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Lo Strano Paradosso Del Potere (di Internazionale) Stampa
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Scritto da sberla54   
Venerdì 01 Settembre 2017 10:00
Lo Strano Paradosso Del Potere
Lo Strano Paradosso Del Potere (di Internazionale)

https://www.internazionale.it/opinione/gideon-levy/2017/06/05/cinquant-anni-occupazione-palestinesi

Internazionale

Che cosa frulla nella mente delle persone di potere? Ce lo domandiamo - e capita non di rado - quando i loro comportamenti ci appaiono contraddittori, o poco comprensibili, o cosi' arroganti da essere difficili da sopportare. Un recentissimo articolo uscito sull'Atlantic ci invita a porci la domanda in termini piu' radicali: che cosa succede al cervello delle persone di potere?

L'Atlantic cita un paio di pareri autorevoli. Secondo Dacher Keltner, docente di psicologia all'universita' di Berkeley, due decenni di ricerca e di esperimenti sul campo convergono su un'evidenza: i soggetti in posizione di potere agiscono come se avessero subito un trauma cerebrale. Diventano piu' impulsivi, meno consapevoli dei rischi e, soprattutto, meno capaci di considerare i fatti assumendo il punto di vista delle altre persone.

Sukhvinder Obhi e' un neuroscienziato dell'universita' dell'Ontario. Non studia i comportamenti, ma il cervello. Quando mette alcuni studenti in una condizione di potere, scopre che questa influisce su uno specifico processo neurale: il rispecchiamento, una delle componenti fondamentali della capacita' di provare empatia.

Ed eccoci alla possibile causa di quello che Keltner definisce paradosso del potere. Quando le persone acquisiscono potere, perdono (o meglio: il loro cervello perde) alcune capacita' fondamentali. Diventano meno empatiche, cioe' meno percettive. Meno pronte a capire gli altri. E, probabilmente, meno interessate o disposte a riuscirci.

Come polli senza testa
Inoltre. Spesso le persone di potere sono circondate da una corte di subordinati che tendono a rispecchiare il loro capo per ingraziarselo, cosa che non aiuta certo a mantenere un sano rapporto con la realta'.

E ancora: e' il ruolo stesso a chiedere che le persone di potere siano veloci a decidere (anche se non hanno elementi sufficienti per farlo, ne' tempo per pensarci), assertive (anche quando non sanno bene che cosa asserire. O quando sarebbe meglio prestare attenzione alle sfumature) e sicure di se' al limite dell'insolenza.

I top manager delle multinazionali girano freneticamente per il mondo come polli decapitati: decidono guidati dall'ansia, senza pensare, senza capire, senza vedere e senza confrontarsi. L'ho sentito dire nel corso di una riunione riservata ai partner di un'assai nota societa' internazionale di consulenza, dal relatore piu' anziano e autorevole. Mi sarei aspettata qualche brusio di sconcerto tra gli astanti, e invece: ampi segni di assenso.

Ho il sospetto che la sindrome del pollo possa appartenere non solo a chi guida le imprese, ma anche a chi governa le istituzioni e le nazioni.

Il fatto e' che le persone di potere "devono" andare dritte per la loro strada, infischiandosene di tutto quanto sta attorno. Questo puo' aiutarle a raggiungere i loro obiettivi (il che e' molto vantaggioso a breve termine), ma ne danneggia le capacita' di decisione, di interazione e di comunicazione, che nel lungo termine sono strategiche.

Il potere logora chi non ce l'ha, diceva Andreotti, che di potere sapeva abbastanza, citando Maurice de Talleyrand. Ma la citazione medesima contiene una dose consistente di protervia.

C'e' una parola molto antica che descrive bene tutto cio': hybris. Indica la tracotanza presuntuosa di chi ha raggiunto una posizione eminente e si sopravvaluta. E' notevole il fatto che nel termine greco sia implicita anche la fatalita' di una successiva punizione, divina o terrena: il fallimento, la caduta.

Si stima che il 47 per cento dei manager falliscano, scrive Adrian Furnham, docente di psicologia all'University College di Londra. E' una percentuale molto alta. Uno dei principali motivi di fallimento e' il narcisismo: un cocktail deteriore di arroganza, freddezza emozionale e ipocrisia.

C'e' un paradosso: e' facile ammirare e rispettare le persone carismatiche e fiduciose in se stesse. Ma non e' cosi' semplice distinguere il carisma dal narcisismo, che per molti versi ne e' il lato oscuro. Sappiamo davvero individuare il confine che c'e' tra assertivita' e prepotenza? Tra sicurezza e ostinazione? Tra fascino e manipolazione? Tra pragmatismo e cinismo?

C'e' un ulteriore paradosso: prepotenza, ostinazione, manipolazione e cinismo possono perfino rivelarsi utili nelle battaglie per la conquista del potere, che sono spesso logoranti, sleali e feroci. Ma, una volta ottenuto il potere, per mantenerlo servirebbe proprio quella visione piu' aperta ed equilibrata che - l'abbiamo visto prima - il ruolo stesso sembra rendere difficilissima da procurarsi e mantenere. Il potere e' l'afrodisiaco supremo, diceva Henry Kissinger.

Ma "difficilissimo" non vuol dire "impossibile". D'altra parte, almeno nelle democrazie occidentali e nelle imprese moderne, il potere si conserva nel lungo termine solo attraverso il consenso. E la capacita' di mantenere il consenso e' direttamente proporzionale alla capacita' di comunicare, di ascoltare e di interagire mettendosi a confronto.

Ehi, si puo' fare! Persone di potere dotate di un carisma privo di narcisismo esistono. In oltre quarant'anni, mi e' perfino capitato di incontrarne alcune, tra politica e impresa, ma posso contarle sulle dita di una mano. Ce ne vorrebbero molte di piu'.
Annamaria Testa

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Fonte: Lo Strano Paradosso Del Potere (di Internazionale)
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