurita', parassiti, vermi, pus, bagarini, perquise, venditori ambulanti e birra svanita. Il tutto in dosi talmente enormi da rendere impossibile guardarsi davvero tra pubblico e artisti, e allora vaffanculo. Se 100 euro sono la normalita' di un concerto in uno stadio, 700 euro sono un'aberrazione plausibile, e tanto vale iniziare a starsene a casa e fargli fare qualche bel buco finanziario. Chissa' che non abbassino la cresta ed evitino di elevare l'allegria a sistema, cosi' magari la prossima volta che scende Bob Mould in Italia il biglietto costera' quanto sta scritto sul sito.

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Fonte: Pagare La Musica - L'Etica Protestante E Lo Spirito Del Bagarinaggio Spinto (di Bastonate)
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