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La Cultura Del Sospetto: Contro La Scienza, Perche' Contro Il Mercato (di Strade) Stampa
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Scritto da sberla54   
Giovedì 01 Giugno 2017 10:00
La Cultura Del Sospetto: Contro La Scienza, Perche' Contro Il Mercato
La Cultura Del Sospetto: Contro La Scienza, Perche' Contro Il Mercato (di Strade)

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Strade - Verso Luoghi Non Comuni

Si va rafforzando la persuasione che la scienza sia il possibile schermo di un sistema di potere economico occulto. La diffusione del pregiudizio antiscientifico e' a misura di quella del risorgente pregiudizio anti-capitalista. La 'cultura del sospetto' non e' tanto l'ingenuo riflesso di un'opinione pubblica ignara dei progressi della scienza moderna, quanto una manifestazione della piu' diffusa sindrome politica contemporanea.

Sarebbe meglio che la crescente diffidenza dell'opinione pubblica nei confronti della scienza - in particolare, ma non solo, sui temi della salute - riflettesse semplicemente un pregiudizio ingenuo o ignorante.

Pero', partendo proprio dai fervorini antivax di Beppe Grillo, disponibili in rete e finiti recentemente al centro di una polemica internazionale dopo la denuncia del New York Times, appare abbastanza chiaro che al fondo di questa diffidenza non c'e' solo scarsa consapevolezza del metodo sperimentale, ma innanzitutto sfiducia in una scienza considerata asservita agli interessi economici dell'industria farmaceutica.

Anche a proposito degli OGM, per fare un altro esempio, la pregiudiziale contrarieta' al loro utilizzo non dipende solo dall'idea che alterino l'identita' biologica dei prodotti e dell'ambiente naturale, ma dalla convinzione che concentrino in capo a poche grandi multinazionali un enorme potere politico ed economico, che e' in grado di condizionare la comunita' scientifica. I vaccini finiscono nel mirino, insomma, non in quanto farmaci, ma in primo luogo in quanto merci prodotte e vendute in un sistema di mercato, e analogamente puo' dirsi, in tutt'altro campo, anche delle sementi e delle colture OGM; gli scienziati, per parte loro, finiscono sul banco degli imputati perche' accusati di legittimare con verita' di comodo un disegno di sfruttamento economico. Insomma, la verita' scientifica e' messa in discussione perche' sospettabile, visti gli interessi in gioco, di essere un prodotto manipolato: lo schermo, apparentemente neutrale, di un sistema di potere occulto.

La diffusione del pregiudizio antiscientifico e' a misura di quella del risorgente pregiudizio anti-capitalista: la possibilita' di ristabilire una relazione di fiducia tra comunita' scientifica e opinione pubblica passa dalla capacita' di ripristinare la fiducia in un rapporto trasparente e non puramente speculativo tra scienza e mercato. Si tratta di una battaglia essenzialmente politica, non pedagogica, perche' chi esclude che il libero mercato sia un ambiente propizio per favorire progressi scientifici di straordinaria utilita' sociale e che, al suo interno, la comunita' scientifica possa conservare una sostanziale indipendenza non mette in discussione i modelli della scienza galileiana, ma il modello di organizzazione economica della societa' contemporanea.

E' ovviamente auspicabile un miglioramento del grado di alfabetizzazione scientifica della popolazione. Cittadini piu' consapevoli e informati sono certo meno sensibili alle malie dell'anti-medicina e alle truffe dei guaritori, piu' capaci di elaborare aspettative realistiche e di orientarsi nell'enorme quantita' di informazioni e di "promesse", da cui sono quotidianamente bombardati. In ogni caso, pero', nessun cittadino, per quanto alfabetizzato, a meno che non sia dotato di competenze straordinariamente specialistiche, sara' mai in grado di verificare personalmente la fondatezza di un'ipotesi, la validita' di una sperimentazione, l'efficacia (o la non nocivita') di un farmaco.

L'opinione pubblica "crede" o "non crede" alla comunita' scientifica come atto di fiducia o di sfiducia. Puo' essere persuasa a fondare la propria fiducia razionalmente, partendo da dati di evidenza. Ma anche cio' presuppone, piu' che una generica fiducia nella scienza, un certo grado di fiducia nella terzieta' delle autorita' che garantiscono la validita' di questi dati. In ogni caso, accettare una cura o un farmaco non significa, per la quasi totalita' dei cittadini, capirne fino in fondo i meccanismi di funzionamento, ma credere nell'indipendenza della comunita' scientifica come fondamento dell'accettabilita' dei suoi responsi. L'idea che ci facciamo delle verita' scientifiche e', insomma, quella che abbiamo di chi le proclama e di chi le certifica.

Per assicurare la trasparenza di un sistema di ricerca dipendente dai quattrini dell'industria della salute si puo' fare tutto, fuorche' pensare di eliminare il potenziale conflitto d'interesse che e' strutturalmente connesso al legame tra impresa scientifica e impresa economica. Sostenere che l'unica vera garanzia di indipendenza sarebbe rappresentata dall'assenza di ogni contiguita' tra il mondo della scienza e quello del business (o del "potere") non significa rimpiangere un mondo che non c'e' piu', ma vagheggiare ingenuamente o evocare furbescamente un mondo che non e' mai esistito. Quello che puo' essere fatto e' istituire un sistema di controlli che minimizzi la possibilita' che i risultati della ricerca siano manipolati per interessi economici e soprattutto - e qui si torna al tema della fiducia - imparare a comunicarne meccanismi e funzioni all'opinione pubblica.

E' interessante notare che per far questo occorre pero' aderire disciplinatamente ai canoni del metodo scientifico, mentre per presupporre l'intrinseca sospettabilita' di qualunque verita' scientifica e' sufficiente ricorrere a una grossolana retorica cospirazionista. Il rovescio della medaglia e' rappresentato dal fatto che i teorici del sospetto hanno tanta facilita' a diffamare gli scienziati quanta a legittimare i ciarlatani, come e' accaduto proprio al Movimento 5 Stelle, che ha accusato Veronesi di propagandare il ricorso alle mammografie per lucrare sovvenzioni per il suo istituto, ma ha spericolatamente patrocinato il cosiddetto metodo Stamina, che vantava risultati prodigiosi, malgrado Vannoni si rifiutasse ostinatamente di documentarli.

D'altra parte Veronesi, fondatore di un istituto di ricerca e cura che riceve finanziamenti dal sistema imprenditoriale, era, secondo questa logica "antimercatista", un indiziato speciale, mentre Vannoni, che indossava le vesti (false) del ricercatore indipendente e del generoso capotribu' dei reietti della medicina ufficiale, appariva una sorta di alternativa socio-antropologica ai rappresentanti dell'establishment scientifico.

Se pero' questa cultura del sospetto non e' tanto l'ingenuo riflesso di un'opinione pubblica ignara dei progressi della scienza moderna, quanto una manifestazione della piu' diffusa sindrome politica contemporanea, sarebbe ingenuo pensare di rispondervi semplicemente sul piano "educativo". Il complottismo e' un fenomeno ideologico, non il sintomo di sottosviluppo culturale o di analfabetismo scientifico. E' una forma di fanatismo, non di semplice ignoranza. Da questo punto di vista la battaglia in difesa della scienza e' oggi parte di una battaglia politica piu' ampia, al cui centro c'e' la difesa del libero mercato e dell'integrazione economica come fattore di sviluppo scientifico e di progresso civile.
Carmelo Palma

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Fonte: La Cultura Del Sospetto: Contro La Scienza, Perche' Contro Il Mercato (di Strade)
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